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mpoletti

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1

lunedì, 12 giugno 2017, 12:00

Ho paura di restare solo

Ciao a tutti.
Come avevo già scritto in altri miei post, le poche amicizie che avevo si sono sciolte come neve al sole.
Sarà colpa del delirio di indegnità di cui soffro, sarà che non mi accontento mai, sarà il fatto di essere single...Non importa la causa, ma adesso ho veramente paura di restare solo.
Il motivo non è solo legato al fatto di "non sapere come instaurare nuove amicizie", ma anche ad un motivo più subdolo: la vita porta tutte le persone a cambiare. Ovviamente, io sono l'eccezione che conferma la regola...almeno, credo: "Fedele alla linea" è sempre stato il mio motto. Inoltre, ansia e delirio di indegnità giocano a mio sfavore.
Fosse stata una cosa che avessi deciso autonomamente, potrei lamentarmi "solo" di essere stato avventato...ma non è così.
Le persone - in generale - antepongono i propri interessi a quelli altrui: logico e normale, ma ciò causa rotture,litigi e quant'altro. Mi domando come facciano ad andare avanti certi rapporti, amorosi o amicali che siano: io non sono capace di tenermi stretto nessuno.
Risultato: eccomi qui, ancora a lamentarmi della solitudine, con la paura ambivalente che la situazione non muti mai e che un rapporto nascerà....ma finirà, prima o poi.

Belfalas

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2

lunedì, 12 giugno 2017, 16:44

Ciao Matteo, mi permetto una piccola osservazione su un aspetto marginale, forse, ma che attira molto la mia attenzione. Ultimamente utilizzi copiosamente questa espressione "delirio di indegnità" che, se ho capito bene ti è stata suggerita dalla tua terapeuta. Ora, sono anche andato a leggere il link da te indicato con la spiegazione del termine, se ho letto e compreso bene si tratta di uno stato di psicosi grave ed evidente (un delirio appunto), siccome non mi dai l'impressione di essere scompensato in maniera grave mi chiedo se tu abbia ben compreso cosa la tua terapeuta ti ha detto davvero, se abbia usato questa definizione contestualizzandola o a sproposito... perchè vedo che continui ad utilizzarla in riferimento a te stesso ma io ho l'impressione che sia fuori luogo e che tu magari ti senta si indegno (come capita un po' a tutti, chi più chi meno) ma che non sia assolutamente in uno stato di delirio che è una faccenda ben seria.

Leyla

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3

martedì, 13 giugno 2017, 16:27

Ciao Matteo. Ho ritrovato il tuo thread. Sei un pò più sereno?
I can't make you love me if you don't
You can't make your heart feel something it won't
Here in the dark, in these final hours
I will lay down my heart and I'll feel the power
But you won't, no you won't
'Cause I can't make you love me, if you don't

mpoletti

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4

martedì, 13 giugno 2017, 16:58

Leyla,
non capisco a quale thread ti riferisca: potresti indicamelo, cortesemente (a meno che ti riferisca a questo)
Belfalas, il discorso del delirio di indegnità mi è stato suggerito dalla terapeuta? Si e no...Chiarisco: un paio di settimane fa chiesi alla dottoressa una "diagnosi", perché - nonostante il tempo - non capivo quale fosse il mio problema di base. Risposta sua: "E' un vero e proprio delirio di indegnità". Per quanto mi riguarda, mi ritrovo molto nelle descrizioni che ho trovato su internet (e che hai letto a tua volta, mi pare di capire).
Ora la faccenda si sta facendo spinosa: gran parte delle mie amicizie sono collegate le une con le altre. Non voglio andare nei dettagli, ma un litigio (chiamiamolo così , anche se il termine è improprio) ha fatto sì che - per mia scelta - abbia dovuto allontanarmi da tutti. Detto in altri termini:
1. Ho litigato con una sola persona
2. Frequentare il gruppo avrebbe significato frequentare anche quella persona
3. Ciò avrebbe creato dei grandissimi casini

Per evitare i punti uno e due, allora ho preferito allontanarmi di mia spontanea iniziativa. Meglio soli che mal accompagnati.
Ho rinunciato a tutto? Non saprei ancora dirvi. In questi giorni sto prendendo tutti i componenti del gruppo uno per uno, spiegando la mia versione del litigio. Limitarsi semplicemente a sparire avrebbe significato passare dalla parte del torto, senza possibilità di appello.
Sono più sereno? Sicuramente no: sto usando il lavoro come una specie di droga. Quando entro in ufficio, lascio fuori i miei problemi esistenziali...ma si riaffacciano non appena rientro a casa: non vi dico che casino!
Sapete, un po' malignamente vorrei avere una compagna anche per sfogarsi reciprocamente: io a dire a lei cosa mi affligge e viceversa. Un dialogo tra due persone che - oltre ad amarsi - condividono anche i dolori.
Del resto, come recita una formula ben nota: "Nella buona e nella cattiva sorte!"

Leyla

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Lavoro: essere e vivere

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5

martedì, 13 giugno 2017, 17:42

Sì, mi riferisco a questo.
Chiedere un chiarimento con questa persona?
Perché sparire se si è nel giusto?
Perché senti il bisogno di spiegare cosa sia successo a tutti gli "inidretti" interessati?
Io se litigo con qualcuno vado a parlargli a quattr'occhi, magari aspetto che mi voglia ancora vedere
(se il torto è mio), ma parlo con lui, gli altri ti hanno già giudicato (e chissene oserei dire)
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diana33

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6

martedì, 13 giugno 2017, 19:59

Io lascerei perdere sta storia degli amici...che è una conseguenza non una causa.

Piuttosto potresti chiedere spiegazioni alla psicologa di questa diagnosi. E potresti scrivere in quali sintomi ti riconosci in base ai sintomi.

Perché molte volte dei tratti sono comuni a varie patologie.
Io per esempio ho dei tratti comuni presenti in ansia, depressione, disturbi ossessivi, disturbo evitate, dipendente, paranoie, perfezionista, istrionico e persino bipolare...ma ciò non significa che io sia per forza quella cosa qualcosa. Poi da tutte le diagnosi ricevute non ho ricavato nulla. Direi piuttosto che è utile analizzare la reazione a catena che genera certe cose.
Per es per me (la faccio breve e non metto cause).
Bassa autistima-perfezonismo-paura di fallire= disturbo dello SPETTRo ansioso che è sfociata nello SPETTRO depressivo.
Parlo di spettro perché c'è ne sono a bizzeffe.mi ci riconosco nella maggior parte (in quelli che definiscono il disturbo) ma non tutti tutti..
È come se la mio disturbo non possa essere veramente catalogato nel dsm....perché è solo mio...

Quindi ti consiglio di scrivere bene i punto in cui ti ci trovi e quelli on cui non ti ci trovi (facendo copia incolla) ..potresti vedere già da te un riscontro diverso..

mpoletti

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7

martedì, 13 giugno 2017, 23:36

Piuttosto potresti chiedere spiegazioni alltterea psicologa di questa diagnosi. E potresti scrivere in quali sintomi ti riconosci in base ai sintomi.

Diana, devo spiegarmi con vari esempi.
Supponiamo che io e te intavoliamo una qualsiasi discussione e - dopo una mia affermazione - tu dicessi: "Complimenti, mpoletti: è proprio un bel ragionamento!". La mia risposta, non sarà né di sorpresa, né di ringraziamento....Sarà - molto probabilmente - una cosa del tipo: "E' un ragionamento banale...Se ci arrivo io, ci possono arrivare tutti!"
Se, invece, tu dicessi a me una tua opinione, probabilmente non dirò nulla di particolare, ma penserei sicuramente: "Cavolo, vorrei arrivare anche io a ragionare così!".
Dal punto di vista emotivo, è un po' la stessa cosa: non nego di voler una vita sentimentale più soddisfacente (il fatto di essere single mi pesa) ma, se mi devo auto-valutare....non trovo nulla di gradevole in me, né dal punto di vista mentale (come già detto) né da quello fisico (mi considero brutto, detto in altri termini). Sotto questo profilo, mi curo per i minimo sindacale: doccia e barba tutti i giorni e poco più, parrucchiere alla bisogna e vestiti poco appariscenti.
A livello pratico, ci vorrebbe poco a cambiare anche solo una piccola cosa, ma - ogni volta che provo qualcosa di diverso, sia un vestito, un accessorio o intaglio - mi sento a disagio....come se non fosse parte di me.
Non parliamo -poi - del carattere: timido, riservato, riflessivo, preferisco un dialogo davanti ad un caffè piuttosto che una serata in discoteca. Capitolo timidezza: se ci incontrassimo per strada, io non proverei a dialogare con te...a meno che tu non ti avvicini a me chiedendomi informazioni stradali o qualcosa di simile.Logico che, per fare una nuova conoscenza, mi occorre molta fatica.
Se giriamo la questione da un punto di vista più globale, mi definisco una persona fin troppo comune, nel senso che non ha doti o caratteristiche che lo rendono unico per un qualsiasi aspetto. Non sto dicendo che voglio essere Einstein o Rodolfo Valentino, ma mi considero "uno dei tanti"...Facile da dimenticare.
Spero che gli esempi siano chiari.

diana33

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8

mercoledì, 14 giugno 2017, 08:45

Caro mpoletti ciò che dici....non è niente di astro o con un nome complicato.
Si chiama solo bassa autostima. Io mi riconosco a pieno in ciò che scrivi...ma non credo di arrivare al delirio...tu vedi cose?
E ciò può essere presente o essere causa di molte cose.
Ti piacerebbe capovolgere il tutto?

mpoletti

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9

mercoledì, 14 giugno 2017, 09:12

.tu vedi cose?


No, non vedo cose, ma le sento, nel senso letterale del termine.
Se tu mi apostrofassi come cretino (es.: durante un momento di rabbia), pur sapendo che non mi consideri tale a livello razionale, irrazionalmente penserei che...tu mi consideri cretino...e ciò vale per qualsiasi altro insulto.

diana33

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10

mercoledì, 14 giugno 2017, 10:04

Guarda che tra ciò che dici è in delirio c'è ne passa.
Una persona delirante purtroppo manco si rende conto di ciò che prova o vede o sente. ..tu invecece.
La tua è semplicemente un'associazione di idee, seppur disfunzione e quello..
Il nostro cervello funziona per essociazione di informazioni. Se ci facciamo una domanda o sentiamo/vediamo ecc qualcosa andrà sempre a ricercare qualcosa di già conosciuto.
Se qualcuno ti dice cretino o similari il tuo cervello cerca nella tua conoscenza qualcosa di conosciuto. Può essere che alla parola cretino o qualcosa di svalutante sia associata un emozione negativa che hai già vissuto. Magari una presa in giro, un commento dei tuoi genitori, professori o quant'altro. Non per forza ti hanno detto quella parola, ma il cervello associa l'emozione vissuta.
Se come hai raccontato già di tuo miri alla perfezione, i tuoi sono stati rigidi o anafettivi...ogni volta che sbagli o senti determinate parole il tutto viene associato a un'emozione negativa.
Se poi di tuo non hai fiducia in te (già di tuo ti senti cretino ancge se non è vero) e hai sempre associato il tuo valore a un giudizio esterno...capisci che ogni parola detta positiva e negativa diventa oro colato per te..
Capito? Prova a leggere la definizione di delirio....c'è una bella differenza.

Questo post è stato modificato 1 volta(e), ultima modifica di "diana33" (14/06/2017, 10:09)


11

mercoledì, 14 giugno 2017, 10:51

Siamo tutti soli. Rimaniamo tutti soli.

mpoletti

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12

mercoledì, 14 giugno 2017, 12:07

Ryoma, io non credo.
Credo, piuttosto, che alcuni di noi (fra cui io) siano destinati a rimanere soli.
Se - come dici tu - tutti fossimo destinati a rimanere soli, concetti come amicizia, relazione, amore, ecc. non esisterebbero o non avrebbero nessun significato.

Areoplano

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13

mercoledì, 14 giugno 2017, 12:24

Mi permetto di essere duro e diretto ma sincero. Ti dico ciò che mi trasmettono le tue parole.
Dicendo che non riesci a tenerti stretto un rapporto sembra che ti poni nel ruolo di quello che vuole possedere le altre persone.
Appartenere ad un gruppo può essere estremamente difficile se hai un carattere incentrato sulle tue esigenze.
Ci sono persone a cui riesce facile, ma poi hanno altri problemi e spesso rinunciano ad essere se stessi.
Nel tuo caso occorre fare un cambiamento che secondo me non dovrebbe essere finalizzato ad ottenere l'approvazione degli altri per paura di rimanere solo.
Forse, come tanti, non riesci ad adattarti e per questo ti assale l'ansia, dovuta al fatto che in fondo senti di non essere te stesso.
Volendo prendere esempi estremi, i più grandi pensatori e ricercatori della storia hanno vissuto in estrema solitudine, interiore ed esteriore. Questo perché non potevano essere compresi facilmente dagli altri e si sa che il gruppo si unisce per interessi in comune. Se questi interessi sono troppo lontani dalla mediocrità, nascono grandi difficoltà nel trovare consensi.

Per questo si formano continuamente gruppi che tentano di usare un interesse in comune per poter soddisfare la loro necessità umana di appartenere.
Fin dalla nascita il bambino associa la non appartenenza alla morte in quanto ha assoluto bisogno degli altri per vivere a differenza degli altri animali che diventano rapidamente autosufficienti.

Questa tua paura ti costringe ad un cambiamento, ma secondo me hai solo due percorsi oltre al rimanere fermo nella tua attuale posizione. O ti inquadri in una categoria, possibilmente più simile a quella che ti identifica e piano piano costruisci il tuo "personaggio" entrando così a far parte di uno o più gruppi, o cammini da solo ma prima di metterti in cammino devi accettare profondamente l'inevitabile solitudine che ne consegue.

diana33

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mercoledì, 14 giugno 2017, 12:28

Di base ha ragione Ryoma...siamo soli.
Ora che sei senza la famiglia sei solo.
Ma le parole di Roma non stanno a dire che sei condannato a stare solo. Devi però essere tu a voler trovare compagnia...ma con la consapevolezza che a stare da solo non muori..

diana33

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15

mercoledì, 14 giugno 2017, 12:34

Ma tu sei sicuro che stando in mezzo alle persone serenamente tu sia davvero così invisibile?
Nei vari corsi hai chiacchierato con qualcuno o ti sei limitato a vedere la lezione e basta?