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amanitafalloide

Utente Fedele

  • "amanitafalloide" ha iniziato questa discussione

Posts: 372

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Data di registrazione: sabato, 01 febbraio 2014

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1

venerdì, 14 settembre 2018, 20:56

E naufragar m'è dolce in questo mare

questo post non vuole assolutamente essere una provocazione, vorrei solo capire se condividete questa frase detta dalla mia psicologa con riferimento all'ansia patologica: e naufragar m'è dolce in questo mare.
Sostanzialmente lei ritiene che l'ansia sia un "qualcosa" che l'ansioso mette in mezzo tra sé e il mondo, per fuggire dalle responsabilità oppure per crearsi degli alibi. Potrei... essere felice, ma c'è l'ansia. Potrei farmi valere, ma c'è l'ansia. Potrei avere relazioni soddisfacenti, ma c'è l'ansia. Potrei davvero impegnarmi...ma c'è l'ansia.
Voi cosa ne pensate?
Personalmente, non mi sento di condividere quanto lei dice, in quanto ( almeno nel mio caso) l'ansia patologica è stata piu' che altro una reazione a un insieme di sfighe, traumi e forte stress che hanno interessato la mia vita...
Non è l'ansia che nasce dalla paura di vivere, è l'ansia che nasce dall'aver vissuto troppo e tutto insieme. Troppi shock uno dietro l'altro.
Non so, ad un certo punto ho sentito come la testa dentro a un frullatore, e il mio corpo che mi implorava basta, fermati, non ne posso più di questi ritmi.
Ho deciso di "isolarmi", di fare una vita il più possibile raccolta... ovviamente quando non mi tocca lavorare ergo uscire di casa ergo relazionarmi con gente.
Ho anche chiuso la mia relazione.
Insomma, intorno a me al momento, a parte l'ufficio, ho il vuoto totale. Ma sapete che vi dico? Che sono contenta. Sto facendo l'esatto contrario di chi dice "ma dai esci, divertiti". Non ho voglia di uscire, non ho voglia di conoscere gente o incontrarla. Non ora. Ne ho conosciuta abbastanza, può bastare, per ora.
Mi sto letteralmente godendo la solitudine, sento un senso di assoluta pace quando sto da sola, mi sembra di guarire, di "rigenerarmi".
Ecco per me l'ansia è questo, un periodo della mia vita in cui il mio corpo mi ha detto "basta. troppo tutto. Troppo stress, troppe scadenze, troppo clamore, troppi problemi, troppo dolore, troppo correre, troppi rumori... ora basta, ora mettiti in pausa. Se non ti ci metti tu, ci penso io."
Ma non mi sembra di fuggire dalla vita, anzi, io sono una che mi ci sono sempre buttata a pesce. Piuttosto mi sento una con una gamba rotta, se vogliamo. Che tornerà a correre non appena le ossa si saranno rinsaldate. Ma non è fuggire dalla vita, è prendersi un doveroso momento tutto per sé.
Non mi spaventano le tele bianche, spesso nella vita sono ripartita da zero. Nuovi amici, nuove relazioni, magari anche un nuovo modo di vestire. Mi piace.
Non evito la vita. Anzi, se questa mi fa rammollire le gambe e schizzare il cuore in gola, evidentemente mi sta stretta.
Bene, cambiare. Chiudere i rapporti pregressi, cambiare l'approccio al lavoro... lo sto facendo.

Vi crogiolate nell'ansia? L'ansia se ne va quando ha esaurito la sua funzione? Vi sentite dei codardi.
Manco troppo velatamente, la mia psicologa pensa che gli ansiosi siano codardi...
io non mi sento una codarda. Anzi, ho affrontato cose più grandi di me.
C'è gente che strilla per una cavalletta, me l'ha confidato. Io ho visto morire le persone. Mi sono cappottata in superstrada. Ho soccorso mio nonno mezzo svenuto e l'ho portato all'ospedale. Ho affrontato l'amante di mio padre. Ho assistito alla devastazione che quel tumore gli ha causato. Mi sono sottoposta a esami invasivi. Ho difeso la pubblica amministrazione. Ho preso farmaci come se fossero caramelline. Ho sopportato un sacco di notti insonni e ho continuato a lavorare anche se mi venivano gli attacchi di panico.
Io non sono affatto una codarda.

Anna808

Giovane Amico

  • "Anna808" è una donna

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Data di registrazione: sabato, 06 maggio 2017

Località: Angolo Terme

Lavoro: architetto

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2

venerdì, 14 settembre 2018, 21:22

Anch'io la penso esattamente come te. L'ansia non è un alibi per non fare o affrontate certe cose della vita. Anche nel mio caso è esplosa dopo un grande trauma ovvero la morte di mio papà dopo 6 anni di sofferenza. È come se il mio corpo mi avesse chiesto di fermarmi perché così non potevo più andare avanti e anch'io ho iniziato a prendermi i miei tempi e piano piano mi sto rimettendo in piedi. Ho letto ultimamente dei libri di un famoso psicologo il quale afferma che di fronte all'ansia non bisognerebbe porsi domande ma quanto più noi ci facciamo attraversare senza alcun giudizio o pensiero da essa quanto prima di abbandonerà. È come se l'ansia venisse perché abbiamo perso la nostra strada, il nostro vero io e il suo intento sarebbe quello di ricordarci chi siamo.

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