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sabato, 05 gennaio 2019, 12:24

Io trovo che pagare per ricevere un parere non basato su una scienza praticamente creata da una persona che assumeva qualsiasi tipo di droga sia una follia. Se poi c e l effetto placebo del dott. quello è un altro discorso. Leggete dei libri di filosofia, leggete Seneca, Epicuro, Socrate, Nietzsche. Riflettete su voi stessi, guarirete da ogni male senza spennarvi...

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sabato, 05 gennaio 2019, 12:52

Molte psicoterapie hanno delle basi e delle evoluzioni immense.
Basti pensare alla sola CBT.
Sono supportate da studi scientifici.Hanno la stessa identica efficacia ma a lungo termine dei farmaci attualmente in uso.
Cioè se comparassi da ricerche scientifiche sui farmaci attualmente in auge,troveresti parametricamente livelli di efficacia anche superiori ad alcuni SSRIs (esempio: fluoxetina,che in uno studio pubblicato è inferiore persino rispetto al placebo).
Se adattata sarebbe l'unica ad esempio per me fruibile.
Torniamo sempre ai costi esorbitanti di questi professionisti: dovrei rivolgermi a persona altamente qualificata costi enormi (io non li scrivo ma la soglia dei 200 euro a seduta è abbondantemente al di sotto per 1 sola ora di terapia adattata allo spettro autistico).
Ciò non toglie che:
La Psicoterapia Cognitivo - comportamentale è una terapia scientificamente fondata, la cui validità è suffragata da centinaia di studi di efficacia.
La psicoterapia cognitivo - comportamentale, combina due forme di terapia estremamente efficaci:

-La psicoterapia comportamentale: aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona ha in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di reazione. Inoltre serve a rilassare mente e corpo, così da sentirsi meglio e poter riflettere e prendere decisioni in maniera più consapevole.

-La psicoterapia cognitiva: aiuta ad individuare certi pensieri ricorrenti, certi schemi fissi di ragionamento e d’interpretazione della realtà, che sono concomitanti alle forti e persistenti emozioni negative che vengono percepite come sintomi e ne sono la causa, a correggerli, ad arricchirli, ad integrarli con altri pensieri più oggettivi, o comunque più funzionali al benessere della persona.
Quando sono combinate nella Terapia cognitivo comportamentale (TCC) o Cognitive Behavioral therapy (CBT), queste due forme di trattamento diventano un potente strumento per risolvere in tempi brevi varie forme di disagio psicologico.

La TCC viene utilizzata principalmente, ma non solo, per la diagnosi e la cura in tempi brevi di:

Depressione e disturbo bipolare;
Ansia, fobie, attacchi di panico, ansia o preoccupazione generalizzate;
Ossessioni e compulsioni;
Disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, binge eating.) e dell’immagine corporea (dimorfismo corporeo, dimorfismo muscolare)
Ipocondria, ansia per la salute;
Stress, insonnia, cefalee, disturbi psicosomatici;
Abuso e dipendenza da sostanze (alcool, droghe, etc.) o altre forme di dipendenze (dipendenza da gioco d’azzardo, dipendenza da internet, dipendenza da esercizio fisico, dipendenza da sesso, shopping compulsivo):
Disfunzioni sessuali (eiaculazione precoce, anorgasmia, etc.);
Disturbi della personalità;
Difficoltà a stabilire e mantenere relazioni sociali e comportamento impulsivo;
Problemi di coppia;
Difficoltà nella scuola o nel lavoro;
Bassa autostima.





BREVE STORIA DELLA TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE


LA PRIMA GENERAZIONE è rappresentata dalla terapia comportamentale, un tipo di psicoterapia che si occupa esclusivamente del comportamento dell’individuo, appreso all'interno del proprio ambiente o nel corso di particolari esperienze di vita. L’obiettivo pertanto riguarda aiutare il paziente a modificare i suoi comportamenti/sintomi problematici. La terapia comportamentale origina dagli studi di psicologia sperimentale sul condizionamento classico di Ivan Pavlov (1849-1936) e sul condizionamento operante di Burrhus Skinner (1904-1990); ad essi si aggiunsero i contributi di Joseph Wolpe (1915-1997) sulla desensibilizzazione e di Hans Eysenck (1916-1997) sulla "Teoria dei Tratti" (primo ponte funzionale verso l'integrazione tra approcci comportamentisti e del primo cognitivismo). Dagli anni '70, si parla appunto di neocomportamentismo per definire la rielaborazione operativa degli originari contributi teorici di Pavlov e Skinner in un'ottica specificatamente clinica. Dopo una prima fase di sviluppo avvenuta prevalentemente negli Stati Uniti (tra gli anni '60 ed i primi anni '80), si è poi diffusa progressivamente anche in Europa e nel resto del mondo. Le principali tecniche d'intervento comportamentali sono : il condizionamento/decondizionamento (finalizzato all'estinzione o rimodulazione di risposte comportamentali e psicofisiologiche), la desensibilizzazione sistematica, il flooding, le tecniche di stop del pensiero e diversione dell'attenzione, l'uso di tecniche di rilassamento (come il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson, le tecniche di controllo della respirazione o il training autogeno), ed il Biofeedback (BFB).

LA SECONDA GENERAZIONE è rappresentata dalla psicoterapia cognitivo - comportamentale a partire dagli studi empirici di fine anni ’60 su come i pensieri (le cognizioni) avevano un impatto diretto sulle emozioni e sul comportamento. In particolare fu Aron T. Beck, verso la fine degli anni’70 che elaborò un modello d’intervento clinico basato sulla riflessione cosciente sulle proprie emozioni e sui pensieri ad esse associati e la messa in discussioni dei pensieri che interferivano con l'equilibrio emotivo della persona. Il termine Psicoterapia Cognitiva deriva proprio dal sostenere che il pensiero costituisce sia il problema psicologico primario che la sua cura. Inoltre le motivazioni della sofferenza mentale e i meccanismi di cambiamento psicologico possono essere compresi dall’analisi dell'esperienza cosciente della persona. In seguito altri autori hanno dato un contributo importante alla terapia cognitiva, come ad esempio la terapia razionale-emotiva di Albert Ellis, il costruttivismo di George Kelly, la terapia multimodale di Arnold Lazarus, il modello teorico di Michael Mahoney, il cognitivismo post-razionalista di Vittorio Guidano.
La rivoluzione cognitiva in psicoterapia è stata inoltre facilitata dallo sviluppo delle scienze cognitive ed in particolare il contributo della psicologia sociale con la teoria dell’attribuzione e lo sviluppo della scienza e programmazione informatica che hanno permesso l’analogia tra il software del computer e la mente per comprendere le regole di programmazione del cervello umano e del comportamento.
In sintesi, la seconda generazione deriva dalla “fusion” di procedure di Terapia Comportamentale e Cognitiva nella Cognitive-Behavior Therapy (CBT).

LA TERZA GENERAZIONE è rappresentata dalle più recenti psicoterapie di origine cognitivo - comportamentale: Acceptance and Commitment Therapy (ACT), Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) e Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT), Functional Analytic Psychotherapy (FAP), Dialectical Behavior Therapy (DBT) e Integrative Behavioral Couple Therapy (IBCT).
Vi sono alcuni elementi che accomunano i modelli basati più o meno direttamente sull’acceptance (ACT, DBT, FAP, IBCT) e quelli basati prevalentemente sulla mindfulness (MBSR, MBCT); tra questi va sottolineata l’enfasi sulla “defusione” cognitiva (Harris, 2009, 2010; Hayes, 2005). Nelle terapie di terza generazione, l’obiettivo non riguarda più il trasformare direttamente i pensieri e le convinzioni disfunzionali, in pensieri alternativi più razionali e funzionali (come prescrivono le tecniche di ristrutturazione cognitiva), sia che siano definiti “fatti mentali”, come nella MBCT, sia che siano considerati eventi psicologici, come nell’ACT, ma l’enfasi è posta su strategie di cambiamento contestuali ed esperienziali che modificano la funzione degli eventi psicologici senza intervenire sulla loro forma. Gli approcci di terza generazione mirano sempre più all’empowerment del paziente, che partecipa attivamente per conseguire la “flessibilità psicologica”, l’obiettivo clinico peculiare di queste nuove terapie. Gli interventi da esse proposti, invece che focalizzarsi sul cambiamento diretto degli eventi psicologici, si propongono di cambiare la loro funzione e relazione degli individui con gli stessi, mediante strategie quali la mindfulness, l’accettazione o defusione cognitiva (Teasdale, 2003).



Alcuni concetti base della psicoterapia cognitivo - comportamentale


La psicoterapia cognitivo - comportamentale è una forma di terapia psicologica che si basa sul presupposto che vi è una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti e che i problemi emotivi sono influenzati da ciò che pensiamo e facciamo nel presente. La ricerca scientifica, infatti, ha dimostrato che le nostre reazioni emotive e comportamentali sono determinate dal modo in cui interpretiamo le varie situazioni, quindi dal significato che diamo agli eventi. Secondo la teoria cognitiva, le persone cercano di dare un senso a ciò che le circonda e si organizzano l'esperienza per non essere sopraffatte dalla grande quantità di stimoli a cui sono sottoposte ogni giorno. Con il passare del tempo le varie interpretazioni portano ad alcuni convincimenti e apprendimenti, che possono essere più o meno aderenti alla realtà e più o meno funzionali al benessere della persona. Il modello cognitivo sostiene che ci sono tre livelli di cognizioni:
• convinzioni profonde o core beliefs o schemi cognitivi;
• convinzioni intermedie;
• pensieri automatici.

Le convinzioni profonde (o core beliefs o schemi cognitivi) sono delle strutture interpretative di base con cui la persona rappresenta se stesso e gli altri e organizza il suo pensiero. In altre parole uno schema è una tendenza stabile ad attribuire un certo significato agli eventi. Ad esempio, una persona che ha uno schema di sé del tipo "Non sono amabile" penserà che nessuno mai potrà amarlo e può interpretare la fine di una relazione non come un evento che può capitare a tutti e che di solito è influenzato da più fattori, ma come la prova che nessuno lo può amare. I contenuti degli schemi cognitivi vengono considerati come delle verità assolute. Questi pensieri sono, infatti, più globali, rigidi e ipergeneralizzati rispetto alle altre forme di cognizione. Essi possono riguardare noi stessi (schema di sé), gli altri (schema dell'altro) e la relazione di sé con l'altro (schema interpersonale).

Le convinzioni intermedie sono delle idee o interpretazioni su noi stessi, sugli altri e sul mondo che ci permettono di organizzare l'esperienza, prendere decisioni in tempi brevi e orientarci nelle relazioni con le altre persone. Esse sono più malleabili rispetto alle convinzioni di base. Le convinzioni intermedie sono costituite da opinioni (es. "È umiliante andare all'esame impreparato!"), regole (es. "Devo sempre essere all'altezza della situazione!") e assunzioni (es. "Se prendo trenta tutti mi stimeranno"!).

I pensieri automatici, infine, sono le cognizioni più vicine alla consapevolezza conscia e sono delle parole, piccole frasi o immagini che attraversano la mente della persona ad un livello più superficiale (es. "Sarò sempre un fallito!"). Essi sono facilmente modificabili e sono direttamente responsabili delle emozioni provate dalla persona. Secondo il modello cognitivo, le convinzioni profonde influenzano le convinzioni intermedie e quelle intermedie influenzano i pensieri automatici; questi, infine, interferiscono direttamente sullo stato emotivo della persona. Ad esempio, lo schema "Sono un incapace" può portare la persona ad avere la convinzione intermedia "Se non riesco a studiare vuol dire che sono davvero un fallito!"; tale assunzione, infine può far emergere il pensiero automatico "Sono proprio un fallito!".




A cosa serve la terapia cognitivo - comportamentale?

Alcune volte le convinzioni che abbiamo su noi stessi, sugli altri o sul mondo possono essere disfunzionali, cioè possono distorcere la realtà delle cose, attivarsi in modo rigido indipendentemente dai contesti, generare pensieri automatici negativi che producono sofferenza. Il modello cognitivo ipotizza che il pensiero distorto e disfunzionale sia comune a tutti i disturbi psicologici e che sia il responsabile del protrarsi delle emozioni dolorose e della sintomatologia del paziente. In alcuni casi, infatti, il pensiero distorto e disfunzionale può portare allo sviluppo di circoli viziosi che mantengono la sofferenza nel tempo. Le emozioni negative intense (es. elevati livelli di tristezza, vergogna, colpa o ansia), inoltre, possono essere così dolorose e invalidanti da interferire con le capacità della persona di pensare chiaramente alla soluzione del problema. I disturbi emotivi, possono essere considerati come il prodotto di circoli viziosi che mantengono i sintomi nel tempo. E' possibile supporre che senza tali meccanismi di mantenimento, la persona troverebbe da sola la soluzione dei suoi problemi psicologici utilizzando la capacità di risoluzione dei problemi (problem-solving) insita nell'essere umano. La psicoterapia cognitivo - comportamentale, pertanto, interviene sui pensieri automatici negativi, sulle convinzioni intermedie e sugli schemi cognitivi disfunzionali al fine di regolare le emozioni dolorose, interrompere i circoli viziosi che mantengono la sofferenza nel tempo e creare le condizioni per la soluzione del problema. Gli studi scientifici sul trattamento dei disturbi emotivi indicano che se si ottiene una modificazione profonda delle convinzioni si hanno meno probabilità di ricaduta in futuro.




Cosa distingue la terapia cognitivo - comportamentale dalle altre forme di psicoterapia?


1) La psicoterapia cognitivo - comportamentale è fondata scientificamente
Studi scientifici controllati hanno dimostrato l'efficacia della terapia cognitiva nel trattamento della maggior parte dei disturbi psicologici, tra cui la depressione maggiore, il disturbo di panico, la fobia sociale, il disturbo d'ansia generalizzato, il disturbo ossessivo - compulsivo, i disturbi dell'alimentazione, le psicosi.
Altre ricerche condotte sia a livello nazionale (es. Istituto Superiore della Sanità) che internazionale (es. Organizzazione Mondiale della Sanità) hanno dimostrato che la psicoterapia cognitiva ha un'efficacia maggiore o pari agli psicofarmaci nella cura di molte patologie psichiatriche. Se paragonata agli psicofarmaci, inoltre, la terapia cognitiva risulta essere più utile nella prevenzione delle ricadute. In alcuni disturbi (es. disturbo bipolare, psicosi), tuttavia, il trattamento farmacologico continua ad essere indispensabile.
È stato anche provato che questo tipo di terapia è efficace indipendentemente dal livello d’istruzione, stato sociale e reddito della persona che richiede il trattamento.

2) La psicoterapia cognitivo - comportamentale è orientata allo scopo
Dopo la prima fase di valutazione diagnostica, terapeuta e paziente stabiliscono insieme quali sono gli obiettivi della terapia ed il piano terapeutico da adottare. Generalmente il terapeuta cognitivo - comportamentale interviene dapprima sui sintomi che, al momento, generano maggiore sofferenza poi sugli altri aspetti del disturbo.
Periodicamente si verificano i progressi fatti rispetto agli scopi prefissati, anche mediante valutazioni testo logiche.

3) La psicoterapia cognitivo - comportamentale è centrata sul problema attuale
Lo scopo della terapia è la risoluzione dei problemi attuali del paziente e l'attenzione del terapeuta è rivolta soprattutto al qui ed ora. In modo particolare il terapeuta pone la sua attenzione su ciò che nel presente contribuisce a mantenere la sofferenza, pur considerando gli eventi passati e le esperienze infantili come utili fonti d'informazione circa l'origine e l'evoluzione dei sintomi.
Alcuni esempi di problemi attuali sono la riduzione dei sintomi depressivi, la gestione dell'ansia che porta agli attacchi di panico e la risoluzione dei comportamenti compulsivi.

4) La psicoterapia cognitivo - comportamentale è basata sulla collaborazione attiva tra terapeuta e paziente
Terapeuta e paziente collaborano attivamente per capire il problema e sviluppare delle strategie adeguate al padroneggiamento della sofferenza generata dal disturbo. I due decidono l'argomento della seduta e lavorano per identificare, mettere in discussione e sostituire i pensieri disfunzionali che portano allo sviluppo dei problemi emotivi.

5) La psicoterapia cognitivo - comportamentale mira a far diventare il paziente terapeuta di se stesso
Il terapeuta istruisce il paziente sulla natura del suo disturbo, sul processo della terapia e sulle tecniche cognitive e comportamentali. Il paziente, quindi, viene allenato a prendere consapevolezza del proprio funzionamento mentale e ad utilizzare le tecniche per gestire la propria sofferenza.
L'acquisizione delle abilità di gestione delle emozioni dolorose permette al soggetto di beneficiare del trattamento anche dopo la conclusione della terapia.

6) La psicoterapia cognitivo - comportamentale utilizza un molteplicità di tecniche
La psicoterapia cognitivo - comportamentale fa uso di una serie di tecniche che servono a gestire gli stati emotivi dolorosi del paziente. Le tecniche che vengono utilizzate variano in base al tipo di problema presentato e alla fase della terapia.

Le tecniche o le procedure più frequentemente utilizzate sono le seguenti. Dialogo socratico

-Il dialogo socratico è un metodo di conduzione del colloquio che consiste in una serie mirata di domande ed osservazioni volte a guidare il paziente alla scoperta delle sue convinzioni disfunzionali e a promuovere in lui un atteggiamento critico nei confronti di queste.

-Scoperta guidata o tecnica della freccia discendente è un metodo di conduzione del colloquio che consiste nel chiedere progressivamente al paziente il significato dei suoi pensieri, al fine di rilevare le convinzioni sottostati che egli ha su se stesso, sulle altre persone e sul mondo.

-Tecnica dell'ABC o monitoraggio dei pensieri automatici L'ABC è una tecnica con cui terapeuta e paziente possono identificare il contenuto dei pensieri automatici. Tale tecnica è applicata nel modo seguente: si chiede al paziente quali sono le emozioni principali coinvolte nella sua esperienza problematica, in quali situazioni insorgono e quali pensieri o immagini (pensieri automatici) le precedono, accompagnano e seguono; poiché le persone di solito hanno difficoltà ad identificare i propri pensieri automatici, il paziente viene, dapprima, allenato a riconoscerli in seduta e, in un secondo momento, viene invitato ad utilizzare questa tecnica di autosservazione durante la settimana.

-Problem - solving. In aggiunta ai disturbi psicologici, a volte, i pazienti presentano una specifica difficoltà nel risolvere i problemi della vita quotidiana. Il problem - solving è una tecnica che viene insegnata al paziente per trovare soluzioni ai problemi della vita reale. Tale tecnica consiste nell'identificazione del problema pratico presentato dal paziente e nella promozione di un atteggiamento attivo rispetto alla soluzione di questo. Più in dettaglio si chiede al paziente di escogitare diverse soluzioni del problema, di sceglierne una tra queste, di metterla in atto e di valutarne l'efficacia. Inizialmente il terapeuta può assumere un atteggiamento propositivo e suggerire al paziente possibili soluzioni alternative, ma con il passare del tempo egli incoraggerà la persona ad utilizzare autonomamente la tecnica del problem - solving.

-Esperimenti comportamentali sono dei veri e propri "esperimenti" che terapeuta e paziente progettano insieme in seduta. Questi hanno lo scopo di falsificare le convinzioni (es. aspettative) disfunzionali che sono alla base dei disturbi emotivi del paziente. Una persona con disturbo di panico, ad esempio, può avere la convinzione disfunzionale che le vertigini presenti durante le crisi di ansia portino ad un imminente svenimento. In questo caso potrebbe essere opportuno realizzare questo esperimento comportamentale: terapeuta e paziente insieme fanno degli esercizi d’iperventilazione (cioè aumentano la frequenza e la profondità del respiro) per autoindursi un eccesso di ossigeno al cervello e, dunque, un'innocua sensazione di sbandamento. La riproduzione di tale esperimento nel tempo farà costatare al paziente che le vertigini che avverte in certe circostanze sono causate dall'eccesso di ossigeno al cervello dovuto al modo in cui respira (iperventilazione) durante lo stato di ansia e che non si sviene in tali circostanze.
Se sono costruiti in un modo appropriato, gli esperimenti comportamentali sono dei potenti fattori di cambiamento cognitivo ed emotivo.

-Promemoria o coping cards sono dei bigliettini su cui il paziente e il terapeuta scrivono le strategie cognitive e comportamentali che il paziente dovrebbe mettere in atto durante la situazione problematica. Il paziente viene incoraggiato dal terapeuta a tenere i promemoria sempre con sé (es. in tasca, nel portafogli) e ad utilizzarli regolarmente (es. due volte al giorno) o al bisogno.

-Esposizione graduale è una tecnica che consiste nel programmare la modificazione di un comportamento disfunzionale facendo un piccolo passo alla volta. Il terapeuta chiede al paziente di scomporre l'obiettivo (il comportamento problematico) in sotto-obiettivi di difficoltà minore e di esporsi a questi, ossia di affrontarli, in modo graduale, dal più facile al più difficile. Prendiamo come esempio una persona con disturbo di panico che, apprese le tecniche di gestione dell'ansia, ha come obiettivo terapeutico quello di riprendere la metropolitana per andare al lavoro. Il terapeuta inviterà il paziente a scomporre quest’obiettivo in piccoli passi più facilmente raggiungibili e a realizzarli gradatamente: il primo giorno, ad esempio, il paziente andrà sulla banchina della metropolitana senza prendere il mezzo, il secondo giorno prenderà la metropolitana per una fermata, il terzo giorno per due fermate e così via.

-I compiti a casa o homework sono una parte importante della terapia. Attraverso di essi il terapeuta cerca di estendere le opportunità di regolazione cognitiva, emotiva e comportamentale a tutta la settimana. Esempi di compiti a casa sono l'automonitoraggio dei pensieri automatici negativi attraverso la tecnica dell'ABC e gli esperimenti comportamentali.
Non tutti i pazienti, però, eseguono i compiti a casa. Gli studi scientifici affermano che i pazienti che si adoperano nei compiti a casa presentano maggiori progressi rispetto a quelli che non lo fanno.
Suppongo che sia una delle ironie della vita fare la cosa sbagliata al momento giusto

C.S.C.

33

sabato, 05 gennaio 2019, 13:05

TI scrivo della CBT (TCC) poichè è l'unica standardizzabile e perciò con studi metanalitici a riscontro di essa.
Le altre risultano disomogenee e non standarbilizabili su base scientifica di omogeneità dei dati raccolti.
Questo rappresenta il loro limite nella validazione scientifica, ma non perchè siano meno efficaci della CBT.
Solo che hanno profilazioni di eterogeneicità che ne impediscono una visione studicabile in omogenia scientifca ed i dati dati racclti non sodisfano i criteri oblligatori per la validazione di una ricerca scientifica opportunamente condotta e perciò validata.
Non perchè siano ad essa inferiori, anzi.
La CBT offe poi duttilità di applicazione che altre non possono offrire, basti pensare alla applicazione a sindromi complesse come quella che mi appartiene.
Perchè io sono Asperger e non ho l'Asperger syndrome, cosa che non sussiste nelle comorbilità che si affiancano ad essa.

Esempio personale.
Suppongo che sia una delle ironie della vita fare la cosa sbagliata al momento giusto

C.S.C.

34

sabato, 05 gennaio 2019, 13:18

Io trovo che pagare per ricevere un parere non basato su una scienza praticamente creata da una persona che assumeva qualsiasi tipo di droga sia una follia. Se poi c e l effetto placebo del dott. quello è un altro discorso. Leggete dei libri di filosofia, leggete Seneca, Epicuro, Socrate, Nietzsche. Riflettete su voi stessi, guarirete da ogni male senza spennarvi...

Scusa non ho compreso chi assumeva droghe di ogni tipo?Pavlov?Eysenck?Skinner?Kelly?Lazarus? Mahoney?Ellis?
Beck?
L'effetto placebo esiste, è studiato, fa parte di ogni terapia, anche farmcalogica e non solo.
Leggere va benissimo: d'accordissimo con te.
E se un qualcosa impedisse di riflettere su se stessi?
Ad esempio non ho questa capacità non sono un individuo neurotipico è un mi deficit , che dovrei fare non riuscendoci da solo?
Suppongo che sia una delle ironie della vita fare la cosa sbagliata al momento giusto

C.S.C.

Longobardo

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35

sabato, 05 gennaio 2019, 13:49

Io trovo che pagare per ricevere un parere non basato su una scienza praticamente creata da una persona che assumeva qualsiasi tipo di droga sia una follia. Se poi c e l effetto placebo del dott. quello è un altro discorso. Leggete dei libri di filosofia, leggete Seneca, Epicuro, Socrate, Nietzsche. Riflettete su voi stessi, guarirete da ogni male senza spennarvi...

Scusa non ho compreso chi assumeva droghe di ogni tipo?Pavlov?Eysenck?Skinner?Kelly?Lazarus? Mahoney?Ellis?
Beck?
Credo si riferisse a Freud , che oltre ad assumere aveva scritto un saggio sulla cocaina esaltandone le doti .....

36

sabato, 05 gennaio 2019, 14:34

Io trovo che pagare per ricevere un parere non basato su una scienza praticamente creata da una persona che assumeva qualsiasi tipo di droga sia una follia. Se poi c e l effetto placebo del dott. quello è un altro discorso. Leggete dei libri di filosofia, leggete Seneca, Epicuro, Socrate, Nietzsche. Riflettete su voi stessi, guarirete da ogni male senza spennarvi...

Scusa non ho compreso chi assumeva droghe di ogni tipo?Pavlov?Eysenck?Skinner?Kelly?Lazarus? Mahoney?Ellis?
Beck?
Credo si riferisse a Freud , che oltre ad assumere aveva scritto un saggio sulla cocaina esaltandone le doti .....

Si: grazie avevo dedotto dopo.
Solo che non siamo rimasti fermi a Freud:per fortuna queste terapie son perfromanti e non solo: adattive al'individuo.
Oltre che composite e di ultima generazione.
Davvero interessanti.
(Ciao)
Suppongo che sia una delle ironie della vita fare la cosa sbagliata al momento giusto

C.S.C.

luca63

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37

sabato, 05 gennaio 2019, 14:54

elix, come hai imparato a controllare le tue emozioni? mica si tratta di dominare un attacco di collera... l'ansia è subdola, non ti fa mai capire perché d'un tratto tutto è diventato grigio e pesante, non è mai chiaro perché ad un tratto non riesci più a respirare... io ho passato queste vacanze ad accettare, a riposare, a rilassarmi, a stare da solo, ma mentre sento che ci sono di più, che mi ascolto, che non do più nulla per scontato e che davvero tutto potrebbe essere, insieme cresce la paura di non farcela, la sensazione che niente più ti interessa, che tutto è solo fatica... lo so, occorre insistere... ma intanto perdi la voglia di fare qualunque cosa, di vedere gli amici, di confidarti al partner che intanto non capisce, e se capisce cosa può fare? io credo ancora molto nel lavoro che sto facendo in psicoterapia, però é lungo... penso che tutto il trucco stia nel ritrovare il piacere di stare al mondo, ma quando è la tua stessa respirazione a sembrare nemica, è davvero dura... e in tutto questo la paura degli effetti collaterali deg li psicifarmaci, e della dipendenza.. tu come ci sei riuscito? hai qualche consiglio, qualche pratica efficace, qualche trucco? se i dusturbi arrivano per farci capire qualcosa, perché non si spiegano?????
Gli altri ci trattano come noi trattiamo noi stessi...

38

sabato, 05 gennaio 2019, 19:14

elix, come hai imparato a controllare le tue emozioni? mica si tratta di dominare un attacco di collera... l'ansia è subdola, non ti fa mai capire perché d'un tratto tutto è diventato grigio e pesante, non è mai chiaro perché ad un tratto non riesci più a respirare... io ho passato queste vacanze ad accettare, a riposare, a rilassarmi, a stare da solo, ma mentre sento che ci sono di più, che mi ascolto, che non do più nulla per scontato e che davvero tutto potrebbe essere, insieme cresce la paura di non farcela, la sensazione che niente più ti interessa, che tutto è solo fatica... lo so, occorre insistere... ma intanto perdi la voglia di fare qualunque cosa, di vedere gli amici, di confidarti al partner che intanto non capisce, e se capisce cosa può fare? io credo ancora molto nel lavoro che sto facendo in psicoterapia, però é lungo... penso che tutto il trucco stia nel ritrovare il piacere di stare al mondo, ma quando è la tua stessa respirazione a sembrare nemica, è davvero dura... e in tutto questo la paura degli effetti collaterali deg li psicifarmaci, e della dipendenza.. tu come ci sei riuscito? hai qualche consiglio, qualche pratica efficace, qualche trucco? se i dusturbi arrivano per farci capire qualcosa, perché non si spiegano?????


Poni una domanda interessante ad Elix.
Alcune sue risposte mi hanno ricordato un libro di Giorgio Nardone .
Che tra l'altro stavo per "conoscere" di persona: avevo un appuntamento con lui ad Arezzo diversi anni fa.
Solo che tra andata ritorno il solo viaggio prevedeva 6 ore.
E dovevo "Pesare" su un altra persona : mio fratello.
Pensai che la sua Terapia la potesse svolgere qualunque suo allievo ed andai a Modena se non erro.
Con risultati pessimi:persona totalmente inadatta(lei).
Mi fece parlare per 45 minuti.
Poi mi disse che tutto quello che avevo detto non sarebbe servito alla terapia.
Le dissi in maniera molto diretta. "allora abbiamo buttato 45 minuti, il tempo del viaggio, il tempo dell'imbarazzo "cosmico" di ritrovarmi in una sorta di multisala", nella quale c'erano diversi studi e chi andava dal dentista (che so) e mi vedeva li in piedi, non smetteva di farsi gli affari miei scrutandomi(immaginate una sala con 30 persone e voi che attendete dalla psicoterapeuta per la prima volta, e in teoria la problematica della quale soffrite è proprio la fobia sociale :) Surreale le dissi!
Prosegui (un po' inca.) dicendole che cosa avremmo fatto nei restanti 5 minuti della seduta (inutile).
Lei mi diede dei compitini da svolgere a casa, ed io in 5 minuti - ho scritto in breve su un foglio.
Le dissi cosa avrei dovuto pagare.
Mi rispose 50 euro.
Apersi il portafogli e lo svuotai sulla sua scrivania.
Avevo solo 45 euro poi nulla più,
Le diedi quelli.
Le mi disse che il prossimo appuntamento sarebbe stato il giovedi successivo.
Piccolo particolare le risposi, visto che non aveva nemmeno ascoltato nulla...
come vengo da lei se il mio problema consiste esattamente nello spostarmi ?
Ah beh!C'è il pullman no?
Risposta mia: "Se potessi venire da lei in pullman, paradossalmente IO da lei non dovrei venire" :)
Questa fu la fantastica TBS della dottoressa...
che ovviamente non mi vide più...

Vi linko però il "costrutto " della terapia breve strategica(fossi andato da Nardone, forse avrei avuto miglior sorte, chissà!.

Quel che ribatte nell'intervista ha senso.

Però ha senso se applicato da persona competente (lui lo è, lo era Paul Watlawick che avrei voluto moltissimo conoscere di persona ma Palo alto era un po' lontanuccia e con il suo Alzheimer non mi sembrò il caso nemmeno di pensarci ,vabbè)

Il libro di Giorgio Nardone è : Spegnere il fuoco aggiungendo legna (uno dei suoi libri).

Altra ,in questo caso fobia,che vinsi fu l'acrofobia.
In pratica la paura delle altezze.
Non riuscivo a guardare oltre 3 metri verso il basso senza percepire una sorta di "Fossa delle Marianne senz'acqua".
Utilizzai una tecnica fatta mia(cioè percepita da me come utile pensando alle altezze e alla paura e con in mente una foto famosa).
La foto famosa era quella della costruzione di un famoso palazzo negli USA.

Gli operai stavano comodamente sospesi ad un altezza pazzesca in un momento di pausa li seduti sul Rockfeller palace in costruzione.

"Lunch a top a skyscraper"
Non mangiavano ancora, 4 degli 11 fumavano,e 7 indossavano pesanti e luridi guanti da lavoro,immagino se gli fosse caduto un coltello che so, una forchetta da quell'altezza e sotto vi fosse stato un loro collega! :)
In pratica tremavo letteralmente al solo avvicinarmi ad un balcone al primo piano.
Allora per un sacco di ore, durante un sacco di giorni, mi misi al bordo che fa angolo ad un balcone al secondo piano.
Da li a terra avevo calcolato circa 10 metri di altezza.
Mi tenevo saldamente alla ringhiera dello stesso e guardavo solo in avanti.
Pensai:"Cosi alleno la vista alle distanze", e guardavo lontano.
Poi appresa quella distanza feci la stessa cosa in profondità.
Guardai per ore e giorni complessivamente verso il basso,cercando di "capire"quale fosse la percezione che provavo.
Inizialmente non percepivo il fondo.
Dopo giorni riuscivo a percepirlo.Dopo tempo perfettamente.
Le mani non le stringevo più alla ringhiera.
La stessa ringhiera venne cambiata.Ricordo che camminai sulla soletta senza ringhiera, mentre gli operai la montavano.
Arivai all'angolo.
L'angolo era il punto peggiore, lo superai.
Arrivai alla parte opposta (il balcone era lungo) e tornai pure indietro.
Uno mi chiese un attrezzo, una pinza, la presi da terra e gliela diedi.
Rientrai dentro l'appartamento.
Tempo dopo sempre per dei lavori ricordo che camminai su un tetto.
L'altezza era maggiore.
Il cielo limpidissimo.
La visuale perfetta.
Prima chiesi come dovevo fare a un muratore che lavorava li.
Mi disse come poggiare i piedi sulle tegole.
Il tetto è a spiovenza con un angolazione di almeno 50%.
Feci quella stranissima passeggiata.
Inizialmente guardavo i miei piedi: per capire come poggiarli.
Poi non più guardai in avanti: vedevo la città dall'alto: stupendo.
Poi mi sedetti in alto e al centro di una delle due pendenze del tetto.
Mi rialzai,poggiando i piedi esattamente come spiegato, e lo percorsi quasi fino ai bordi.
Guardavo pure giù non avevo alcuna paura.
Non ho più ripetuto quell'avventura.
Mesi fa in una delle città della mia regione, mi sono prima seduto su un muro(per sedersi li si deve prima issarsi a circa 1 metro e mezzo.Seduto dalla parte contraria al paesaggio.
Poi ho girato prima una gamba ,poi l'altra.
E vedevo il panorama.
L'altezza era considerevole.Solo quel muro a strapiombo(era la cinta di una fortezza)è alta almeno 12 metri.
Mi son girato solo perchè dietro chi era con me manifestava paura potessi cadere.
Le strategie psicologiche servono.
Chi leggerà il link ? :)

@Luca63
SI spiegano: con l'esatto opposto di ciò che trasmette la paura.
La paura è sana, ma copre l'inverso, l'esatto inverso della nostra indole:Il coraggio.

https://chiarailliano.com/2015/02/10/chi…vera-dallansia/
Suppongo che sia una delle ironie della vita fare la cosa sbagliata al momento giusto

C.S.C.

luca63

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39

domenica, 06 gennaio 2019, 00:38

grazie taigi: in effetti l'articolo risponde già perfettamente alla mia domanda, lo rileggerò con attenzione.
però mi viene da precisare che tratta di ansie specifiche e riconiscibili... nel mio caso l'ansia è una sorta di disagio onnicomprensivo in qualche modo collegato al senso di un mancato contatto col mondo e con gli altri... è un'ansia decisamente virata verso la depressione, come se ogni gesto, perfino ogni pensiero diventasse una fatica enorme... reagisco cercando di sentire più profondamente possibile che cosa potrebbe darmi piacere o almeno pace. in realtà quasi sempre c'è una lotta tra la sensazione che si sia rotto qualcosa che prima funzionava, e la sensazione che in 55 anni non mi sono mai davvero ascoltato e ho agito sempre per essere approvato dagli altri.... la respirazione guidata un po'funziona... ma non così tanto da darmi fiducia di riuscire da solo. se vedessi chiaro il centro della paura, allora.... forse la paura di restare solo? non a caso gli ultimi peggioramenti arrivano nel momento in cui ho affrontato i problemi di una relazione con troppo poco amore... ma dal rifiuto delle briciole del passato che fu si passa direttamente al nulla, e questo non è davvero rassicurante! e perdere la relazione (che pure non va più bene) ora mi sembra come perdere il contatto col mondo intero...
Gli altri ci trattano come noi trattiamo noi stessi...

luca63

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40

domenica, 06 gennaio 2019, 01:15

e ricambio con un altro link, molto più pop se vuoi, ma che riassume tutto quello che la parte tranquilla di me resiste a credere anche nei momenti peggiori. quando c'è. e finché resiste allo sconforto.

https://www.youtube.com/watch?v=DrcitUG-nUk&feature=youtu.be

il link non funziona, vero?

Gli altri ci trattano come noi trattiamo noi stessi...

Questo post è stato modificato 7 volta(e), ultima modifica di "luca63" (06/01/2019, 12:37)


41

domenica, 06 gennaio 2019, 07:20

La domanda è interessante sicuramente, ma non tanto la risposta. Io dopo aver tentato il suicidio non ho piu provato le emozioni che provavo prima, magari alcune, ma in una intensita veramente irrilevante. Ad esempio, io faccio una vita invidiabile, ma non riesco a goderne, a me mangiare il pane bagnato o le aragoste non fa alcuna differenza. Uscire o stare in casa nemmeno, parlare o stare zitto pure. Non é facile per me spiegare questo. Comunque, facendo questa breve premessa, praticamente io alla mattina mi sveglio e dicido chi voglio essere, mi invento un personaggio. Ogni volta che faccio qualcosa, non bado alle emozioni che provo io, ma a cosa farebbe o direbbe il personaggio che ho creato. Naturalmente, ora lo spiego cosi, ma è molto piu complesso, si prova con diversi personaggi fino a che non si trova quello che fa al proprio caso. Ed il gioco è fatto, non resta che seguire il copione! Hai male? Sorridi! Non vuoi ingrassare e hai fame? Bevi! La tua fidanzata vuole uscire? Esci! Se tu riesci una sola volta a fingere che vada tutto bene per gli altri, un po alla volta andra bene anche per te.
A chi sarebbero mai interessati i maltrattamenti di mia madre alcolizzata se li avessi raccontati? Chi si sarebbe avvicinato a me se gli avessi detto che provo emoziono a fatica? Che sono pieno di paure ed insicurezze? Nessuno. La gente vuole vedere l uomo duro, forte, freddo, audace, scaltro. Io ho finto cosi tanto di essere quello che gli altri volevano che oggi lo sono diventato.. per quello non sopporto chi si autocommisera o spende soldi in cazzate come psicologi o cure fantastiche da 200 euro all ora... dai ragazzi.. non sottovalutatevi...

42

domenica, 06 gennaio 2019, 07:31

https://www.youtube.com/watch?v=DrcitUG-nUk&feature=youtu.be

Non funziona perchè ne manca una parte ? :)
Il tuo immettere il link non completo corrisponde a parte dei tuoi accadimenti .
Fai la stessa identica cosa con la tua mente.
Sai addirittura da cosa dipende la tua ansia, ed è chiaro.
Seguendo il filo dello scritto negli ultimi post comprende praticamente tutte le emozioni primarie tranne 2 gioia e accettazione:che sarebbero la soluzione solo che la prima la potresti provare solo alla fine del tuo percorso psicoterapico,invece l'accettazione sta alla base della soluzione, ma stranamente tutti ne scrivono e quasi nessuno la mette in atto (ci vuole fatica e lavoro mentale su di se: nessuno vuole realmente far fatica perchè quel lavoro mentale su di se implica il mettere in discussione tantissime cose date per "vere".Guarda è molto simile al giudizio negativo su una persona.Se questa invece si comporta in maniera palesemente opposta al giudizio formulato,la mente tenderà comunque a classificarla sempre allo stesso modo ,cioè negativamente.In questo caso la mente è la tua e a giudicarti sei tu negativamente.Paradossale eh? )
Si: non l'ho scritto prima che lo scrivessi tu,mi hai comunicato depressione,non grave,il che non vuol dire sia facile da mutare.Anche qui il paradosso sulle depressioni che appaiono non gravi.
Suppongo che sia una delle ironie della vita fare la cosa sbagliata al momento giusto

C.S.C.

43

domenica, 06 gennaio 2019, 07:52

La domanda è interessante sicuramente, ma non tanto la risposta. Io dopo aver tentato il suicidio non ho piu provato le emozioni che provavo prima, magari alcune, ma in una intensita veramente irrilevante. Ad esempio, io faccio una vita invidiabile, ma non riesco a goderne, a me mangiare il pane bagnato o le aragoste non fa alcuna differenza. Uscire o stare in casa nemmeno, parlare o stare zitto pure. Non é facile per me spiegare questo. Comunque, facendo questa breve premessa, praticamente io alla mattina mi sveglio e dicido chi voglio essere, mi invento un personaggio. Ogni volta che faccio qualcosa, non bado alle emozioni che provo io, ma a cosa farebbe o direbbe il personaggio che ho creato. Naturalmente, ora lo spiego cosi, ma è molto piu complesso, si prova con diversi personaggi fino a che non si trova quello che fa al proprio caso. Ed il gioco è fatto, non resta che seguire il copione! Hai male? Sorridi! Non vuoi ingrassare e hai fame? Bevi! La tua fidanzata vuole uscire? Esci! Se tu riesci una sola volta a fingere che vada tutto bene per gli altri, un po alla volta andra bene anche per te.
A chi sarebbero mai interessati i maltrattamenti di mia madre alcolizzata se li avessi raccontati? Chi si sarebbe avvicinato a me se gli avessi detto che provo emoziono a fatica? Che sono pieno di paure ed insicurezze? Nessuno. La gente vuole vedere l uomo duro, forte, freddo, audace, scaltro. Io ho finto cosi tanto di essere quello che gli altri volevano che oggi lo sono diventato.. per quello non sopporto chi si autocommisera o spende soldi in cazzate come psicologi o cure fantastiche da 200 euro all ora... dai ragazzi.. non sottovalutatevi...
Un mio amico psicologo mi spiegava che le risposte son sbagliate poichè la gente pone delle domande sbagliate.
Un po'come un problema, immaginalo con dei dati sui quali lavorare che non abbiano congruenza, errati,senza logica.Che soluzione comporterà?Alcuna.
Il porsi da vittima fa di te una vittima?Si.Il non porsi da vittima esattamente l'inverso.
Come scrivi, son d'accordo.
Credo che le emozioni primarie le provino tutti, la percezione di provarle invece no,ma son due processamenti mentali che van messi in sincronia tra loro.
Quelle secondarie le provi tutte e ne hai coscienza,poi l'entità del percepito varia , ma dubito non le percepisca nemmeno un po'.
Agli altri non sarebbero interessati i maltrattamenti di tua madre?Dipende da che altri.
Lo dico al vicino di casa,non gliene frega nulla.
Lo dico a chi mi vuole bene: mi ascolterà per la narrazione.
Glielo dirò una volta poi basta.
Non starò li a ripeterlo mantricamente.
Non potrà capire, ma ascolterà.
Saprà.
Chi avrà detto avrà come esorcizzato l'accaduto: gli farà comunque sempre male il pensarci.
Anche li: cercare di limitare il pensarci,evita il circolo vizioso dello stare male.
Se dovessi pensare sempre al mio vissuto precedente starei malissimo sempre.
E non ti sta rispondendo uno che ha avuto la vita facile.
Esiste ,so che esiste,ma non ne faccio un mantra continuo, in quanto so che non serve, non è la soluzione, è un peggiorativo.
Ci riusciamo con un dolore fisico se questo passa.
Lo dimentichiamo.
Non riusciamo se questo persiste.
Stessa cosa con quelli psicologici,li abbiamo il vantaggio che possiamo relativizzarli: raramente le persone tentano(manco tentano di farlo).
Il dolore persiste:
La risposta non piacerà.
Suppongo che sia una delle ironie della vita fare la cosa sbagliata al momento giusto

C.S.C.

44

domenica, 06 gennaio 2019, 08:00

Quando leggo su altri post di ragazzi o ragazze che soffrono perche non hanno una fidanzata mi viene rabbia, ma davvero. Oppure gente che parla di politica, o qualsiasi altro argomento. La gente fa di tutto per stare bene ma nulla per stare meglio! Dico il male maggiore di queste persone è la loro pigrizia. È piu facile pagare 100 euro per farsi dire che col tempo tutto si sistemera. Io ho dormito in macchina, ho pianto, ho provato a tagliarmi le vene, ho perso 20 kg, la fidanzata che avevo, il lavoro. Tutto! È come se a 24 anni avessi cancellato la mia vita per niente ed oggi da solo mi sono risollevato. Ma non perche io sia meglio di altri, perche io volevo davvero farlo. La madre della mia ex assumeva psicofarmaci fin da bambina, e porca puttana non aveva niente. Ansia! Ma cosa cambia da una persona che non è felice se non si fa crack? Niente porca! Capisco chi affettivamente ha dei problemi al cervello, va bene, ma uno che ha ansia ci deve mettere del suo. Uno prende il lexotan, uno l ansiolitico, l altro la pastiglia del cuore solo perche è piu facile, non perche sia la cosa giusta, è come rompersi un dito e farlo tagliare per non avere il problema del gesso! Non potete lamentarvi se siete senza donna e state sempre in casa! Uno dovrebbe lamentarsi dopo che ha fatto tutto ma proprio tutto quello che gli è possibile. Assumere pricofarmaci o andare dallo psicologo è come accettare e rassegnarsi e dire: non sono forte abbastanza per badare a me stesso, devo drogarmi o farmi dore da un altra persona come ci si comporta! Io non valgo nulla, gli altri sono superiori e devono consigliarmi. Voi valete molto piu di quello che credete, è che vi piacciono le scoraciatoie

luca63

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45

domenica, 06 gennaio 2019, 16:32

faccio una vita invidiabile, ma non riesco a goderne, a me mangiare il pane bagnato o le aragoste non fa alcuna differenza. Uscire o stare in casa nemmeno...


e questo lo accetti senza esitazioni?
ne sai sicuramente molto più di me, e non ti viene in mente l'alessitimia?
Gli altri ci trattano come noi trattiamo noi stessi...