E' bruttissimo, lo sappiamo.
Quando inizia ci spaventiamo. Ci chiediamo : "ce la farò? Perderò il controllo di me? Cosa mi accadrà? Sto impazzendo?"
Bene, io non ho nessuna soluzione.
Solo rifletto che in passato ci sono stati altri attacchi simili. E alla fine non è successo niente. Non sono caduto a terra, non sono finito in pronto soccorso, non mi sono ammalato, non sono impazzito, non sono morto e ho ripreso poi la vita di sempre.
E allora, quando proprio viene, ciascuno non può pensare alle altre volte, a come è andata a finire.
Al momento in cui insorge l'ansia, si può pensare: "beh , sarà come le altre volte, che non ci sono state conseguenze."
Se qualcosa da dentro ti piglia per il bavero, se usa maniere forti, se non cessa di premere, il problema non è che alla fine passi lasciandoti indenne, come in definitiva fosse tanto rumore per nulla....già, per nulla, qui sta il problema, in questo mancato incontro e chiarimento, inizio di dialogo e confronto con parte ed espressione viva di te stesso. A meno d'essere interiormente deficienti e pazzi, che da dentro solleviamo solo agitazione e strepiti inutili e immotivati, senza senso,
quel che con insistenza e con linguaggio del sentire, diverso da quello delle parole dette, ma non per questo sconnesso e inconsulto, non trova proprio ascolto, non viene riconosciuto come degno interlocutore e occasione per fermarci, per decidere di cercarci, di dare priorità alla necessità di intenderci con noi stessi....meglio far i malatini, parlando di attacchi d'ansia, alla stregua di attacchi influenzali o di aggressione di qualche strano virus o intossicante, meglio farsi trattare come malati che debbono spurgare e buttar fuori l'ansia nemica e con essa tutto il sentire che pare solo una schifezza, un ostacolo, meglio consolarsi pensando che anche altri soffre "male" simile, facendo di ogni erba un fascio....a quando prendersi sul serio, desiderare di trovare finalmente sintonia e incontro con se stessi, cercando l'aiuto utile in tal senso, che si proponga, senza ma e senza se, di cercare e di coltivare apertura e dialogo con parte viva di se stessi, con un lavoro adeguato allo scopo e serio? Pierangelo Lopopolo