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Phi

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Data di registrazione: giovedì, 11 ottobre 2018

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giovedì, 11 ottobre 2018, 14:21

Ansia sociale e vita all'estero

Ciao e grazie anticipatamente a chi avrà la pazienza di leggere questo post confuso.
Poco più di un anno e mezzo fa, alla veneranda età di 28 anni, dopo non aver mai abbandonato la mia città natale e (soprattutto) la mia comfort zone, ho deciso di fare le valige e trasferirmi all'estero per un dottorato di ricerca in nord Europa. Decisione azzardata e innescata dalla paura della disoccupazione o, semplicemente, dell'attesa. Probabilmente anche perché ciò che facevo in Italia mi stava stretto e ho sempre vissuto in conflitto tra ambizione e paura del giudizio.
Non spendo altre parole su questo perché non voglio rendere questo post un trattato sugli expat, ma a distanza di un anno e mezzo (nonostante ai tempi fossi del tutto incosciente) posso affermare che non potevo prendere scelta migliore. Lavorativamente. Sono appagata, stimolata e ho un ritmo di lavoro che, in confronto a quanto ero abituata, è davvero ridicolo. Inoltre il mio capo ha menzionato il desiderio di una mia permanenza qui dopo il dottorato.
Il tasto dolente è la sfera sociale che è del tutto inesistente. Mi nascondo dietro le giustificazioni comuni che qui "la cultura è diversa", "il popolo nordico è freddo" e "noi italiani siamo abituati diversamente", che potranno essere parzialmente vere, ma in verità la mia ansia sociale mi impedisce di svolgere qualsiasi attività.
Prima davo colpa alla barriera linguistica perché, specialmente all'inizio, il mio inglese non era perfetto. Anche questa è una giustificazione. Sono sempre stata un Giano Bifronte con le relazioni, patologicamente timida con gli estranei ma goliardica con chi conosco o con chi ritengo faccia parte della mia cerchia sicura. Qui ho davvero poche amicizie, tutte italiane, mentre con gli altri ho difficoltà proprio a causa dei paletti che io stessa definisco.
Questa spirale distruttiva ha avuto inizio in Italia e continua ancora adesso, al momento non vedo margini di miglioramento. Per quanto possa sembrare semplice svolgere un attività, scambiare due chiacchiere, a me sembra impossibile. Grazie allo smart working posso lavorare da casa, ma ciò inaridisce ancora di più qualsiasi relazione interpersonale. Ciò ovviamente mi rende depressa e la depressione mi rende ancora più chiusa. Penso capirete il circolo vizioso di solitudine di cui sto parlando. Ho provato a iniziare una terapia qui, ma ho abbandonato subito perché non ho apprezzato il metodo della psicologa (inoltre dichiarava nel sito di parlare in italiano, fatto non vero, e anche il suo inglese non era fantastico). Riconosco che un tentativo misero non fa la storia, ma non ho avuto la forza di cercare altro.
Apprezzerei sapere se altri di voi si sono trovati nella situazione di vivere con un'ansia sociale abbastanza invalidante in un ambiente estraneo, e alcuni tricks per poter affrontare le diverse situazioni relazionali con più serenità. Vi ringrazio!