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Areoplano

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1

lunedì, 21 ottobre 2013, 13:57

Ansia: Origine e Rimedi

Si sa tutto sull'ansia, tutto sui sintomi, tutto sulle cause, tutto sulle origini e sembra che si sappia tutto anche sulle soluzioni o rimedi.
Ho letto tanti articoli molto attentamente, ho parlato anche con alcuni psicologi, ed alla fine le soluzioni sono sempre le stesse:
Sport, meditazione, yoga, respirazione controllata, rilassamento muscolare, fitoterapia, lettura, suoni rilassanti, contatto con la natura ecc...

Vorrei essere breve per non essere noioso ma è inevitabile.
Mi rivolgo ai professionisti oppure a chi studia psicologia.
Sinceramente, nella mia attuale situazione, mi mette l'ansia il solo pensiero di tutte queste tecniche inutili.
E da quanto ho sentito, sembra un pensiero molto comune.
Non vorrei essere frainteso, non intendo che siano inutili in assoluto. In passato le ho provate e ne ho tratto grandissimi benefici ma ora che ho scelto di fare un passo avanti, trovo che siano addirittura controproducenti.
L'ansia porta ad evitare tutto ciò che la provoca o la crea, e tutte queste tecniche stavano diventando per me una via di fuga, con sempre più scarsi risultati.
Lo sport, quando si è stanchi e stressati diventa una tortura, lo yoga pure, la meditazione richiede tropo tempo prima di avere dei benefici ed ammesso di trovare il tempo, i benefici vengono immediatamente annullati al rientro della quotidianità. Così la musica, gli aromi e tutte queste che io considero vie di fuga e che in passato, quando non vivevo sotto stress, adoravo. Le trovavo una meraviglia della natura.

Lo stile di vita cosiddetto moderno è un generatore d'ansia, se poi devi usare anche la tecnologia per lavoro, sono più i danni che i benefici.
Il telefono che squilla, le mail, le batteria scarica, gli orari da rispettare, il traffico, il lavoro, gli impegni quotidiani, la spesa, prendi i figli da scuola o asilo, visite mediche, capricci, organizzare le giornate, i contrattempi, far tornare il bilancio famigliare... potrei andare avanti con chilometri di parole.

Diventa anche motivo di ansia trovare anche solo un'oretta da dedicare a se stessi, troppo poco, troppo agitati per godersela ed a volte anche l'ansia di utilizzarla al meglio.
Senza considerare che spesso si aspetta quel momento come un momento quasi di salvezza ed a volte occorre anche rinunciare sempre a causa dei contrattempi.

E' una scelta di vita, troppe responsabilità, o forse mal gestite, ne prendo atto.
Anche trovare il tempo di scrivere questa riflessione può essere motivo di ansia sapendo che poi rimango indietro con il lavoro.

Non vorrei chiedere cosa fare in questi casi, domanda troppo ovvia. Si può abbandonare tutto, cambiare stile di vita, modificare alcune cose, ma c'è anche chi non ha alternative, c'è anche chi non vuole comprensibilmente mancare ai propri doveri e responsabilità.
Scappare poi, dove? In un'isola? Già fatto in passato. e poi? Si, si sta bene per un po' e poi? Quando ero da solo potevo decidere di cambiare quando volevo, ma ora o fai una scelta o fai l'altra.
Ma va bene. L'importante sapere che si può vivere bene senza ansia, anche se a volte può salire l'ansia costante del "trovarsi", trovare se stessi, come i personaggi di Hermann Hesse.

Voglio fare un passo avanti, immergermi nel fiume senza bagnarmi.
Razionalmente so bene che non ha senso preoccuparsi per le critiche quotidiane, se arrivo in ritardo, se le cose non sono perfette, se non rispondo al telefono, se non rispondo ad una mail, se mi dimentico di comprare qualcosa alla spesa, se mi cade la tazza della colazione prima di andare a lavorare ecc...
Tutto questo per stare quasi sotto tensione muscolare costante. Ok, respiro profondamente, mi concentro e riparto.

Mi chiedo, perché? E' nella natura dell'essere umano ed è inevitabile? E' successo qualcosa nell'infanzia? La costante ricerca dell'approvazione degli altri? Ma chi se ne frega!
Però nonostante tutto, bombardati di qua e di la, giorno dopo giorno, sembra impossibile restare impassibili o quasi indifferenti.
Non è possibile diventare narcisisti e cambiare rotta, non è possibile tornare indietro. Una volta fatto il passo in avanti, non si torna indietro. E va bene. E' giusto così.
Andiamo avanti, come disse Churchill, se stai attraversando l'inferno, vai avanti, non ti fermare. E' l'unico modo per venirne fuori.

I farmaci non saranno certo una soluzione, il futuro prevede una popolazione sempre più evoluta, sempre più al limite delle proprie capacità, sempre più competitiva. Se la genetica non cambia, come potremmo affrontare un'evoluzione? Non esisterà il Prozium come nel film Equilibrium o il sapone di Cloud Atlas. O almeno lo spero.

C'è qualche studio, qualche ricerca che prevede come fine ultimo il taglio delle radici dell'ego ma continuando a vivere nella società in quanto animali sociali e per il benessere e la crescita dell'umanità? Probabilmente questa domanda gira da secoli...
In parte, sicuramente, ognuno dovrà trovare la propria strada, il proprio cammino, nella sofferenza trovare la propria via d'uscita, in parte, se vogliamo evolverci, possiamo lavorare tutti insieme affinché questo passo avvenga più rapidamente possibile e nel migliore dei modi. E già lo stiamo facendo. Così come analogamente un ragazzino di 14 anni di oggi ha un bagaglio culturale esageratamente superiore ad un ingegnere di qualche secolo fa. Ovviamente mancherà di esperienza.

Ipotizzo (vorrei aprire una strada nuova): Riviviamo l'infanzia con le attuali conoscenze ed impariamo ad ignorare i complimenti, gli insulti, le offese, le critiche, le gratificazioni ecc...
Oppure ormai quel che è fatto è fatto, le nuove generazioni le possiamo educare affinché l'ansia non le coinvolga più di tanto, un po' sappiamo che sono necessarie come stimolo per il cambiamento.

Mentre scrivo mi rendo conto che probabilmente è tutto inevitabile. Ci dobbiamo passare punto e basta. Sembra che non ci siano altre strade se non quella di Siddharta.
E poi non ho voluto parlare del dolore e della salute... guai peggiori.
So benissimo che proprio per questo non c'è motivo di preoccuparsi, lo so da molto tempo. Ci riposiamo solo dopo morti.
Questo è il prezzo da pagare per chi vuole esplorare mondi nuovi, inesplorati. Seppur mondi della mente e dell'anima...

Dr.Caffarelli

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2

lunedì, 21 ottobre 2013, 14:22

Complimenti Areoplano!
Sono d’accordo sul fatto che tutte le tecniche che hai elencato (Sport, meditazione, yoga, respirazione controllata, rilassamento muscolare, fitoterapia, lettura, suoni rilassanti, contatto con la natura ecc...) non servono… non più di tanto così come i farmaci: offrono un sollievo momentaneo e poi?
Come già ho scritto in altri post è molto importante sfruttare il momento in cui si sta meglio, anche grazie alle su citate tecniche, per andare fino in fondo… alla radice del problema. Ci sono diverse strade e modi. Io quando seguo un cliente in terapia uso esercizi differenti a seconda della persona. Tendo a non divagare troppo nel passato. Semmai partendo da situazioni specifiche del presente, dopo averle ben elaborate e fatta emergere la dinamica emotiva e cognitiva attuale, faccio fare un collegamento col passato per vedere le origini dell’apprendimento di certe modalità e faccio fare degli esercizi per “il disinnesco dell’elastico” ovvero di quel meccanismo che ci fa agire nel presente così come abbiamo appreso da piccoli… ma ciò che potevamo fare da piccoli per reagire in certe situazioni è diverso dalle possibilità attuali.
Fra le tecniche che hai citato non ho letto neppure un esempio di un qualcosa atto a questi fini… a rielaborare le proprie esperienze, a liberare le proprie capacità rimaste bloccate nell’abisso del passato… Hai mai fatto un percorso simile?
Dr. Saverio Caffarelli

Areoplano

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3

lunedì, 21 ottobre 2013, 15:02

No, non ho mai nemmeno sentito parlare di questo percorso. Avevo capito e studiato il nesso tra i meccanismi ripetitivi del presente e gli insegnamenti o i meccanismi del passato e dell'infanzia, ma non sono mai riuscito a capire come collegarli e correggerli o meglio come dice lei a "disinnescarli".
Lavorando sul presente ho fatto molti progressi, tuttavia il problema rimane e lo stato di benessere sembra molto lontano.
Però prima di seguire qualunque percorso preferisco sempre prima documentarmi su ciò che sto facendo.
Ha per caso un nome questa tecnica? E' stata già studiata e sperimentata da qualcuno? C'è qualche documentazione o libro utile al riguardo?
Grazie tante per il consiglio.

Dr.Caffarelli

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4

lunedì, 21 ottobre 2013, 15:48

Il nome “disinnesco dell’elastico” è di Erskine (1974) il cui approccio fa parte, principalmente, del bagaglio culturale degli psicoterapeuti ad indirizzo “Analisi Transazionale” (è, tra l’altro, la mia specializzazione). Tuttavia rielaborare il presente sganciandolo dal passato è un “processo” più che una tecnica. Tale processo può essere messo in atto con varie tecniche a seconda dell’approccio psicoterapeutico seguito. Teoricamente una qualunque psicoterapia ti porta in questa direzione, ma ci sono alcuni approcci fortemente “comportamentisti / cognitivisti” che si orientano alla gestione dell’ansia con le tecniche di cui hai parlato tu. Oltre l’Analisi Transazionale, di cui puoi trovare vari libri in commercio, fra gli approcci che più consiglio oltre il mio c’è quello della Gestalt o comunque indirizzi “umanistici”. Oserei dire, in linea con il tuo attacco, che quasi qualunque indirizzo di psicoterapia può andar bene se non si ferma alle semplici tecniche comportamentali come quelle da te citate. Se non vuoi fare terapia on-line, trovando così scelta più ampia, puoi vedere qual è l’approccio degli psicologi della tua zona e cercare informazioni relative per scoprire se ti può andar bene oppure no. Il fai da te è sicuramente una buona cosa, ma lo è ancora di più se lo integri ad un percorso, magari breve, con una persona “esterna”.
Dr. Saverio Caffarelli

Areoplano

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5

lunedì, 21 ottobre 2013, 17:44

L'attuale periodo economico non mi permette ovviamente di affrontare ulteriori spese. A cui si aggiunge la sensazione di un'alta probabilità di imbattermi in una persona non sufficientemente competente. Un percorso se lo inizio lo devo anche finire, e lasciarlo a metà non sarebbe saggio. Non ho mai nemmeno sentito parlare di terapia on-line. In effetti potrebbe essere una strada visto che a me piace anche scrivere, mi aiuta a riflettere ed andare a fondo con più chiarezze.
La parola "disinnesco" la trovo perfetta per queste situazioni.
Sicuramente non mi farebbe male riorganizzare la mia vita, ma a tutti capita di passare momenti difficili ed è questo il mio momento. No ha senso che entro nei dettagli.
Mi chiedevo però come fanno persone che devono convivere per lunghi periodi sotto stress. Basti pensare ai leader politici, ai leader aziendali, a chi lavora per la sicurezza o semplicemente tutti coloro che hanno delle responsabilità.
Della Gestalt ne avevo sentito parlare, ma non ho approfondito molto e l'ho vista anche associata a gruppi di sostegno o cose del genere.
Sono un po' stanco di tutte queste cose, mi sento ignorante perché posso essere il protagonista della mia vita, della mia serenità, ho in me il problema e la soluzione ma non riesco a fare quel balzo di consapevolezza definitivamente liberatorio.
Forse devo avere ancora un po' di pazienza e soffrire ancora un po'...
Così come i grandi mistici mandano in giro l'allievo a trovare il battito di una mano sola e tornano dopo anni senza averlo trovato. E così via per anni.
Ma quando lo trovano, non tornano più a raccontarlo al maestro...
L'illuminazione è il primo passo, il perfetto risveglio è l'ultimo passo.
Tutto è così come deve essere.

Tornando alla teoria dell'elastico, come posso associare per esempio l'ansia dell'arrivare in ritardo con le esperienze dell'infanzia?
Non ricordo se qualcuno in famiglia mi ha traumatizzato con l'ansia di arrivare in ritardo o l'ossessione di arrivare in orario.
Mantengo sempre la calma quando le cose non vanno col giusto ritmo però lo stomaco si chiude, il corpo si irrigidisce, la mente cerca di riprogrammare un nuovo percorso. Mi basterebbe riuscire ad eliminare questi dolorosi effetti collaterali ed il resto non mi peserebbe più.
Da bambino ricordo solo che provavo sensazioni simili solo quando non potevo fare qualcosa che avrei desiderato fare. Trovavo un diversivo e cercavo di accettarlo. Oppure quando aspetti qualcosa che tarda ad arrivare o non arriva più. La delusione, la frustrazione di dover aspettare, l'accettazione della realtà. Credo siano naturali e normali. Come si potrebbe per esempio modificare questo meccanismo? Come potrebbe essermi utile l'elastico?

Dr.Caffarelli

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mercoledì, 23 ottobre 2013, 01:16

E si, i tempi sono duri un po’ per tutti e capisco le difficoltà economiche. Tuttavia non intendevo dire di fare un percorso a metà, semmai un percorso che viene definito “terapia breve” o “contrattuale”, dove ci si focalizza su un area specifica e in genere sono sufficienti massimo 20-24 incontri. Io personalmente sono arrivato a portare i clienti ad una buona risoluzione entro 7-8 incontri (dieci anni fa ci mettevo anch’io circa 24 incontri).
Per quanto riguarda la terapia on-line ogni psicologo si muove in modo differente, quella che va per la maggiore è in video chiamata con Skype (anche io propongo questa ma sono flessibile anche a terapie telefoniche, possibilmente comunque tramite skype).
L’elastico… di solito io, attualmente, impiego circa 3-5 incontri per fare l’esercizio e le successive osservazioni relative agli sviluppi nella vita quotidiana. Potrei descriverti l’esercizio, ma non è un classico metodo “cognitivista”, piuttosto ha una forte componente emotiva che richiede esperienza nel rilevare le dinamiche emotive e i processi in atto in certe situazioni: è per questo che un tempo impiegavo più tempo ad aiutare gli altri e ora invece sono più veloce.
Dalle tue parole infatti capisco che tu porti l’attenzione alla ricerca nel passato di qualcosa di simile al presente ma lo fai in termini di contenuti… di quando provavi quelle sensazioni… invece è il processo che deve essere colto. Si tratta di dinamiche emotive che sottilmente si ripetono senza che quasi ce ne rendiamo conto.
Comunque ti do la traccia:
1) Individuare un momento recente e significativo in cui hai avuto “il problema” (qui la maggior resistenza si sintetizza nella frase “sono tanti i momenti in cui mi capita” – è importante sceglierne uno, solo uno!)
2) ipotizzare quale potrebbe essere un cambiamento positivo della situazione (qui di solito si pensa a ciò che di diverso si vorrebbe dagli altri. NO. È importante portare l’attenzione a l’unica persona su cui si può agire direttamente: se stessi)
3) immaginare di avere una tv davanti e rivedere la scena come se stesse succedendo in quel momento fino ad arrivare al “punto critico”, ovvero al momento in cui si sarebbe potuto fare qualcosa di diverso e osservare quell’istante come se fosse alla moviola.
4) far emergere, rispetto al punto critico, tre cose: A) l’emozione prevalente di quel momento tipo ansia, paura, rabbia, preoccupazione…, B) i pensieri di quel momento collegati all’emozione, C) le azioni pratiche messe in atto come l’irrigidimento e la ricerca forzata della calma fino alla riprogrammazione.
5) da emozioni, pensieri e azioni del punto critico (qui spesso si fa confusione fra il punto critico e ciò che può esserci un istante dopo) cogliere qual è la dinamica che avviene e lasciarsi andare in un respiro profondo per far emergere il primo ricordo (uno solo, il primo!) che arriva dell’infanzia: non è per forza una situazione dove già facevi ciò che fai adesso… anzi il contrario: è dove lo hai imparato. Per esempio: chi, quando eri piccolo, di fronte alle cose che non vanno nel giusto ritmo restavo calmo lasciando però un forte senso di disagio e mostrando il tentativo di riprogrammazione? Può capitare però che, per esempio, da piccolo fosse tutto perfetto, un’ottima famiglia e si scopre di “non” aver imparato qualcosa, come ad esempio a difendersi nelle situazioni critiche perché in famiglia andava tutto bene e non ce n’era bisogno (mi sono capitati clienti così…)
6) cogliere cosa pensavi, sentivi e facevi quando eri piccolo in quella specifica situazione (non in altre simili, in quella!), cosa hai imparato? Cosa c’è di simile fra allora e oggi? (qui non tutti riescono a fare il collegamento subito, dipende da quanto ci si cala emotivamente nelle due situazioni individuate e dalla capacità di andare oltre ai contenuti e osservare i processi)
7) tornare alla situazione attuale e individuare cosa c’è di buono e cosa voler cambiare: per esempio spesso c’è di buono l’azione eseguita e i relativi pensieri, ma il tutto fatto con una emozione negativa; a volte sono negativi tutti e tre… dipende anche dal momento del punto critico scelto: conviene cercare il primo istante in cui il processo ha inizio.
8) consapevoli che ora da adulti si hanno risorse che prima non si avevano, immaginare di guardare la tv dove si ripete la scena mentalmente fino a che, avendo modificato solo qualcosa di se (pensiero, emozione o azione che si condizionano a vicenda) si è pienamente soddisfatti. Qui la resistenza è: “ma non ci riuscirò mai nella vita…”. Nessuno chiede di farlo. Qui si chiede solo di immaginarlo fino a percepire la piena soddisfazione come se il passato si fosse veramente sviluppato nel nuovo modo immaginato… come se fossimo dei registi che modificano il film e l’unica persona su cui possiamo agire siamo noi stessi.
Questo esercizio è come se creasse “un precedente”… ci si abitua ad un nuovo comportamento, a nuovi pensieri ed emozioni. Nessuna pretesa di mettere in pratica, nei giorni seguenti, le nuove modalità, piuttosto l’invito è quello di osservarsi e notare come ci si comporta: se va male si rifà l’esercizio per la nuova situazione andata male (di solito la maggior parte dei successi arriva dopo due o tre ripetizioni, ma se l’esercizio è fatto bene i risultati si vedono anche subito), se va bene ci si può chiedere “come ho fatto? Cos’è che mi ha aiutato a vivere diversamente il presente?”

Tutto ciò che ho scritto per me è solo una estrema sintesi dove ho riportato solo alcune delle possibili reazioni di boicottaggio all’esercizio e relative osservazioni per superarle. Fare l’esercizio da soli le prime volte può essere difficile perché si è coinvolti/travolti. Non è un esercizio meccanico, è dinamico… Ma se vuoi provarci… in bocca al lupo.
Dr. Saverio Caffarelli

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venerdì, 25 ottobre 2013, 12:25

Ho letto tutto molto attentamente. Intanto la ringrazio molto per questa bella spiegazione.
In questi giorni sono stato sveglio la notte con febbre alta ed ho avuto modo di pensare molto a questa tecnica.
Quando starò un po' meglio proverò ad approfondire.
Grazie