Salve a tutti. Vorrei condividere un'esperienza con voi. Premetto che io sono una di quelle persone, forse l'unica, che non reputa l'ansia una cosa normale. Non credo nel compromesso della poca ansia come buona, e della tanta ansia come cattiva, mi sa tanto di favoletta che si racconta ai bambini piccoli per non spaventarli troppo. Forse qualcuno se ne è accorto, ma i tempi ancora non sono maturi per affrontare la malattia del secolo. Ho sofferto di ansia per molti anni durante l'adolescenza, per arrivare ad un giorno verso i 18 anni in cui ho scelto di intraprendere una strada per salutarla per sempre. Ora ne ho 23 e di quell'ansia normale, di quella poca ansia nemmeno l'ombra, è stata una mia scelta e l'ho portata avanti fino a quando non ho vinto. Due giorni fa ho dovuto fare un intervento, per privacy non do dettagli, comunque è stato un buon banco di prova per cercare di capire quali sono sia i miei limiti mentali e sia i limiti della mia teoria. L'esame ce l'avevo in programma da un mese, zero ansia anticipatoria, fino alla mattina dell'esame ho dormito come sempre, da favola, anche la notte stessa dell'intervento. Premetto che non ho più nessuna paura in generale, eppure mentre salivo le scale dell'ospedale ecco che ho iniziato a sentire qualcosa di strano, era da tanto che non la sentivo, una leggera ansia, leggerissima ma mi è venuta a salutare, la prima cosa che ho esclamato, è stato "ma se non ho paura di niente, da dove cavolo arriva?", subito dopo ho sorriso e sono andato avanti facendo finta di niente, sono andato dal chirurgo mi sono spogliato e ovviamente l'ansia non ha influito su niente, da fuori nessuno si è accorto di nulla. Mi mettono l'affare per misurare il battito cardiaco, e a sorpresa era a 85, era alterato, quell'ansia stava già sottraendomi parte della mia volontà. Iniziano i primi doloretti, e i battiti arrivano a 100 (io guardavo il monitor per curiosità), ora il cuore lo sentivo, come se stessi facendo sport. Mi sono iniziate a venire in mente delle immagini e delle parole automaticamente (pensieri automatici negativi), le stesse che prendono qualsiasi ansioso, e appena sono arrivate ho iniziato a ridere, il chirurgo mi ha chiesto perché ridessi, ed io gli ho detto, studio psicologia e mi sto autoanalizzando, e ciò che sto vedendo e sentendo mi fa ridere per quanto sia assurdo, ha riso anche lui, dopo abbiamo iniziato a dialogare e i battiti sono riscesi, sapevo che distraendomi avrei spento quel fuocherello di ansia. L'intervento si è concluso, il chirurgo si è complimentato con me, ma io non gli ho nemmeno dato peso. Perchè vi racconto questo? Perchè chi ha letto attentamente quello che ho scritto ha compreso che l'ansia anche se leggera, ha cercato di impadronirsi della mia volontà, non mi è stata di nessun aiuto come alcuni sostengono,
e nonostante io abbia fatto molto per aver azzerato teoricamente tutte le paure e l'indole ansiosa, con la situazione di altissimo stress questa mi è tornata a salutare, e se non avessi saputo cosa fare probabilmente mi avrebbe rovinato la giornata, l'intervento e mi avrebbe lasciato uno di quei ricordi da aggiungere a quello della collezione della mia infanzia. Giustificare un'ansia minima come normale, secondo me equivale ad ammettere che è l'ansia che prende le decisioni al posto nostro, anche in quelle importantissime come possono essere un matrimonio, un colloquio di lavoro etc.., portando ad una unica conclusione, ciò che stiamo vivendo non è la nostra vita, ma quella dell'ansia, perchè questa ci fa allontanare, ci fa scappare da qualsiasi problema, portando la nostra vita nella direzione dell'ansia non della nostra volontà. Nel mio caso, io l'ho sentita quella piccola parte del mio cervello che mi voleva far scappare a gambe levate, ma con enorme forza e dignità ho affrontato ciò che mi aspettava, senza il minimo indugio, sapevo che l'intevento era necessario alla mia salute e l'ansia stava paradossalmente portandomi verso l'autodistruzione. Io ora vorrei chiedere a quelle persone che dicono che l'ansia sia normale, ma come può essere normale vivere con una vocina dentro che ti dice di fuggire ad ogni occasione (senza considerare che dice anche moltissime altre cose)? Per poi a parti invertite, quando l'ansia è fortissima, lei agisce e noi parliamo, diventando noi la vocina che non ha voce in capitolo (scusatemi il gioco di parole). Io, per come ho fatto fino ad adesso, vivo ogni scelta, ogni momento anche i più difficili con calma, senza avere il bisogno che emozioni come quelle di paura, aspettando che mi dicano cosa devo fare, ho un cervello pensante, e lo faccio pensare, le emozioni le lascio per una carezza, per un bacio, per un'opera d'arte, non per i momenti in cui devo scegliere il mio destino. Tornando al discorso, cosa ho dedotto? Che nonostante io abbia passato mesi a cancellare i traumi adolescenziali ho sospettato, e ora ho avuto anche la conferma, che questi traumi, questa vecchia parte della personalità, in qualche modo vive ancora dentro di me, la differenza è che io ora sono diventato abbastanza forte da arginarla e sconfiggerla con facilità. Qual'è il messaggio che voglio dare? Che l'io del passato non si cancella, non perdete tempo a cercare una inutile lotta con i ricordi, quei ricordi simboleggiano che l'io è ed era inadeguato, e così resterà finquando non si trova una strada alternativa, quindi ciò che dovete fare è cambiare, migliorare, risolvere i vecchi conflitti e crescere così che l'io del presente sia più forte e più importante di quello vecchio, così che l'io presente abbia la saggezza di accettare un passato che non si può cambiare, abbia la forza di creare un presente nettamente migliorare di un passato rovinoso e che abbia la forza di mandare in esilio quel vecchio io che puntualmente esce fuori, nascosto chi sa dove, e metaforicamente al minimo accenno con un calcio in cu** rispedirlo li dove è il suo posto. Per molte persone quello che dico forse è un miraggio, ed io sono il primo a dire che è un viaggio lungo e difficoltoso, ma la vita è una sola, non ha senso sprecarla perchè alcune persone ingenuamente (sarebbe da stupidi incolpare altri per ciò che siamo) ci hanno resi inadeguati a vivere, e allo stesso modo non ha senso sprecare tempo ed energie cercando di trovare delle scuse a ciò che siamo invece di cambiare direttamente.
Ci tengo a specificare prima che qualcuno fraintenda, che ogni situazione è diversa, ogni vita è diversa, in alcuni casi la paura è per cose reali, in alcuni casi per cose che nemmeno esistono, e in alcuni casi, come nel mio esempio, ci sono paure a cui nemmeno si può dare una forma, un nome. Il mio messaggio di fondo è diverso, voglio dare un volto diverso all'ansia, e voglio dare importanza anche a tutto quello che non viene fatto, perchè di solito le persone lottano contro le ansie del momento rimuginando contro ciò che sentono sempre limitandosi al momento, di fatto finendo per urlare contro il vento, e quando l'ansia passa, si sentono sollevate per poi tornare alla stessa vita di sempre, senza considerare che forse c'è qualcosa di più profondo da cambiare, e che l'ansia non è andata via perchè si è sconfitta, si è soltanto nascosta per poi ritornare a fare visita. Parlando in termini statistici, è la frequenza ciò che conta, se come nel mio caso provi una leggera ansia una volta ogni 5 anni per eventi ad alto stress, si potrebbe concludere che questa non incida significativamente, si può trascurare, ma se invece si inizia a parlare di ansia mensile, giornaliera fino a quella più tremenda, l'ansia generalizzata, ecco che il risvolto esistenziale cambia, e quanto più questa diviene frequente quanto più ci porta a fare una vita diversa da quella che vorremmo. Se qualcuno hai mai pensato come me che forse la storia dell'ansia normale è una favoletta mi farebbe piacere se condividesse le sue impressioni.
N.B. l'argomento è delicato, e i miei intenti sono quelli di dialogare e di condividere, se avete intenzione di criticare o sparare a zero non riceverete risposta.