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samuelss

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martedì, 28 agosto 2018, 03:05

Ansia e attacchi di panico: la mia storia. Vi prego, entrate.

Salve a tutti. Mi chiamo Samuele, e ho vent'anni. Vi leggo da un po', sebbene non abbia mai postato nulla. Ho sempre cercato post con una storia simile alla mia.
Questa notte (e poi vi spiego perché ho scelto proprio questa fascia oraria), vi scrivo per chiedervi un aiuto e raccontarvi la mia storia. La storia di come una vita felice, e spensierata, può venir compromessa dagli attacchi di panico. La storia di una vita che mi manca tanto, davvero tanto.
Spero abbiate la pazienza di leggere quanto segue, nonostante la lunghezza del testo.
Significa molto per me.

Beh, iniziamo.

La mia storia ha inizio nel 2014, poco prima che compiessi sedici anni.
Allora la mia vita era decisamente differente da ora: avevo una ragazza, che ai tempi era quasi la mia ragione di vita; una comitiva enorme, composta da venti persone e passa con le quali avevo un rapporto assai stretto; frequentavo assiduamente varie feste ed eventi, essendo P.R. di una nota organizzazione della mia città; ero molto, ma molto estroverso e legavo al volo con chiunque senza problemi. Specie con le ragazze.
Insomma, possedevo la vita che da sempre sognavo e che credevo non avrei mai ottenuto. Una vita che mi ero meticolosamente costruito nel corso degli anni.
A parte la mia fiorente vita sociale, anche in famiglia era tutto abbastanza stabile. I miei, pur essendo separati, non mi han mai fatto pesare più di tanto la situazione. Vedevo (e vedo) regolarmente sia mia madre che mio padre, pur trascorrendo la maggior parte del tempo con quest'ultimo, avendo casa nel centro. Diciamo facevo un 40/60%. Mia madre, aggiungo, dal 2012 convive con un altro uomo dalle quali ha avuto anche tre bimbi (che adoro alla follia), e la cosa non mi ha mai creato problemi. Anzi, sono sempre stato felice per lei, perché ha finalmente trovato la persona adatta che le ha consentito di ricostruirsi una vita, dopo una pessima esperienza durata anni con mio padre (a questo ci arriviamo dopo). Nel complesso, non c'era praticamente nulla che non andasse. L'unica pecca forse era che a scuola ero una pippa, e infatti venni bocciato sia nel 2013 che nel 2014. Ma non me ne fregava nulla, se devo essere sincero.

Fu così fino al maledettissimo marzo del 2014, mese in cui iniziò il lento declino.
Innanzitutto un mese prima ruppi con la mia ragazza, per motivi davvero futili. Poco dopo ci rimettemmo insieme, ma non fu mai più la stessa cosa e infatti non durammo molto.
Comunque, quel marzo iniziai a manifestare uno strano sintomo: appena terminata una sigaretta (sì all'epoca fumavo ma non molto), partiva l'affanno. Mi ritrovavo a fare lunghi sospiri come se avessi appena corso. Successe pochissime volte, e non durò mai più di cinque minuti.
Non diedi molto peso alla cosa. Giusto un po' di preoccupazione sul momento, ma poi smettevo di pensarci.

Almeno fino alla sera del 29 marzo 2014.
Quella sera (era sabato) ci stava una festa. Una delle tante.
Arrivato lì accesi una sigaretta: feci qualche tiro, e si ripresentò la stessa sensazione d'affanno provata qualche giorno prima. Anche in quel caso, nulla di grave. La serata proseguì tranquillamente, fra musica, cocktail e risate fra gli amici.
Verso il tardi, poi, aggiunsi all'alcool, alla musica e alle risate con gli amici qualcosa che da tempo volevo provare ma che fino a quel momento mi spaventava: la marijuana.
L'avevo già "assaggiata" anni prima, ma senza consumarne dosi rilevanti. Nei mesi precedenti alla festa, tuttavia, di tanto in tanto facevo qualche tiro in più del solito spinto dalla collettività della situazione.
Quella sera, dunque, decisi di fumare seriamente per la prima volta, senza limitarmi ai classici tiri di prova.
Iniziai così a fumare, dividendola con altri cinque o sei amici (non ricordo bene) tra cui anche la mia ragazza, vista l'elevata quantità.
Dopo aver finito, per qualche minuto fui assalito dall'euforia e mi misi a ballare fra folla. Non durò molto.
Cominciai ad avvertire un brusco mancamento, forse un calo di pressione. Poi una riduzione del campo visivo, seguita da tachicardia, nausea e, udite udite, una terribile sensazione di soffocamento. Mi sembrava di star per morire.
Ebbi anche qualche allucinazione uditiva e visiva.
Passò tutto, comunque, dopo un'oretta circa.

Nei giorni successivi, tuttavia, ripensai all'accaduto e mi fissai sulla respirazione, col risultato che divenne così "volontaria", cosa che ovviamente crea tanta angoscia a volte. In aggiunta a questo, mi venne un vecchio tic che già da piccolo diverse volte avevo sperimentato: facevo respiri velocissimi e cortissimi, come se avessi appena corso. E badate, non era un tic involontario, bensì ero io farlo sebbene non riuscissi a farne a meno.

(Ora, apro una piccola parentesi: soffro di tic, ossessioni, e compulsioni varie fin dalla tenera età. I primi furono il vizio di strizzare gli occhi e di muovere la fronte, che mi porto dietro ancora oggi. A scuola (alle medie e al primo anno di liceo) per questo motivo venni pesantemente bullizzato, deriso da parecchia gente. In più io balbetto, quindi immaginate che bella combinazione. Oltre ai tic, da piccolo facevo pensieri strani, come ripetere determinate frasi nella mente, senza riuscire a fermarmi. Queste cose a volte influenzavano le mie giornate.
Oppure, capitava sentissi il bisogno di toccare determinati oggetti "perché andava fatto, per qualche strana ragione". Non mi capitavano spesso, ma quando partivano erano parecchio fastidiose.
Tutte queste cose (tranne la balbuzie) si presentarono nei mesi successivi alla separazione dei miei, sebbene io, che ricordi, non soffrissi molto la cosa. Forse un po' i primi tempi La cito perché magari, a voi che leggete, può essere utile a formulare qualche ipotesi. Non ne feci parole con nessuno, e i miei genitori, a parte i tic, non seppero mai di queste mie ossessioni compulsive.
Insomma, da piccolo ero un po' strano e complesso. Non più di quanto lo fossero gli altri della mia età, ovviamente.
Aggiungo anche, ritornando agli episodi di bullismo, che negli anni successivi ne subii altri e più gravi, a causa del mio carattere un po' strano e introverso. Per questo all'inizio del testo parlo di "vita meticolosamente costruita". Dopo anni di bassa autostima, gente che mi considerava un debole ecc, finalmente ottenni la vita tanto desiderata.)

Dal tic respiratorio, strano e assurdo a dirsi, ha inizio la mia storia. I miei attacchi di panico, l'ansia e tutti i vari sintomi che ora ho, derivano tutti da qui.
Sì, perché nei giorni, mesi successivi all'inizio di questo tic, passai OGNI minuto della giornata a controllare la respirazione, a concentrarmi su di essa non riuscendo a vivere tranquillamente. La mattina mi alzavo e pensavo "devo respirare, che palle, come faccio? È troppo difficile". Temevo di perdere il controllo o di non riuscire più a farlo correttamente. Il tic respiratorio, inoltre, peggiorava tutto facendomi entrare spesso in iperventilazione (che poi mi faceva entrare nel panico). Quell'anno mi rovinai l'estate per questo motivo. Non riuscivo più a uscire e a godermi il mondo esterno. Non mi barricai del tutto in casa (non ancora), ma ridussi di molto la mia vita sociale. Uscivo sempre controvoglia e non vedevo l'ora di ritornare a casa per potermi isolare.
Tirai avanti così fino a fine agosto, finché ad un certo punto crollai. Smisi di opporre resistenza.
Da qui, inizio la mia segregazione dentro casa. Una segregazione durata cinque mesi. Cinque mesi d'inferno, durante i quali cambiai profondamente. Feci varie visite: tiroide, analisi del sangue, che risultarono negativite.
Fu terribile anche perché ne parlai solo con mia madre, mentre mio padre non seppe nulla, e per questo impazzì quasi, chiedendosi per quale ragione avessi improvvisamente smesso di uscire e di andare a casa sua.

Comunque, verso gennaio 2015 iniziai pian piano a riprendermi: ricominciai a uscire, a vedere i miei amici, e soprattutto il mondo esterno smise di darmi l'angoscia. Nei mesi successivi tutto si era, più o meno, aggiustato. La mia vita, seppur completamente diversa, era ricominciata.
Il pensiero del respiro c'era lo stesso, ma non mi dava più gli stessi sintomi di prima. Se stavo male riuscivo in ogni caso a controllarmi, senza andare nel panico.
Qualche brutta giornata comunque la passai anche quell'anno.

(Ora inizierò un po' a riassumere)

Il 2016 e il 2017 sono stati anche anni diciamo tranquilli, sebbene l'ossessione del respiro è stata sempre lì e mi ha causato diversi problemi. Ma mai problemi grossi al punto da costringermi a segregarmi in casa come nel 2014.

Mai fino a questo dannato 2018.
Ho iniziato l'anno con un attacco di panico, che mi ha costretto ad andare al pronto soccorso.
Praticamente non riuscivo quasi più a respirare: sentivo come un peso sul diaframma, come se non riuscissi più a utilizzarlo correttamente (e questo è un sintomo ricorrente). Piansi dal terrore, quel giorno.
Al pronto soccorso poi non mi hanno trovato nulla.

Ora, le cose, sono decisamente peggiorate.
La sensazione di pesantezza/gonfiore sul diaframma è diventata impossibile da gestire, se non in casa, da solo.
Se esco sto male praticamente subito, nel giro di pochi minuti: non riesco più a respirare e vengo assalito da una sensazione di paura che non riesco nemmeno a spiegarvi.
Ultimamente poi mi capita di sentirmi svenire, di avere capogiri, vampate di calore, extrasistole (battiti che saltano), torpore agli arti, mal di testa; tutti sintomi che mi fanno credere di star per avere un infarto e di star per morire. Ed è tutto ingestibile.
Se prima per contrastare l'affanno mi bastava stare seduto per qualche minuto e distrarmi magari usando il cellulare, ora per stare bene devo stare da solo, senza nessuno intorno che possa sentirmi o vedermi. Solo così mi riprendo.
In casa sto quasi sempre chiuso nella mia stanza, unico posto che reputo sicuro. Non riesco nemmeno a sedermi a tavola per mangiare, a volte (e sono magrissimo, pensate che rischio che sto correndo a mangiare poco), perché stare davanti ai miei mi mette ansia e inizio così a stare male.

Ora, in conclusione, il problema è sempre questa fissa del respiro, anche se ormai la cosa si è evoluta ed è ormai fuori controllo.
Anche se non penso al respiro ho comunque altri sintomi strani (sentirmi svenire, di avere capogiri, vampate di calore, extrasistole, torpore agli arti, mal di testa). Tutti i sintomi che ho solo di giorno, mentre ora di notte, sto benissimo.


Vorrei qualche consiglio da parte di qualcuno di voi, sperando abbiate letto tutto questo fino alla fine.
Non aggiungo altro, se non per ringraziarvi in anticipo per tutte le eventuali risposte.

Questo post è stato modificato 2 volta(e), ultima modifica di "samuelss" (29/08/2018, 03:59)


ansia123

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2

mercoledì, 29 agosto 2018, 10:49

Ciao Samuele!
la sensazione di mancanza di respiro o difficoltà respiratoria la conosco molto bene...mi ha accompagnato per anni e ancora a volte la sperimento...
non ho mai fumato nulla, non è scaturito da quello...
apparentemente è scaturito dal nulla (poi col tempo ho scoperto problemi alla tiroide che potrebbero aver contribuito a farmi stare male)
la mia clausura è durata 3 mesi, dopo i quali mi sono costretta ad uscire, un pochino alla volta, all'inizio senza allontanarmi troppo da casa e poi pian piano sempre più lontano dalla mia comfort zone...
all'inizio non mangiavo perchè mangiare (deglutire) mi creava più fastidi nella respirazione...considera che io, che magra non sono mai stata, ero arrivata ad essere sotto peso...uno stecchino ambulante...i miei per farmi mangiare mi compravano omogeneizzati (alla frutta perchè gli altri non erano di mio gusto...)
avevo 19 anni...ora ne ho 35 ed alterno momenti di benessere a momenti brutti...dispnea ansiosa, sbandamenti, dolori ovunque, ipocondria, tachicardia...
hai mai pensato di rivolgerti ad un medico? provare una cura farmacologica? un percorso psicologico?
so per esperienza che quello che stai passando ti logora...al mattino pensi che hai davanti una giornata di senso di soffocamento e sospiri che cesseranno solo quando andrai a dormire la sera...ma puoi stare meglio...se vuoi sono qui!

samuelss

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3

mercoledì, 29 agosto 2018, 23:19

Ciao Samuele!
la sensazione di mancanza di respiro o difficoltà respiratoria la conosco molto bene...mi ha accompagnato per anni e ancora a volte la sperimento...
non ho mai fumato nulla, non è scaturito da quello...
apparentemente è scaturito dal nulla (poi col tempo ho scoperto problemi alla tiroide che potrebbero aver contribuito a farmi stare male)
la mia clausura è durata 3 mesi, dopo i quali mi sono costretta ad uscire, un pochino alla volta, all'inizio senza allontanarmi troppo da casa e poi pian piano sempre più lontano dalla mia comfort zone...
all'inizio non mangiavo perchè mangiare (deglutire) mi creava più fastidi nella respirazione...considera che io, che magra non sono mai stata, ero arrivata ad essere sotto peso...uno stecchino ambulante...i miei per farmi mangiare mi compravano omogeneizzati (alla frutta perchè gli altri non erano di mio gusto...)
avevo 19 anni...ora ne ho 35 ed alterno momenti di benessere a momenti brutti...dispnea ansiosa, sbandamenti, dolori ovunque, ipocondria, tachicardia...
hai mai pensato di rivolgerti ad un medico? provare una cura farmacologica? un percorso psicologico?
so per esperienza che quello che stai passando ti logora...al mattino pensi che hai davanti una giornata di senso di soffocamento e sospiri che cesseranno solo quando andrai a dormire la sera...ma puoi stare meglio...se vuoi sono qui!


Ciao, e grazie mille della risposta! Essere compreso già mi rasserena parecchio, dato che purtroppo i miei amici, mia madre e altri a cui ho raccontato tutto, spesso fanno fatica a capirmi o magari non mi prendono seriamente. Questa mia difficoltà a esternare il male che provo credo abbia inoltre profondamente contributo a peggiorare tutto.

Citato

non ho mai fumato nulla, non è scaturito da quello..


Nemmeno nel mio caso credo sia stata scaturita dal fumo o dalla marijuana, perché io ansioso e ipocondriaco lo sono da tutta la vita. Se quella sera la difficoltà respiratoria l'avessi avuta a causa di un'indigestione, per esempio, il risultato sarebbe stato lo stesso. Ho citato quell'avvenimento più che altro per non tralasciare nulla, così che magari qualcuno un po' più "esperto" di me possa servirsene per aiutarmi a capire meglio. Poi, ho anche mio padre che soffre di ansia e attacchi di panico (peggio di me) quindi immagino si tratti di genetica.

Citato

all'inizio non mangiavo perchè mangiare (deglutire) mi creava più fastidi nella respirazione


A me dà sì fastidio il cibo in gola, ma principalmente a tavola sto male perché ormai il mio subconscio associa il momento di stare a tavola come un pericolo. Infatti mi basta alzarmi e j i istantaneamente sto benissimo. Passa tutto all'istante.
Mi chiedo come possa la mente agire così tanto sul corpo.

Citato

hai mai pensato di rivolgerti ad un medico? provare una cura farmacologica? un percorso psicologico?


Nulla di tutto questo.
Ho fatto vari controlli durante gli anni per escludere patologie organiche (che ripeterò), ma non ho mai visto uno psicologo e i farmaci mi terrorizzano. Ho comunque in mente di consultare a breve uno specialista.

Sperando di non essere invadente: tu hai mai seguito una terapia? Se sì, ti ha aiutata a gestire il problema? Ha avuto effetto anche a lungo termine? Te lo chiedo perché la mia grande preoccupazione è che gli specialisti non riescano a capirmi a fondo. So che è sciocco chiederlo, visto che l'efficacia della terapia varia da soggetto a soggetto, ma sentire esperienze positive mi darebbe un po' di fiducia.

Comunque, negli ultimi due giorni la cosa si è un po' attenuata: ho deciso di farmi forza e sono sceso con mia madre per accompagnarla a far la spesa. Sono stato male giusto un po' ma in generale, ripetendo nella mente "ho io il controllo, non è niente", tutto è filato liscio.
Oggi pomeriggio invece sono riuscito ad affrontare un'uscita con un amico, sotto il sole cocente (che per me è il male) e anche in questo caso nessun problema se non un po' di paura all'inizio. Ero quasi commosso da come mi sentissi bene.

Eh nulla, volevo chiedere con delle buone notizie. ^^

Grazie ancora per la tua disponibilità!

ansia123

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giovedì, 30 agosto 2018, 10:44

Io ho assunto farmaci per 10 anni...gli effetti erano positivi...non ho avuto problemi di "dipendenza"...sicuramente mi hanno aiutato (e qualche goccia di ansiolitico mi aiuta ancora oggi nei monenti più duri)...ovviamente ogni caso è a se...io ti riporto solo la mia esperienza...
Percorso psicologico non ne ho mai fatto, o meglio ci ho provato ma non fa per me, non ci credo, so però che con molte persone funziona e pure bene...tentar non nuoce...
Il caldo è "il male" anche per me...l'aria calda e umida simula perfettamente ciò che noi temiamo di più...la mancanza di respiro... ma il fatto che sei riuscito ad uscire lo stesso e a smoverti dall'immobilità in cui l'ansia ci intrappola è una buona cosa...continua a sforzarti di uscire...il tuo cervello noterà che non ci sono pericoli, che puoi farcela e piano piano sarà meno dura...
Se vuoi sono qui!

MutantKid

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venerdì, 31 agosto 2018, 16:49

Ciao, non ti conosco e quindi potrei dedurre cose sbagliate, ma con un infanzia come la tua (bullismo, tic, balbuzie) è normale che delle problematiche prima o poi si presentino. Spesso si tende a sottovalutare il potere che anni di abusi(nel tuo caso, il bullismo) soprattutto nell'infanzia, possono avere sulla stabilità mentale di un individuo. Detto questo, ricordati che i tuoi problemi non ti definiscono; il te degli "anni d'oro", il te a cui piace andare alle feste, che socializza facilmente, che è bravo con le ragazze, è ancora lì, sei sempre tu. Semplicemente stai passando un brutto periodo. Anzi, un periodo proprio di m*rda, se possp dirlo. Anch'io sono stata pesantemente bullizzata durante le scuole elementari/medie e sebbene io l'abbia più o meno superata, a volte passo vicino a un gruppetto di ragazzini che ridono e mi viene subito in mente di cambiare strada/penso che ridano di me, ma poi mi chiedo "è questo che sono? Ho ancora paura di un pugno do ragazzini?" E subito mi sento meglio perché so che la "vera" me non ha paura di queste cose. Ogni volta che l'ansia mi assale prima di uscire con i miei amici, mi chiedo "ma veramente io ho paura di godermi una serata con i miei amici più stretti? Con persone con cui mi diverto? Che mi fanno stare bene?" E provo sollievo nel ricordare come mi sento bene in loro presenza, come la "vera" me può essere spensierata, a volte. Quello che cerco di dirti è, non lasciare che la tua ansia si prenda la parte migliore di te, accetta che puoi essere sia il ragazzo che va alle feste sia quello che si chiude in casa per giorni senza vedere nessuno. Non c'è un prototipo di persona che può essere solo in un modo o solo in un altro, puoi essere entrambe le cose se ti fa stare bene! È giusto crearsi una comfort zone come è giusto uscirne quando comincia a non farti stare bene. Probabilmente avevi bisogno di andare in ritirata per un po', e va bene. L'importante è che piano piano tu riesca a uscirne. Non per forza devi cominciare a prendere farmaci: un semplice supporto psicologico può farti cominciate a stare meglio. E ricordati che ci vorrà del tempo :)
~Maya

Francescas

Giovane Amico

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sabato, 01 settembre 2018, 10:27

Penso che il corpo.in qualche modo deve esternare il malessere provato nella vita... Hai avuto un infanzia difficile e poi il corpo in un momento x della vita si sfoga.
Io ho avuto diverse vicissitudini nella vita e sette mesi fa sono iniziati tutti i sintomi che hai elencato tu e sono comparsi in un periodi tranquillo ed é per questo che non mi spiego il tutto.
C é da dire che ho la tiroide di hashimoto scoperta dopo il primo attacco ma con valori di TSH nella norma ed il medico mi ha detto che non dipendeva da questo... Fato sta che io sto male con un ansia che mi stritola lo stomaco... E a volte arrivo a pensare di avere qualcosa di serio