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LaRoscia

Utente Attivo

  • "LaRoscia" è una donna
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Posts: 17

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Data di registrazione: mercoledì, 11 ottobre 2017

Località: Roma

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1

sabato, 17 febbraio 2018, 19:06

Ansia, depressione e.. cambiare terapeuta?

Sono in terapia con il mio attuale dottore (psichiatra e psicoterapeuta) dal 2013, dopo aver cominciato a soffrire di attacchi di panico, ansia e ovviamente anche depressione a settembre del 2012.
I primi due/tre anni con questo dottore sono stati soddisfacenti: mi ha aiutata a recuperare quasi tutte le "abilità" che avevo abbandonato durante i primi 6 mesi di disturbi gestiti da sola, considerate che quando sono arrivata da lui non riuscivo neanche a uscire di casa (ho passato almeno 2 mesi letteralmente chiusa in casa) ed esattamente dopo un anno di terapia ero in grado di viaggiare, anche se solo in macchina e con i miei genitori (ho 25 anni, vivo con loro).
Dopo un costante miglioramento fino al 2015, in cui riconosco di non aver fatto "abbastanza", ossia la mia ansia era praticamente sparita e avrei potuto e dovuto osare di più, sono lentamente peggiorata fino ad arrivare a settembre 2016 con un mega attacco di panico di quelli che non mi venivano dall'inizio e di conseguenza ansia a manetta e depressione.
Questo dottore ha continuato a seguirmi sia con i farmaci sia ovviamente con la terapia, ma nell'ultimo anno e mezzo non siamo riusciti a ottenere miglioramenti, anzi sono peggiorata in maniera esponenziale. Sento che questa sia soprattutto una mia colpa o responsabilità: mi ha proposto tutte le "soluzioni" e gli esercizi che mi avevano aiutato la prima volta nel 2013, ma io non sono riuscita a metterle in atto. In pratica nell'ultimo anno e mezzo, forse anche di più, non sono riuscita a fare niente di quello che lui mi proponeva.
Mi sento bloccata, mi rendo conto che continuare questa terapia è inutile perchè non ne sto traendo nessun beneficio, allo stesso tempo continuo a tornare tutte le settimane con la speranza che possa cambiare qualcosa. Il dottore ovviamente mi ha proposto in più di un'occasione di cambiare o almeno di fare un consulto da un secondo dottore, ma io fino ad ora non me la sono sentita.
Le cose attualmente vanno malissimo, ansia che va e viene(e per lo più resta), attacchi di panico che mi vengono anche a casa dove ovviamente mi sono ritirata per una seconda volta e di conseguenza depressione per quella che è una vita di m***a.
Qualche consiglio? Qualcuno che si è ritrovato nella mia stessa situazione? Bloccato senza saper cosa fare, o forse sapendo cosa fare ma senza il coraggio di farlo?

  • "Dott. Alessio Congiu" è un uomo

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Data di registrazione: lunedì, 10 aprile 2017

Località: Padova

Lavoro: Psicologo clinico

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2

sabato, 17 febbraio 2018, 21:52

Gentile LaRoscia,

volendo offrirle un semplice spunto di riflessione in merito alla situazione da lei riportata nel post, senza per questo sostituirmi in alcun modo allo specialista da cui lei sarebbe attualmente seguita, mi verrebbe spontaneo ragionare insieme a lei circa il senso di responsabilità di cui ci scrive. Se non ho mal compreso dalla lettura del suo post, sembrerebbe infatti che lei pensasse che, qualora dovesse riuscire a seguire alla lettera le "soluzioni" proposte dallo specialista da cui è attualmente seguita, riuscirebbe ad ottenere i miglioramenti sperati. Ciononostante, il fatto di non riuscire a compiere queste pratiche come lei ritiene debbano essere compiute (es., come le metteva in atto in precedenza), la porterebbe a vivere un profondo senso di responsabilità per l’assenza di miglioramenti percepita. Così descritta, questa condizione appare un problema secondario rispetto al problema iniziale ansioso-depressivo che starebbe vivendo: ad una prima una consistente sofferenza emotiva, qual sarebbe quella da lei provata in questo delicato periodo, si sommerebbe la delusione derivante dalla frustrazione dell’aspettativa di miglioramento che la starebbe motivando a proseguire la terapia (es.,”[…] continuo a tornare tutte le settimane con la speranza che possa cambiare qualcosa”). In tal ottica, il problema primario d’ansia e depressione da lei indicato passerebbe quasi in secondo piano rispetto alla sofferenza percepita a seguita dell’idea di essere responsabile dell’assenza di miglioramento, in quanto tale valutazione secondaria avrebbe di per sé un effetto negativo sulla sintomatologia ansiosa e/o depressiva iniziale.

Nel rispetto di quella che sarà la sua scelta personale, ossia se continuare con l’attuale professionista o se invece rivolgersi ad un altro specialista, potrebbe forse essere utile se in terapia venisse preso in considerazione proprio il pensiero che starebbe maturando di tale “blocco”, tanto al fine di ridurre la frustrazione aggiuntiva che emergerebbe dalla lettura del post, quanto nell’ottica di comprendere il meccanismo responsabile della sintomatologia primaria, presumibilmente associato ai sintomi ansiosi e depressivi primari es., “Non riesco ad uscire da questa situazione; allora è proprio vero che sono inadeguata. E’ tutto colpa mia perché sono inadeguata”)

Pungolo

Giovane Amico

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Data di registrazione: domenica, 18 marzo 2012

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3

domenica, 18 febbraio 2018, 02:53

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Questo post è stato modificato 1 volta(e), ultima modifica di "Pungolo" (26/02/2018, 00:13)


mademoiselle_moi

Amico Inseparabile

  • "mademoiselle_moi" è una donna

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Data di registrazione: venerdì, 07 luglio 2017

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4

domenica, 18 febbraio 2018, 16:41

Ho una situazione per certi versi simile: ho iniziato la psicoterapia a fine 2013 e mi portavo problemi fin dall'infanzia e un'ansia cronica che mi accompagnava da tutta la vita. Inizialmente ho ottenuto dei miglioramenti, ho capito i motivi, ma ho sempre avuto grosse difficoltà a lasciarmi andare. In termini tecnici ero "resistente alla terapia". Così dopo due annetti, che possono già sembrare tanti, ho abbandonato, pensando che il problema fosse la terapeuta. Ne ho contattate altre, ma non sono andata oltre la prima seduta, o addirittura oltre la prima telefonata. Dopo molto tempo sono tornata dalla mia vecchia terapeuta, ci siamo parlate chiaramente, mi sono sforzata di lasciarmi andare di più.....e qui ho avuto un grosso crollo, ho iniziato a stare malissimo, ma continuavo ad andare. Poi mi sono arresa, ho preso dei farmaci, e stavolta di comune accordo abbiamo sospeso la terapia in attesa che i farmaci facessero effetto, perchè stavo talmente male che mi faceva stare male anche solo andare da lei.
Ecco, ora coi farmaci sto meglio, e non so decidere cosa fare:
alcune cose sono rimaste in sospeso, e su queste vorrei lavorare, ma poi vorrei fermarmi qui. Molta della mia ansia fa parte del mio carattere, e se la psicoterapia ambisce a farmi diventare una persona che farà cose senza ansia, dovrò andarci a vita, e sinceramente non me la sento. Voglio risolvere alcune cose della mia infanzia che mi fanno ancora soffrire, voglio capire perchè sono diventata ipocondriaca (altrimenti quando smetto i farmaci, mi torna!) , ma poi basta. Io sarò sempre una persona che ha un po' di ansia quando deve uscire in compagnia, che si sente a disagio in situazioni nuove, che ci pensa mille volte prima di fare una cosa. Questo mio essere così lo posso tollerare. L'ipocondria devastante e le incazzature con mia mamma per l'infanzia che ho passato, no.