Ciao a tutti... Inanzitutto grazie Carlos per avermi segnalato questo post, lo trovo davvero molto interessante. Mi presento per quelli con cui ancora non ho avuto a che fare: sono una ragazza di 25 anni, ho sempre vissuto la normalità della mia età, ho viaggiato in lungo e in largo, ho esplorato, ho studiato e mi sono divertita. Tutto fino a Maggio del 2010, quando improvvisamente non sono più riuscita a guidare la macchina (io ho sempre adorato guidare la mia Punto scassata fumando fuori dal finestrino e urlando canzoni!); quello è stato il punto di partenza: da lì in poi ho iniziato a non riuscire più ad uscire di casa da sola, ma allora sia io che il mio ragazzo studiavamo, vivevamo insieme, stavamo sempre insieme... non era un gran problema, pensai: mi passerà. Poi le cose sono peggiorate. Lui ha iniziato a lavorare 12 ore al giorno dopo essersi laureato, io sempre a casa da sola improvvisamente terrorizzata dal mondo esterno uscivo solo con lui o con amici, sentendomi una completa idiota. Ho iniziato così una terapia da una psichiatra, fino a quando ad Agosto di quest'anno, durante una vacanza in Grecia ho smesso di mangiare: così, dal nulla. Una sera ho avuto un attacco di panico dovuto alla paura di vomitare (soffro di emetofobia fin dalla prima infanzia) e il giorno dopo non mangiavo più nulla. Non c'era verso. Io e il mio compagno siamo dovuti rientrare prima dalla vacanza, io sono tornata dai miei per non stare da sola in casa, e da allora (ormai è un mese) non sono più uscita se non per andare dallo psichiatra e ho perso 10kg.
Leggendo i vostri interventi onestamente mi sono sentita terrorizzata: non guarirò? vivrò per sempre nella paura della paura? Gli psichiatri sono tutti dei cialtroni?
Fortunatamente conosco gente che è uscita da queste situazioni, con l'ausilio di terapie adatte (cioè mirate a risolvere il problema alla radice e non a curarne i sintomi) e di medici competenti.
Per quanto riguarda me, per ora sto facendo una cura con 20mg di citalopram (SSRI) e 7 gocce di Xanax prima di dormire, ed è ancora presto per dirlo, ma sembra che qualcosina faccia: tanto per cominciare mangiucchio qualcosa, ancora poco, ma almeno non sto digiuna. E ogni tanto mi viene voglia di uscire, di fare. E la voglia è già un passo avanti. Il mio psichiatra è un bravo dottore, all'inizio non mi fidavo molto, mi faceva parlare per un'ora della mia vita, del mio passato, non mi spingeva a tirar fuori cose (come mi aspettavo avrebbe fatto) e non mi ha mai detto di sforzarmi. Ho iniziato a fidarmi quando ho visto che ogni seduta mi fa stare un po' meglio, almeno per qualche giorno. Ma ogni vola (e ci vado una volta alla settimana, non ogni mese) i giorni in cui sto bene aumentano, e mi ridà un po' di speranza.
Poi ci sono i giorni no... ma cosa ci si puo' fare? Quelli capitano a tutti. I giorni in cui ci si fa schifo, ci si sente degli ebeti, ci si sente pazzi.
La mia esperienza personale, per ora, oltre alla disperazione, mi ha portato anche a capire quali sono, tra le persone che ho intorno, quelle che tengono a me. Quelle che fanno la strada per venirmi a trovare, che stanno nel giardino dei miei genitori a chiacchierare con me, che ogni tanto mi chiamano e mi spronano a stare meglio, è questo è un bene: io ho sempre pensato di essere sola, che tutti i miei amici sarebbero spariti nel momento in cui ne avessi avuto bisogno.
Vediamoli un po' questi lati positivi

Sono pochi, ma ci sono. Dobbiamo essere forti: questo è l'unico modo per uscirne, a mio avviso. E non lo dico così per dire. Ho pensato al suicidio così tante volte che ormai non le conto più, non l'ho mai fatto solo perchè ho dei genitori e ne sarebbero distrutti. Nonostante questo continuo a dirmi che devo farmi forza, perchè nessuno si farà forza al posto mio, perchè anche se la gente continua a pensare che chi è affetto da DAP sia un "esaurito" o un "pazzo", noi sappiamo che non è vero e sappiamo che la nostra malattia è invalidante e merita di essere curata tanto quanto un cancro o un osso rotto. Non è che solo perchè non si vede allora non c'è.