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Hallomarc

Piezz e' core...

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1

martedì, 22 novembre 2011, 20:49

Ama il prossimo tuo come te stesso.

Ok, ma il punto è che forse io non amo poi così tanto me stesso.
(Quindi forse il mio prossimo non è molto fortunato).

Ma cosa vuol dire questa frase?
Si può verificare in qualche modo?

Qual è la vostra esperienza?
Se non ci fossero i miei difetti, non ci sarei nemmeno io.

Hallomarc

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2

mercoledì, 23 novembre 2011, 11:38

Leggete e mi fa piacere.
Ma non vi esprimete.
No nè un topic di religione.
Mettiamo che questa famosa frase l'abbia detta Socrate.

Se mentalmente ci poniamo questa domanda, senza temere la risposta, potremmo trovare risposte molto interessanti. E anche soluzioni.
Se non ci fossero i miei difetti, non ci sarei nemmeno io.

summertime

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3

mercoledì, 23 novembre 2011, 11:54

L'argomento è talmente sconfinato che capisco ci si possa trovare spiazzati.

Più che religione, diciamo che questa è una proposta di vita offerta da più d'una religione.

Per alcuni è la chiave della felicità.
Per altri è un pesante dovere da compiere.
Per altri è una cosa del tutto naturale.
Per altri non sta né in cielo né in terra.

Direi che la "quantità" di amore che tu offri agli altri è un parametro molto importante per capire che persona sei.

N.B. "ama il prossimo tuo come te stesso" è una traduzione non proprio corretta. In lingua originale, il comandamento suona così: "ama il prossimo tuo in quanto te stesso".

Il senso cambia radicalmente.
“Se qualcuno ti dice che non ci sono verità, o che la verità è solo relativa, ti sta chiedendo di non credergli. E allora non credergli.”

Hallomarc

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4

mercoledì, 23 novembre 2011, 14:10

Bel post.

Io penso che sia molto vantagioso e così assicura le condizioni per essere felici.
E' il modo per non temere l'altro.
Interessante anche la traduzione. Ci devo pensare.

Ora riprendo la frase con una chiosa:
ama il prossimo tuo quanto te stesso.
Sapendo che assai spesso il prossimo non è amabile ai tuoi occhi.
E che anche quelli che ami, prima o poi , in qualche occasione, li vedrai nemici.
Se non ci fossero i miei difetti, non ci sarei nemmeno io.

dora

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5

mercoledì, 23 novembre 2011, 14:19

Terra terra l'altra conseguenza: non fare aglia ltri quello che non vorresti fatto a te. Si vive meglio con meno ansie. Naturalmente porgere l'altra guancia non significa farsi massacrare quindi la guardia sempre alzata con tutti compresi marito moglie, figli, genitori e amici. :search:

linette

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6

mercoledì, 23 novembre 2011, 14:32

Propongo un'altra prospettiva...
Il dialogo tra l'altro e l'io sta nell'amore e non nel confronto.
Nell'AMA, e non nel IN QUANTO o NEL COME.

L'altro non è che me stesso, nella sua prospettiva. Tuttavia Io non SONO in quanto ALTRO, bensì in quanto AMORE.

Ovviamente tutto nell'ambito di interpretazione del motto. Mi sono fatta venire mal di testa...
"L'intelligenza è data all'uomo per dubitare" Emilie Verhaeren (dal Pensiero del momento)

Questo post è stato modificato 1 volta(e), ultima modifica di "linette" (23/11/2011, 14:41)


Hallomarc

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7

mercoledì, 23 novembre 2011, 21:18

Ciascuno di noi dice: "beh, in fondo non ho fatto male a nessuno".

E' più corretto dire: "mi sembra di non aver fatto male a nessuno".

Nella realtà ogni giorno c'è una bella dose di critica, antagonismo, rifiuto. Queste forze possono emergere oppure rimanere sommerse dentro di noi. Comunque producono danni.

Una prova? Fate caso domani a qualche vostro interlocutore. Perché accade che qualcuno sia critico verso di voi, anche se non usa parole critiche. Ma il tono critico lo avvertite benissimo.
Se il vostro interlocutore è scontento, ve ne accorgete, anche se le sue parole non sono offensive e in fondo potrebbero anche essere logicamente condivisibili.

Le parole dicono quello che c'è nella mente, i toni quello che c'è nel cuore.
Se non ci fossero i miei difetti, non ci sarei nemmeno io.

klam80

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mercoledì, 23 novembre 2011, 21:37

Sono pienamente d'accordo con questa frase e filosofia di vita.
Vorrei non fare male a nessuno, ma io non mi amo molto... ne deduco che pure il mio prossimo non deve essere molto fortunato... e mi dispiace...
Spero ci sia un modo per apprezzare l'altro pur non apprezzando se stessi. Con tutta la buona volontà, non riesco proprio ad apprezzarmi... Anzi, mi sopporto poco...

Fragolino

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giovedì, 24 novembre 2011, 10:12

"Le parole dicono quello che c'è nella mente, i toni quello che c'è nel cuore" .

Ragazzi, questa è una frase molto suggestiva e in parte la condivido.
Ma esistono anche le sfumature: dovremmo volerci bene, in questo modo anche chi ci circonda godrebbe del nostro stato d'animo. Spesso pretendiamo troppo da noi stessi e così anche il nostro prossimo ne fa le spese.
Siamo imperfetti, la nostra natura lo è ma si può trarre molto dal buono che c'è in noi.

Solo un modesto parere il mio, l'argomento è quanto mai complesso ;-)

Buona giornata a tutti
frag

Mad_the_mith

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giovedì, 24 novembre 2011, 12:13

Io in generale non sopporto affatto gli altri, specie le donne, e non mi ci affeziono certo.

Faccio eccezione per la mamma e il fidanzato, ma anche lì non so, se messa alla prova, fin dove potrebbe arrivare il mio amore o almeno quello che è il sentimento più forte che riesco a provare.

Lo so, non è esattamente un bel vivere, ma mi consente di andare avanti.

Suppongo sia una forma di difesa maturata nel tempo.

Non ho nessuna intenzione di scardinarla, almeno per ora.
A tutta manetta in vespa e in lambretta!

Hallomarc

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11

giovedì, 24 novembre 2011, 12:51

Secondo me basta decidere un giorno nel quale si fa finta di amare chiunque abbia a che fare con noi.
Non regire, non indispettirsi, far scivolare dentro di noi le cose che non ci sono gradite.
Facciamo finta per un giorno che alcune cose che ci dicono o fanno non ci disturbino.

Arrivati a sera, riflettiamo su ciò che è accaduto a noi e agli altri.

Ci sentiamo meglio? O peggio?
Più insoddisfatti e frustrati o più sereni?

Saremo noi stessi a darci un giudizio.
Se non ci fossero i miei difetti, non ci sarei nemmeno io.

linette

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12

venerdì, 25 novembre 2011, 12:05

si fa finta di amare
dici che vale?
"L'intelligenza è data all'uomo per dubitare" Emilie Verhaeren (dal Pensiero del momento)

Hallomarc

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13

venerdì, 25 novembre 2011, 13:08

Kalm e Fragolino

Voi dite : "ma io non è che mi ami poi tanto".

E' un'esperienza spiacevole che vivo anch'io. Ma cosa c'entra con "ama il tuo prossimo?".

Io credo che succeda semplicemente questo. Se noi avvertiamo intimamente un senso di giudizio e critica verso altri, ci comportiamo di consegenza. Perché noi tutti ci muoviamo in base all'idea che di un altro ci siamo fatti.

L'altro avverte in qualche modo e anche lui si fa un'idea, che noi avvertiamo.
Cioè procuriamo reazioni verso di noi che concorrono a farci un'idea di come potremmo essere, o per lo meno apprire.

Se proviamo molte antipatie, non possiamo pensare di raccogliere simpatie. E così sarà difficile che ci possiamo piacere.
Se non ci fossero i miei difetti, non ci sarei nemmeno io.