Forse non avete affatto bisogno di queste mie raccomandazioni.
Tuttavia, mi sento spinta a dire a tutti voi di non farvi infarcire la testa, e paralizzare il pensiero, da diagnosi varie e definizioni mediche alle quali gli psichiatri si appellano per potersi muovere nel fitto ginepraio dei disturbi psicologici che, assai spesso, non sanno neppure trattare per mancanza di competenza e di empatia che gli preclude di capire la dimensione, spesso terribile, che intrappola chi soffre.
Non fatevi persuadere da nessun medico che voi siete quello che lui afferma, quando vi sentirete identificati col disturbo,con la malattia.
Pensate sempre che è solo una diagnosi e che nessuno, mai nessuno, sarà il depositario della verità assoluta sul vostro conto.
Alcune sere fa, il mio psichiatra (un primario di psichiatria di un noto ospedale milanese), il quale mi era sembrato diverso da quelli che "mi avevano curato" in precedenza, mi ha profondamente deluso. Lui che, nella presentazione della sua pluriennale attività coi pazienti psichiatrici, pubblicata sul sito internet dell'ospedale, si è dimostrato così ottuso,così presuntuoso ("dottore, lei mi ha prescritto Haldol, perchè non mi ha detto che è un antipsicotico!Lei lo sa che non sono psicotica!" ), così freddo e insopportabilmente borioso da negarmi una risposta chiara ed esaustiva alla mia domanda (tra parentesi), desideroso di interrompere la nostra telefonata (".....mi può richiamare domani? Lei deve fidarsi!") perchè il paziente è solo una cavia e deve mandar giù "la cura", deve seguire le prescrizioni del luminare senz'anima che lo avvelena.
Posso affermare per esperienza personale, nonchè per aver letto molteplici testimonianze di pazienti ricoverati presso le strutture psichiatriche e non, che per molti psichiatri il paziente è ancora e principalmente la malattia, è il disturbo da debellare, è il fastidio sociale da risolvere, e così poco un'anima.
A febbraio ho avuto una bruttissima esperienza con un psichiatra, di un ospedale e ambulatorio dove vivo io, era nuovo, per farmi credere di più, dissi che mi mandava la psicologa, ma invece tutto negativo, la persona che usci dallo studio prima di me, uscì con la faccia rossa e con l'ansia. Quando andai io mi trovai in una scena irritante, il psichiatra, l'assistente sociale e l'assistente dell'assitente sociale, che parlavano contemporeaneamente e scrivevano schede, facevano confusione, mentre io in 5 minuti dovevo dire la mia storia di ansia e le cause probabili. Appena dissi ansia, lo psichiatra mi scrisse tre medicine, mentre io dissi che la mezza pillola che prendevo mi faceva male, e non mi disse né come le dovevo prendere nè per quanto tempo, e dovevo ritornare quando ne avevo voglia.
Ma la cosa che mi diede più fastidio e come se reagirono ironicamente ai miei problemi che ho vissuto in famiglia. Piansi per tutto il giorno e da allora decisi di non andare più ad un psichiatra.
Almeno il primo psichiatra disse che ci voleva "Amore", cioè essere innamorati per essere felici. E mi dava solo mezza pillola.
La cosa che non accettavo è la derisione delle sofferenze che ho vissuto, e quello di riempirmi il cervello di psicofarmaci.