Ero in dubbio sul giusto forum in cui inserire questo topic, ma alla fine, considerando meglio cause ed effetto, ho deciso che l'alcol sarà il tema principale... di nuovo.
Alcol
Dopo il topic "Penso di entrato nel tunnel" ho deciso che nessuno mi poteva aiutare, ho abbandonato alcuni amici che mi frenavano e da quel momento il tunnel è diventato sempre più chiaro e visibile. Dal quel momento ho perso circa 300 euro in un mese e ora sono in debito di 20 euro dall'ultima settimana con dei miei amici e non esito a chiederne altri, che, grazie alle mie doti manipolatorie (da socio-patico quale sono), riuscirò ad ottenere anche a costo di indebitarmi con uno per saldare con un altro, finendo per perdere tutti gli amici in un colpo solo quando la mia beffa verrà smascherata. Ma quei soldi dove vanno? Alcol ovviamente.
Le cause di questo vizio? Molte e radicate in anni e anni di storia che non intendo raccontare più.
Il motivo per cui scrivo? Come al solito non lo so. Forse perché penso di essere effettivamente solo io ad avere dei problemi.
Perché bevi? Perché mi porta ad essere ancora più felice, perché così posso godere più intensamente e con maggior durata della derealizzazione.
Derealizzazione cosa?
Derealizzazione
Cosa c'entra la derealizzazione con l'alcol? Nulla, apparentemente. Invece è da quando (3 giorni prima dell'ultimo dell'anno) mi sono ubriacato seriamente per la prima volta, che ho cominciato ad avere episodi sempre più frequenti di derealizzazione, che ho deciso di chiamare tale perché in mancanza di altri termini. Ora cercherò di spiegare quello che sento:
Partendo da una qualsiasi cosa strana che mi può accadere nella giornata, ascoltando un certo tipo di musica o focalizzandomi apposta su questo pensiero, riesco a come staccarmi dalla realtà e vederla dal di fuori. Il mio spirito subisce una specie di liberazione e mi sento estremamente felice. E' come se guardassi il mondo con l'occhio del creatore. In pratica quello che provo a vedere le persone che mi circondano è compassione. E' come se guardassi tutti con l'occhio da padre verso i figli: mi sento fiero per loro e allo stesso tempo estraneo. Provo delle grandissime emozioni che mi fanno, tra le altre cose, considerare la morte come un momento in cui scoprire davvero cos'è la vita. Ne ho sempre meno paura e non capisco perché gli altri ne hanno paura.
Questo pensiero non mi turba affatto; anzi, ne vado in cerca; è un pensiero che mi affascina e mi fa credere che alla mia morte mi risveglierò in un altra vita, oppure rientrerò in un altro sogno (vita), insomma, mi da speranza ed eccitazione. Il solo parlarne mi accende come se dentro di me ardesse ancora qualcosa.
Non cadiamo nella banalità
La mia non è un atteggiamento provocato dal fatto di stare male in questa vita. A scuola vado meglio di qualsiasi altro anno e passerò certamente anche questo. Gli amici ci sono, anche se alcuni li ho persi. Compagni di scuola divertenti ci sono, e ogni giorno ne scopro qualità che prima non avevo mai notato. Passatempi li ho e mi prendono così tanto che quando mi ci dedico perdo anche il senso del tempo. All'amore non ci credo e non mi sento presente in un momento in cui potrei sostenere una relazione di amicizia particolare, ma non ne sento il peso. I genitori mi considerano maturo ed adulto e seppur vivendo da studente in casa loro mi trattano con rispetto assoluto e mi danno qualsiasi libertà di gestione del tempo, studio, spazio ed amicizie come hanno sempre fatto. Del futuro ho avuto sempre una certa di paura, ma ora non più, ho le idee chiare di cosa fare dopo la scuola e quali obiettivi prefiggermi.
Non sono mai stato tanto felice in vita mia.
Cosa c'è che non va?