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Training Autogeno: come e quando

category Psicoterapia Maria Teresa Maiocchi 4 Febbraio 2013 | 1,998 letture | Stampa articolo |
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Spesso il Training Autogeno viene considerato una sequenza di semplici esercizi corporei finalizzati a contrastare lo stress. Rappresenta, invece, un reale strumento terapeutico: costituisce infatti la prima fase della Terapia Autogena adatta al trattamento degli stati d’ansia, del disturbo da attacco di panico, delle fobie, dei disturbi della sfera sessuale, dell’insonnia, dei disturbi psicosomatici.

Date le particolari attivazioni che produce, consente di invertire il consueto collegamento tra mente e corpo, che usualmente corre nella direzione cervello-corpo (il cervello che dà ordini al corpo), alla direzione inversa corpo-cervello (le sensazioni del corpo vengono registrate dal cervello per quello che sono, senza alcun giudizio, accogliendole come un’espressione del proprio essere, della propria unicità).

L’elemento terapeutico consiste nel “disconnettere il pensiero”, “non fare” nulla, non darsi “ordini”, darsi invece a un “abbandono” completo, avvicinando con fiducia il proprio spazio interno.
Il compito del trainer è solo quello di accompagnare, essere testimone di una vicenda tutta interna che avvicina con fiducia tutta la saggezza già presente nel corpo e nella psiche di ciascuno.

In assenza di disturbi psico-fisici il Traning Autogeno rappresenta un valido strumento per migliorare il proprio stato di benessere, perché favorisce calma e autocontrollo, distensione e recupero delle energie, chiarezza mentale e sicurezza, migliorando quindi l’autostima e le prestazioni.

Ma il Training Autogeno rappresenta anche uno stile di vita, in quanto in qualche modo insegna a scivolare fuori da una modalità esistenziale fortemente orientata al “fare”, che i modelli sociali e culturali attuali impongono, introducendo invece a una piena disposizione a “essere”, attraverso un’esperienza di proprio-percezione (avere consapevolezza del proprio corpo), che dà sicurezza, bene-essere, equilibrio.

Si tratta in ultima analisi di una esperienza che consente di riallacciare i collegamenti tra mente (pensiero), corpo (sensazioni), emozioni; collegamenti questi che spesso l’uomo contemporaneo disconnette senza neppure rendersene conto, ostacolando il rapporto con se stesso nella sua totalità e quindi con l’Altro, col Mondo, col Tempo.

Per quanto riguarda gli effetti benefici, già dopo le prime sedute viene segnalato uno stato di calma e di distensione muscolare, che prepara alla sedazione delle emozioni (un’azione calmante), condizione importante per raggiungere un distacco emotivo dalle situazioni problematiche.

Inoltre sviluppa l’autoregolazione delle funzioni corporee involontarie, producendo effetti benefici a favore di pazienti afflitti da disturbi di psicosomatici.

L’allenamento costante favorisce il miglioramento delle prestazioni nelle attività lavorative, di studio e sportive proprio perché migliora la concentrazione.

L’apprendimento può avvenire in forma individuale o di gruppo. Se sia facilitante il rapporto uno a uno, oppure uno a molti nella fase di apprendimento è un elemento molto soggettivo; dipende sostanzialmente da quanto una persona si sente di condividere un’esperienza comunque soggettiva con altri, da quanto la sua persona si possa sentire stimolata o disturbata dalla presenza di altri: in tal senso un colloquio preliminare con il trainer aiuta ad analizzare questi aspetti e trovare la modalità più adatta per ciascuno.

Il gruppo può sicuramente avere un effetto di stimolo, migliorando la ricettività; può creare rassicurazione, partecipazione, empatia, attraverso la condivisione verbale delle sensazioni provate.

Il vantaggio dell’apprendimento individuale consiste invece nella personalizzazione degli esercizi, con eventuali modifiche dei termini usati solitamente, per evitare parole che – per alcune persone – possono essere vissute negativamente. Può essere modificata la frequenza degli incontri, dosando gli esercizi in relazione alla personale situazione psico-fisica. Inoltre le sedute possono essere più numerose, facilitando un rallentamento dell’esperienza e quindi un maggiore rafforzamento.

Il corso individuale consente inoltre di sviluppare quelle che vengono definite “formule d’organo specifiche” che, in presenza di somatizzazioni, concentrano l’attenzione e il lavoro terapeutico sulla parte del corpo interessata dal sintomo psicosomatico, oppure delle “formule di proponimento individuali” finalizzate al raggiungimento di obiettivi personali specifici, come smettere di fumare, regolarizzare il sonno, superare l’ansia da prestazione.
Sostanzialmente il corso individuale è come un abito costruito su misura.

In presenza di disturbi d’ansia, insonnia, disturbi della sessualità è possibile seguire il metodo a doppio binario, cioè alternando una seduta di Trainin Autogeno con una seduta di colloquio clinico psicologico, in modo da raggiungere in tempi relativamente brevi l’eliminazione dei sintomi e arrivare a uno stato di benessere psicofisico su cui fondare consapevolmente la propria esistenza.

 







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