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Sulla guarigione e sulla nascita psicologica in psicoterapia

category Psicoterapia Anna Mostacci 16 Luglio 2010 | 3,242 letture | Stampa articolo |
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Barbara mostra il viso contratto, le lacrime che riempiono i suoi occhi, le mani tremanti che torturano le frange della sciarpa e pone la domanda accorata: “Finirà questo tormento? Guarirò?”.

Barbara soffre da più di un anno di un disturbo ossessivo-compulsivo che la attanaglia e la tiene prigioniera in regole comportamentali che lei stessa riconosce come assurdamente esigenti.

C’è in lei il bisogno di pensare che la risoluzione del suo profondo conflitto interiore avvenga come una guarigione “da tutto”, come una guarigione dalla malattia secondo il modello medico, dove si guariscono i sintomi e con essi la causa diventando infine immuni.

Spesso più è cronicizzato il disturbo più l’aspettativa verso un intervento psicologico è di questo tipo.

Questa aspettativa è comprensibile, il perdurare del disagio provoca un’invalidità dell’essere per se stesso e verso il mondo oltre sé.

Per Carlo l’ansia di arrivare primo in ogni settore della sua vita lo sta spossando da molto tempo, racconta che gli sembra di aver avuto questo problema da sempre e si aspetta che la psicoterapia lo guarisca “come si guarisce da un’infezione”. Non parla di superamento, di movimento “verso”, parla di una visione di sé completamente opposta a quella che ha ora, dove il suo bisogno di dipendenza viene soddisfatto e vissuto. Questa visione si spinge in un oltre che ha una potenzialità predittiva ed è su questa immagine che verte la promessa di un lavoro terapeutico che lo vedrà pronto a venire a patti con la sua sfiducia cronica.


Se da un lato può essere rassicurante per paziente e terapeuta pensare in termini di guarigione secondo il modello medico, dall’altro lato questo pone paradossalmente dei limiti concettuali all’intervento psicologico che in quanto tale non può prescindere dal dinamismo psichico.

Per comprendere quanto è fondamentale e radicato in noi il concetto di guarigione proverò a descrivere dove esso si situa nel dinamismo psichico diventando immagine e simbolo potente e necessario.

Il processo di differenziazione e individuazione dell’Io apre alla nascita psicologica. Non più l’Io che si auto-genera uroboricamente e che condivide l’arcaico mondo simbolico materno ma l’Io che sperimenta il suo essere nel mondo con idee e volontà nuove e proprie.

In questa fase psichica l’Io è tutto preso a darsi ragione sulla sua visione del mondo così come la sta concependo e la visione dicotomica con il suo concetto di malattia/guarigione ne è un passaggio caratteristico ai fini della sconfitta della più grande paura dell’umanità, quella della morte.

L’Io sperimenta qui la paura di esistere con le proprie forze, di imporsi nel mondo, qui subentra la paura come componente che ostacola il fluido attraversare la vita rischiando. Il successivo passaggio dinamico evolutivo consiste nell’incontro col mondo paterno, l’incontro con il proprio Sé.

La mediazione, la flessibilità, l’integrazione tra ciò che è buono e ciò che è cattivo, tra bene e male, la nascita dell’etica e la comprensione interna dell’amore come dono, giungeranno ad equilibrare e dosare quella che poco prima era lotta di sopravvivenza per la forza istintiva dell’Io in crescita.

È in questo passaggio che incontriamo anche il rapporto terapeutico tra paziente e psicoterapeuta in quanto chi approda alla psicoterapia ha intravisto la serenità che viene dall’accettare di condividere la sua pena di vivere estremizzata, senza venire deriso ma compreso, di poter esprimere la sua visione del mondo e riaggiustare il tiro.

Egli intravede che sono la nascita psicologica e i suoi passaggi ciò che ha denominato come guarigione e questo presuppone un movimento intenso e fluido di integrazione e, nello stesso tempo, di depotenziamento dei complessi disturbanti e ostacolanti senza dover rinnegare parti di sé “difettose”.

Il momento in cui l’interazione psicoterapeutica produce questa consapevolezza si può affrontare la sfida che la vita ci presenta sotto forma di disagio psichico.

Paziente e terapeuta imparano vicendevolmente il valore alchemico della trasformazione che li accompagna verso un nuovo obiettivo.

Comune a tutte le diverse forme di psicoterapia, l’obiettivo fondamentale è quello di stimolare la modifica delle condotte che hanno intaccato l’equilibrio psichico della persona e favorire la crescita delle potenzialità in modo tale che la persona si renda capace di condotte di auto-accettazione e di auto-affermazione autentiche che gli permettano di adeguarsi creativamente all’ambiente, di superare gli stress caratteristici dell’esistenza e di raggiungere il grado ottimale di realizzazione e di serenità personale e sociale.







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