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PSICODRAMMA + COMICOTERAPIA = COMICODRAMMA

category Psicoterapia Danila Lorenzini 2 Dicembre 2007 | 3,027 letture | Stampa articolo |
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La natura  dell’essere umano, lo sviluppo della personalità ed il modo  di essere al mondo che ogni persona trova, sono processi estremamente  complessi e plurideterminati. Per cercare di comprendere meglio  l’uomo nella sua dimensione cognitiva, emotiva, comportamentale e  nella sua capacità di cambiamento, sono state proposte molte e  diverse teorie e prassi psicologiche. Ogni scuola di pensiero rappresenta il modo con cui il suo autore interpreta la  realtà, in quanto appartiene ad un contesto storico e  socio-culturale ben preciso, del quale rifletterà percezioni  atteggiamenti e credenze, proponendo dunque una visione, seppur  utile, del tutto parziale della realtà. Ne consegue che nessun  approccio psicoterapico può definirsi tanto completo od  esaustivo da poter essere considerato il migliore, o da poter essere  utilizzato esaurientemente per la cura di qualsiasi disturbo  psichico.

Negli ultimi  decenni, una parte del mondo scientifico ha riconosciuto la necessità  di adottare una prospettiva aperta nei confronti dei vari contributi  offerti da teorie psicologiche anche molto distanti l’una  dall’altra.

La  psicoterapia è un tentativo di risposta alla richiesta  d’aiuto: è l’applicazione sistematica di metodi precisi al  trattamento della sofferenza psichica e si basa principalmente sulla relazione terapeutica, responsabile in larga parte della riuscita del  trattamento.

Le teorie  psicologiche servono allo studioso come riferimenti approssimativi  per comprendere globalmente uno specifico comportamento, o per avere  una lettura dei gruppi societari. In questa ottica, appare evidente  come nessuna teoria o prassi psicoterapeutica possa ritenersi la  migliore in assoluto, o possa generalizzarsi a qualunque contesto, o  cliente. La complessità della natura umana richiede una presa  in carico che consideri la capacità di lavorare in modo  eclettico.

Esistono  molti differenti orientamenti in psicoterapia e vi è una  continua a animata discussione riguardo a quanto i metodi dovrebbero  essere applicati senza interferenze, oppure in modo integrato.

La mia  convinzione, condivisa da molti, è che sia necessario un  atteggiamento integrato, al servizio del cliente, che sappia modulare  un intervento o un piano di trattamento in base alla unicità  di chi si ha di fronte. Ogni approccio può fornire, in questo  senso, un contributo diverso alla ricerca e alla cura psicologica.

Partendo da  questa ottica integrata, io ed un mio collega, Leonardo Magalotti,  portiamo avanti da anni un progetto che abbiamo chiamato  “Comicodramma”;  si tratta di un laboratorio esperienziale che vede l’integrazione  di tecniche mutuate dalla Psicodramma classico e dai più  moderni modelli di Teatro Terapia, con tecniche appartenenti alla  Comicoterapia e al Teatro Comico.

L’idea  di integrare questi due ambiti proviene dalla mia duplice formazione:  lavorando nelle corsie di Ospedale come clown dottore ho sperimentato  quanto possa essere importante sorridere in condizioni di salute  drammatiche e quanto potere di rinascita abbia il buon umore  dell’affrontare l’ospedalizzazione.         Inoltre, come  psicoterapeuta, ho sperimentato la capacità terapeutica del  teatro; attraverso la drammatizzazione delle proprie emozioni, in  terapia individuale o di gruppo, la persona raggiunge facilmente  un’alta consapevolezza di se stessa. Nasce così la volontà  di mettere in scena la problematica della persona, ma attraverso un  personaggio possibilmente comico: qui la novità rispetto allo  Psicodramma classico.  La  base filosofica del “Comicodramma”  è di tipo esistenziale e costruttivistica: all’uomo è  riconosciuta una grande libertà e responsabilità nelle  scelte che “costruiscono” il suo modo di essere al mondo.

Attraverso  questa esperienza di tipo laboratoriale, la persona ha la possibilità  di “ri-narrare” la propria storia clinica, o storia di vita, e  può farlo cambiando punto di vista, reinterpretando personaggi  chiave nel teatro della vita, mettendo in scena e spesso  s-drammatizzando problematiche che da sempre hanno rappresentato uno  scomodo biglietto da visita da presentare all’altro. Nel  “Comicodramma”,  i due terapeuti ed il gruppo stesso con la sua creatività e  capacità di accoglienza, hanno una funzione di facilitazione  del processo di cambiamento, e di volta in volta utilizzano le  proprie conoscenze, capacità di improvvisazione e sensibilità  clinica  per introdurre elementi comici, ironici, umoristici, giocosi  e paradossali nella messa in scena “comicodrammatica”  ed impersonando in tale maniera il ruolo sia del clinico, sia del  regista o psicodrammatista. Per raggiungere questi obiettivi, i  terapeuti adotteranno uno stile tendenzialmente direttivo, vicino al  modello dello psicoterapeuta gestaltico, o delle terapie che  utilizzano il paradosso in forma clinica, come la “Terapia  provocativa” o la Terapia Paradossale e Breve Strategica.

In questo  progetto, per potersi “permettere” l’utilizzo dello humor e di  altri strumenti non-ortodossi, i due facilitatori iniziano da un  atteggiamento auto-ironico e mettono in discussione il significato  stesso della psicoterapia, con un atteggiamento che scardina schemi  mentali rigidi, così come si continuerà a fare nel  prosieguo dell’esperienza, attraverso il gioco, la comicità,  la creatività, il teatro. I feedback più gratificanti  per me provengono proprio dalle parole di chi ha partecipato.

Una  signora quarantenne, che si era avvicinata al gruppo un po’ per  curiosità, un po’ per far compagnia alla sua amica, commenta  in questo modo la sua esperienza: “Durante questi incontri ho  conosciuto delle parti di me di cui non avevo esperienza: proprio il  mettere in scena personaggi con caratteristiche che nella vita reale  non mi appartengono mi ha stimolata molto a mettermi in gioco. Ad  esempio, ho sempre saputo di avere una parte di me un poco mascolina,  e proprio per paura che emerga, tendo ad apparire molto femminile, a  volte ostentando un po’ l’essere donna…impersonando il  personaggio il  ragazzo de borgata ho contattato diversamente questa mia parte e l’ho riconosciuta ed  accettata. Nella mia vita è mancata la figura paterna e questo  per me è difficile da riconoscere ed accettare. Questo lavoro  mi ha molto aiutata in questo senso”.

Queste le  parole di un partecipante di mezza età, all’inizio del  laboratorio molto rigido e nello stesso tempo con la curiosità  e la voglia di mettersi in gioco: “Il mio personaggio: un  vagabondo.  Io sono uno che non si è mai permesso di fare strappi a  regole, uno che di solito esce con la camicia ben stirata…ecco  credo che questo personaggio rappresenti una parte molto intima di  me, che rifiuta le etichette, che avrebbe voluto ribellarsi alle  regole della società altolocata. Ho negato per molti anni  questa parte di me stesso, e grazie a questa esperienza sento che è  arrivato il momento dell’unificazione e dell’accettazione globale  di me stesso”.

Credo che  la possibilità di sperimentarsi attraverso il teatro apra la  strada alla consapevolezza; ecco il primo passo per il cambiamento di  prospettiva. Il secondo passo ed i successivi dovrebbero essere  dedicati, a mio parere, alla ri-narrazione di se stessi, dei propri  pensieri, comportamenti ed emozioni, seguendo un’ottica umoristica,  che sottolinei ciò che c’è di positivo nella vita di  ognuno.







1 Commento a “PSICODRAMMA + COMICOTERAPIA = COMICODRAMMA”

  1. luca

    Ammiro molto le persone che vanno oltre il proprio lavoro e penso che tu sia una di queste..

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