Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
Ci si sbaglierà raramente, attribuendo le azioni estreme alla vanità, quelle mediocri all’abitudine e quelle meschine alla paura. Friedrich Nietzsche
Viagra online

Il valore filosofico del modello Genitore – Adulto – Bambino

category Psicoterapia Alfonso Falanga 25 Ottobre 2010 | 5,575 letture | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Queste note esprimono considerazioni del tutto personali vale a dire che non trovano sostegno in alcun testo o, più esattamente, non so, allo stato attuale, se vi siano opere di Analisi Transazionale in cui sia possibile trovare connessioni con quanto da me di seguito affermato.

Inoltre non è mio intenzione definire una scala di valori sui cui collocare, da una parte, gli Stati dell’Io e, dall’altra, il modello Es-Io-SuperIo. Mi limito ad esporre quella che a mio avviso è una significativa differenza tra i due paradigmi.

Prima di passare al nocciolo della questione, esaminiamo rapidamente il concetto di Stato dell’Io.

Secondo l’A.T. la struttura della personalità  è costituita da tre dimensioni denominate Stati dell’Io.

Per tali si intendono insiemi coerenti di pensieri, sentimenti e comportamenti che orientano il rapporto tra la persona ed i suoi ambienti familiare, sociale e professionale.

Lo Stato dell’Io, dunque, determina contenuto e modalità della comunicazione tra l’individuo ed il suo mondo.

L’A.T. chiama gli Stati dell’Io Genitore, Adulto e Bambino  ( le maiuscole distinguono gli Stati dell’Io da genitore, adulto  bambino reali)

Nel primo sono inclusi valori e comportamenti, riconducibili a figure parentali, appresi dall’individuo nel corso della sua infanzia ed adolescenza e che agiscono ancora  nell’adulto.

L’Adulto è lo Stato dell’Io attraverso cui si analizzano i dati di realtà, si raccolgono informazioni scevre da contenuti emotivi o etici, si elaborano azioni e soluzioni sulla base di quel che effettivamente è la realtà del momento.

L’Adulto è la componente logico-razionale mediante la quale ogni individuo genera comportamenti adeguati al presente.

L’Adulto non è strettamente connesso all’età dell’individuo. Non si tratta, insomma, della logica adulta ma di una possibilità che appartiene all’individuo nelle diverse fasi della sua vita, anche infanzia ed adolescenza. Naturalmente lo Stato dell’Io Adulto di un ragazzo si manifesta con modalità diverse da

quelle attraverso cui si mostra l’Adulto di un adulto anagrafico.

Lo Stato dell’Io Bambino, custode di emozioni, sentimenti, percezioni, sensazioni, rimanda alla fase in cui l’individuo bambino, o infante, ha fatto il suo incontro con il mondo (essenzialmente quello costituito dalle cure genitoriali).

Il Bambino, dunque, è il luogo dei bisogni e desideri, della creatività e della fantasia, di una tensione verso vissuti passati mediata dal confronto con il presente.

L’ordine in cui sono presentati gli Stati dell’Io non esprime alcuna gerarchia di valore. Ognuno assume il suo specifico peso in funzione del contesto in cui la persona, in quel momento, si trova ad agire e delle soluzioni che esso favorisce.

Fatta questa premessa, mi interessa evidenziare che a volte mi è capitato di leggere ( articoli divulgativi sulla materia, discussioni in spazi virtuali, ecc) in merito ad un accostamento, se non vera sovrapposizione, tra Stati dell’Io e la triade di freudiana memoria  Es – Io – SuperIo.

In altri casi ho trovato  il modello G-A-B ridotto alla stregua di un reticolo in cui incastrare, per spiegarli definitivamente, i comportamenti umani in particolare lì dove presentino inspiegabili incongruenze rispetto alla realtà.

Ritengo che sia l’una che l’altra interpretazione siano fuorvianti nei riguardi dell’effettivo valore del G-A-B.

Provo ad elencare, dal mio punto di vista, alcune differenze tra l’impostazione Es-Io-SuperIo e quella relativa ai tre Stati dell’Io.

Nel primo modello l’Io indica una sorta di controllore rispetto all’Es che si presenta come una variabile disgregatrice del comportamento umano. Es è sinonimo di Inconscio. E’ lo spazio intrapsichico a cui l’Io deve costantemente sottrarre ” pezzi” al fine di garantire la salute mentale della persona. C’è dunque un costante conflitto, tra Io ed Es.

L’Io, inoltre, ha il compito di contenere anche l’autoritarismo del SuperIo ossia di mediare la rigidità etica, che lo distingue, con la realtà del momento.

Da quest’ottica, credo, Es e SuperIo acquistano e mantengono un valore negativo che l’Io ha il compito di bilanciare per tutto il corso dell’esistenza. Si tratta, insomma, di un conflitto che non ha mai fine.

Gli Stati dell’Io, dal canto loro, presentano un doppio versante: negativo, quando il comportamento della persona assume direzioni conflittuali rispetto alle effettive esigenze personali.

Positivo, quando al contrario l’individuo agisce conformemente ai suoi bisogni e a quelli dell’ambiente ( affettivo, sociale, professionale) che lo accoglie.

Gli Stati dell’Io possono manifestarsi, quindi, in modo disgregante ma possono anche produrre intimità, benessere, condivisione, confronto e non scontro, ascolto, apertura a sé e all’altro. Insomma sono capaci di favorire la relazione con sé stessi ed il mondo. Non rappresentano entità da conquistare o comunque da tenere a bada. Sono, tutt’al più, da educare.

In ciò consiste, tutto sommato, il compito dell’Adulto ossia della capacità propria ad ogni individuo di analizzare la realtà ( non solo del momento, come spesso si sostiene, ma anche un evento passato o una prospettiva futura) ( il qui ed ora in cui viene collocato in genere l’Adulto indica dove è la persona adesso ma tale posizionamento non azzera il passato né elimina il futuro. Anzi li richiama, da essi deriva, li rafforza) in modo autonomo rispetto ai condizionamenti emotivi e cognitivi derivanti dalla propria storia.

L’Adulto, cioè, non si muove contro la ipernormatività/iperaffettività genitoriale o contro la ribellione egocentrica del Bambino o il suo adattarsi preventivamente a richieste ambientali che mai gli pervengono. Non lotta. Orienta, invece. Sperimenta nuove strade per muoversi nel mondo non contro il passato e/o la paura del futuro bensì a partire/ nonostante quel passato e quella paura del futuro.

L’Adulto, insomma, non è un conquistatore. Il suo obiettivo non è annullare il conflitto tra le diverse istanze caratteriali ma tradurlo in dialogo ( non sempre piacevole, ma almeno dialogo, ossia entrare in contatto, esserci, palesarsi uno all’altro).

Il modello G-A-B utilizzato poi come spiegazione della complessità del comportamento è estremamente riduttivo, come spesso accade ad altri generi di spiegazioni.

Sostenere che un pregiudizio, ad esempio, sia riconducibile al Genitore ipernormativo in effetti non spiega nulla. E’ una descrizione, tutt’al più. E’ una tautologia. Non dice  niente di più di quanto già si sappia.

Trasferire il significato di un comportamento incongruo all’azione di uno Stato dell’Io può rassicurare ( è tale e solo tale, spesso, il valore del significato) ma non aiuta a comprendere il senso di quel comportamento. Di quella discrepanza tra azione/ sentimento/pensiero e realtà.

Gli Stati dell’Io, in effetti, a mio parere rappresentano il punto di origine per aprire la discussione su ciò che accade tra le persone quando comunicano. Non sono e non possono esserne il punto di arrivo. Rappresentano il primo passo verso la comprensione, non l’ultimo.

Date queste considerazioni, ritengo dunque che questo modo di tenere conto del modello G-A-B ne impoverisca il valore filosofico ovvero il suo esprimere una visione dell’individuo come essere in divenire, come persona in costante ( a volte suo malgrado ) mutamento o comunque dotata delle risorse emotive/cognitive/comportamentali necessarie a produrre mutamento.

Il modello G-A-B descrive l’individuo come storia. Attraverso i suoi Stati dell’Io, dunque, ognuno manifesta la sua storia. Da questo punto di vista ogni comunicazione è narrazione di sé ed è tale, a volte, al di là dei contenuti che essa immediatamente veicola.

Tale connessione tra comunicare e narrare è il fondamento dell’ascolto e non solo di quell’ascolto a cui sono deputati coloro che ne fanno professione. E’ la base anche, e forse più, del comune ascoltare, di quella voglia di comprendere e farsi comprendere che accompagna, o dovrebbe accompagnare, il nostro dialogo con gli altri in ogni momento della nostra esistenza.

Alfonso Falanga

Consulente della Comunicazione

ad orientamento Analitico Transazionale







1 Commento a “Il valore filosofico del modello Genitore – Adulto – Bambino”

  1. oscar

    Caro Alfonso, invio un commento al tuo pregevole scritto.

    Due sono i punti salineti che mi trovano in parziale disaccordo.

    Il primo e’ la definizione di Adulto:” componente logico-razionale”.

    Nel secondo capitolo di Stewart-Joines, L’analisi transazionale, Garzanti, viene meglio corcostanziato l’Adulto, come portatore non solo della componente logico razionale, ma anche dello stato emotivo e etico legato a questo “stato dell’io”.

    In altre parole, l’attività dell’Adulto non e’ scevra da una componente emotiva, ma è differenziata da quella del Bambino per il fatto di essere consona alla realtà e al momento presente [pathos].

    Cosi come per la parte etica, che si differenzia da quella del Genitore per una adesione all’attimo presente, e non caricata di retaggi pregiudiziali [ethos].

    Questa precisazione viene fatta anche da Moiso-Novellino, Stati dell’io, Astrolabio, pag. 27

    L’altra precisazione riguarda la sovrapposizione o meno alla prima topica freudiana.

    Concordo con Berne, e con te, che non e’ possibile una sovrapposizione, per le differenza che tu hai elencato.

    MI pare pero’ utile usarla come esempio nel momento in cui si ha a che fare con persone digiune di analisi transazionale, per aiutarle a comprendere meglio la complessita’ della personalita’.

    Aggiungo che, proprio perche’ la nomencalatura berniana fa riferimento agli stati dell’IO, sia implicito che questi si riferiscano principalmente al livello di coscienza della personalita’, e percio’ all’Adulto, al Genitore e al Bambino, anche se inconsapevoli nel loro manifestarsi, non sono necessariamente legati all’inconscio ES ne al Super-io.

    Es e super io sono piu’ estesi degli stati dell’io Genitore e Bambino, e affondano ambedue nel cervello istintivo e emotivo, e percio’ portano seco la compomente genetica individuale, come indole, che traspare continuamente anche nell’IO e nei suoi stati di manifestazione.

    Detto questo faccio i complimenti per la conclusione dello scritto che invita ad una visione dinamica e utilitarista di questo strumento che e’ l’analisi transazionale, onde il fine non e’ una classificazione dell’individuo, ma una strada di comprensione e di indirizzo della sua attivita’ consapevole, solamente aiutata nel suo manifestarsi, dal terapista.

    Un saluto.
    Carollo Moreno Oscar

Lascia un Commento

*