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Il divano proibito – Riflessioni in difesa della professione dello psicoterapeuta e sessuologo

category Psicoterapia Sergio Puggelli 2 Aprile 2008 | 4,786 letture | Stampa articolo |
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Prima di addentrarmi nei meandri delle materie psicoterapiche e sessuologiche sento la necessità di rilevare alcune premesse indispensabili per chiarire con serenità un aspetto nebuloso e caotico come il rapporto e il comportamento tenuto fra il terapeuta e il paziente in sedute di psicoterapia e sessuologia.
Intendo cosi dare la giusta posizione a chi svolge la professione di psicoterapeuta con serietà e professionalità e che hanno conseguito l’abilitazione all’esercizio della terapia attraverso corsi, scuole di formazione che ne attestano l’idoneità e la capacità.
Questa premessa la ritengo prioritaria a un epistolare più scientifico perché credo che sia indispensabile, prima di valutare e spiegare le materie specifiche psicoterapiche e sessuologiche, conoscere chi divulga l’insegnamento e la pratica di dette materie, lo psicoterapeuta e il sessuologo, ciò è utile per creare fiducia nelle persone e invitarle ad avvicinarsi alla psicologia senza alcun timore, eliminando così falsi concetti createsi attraverso pregiudizi privi di fondamento e valore.
Nel dialogare con persone in parte colte, mi sono reso conto che il loro atteggiamento verso i professionisti che svolgono attività di psicoterapeuta, analista, sessuologo, è ricco di forti preconcetti e prevenzioni, infatti, definiscono il terapeuta ” uno strizza cervelli” nella migliore delle ipotesi o addirittura un soggetto inutile e parassita.
Questi detti sono nati per lo più da incomprensioni, per ignoranza della materia psicologica o per incapacità culturali.
Esiste un detto popolare, abbastanza diffuso che dice: ” chi va in terapia dallo psicoterapeuta o dal sessuologo, o sono matti (scemi) oppure ne sono plagiati e coinvolti o addirittura s’innamorano”.
Questa falsa credenza lanciata per svalutare il comportamento dello psicoterapeuta-sessuologo da persone scettiche che ignorano profondamente ciò che è la psicologia e in particolare l’analisi del profondo.
E’ pur vero che di questi tempi, di tanto in tanto, leggiamo sui quotidiani, denunce per rapporti non consoni alla deontologia avvenuti all’interno di una seduta psicoterapeutica, facendo gridare allo scandalo i paladini del buon costume screditando cosi chi fanno della loro professione uno stile di vita.
Non bisogna dimenticare che nel nostro paese, esistono molte figure che si presentano come psicoterapeuti e non lo sono poiché non possiedono nessuna iscrizione all’albo e che non hanno conseguito nessun corso di formazione i cosiddetti” selvaggi” che infangano il nome della psicoterapia e i suoi discepoli.
Com’è seduttivo l’abbraccio di chi custodisce le segrete chiavi dell’animo, o con chi promette di saper riattivare i meccanismi inceppati del corpo, o chi ti riserva una calda accoglienza mai sperimentata prima di allora, chi ti fa sentire una donna o un uomo vero?
Il problema esiste, i casi di seduzione reciproca sono molti, da un’indagine fatta negli U.S.A. risulta che circa il 10% degli psicoterapeuti ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con pazienti.
Il terreno in cui si muovono i sessuologi, gli psicoterapeuti è minato, “ad altissimo rischio” infatti, i motivi che spingono i pazienti a rivolgersi al sessuologo sono intimi, hanno a che vedere con disfunzioni sessuali: l’impotenza, l’eiaculazione precoce o la mancanza di desiderio per l’uomo; frigidità, vaginismo, dispareunia, mancanza di desiderio per le donne; è un territorio libero, aperto a scorribande d’ogni genere.
Il rapporto tra sessuologo e paziente, proprio per questa profonda intimità, richiede una grande attenzione e professionalità, essere fraintesi emotivamente può voler dire non risolvere il problema presentato.
Il pericolo di un coinvolgimento emotivo e sessuale esiste, necessita essere consapevoli e riuscire a controllarlo, ciò lo può fare solo un buono psicoterapeuta sessuologo, chi si è sottoposto a sua volta a una terapia didatta e non ad auto terapia, questa deve avvenire solo quando il terapeuta è consapevole delle proprie conoscenze emotive.
Nessuno degli addetti ai lavori dirà mai che l’amore di transfert e l’amore di controtransfert non esiste, esso è una realtà, può accadere, ma credo che il fatto di volerlo pienamente sia del tutto inopportuno, infatti, in analisi si debbano interpretare le emozioni e aiutare il soggetto a prenderne conoscenza e non agire perché si creerebbe una vittima.
L’essenziale in analisi psicoterapeutica – sessuologica è che l’individuo possa sentirsi libero di sprigionare le proprie emozioni, possa lasciarsi andare perché sa che l’altro, il terapeuta, non si lascia andare, ha sempre la mente fredda e lucida.
La psicoterapia è una tecnica e quindi l’analista che fa l’amore con il suo paziente può definire la sua terapia fallita, quindi per il prestigio e per fini umani e tecnici è necessario che l’analista non cada in situazioni d’innamoramento.
Il terapeuta ha in mano, nel transfert, un potere che deve gestire solo ai fini dell’analisi, necessita ricordare che siamo dei tecnici e se non facciamo, una cosa non è perché è proibita, ma è negativa e controproducente per lo scopo prefissato.
Il contratto terapeutico prevede il raggiungimento di un obiettivo preciso e deciso, durante la prima seduta, sia dal paziente sia dal terapeuta questo per arrivare all’unico scopo dell’analisi, la soluzione e risoluzione dei problemi presentati.
Il terapeuta pur essendo un essere umano, con tutto il suo bagaglio esperienziale di vita, quando è in seduta deve cercare di dimenticare di esserlo perché è demandato nel tentativo di risolvere i problemi altrui e non i propri, se ciò dovesse accadere, significa che il terapeuta ha solo due scelte da fare: sottoporsi per altro tempo alla sua formazione poiché è incomplete o cambiare mestiere.
Solo rivolgendosi a terapeuti iscritti all’albo professionale, si può avere la “garanzia” di non trovarsi davanti ad un “selvaggio” e di rivalutare il “divano proibito”.
Questa riflessione è emersa poiché la popolazione comune deve conoscere quelle che sono le vere realtà, che spesso vengono smentite sia ufficialmente sia ufficiosamente da improvvisati o impreparati professionisti che screditano l’intera categoria, necessita difendere tutti coloro che credono nell’opera svolta e sono a conoscenza che la professione di psicoterapeuta e sessuologo è oltre al lavoro anche una missione per aiutare chi soffre e ne richiede l’intervento.







1 Commento a “Il divano proibito – Riflessioni in difesa della professione dello psicoterapeuta e sessuologo”

  1. Maria Antonietta

    Ho lottato per quasi 20 anni, per far capire ad uno psicoterapeuta, il danno procurato dall\\\’evoluzione di un nostro rapporto di analisi in relazione amorosa. Credo profondamente in un buon lavoro psicoterapeutico che permetta di conoscere le parti piu\\\’ recondite dell\\\’animo umano,ma devo dire che la mia esperienza e\\\’ stata devastante e devo ancora riacquisire quella fiducia che mi permetterebbe ancora di sperimentare. Le considerazioni che Lei fa nel Suo commento sono la fotocopia di cio\\\’ che Io ho asserito per anni con lo psicoterapeuta in questione,perche\\\’ mi sembrava impossibile che un professionista,(in questo caso iscrito all\\\’albo)abbia potuto avere un simile comportamento,proprio nell’affrontare e nel risolvere nel migliore dei modi il male procurato.Oggi sono comunque felice di aver potuto leggere per puro caso questa pagina da Lei esposta con maestria e da questo mi sento come un po\\\’ riscattata da un vissuto cosi\\\’ doloroso .Grazie M. Antonietta

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