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Corpo e mente in psicoterapia: psicosomatica ed integrazione psicofisica

category Psicoterapia Giuliana Dughiero 8 Agosto 2009 | 9,164 letture | Stampa articolo |
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L’organismo è un sistema olistico (olos dal greco “tutto intero”) che dinamicamente incontra  il mondo coinvolgendo ogni entità: la mente, il corpo, le emozioni, le sensazioni fisiche co-partecipano inevitabilmente a costruire l’esperienza stessa ed il suo universo di senso, esso non è una macchina composta da diverse componenti funzionali indipendenti.

Per K. Dychtwald lo psicosoma “è il prodotto continuamente rigenerato di una vita di incontri emotivi, di attività psicologiche e di preferenze psicosomatiche”: il modo in cui l’organismo incontra l’esperienza ed il vissuto emotivo plasma non solo la mente ma anche il tessuto e la struttura corporea.

Allo stesso modo una determinata abitudine posturale o uno stato mio-tensivo cronico possono determinare l’instaurarsi di una comportamento psico-emotivo e/o di una risposta psicologica specifica che cristallizzandosi rinforzeranno quello specifico schema dando luogo ad un circolo vizioso che si autoalimenta.

Il nostro corpo è il frutto di svariati fattori: ereditari, cinetici (movimento ed attività fisica), emotivi, alimentari ed ambientali, in altri termini ciò che facciamo, come lo facciamo e con quale vissuto emotivo, le nostre scelte psicologiche, il nostro stile di vita e l’immagine che abbiamo di noi stessi plasmano dinamicamente i tessuti e la struttura del nostro corpo.

Nella cultura occidentale la mente ed il corpo sono sempre stati considerati agli antipodi di un dualismo storico.

A causa di questa scissione il nostro organismo si trova spesso a dover gestire messaggi contrastanti provenienti dal corpo e dalla mente: l’inconciliabilità di tali entità, dovuta alla nostra cultura, è spesso origine e causa di numerosi conflitti interni che talvolta danno origine a sintomi somatici altre volte a disagi o disturbi psichici, emotivi o comportamentali.

Il filosofo e matematico francese del diciassettesimo secolo René Descartes, determinò le basi per la cultura e la filosofia del dualismo mente e corpo. Egli, pronunciando la frase “Cogito, ergo sum”  (“Penso, dunque sono”), tracciò una netta scissione tra materialismo e spiritualismo, corpo e mente. Per Descartes, la mente era un’entità immateriale responsabile del pensiero razionale, del sentimento, dell’immaginazione, e della volontà. La materia era invece soggetta alle leggi della fisica, ed il corpo, in quanto legato alla sfera materiale, oltre ad essere sottoposto a tali leggi,  era influenzato anche dalla mente umana ma rimaneva comunque un’entità distinta.

Nella cultura orientale invece, corpo e mente sono visti come aspetti inseparabili dell’essenza umana, in particolare il concetto di “unicità” delle due entità è proprio della filosofia Buddista: per “unicità” non si intende che corpo e mente siano identici ma che siano “non due” quindi non separati, essi sono, in altri termini, entità distinte di una stessa cosa: la vita.

Esistono molti approcci di diversa natura che hanno in comune la concezione dell’uomo come un’unità mente corpo dove queste due entità, seppur separate, dialogano e interagiscono profondamente.

L’obiettivo di tutti questi approcci (corporei, di massaggio e manipolazione o psicoterapeutici) è quello di creare un ponte tra psiche e soma, un’integrazione consapevole di due entità che, con o senza la nostra volontà, si influenzano e dialogano continuamente tra di loro.

l  La Bioenergetica è un approccio psicoterapeutico che, partendo dall’analisi del corpo, delle tensioni e blocchi energetici strutturati nel soma di una persona, risale alle emozione ed ai sentimenti che sono contenuti ed intrappolati nel corpo stesso. La produzione di energia attraverso la respirazione, il metabolismo e la scarica dell’energia stessa attraverso il movimento sono le funzioni basilari della vita. La teoria e la pratica Bioenergetica trovano le proprie origini nel pensiero di Wilheim Reich. L’Analisi Bioenergetica venne poi concepita e sviluppata verso la fine degli anni cinquanta da due allievi di Reich: Alexander Lowen e John Pierrakos.

l  Ruella Frank ha sviluppato un approccio somatico ed evolutivo alla psicoterapia. Osservando in terapia gli schemi di movimento dei propri pazienti comprende come essi organizzano la loro esistenza. Gli schemi evolutivi di movimento, che ogni bambino attraversa durante il suo sviluppo, riflettono l’unicità della sua relazione con il caregiver, in altri termini “gli schemi non sono del bambino, e nemmeno dell’ambiente, bensì del campo di relazione” “un’osservazione ravvicinata dei movimenti dei bambini ci offre un terreno critico per comprendere gli adulti che diventeranno” ( Frank R., 2005) e, simmetricamente, l’osservazione degli adulti nella loro postura e nei movimenti permette di individuare specifiche esperienze corporee da proporre al paziente allo scopo di aprire una finestra di consapevolezza ad uno sfondo inesplorato.

Ma esistono anche altri approcci e tecniche psicosomatiche (seppur non psicoterapeutiche) che mirano all’integrazione tra psiche e soma.

l  Il Rolfing (integrazione psicofisica) ad esempio è una tecnica di massaggio e manipolazione muscolare ideato da Ida Rolf allo scopo di ripristinare lo stato di allineamento e vitalità del corpo e di ritrovare la flessibilità fisica ed emotiva di cui è capace un corpo privo di restrizioni.

l  Allo stesso modo Moshe  Feldenkrais, attraverso il metodo da lui ideato (metodo Feldenkrais o integrazione funzionale) agisce sulla postura dell’individuo allo scopo di raggiungere una modalità di azione e comportamento non più inconsapevole e dettata dall’abitudine ma adeguata alla situazione del momento. Per lui ogni aspetto della vita umana, dipende dalla postura, dall’equilibrio del corpo e dal radicamento dei piedi a terra: essi sono la chiave per raggiungere il pieno sviluppo delle proprie facoltà fisiche, intellettuali ed affettive.

l  L’Approccio Trager® è una disciplina di educazione al movimento che punta all’integrazione della mente e del corpo. Grazie a movimenti leggeri e per nulla invasivi, l’Approccio Trager aiuta a sciogliere tensioni fisiche e mentali, portando una sensazione di rilassamento e di profondo benessere e incrementando la mobilità del corpo. Con l’Approccio Trager si impara a essere consapevoli del proprio corpo e del proprio modo di muoversi. www.trager.it

Numerose scoperte scientifiche sostengono con sempre più evidenza lo stretto nesso e la reciproca interazione tra la mente ed il corpo di un individuo.

Ad esempio alcuni studi hanno stabilito l’esistenza di alcune cellule dette “natural killer” (NK) le quali hanno un ruolo importante nel combattere malattie come le infezioni virali ed il cancro: esse agiscono  uccidendo le cellule malate o infette. E’ facile intuire quindi come un’alta concentrazione di cellule NK nel corpo, sia in grado di difenderci da tali malattie. Recenti studi hanno dimostrato come l’umore e il temperamento di una persona siano in grado di influenzare la quantità di tali cellule nel corpo. Sulla base di tale evidenza  sono infatti state create delle equipe ospedaliere e delle specifiche terapie della risata che mirano proprio a combattere malattie, infezioni e virus attraverso l’induzione di un umore piacevole ed allegro.

Per fare un altro esempio di come scientificamente sia stata provata la stretta relazione tra soma e psiche basta citare le ricerche fatte da Gardner e Patton su bambini affetti da “nanismo da privazione”. L’evidenza di come deprivazione ambientale e turbe emotive possano influenzare il sistema endocrino e quindi inibire la crescita infantile è stato ampiamente dimostrato: la semplice stimolazione della pelle ha un ruolo cruciale nel determinare la funzionalità dell’ipofisi che è deputata alla produzione dell’ormone della crescita (la somatotropina).

La stimolazione tattile è quindi in grado di produrre evidenti risposte emotive che raggiungono il sistema nervoso centrale ed influenzano l’attività di vari sistemi tra i quali anche quello neuroendocrino di cui fa parte l’ipofisi le cui secrezioni ormonali (tra cui la somatotropina) stimolano i fibroblasti nella produzione di tessuto connettivo.

Quest’ultimo può essere definito un cristallo fluido presente in ogni parte del nostro corpo sottoforma di guaine e membrane di protezione di organi, muscoli, ossa, vasi, cellule: non esiste altro tessuto nel corpo umano cosi onnipresente. Esso salda e connette ogni cellula ai tessuti, i tessuti agli organi, gli organi agli apparati nonché i muscoli alle ossa, queste alle articolazioni, avvolge nervi e vasi, in altri termini fodera il corpo nel suo insieme. Il tessuto connettivo ha proprietà e caratteristiche diverse a seconda dell’area che avvolge e connette: è così fortemente adattabile e duttile che, a seconda delle proporzioni dei suoi elementi costitutivi può assumere una consistenza acquosa o, al contrario, estremamente dura e robusta o ancora flessibile ed elastica. E’ quindi evidente come un approccio che lavori anche sulla pelle, sul tessuto connettivo, sulla consapevolezza corporea abbia inevitabilmente degli effetti importanti anche per la sanità dei nostri organi interni, dei nostri processi neurochimici favorendo un equilibrio psicologico, emotivo e corporeo che vanno oltre al semplice rilassamento.

Anche lo stress fisico e psichico provoca un’insieme di reazioni dell’organismo che coinvolgono sia il corpo che le emozioni, l’umore, la mente. Fattori di stress psicologico sono infatti in grado di aumentare i livelli di cortisone dell’organismo in quanto le funzioni di allarme stimolano le ghiandole surrenali. Il giusto equilibrio dell’asse Ipofisi-Surrene ha un ruolo importante nella regolazione delle secrezioni ormonali. Il cortisone ha un effetto esattamente opposto alla somatotropina (ormone della crescita) sul tessuto connettivo: esso tende a ridurre la quantità e le dimensioni dei fibroblasti, principali produttori di tessuto connettivo. Anche in questo caso appare evidente come lo stress fisico e psicologico sia in grado di plasmare e influenzare la funzionalità endocrina, fisica e strutturale del nostro organismo.

Alla luce di questo è evidente come una psicoterapia integrata che tenga conto anche del profondo nesso esistente tra corpo è mente, sia in grado di cogliere il senso e l’intenzionalità dei sintomi in un’ottica “unitaria”. Un programma terapeutico che coinvolga il corpo attraverso un’integrazione psicofisica, specifici esercizi di riattivazione e mobilitazione dell’energia vitale o tecniche di massaggio e manipolazione sarà in grado di favorire molto più di una semplice sensazione di rilassamento.

L’Analisi Bioenergetica ci suggerisce numerose osservazioni sulla stretta relazione esistente tra stato psicologico, struttura fisica e postura. Una tesi importante della bioenergetica è che il funzionamento del corpo e quello della mente sono identici cioè quello che accade nel corpo rispecchia quello che accade nella mente e viceversa.

Ad esempio un soggetto dall’umore depresso tenderà a proteggere la parte anteriore del proprio busto curvando la schiena e chiudendo le spalle in avanti ed in basso, egli tenderà inoltre a diminuire le proprie interazioni sociali, a ridurre e rallentare i propri movimenti e a reclinare il capo in avanti isolandosi sensorilamente e arrendendosi alla vita.  Secondo Lowen (1979) “è quasi impossibile a una persona depressa emergere dalla sua depressione con l’ausilio di pensieri ottimisti. Questo perchè  il suo livello di energia è depresso”. Accanto ad un lavoro di psicoterapia verbale, un semplice lavoro di riposizionamento posturale e di stimolazione al movimento permetterà al soggetto di fare una nuova esperienza: incoraggiandolo a  guardare il mondo verticalmente egli diminuirà il proprio isolamento, aprendo il torace e sostenendo le spalle incontrerà uno stato d’animo di apertura, tonificando la zona dorsale che sta tra le scapole potrà sentire la sua energia e permettersi di aggredire in modo sano la vita, muovendosi e facendo dell’attività fisica potrà rivitalizzare tutto il corpo e trovare nuova energia fisica e mentale.

Al contrario un soggetto fortemente teso, stressato, che aggredisce la vita con modalità energica, che blocca il proprio respiro per non contattare le emozioni, che non si concede pause ed e poco consapevole dei propri bisogni, avrà probabilmente una postura sostenuta, il torace aperto e gonfio, le spalle tese ed alzate, le scapole ed i dorsali contratti e chiusi. Anche in questo caso, accanto ad un’eventuale psicoterapia (nel caso in cui l’atteggiamento sfociasse in sintomi quali ansia, attacchi di panico, disturbi somatoformi o altro), un approccio psicosomatico potrebbe essere utile per far sperimentare al soggetto una postura ed uno stato di rilassamento che gioverebbe al suo corpo ed alla sua mente permettendogli di contattare ed elaborare emozioni (a volte molto antiche, altre volte attuali) di paura, rabbia, umiliazione. La corazza muscolare e posturale serve sovente a reagire in modo creativo ad emozioni insostenibili. Ecco che il sintomo, assieme all’atteggiamento posturale, possono essere letti come il miglior  adattamento creativo possibile ad una data realtà con un profondo universo di senso e non come un nemico da abbattere.

Prima di concludere questo articolo desidero citare le parole di Lowen (1979): “Il tempo e l’energia che investite nel vostro corpo è il migliore investimento che possiate fare. Rende in salute, in piacere. E salute e piacere valgono più del denaro o potere. State in realtà investendo in voi stessi perché voi siete il vostro corpo, o se volete, il vostro corpo è voi”.

Non esiste un modo giusto di stare al mondo come non esistono una postura o un atteggiamento fisico e mentale ideale. Ciò che può rendere migliore la nostra esistenza è la consapevolezza dei nostri movimenti, ritmi, e delle nostre funzioni psicosomatiche così come la consapevolezza delle nostre emozioni, sensazioni e dei processi mentali. Questo ci permette di poter sentire che possiamo scegliere, che non siamo prigionieri di schemi, sintomi o atteggiamenti cristallizzati e divenuti ormai abituali. Poter scegliere ci rende liberi e aperti nell’incontrare l’esperienza e la novità.

Kepner (1997) scrisse “Qualsiasi approccio psicoterapeutico che non si limiti alla mera suggestione, ma intenda lavorare su tutta la persona e sulla sua articolata strutturazione percettiva, deve considerare il corpo come intrinseco al sé, collegato ai temi centrali del ciclo vitale, così come alla vita emotiva e soprattutto reattivo alla relazione”.

Profilo professionale di Giuliana Dughiero >>

Bibliografia:

Dychwald K., “Psicosoma”, Astrolabio, Roma, 1978.

Feldenkrais M., “Le basi del metodo per la consapevolezza dei processi psicomotori”, Astrolabio, Roma, 1991.

Frank R., “Il corpo consapevole. Un approccio somatico ed evolutivo alla psicoterapia”, Franco Angeli, Milano, 2005.

Juhan D., “Job’s Body. A handbook for bodywork”, Station Hill, Barrytown LTD, 1998.

Kepner J.I., “Body Process. Il lavoro con il corpo in psicoterapia”. Franco Angeli, Milano, 1997.

Lowen A. e Lowen L., “Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica. Manuale di esercizi pratici”, Astrolabio, Roma,  1979.

Ruggieri V., Mente, corpo e malattia, Il pensiero scientifico, Roma, 1988.

Scoppa F., “Lombalgie e apparato locomotore”, Edi-Ermes, Milano, 1998.

Trager M., “Mentastica”, Red Edizioni, Como, 1997.

Wilheim R., “Analisi del carattere”, Sugarco Edizioni, Varese, 1973







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