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“Tenerezza” si addice all’uomo

category Psicologia Giacomo Del Monte 22 Settembre 2008 | 3,600 letture | Stampa articolo |
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Se ci chiediamo cosa si intende per tenerezza, il primo pensiero è “l’essere tenero”.

Il dizionario della lingua italiana afferma che la tenerezza è la qualità di ciò che è tenero, associa come si nota la tenerezza alla morbidezza.

Essere tenero dunque vuol dire essere non duro, cedevole al tatto, che si modella agevolmente, piccolo e delicato perché ancora molto giovane, che si commuove facilmente, affettuoso, amorosamente carezzevole.

Si può essere facilmente teneri con il proprio gatto o con il proprio cane, si può essere teneri con un neonato dove le dimostrazioni di tenerezza a volte si associano ad urli affettuosi (generalmente sono le donne che esprimono il loro affetto), sempre di meno si può essere teneri allo stesso modo con un adulto e pochissime volte questa tenerezza è mostrata dagli uomini.

Gli uomini, durante le loro storie personali, sono costretti a portarsi dietro degli stereotipi che a volte neanche loro sanno perché, ma sono forti e radicati.

Il bambino, che poi diventa adolescente e poi adulto, si rende conto nel corso degli anni che mostrare i propri bisogni, i propri desideri di tenerezza spesso non è ben visto dalla società. Se due donne si prendono per mano o si abbracciano con calore sono accettate, allo stesso modo se sono due uomini che si abbracciano subito sorgono delle domande. Ma dov’è la loro virilità? la loro mascolinità?

L’uomo che tocca un altro uomo è omosessuale? o è solo una persona tenera indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Il punto è che la diversità spaventa. Infatti, un uomo tenero è un diverso.

Il problema non è l’orientamento sessuale, ma la difficoltà di lasciarsi andare, di abbandonarsi.

Spesso molti uomini che hanno questa difficoltà la mostrano anche all’interno di un rapporto, dove l’abbraccio è possibile, perché giustificato, solo prima o dopo un rapporto sessuale.

Abbandonarsi all’altro significa far cadere delle difese, mostrarsi, prendere delle cose buone, vuol dire modellarsi senza perdere il proprio IO, significa essere affettuoso, commuoversi facilmente, amarsi ed amare.

Tutto questo comunque non è facile.

Decidere di essere teneri significa anche scoprire perchè fino a quel momento non lo si è stati, scoprire che forse qualcosa ci è mancato.

Spesso, gli uomini si nascondono dietro i loro toraci gonfiati per non sentire emozioni, per sentire quanto sono lontani da loro le carezze ed il piacere, spesso si allontanano dalla tenerezza perché sentono di aver paura di amare.

Essere teneri nella nostra società purtroppo vuol dire essere deboli; ma questo è sbagliato, perché essere forti non vuol dire che non si deve mostrare alcuna debolezza (ammesso che la tenerezza sia una debolezza).

Scoprire la mancanza di qualcosa ci rende forti e coscienti. La paura di essere feriti se si mostrano i propri desideri di tenerezza a volte ci allontana dalla verità.

In un rapporto di coppia dopo una fase iniziale, si comprende di aver abbassato le proprie difese, ad esserne piacevolmente colpiti, ci si ferma a pensare che in fondo è bello potersi aprire a qualcuno senza dover soffrire. Con il tempo, questo pensiero può irrigidire le persone, può portare a pensare e a confonde l’apertura con la debolezza, si scoprire che l’abbandonarci ci piace terribilmente e per questo si fugge.

Oggi sempre più donne dicono che non trovano un uomo con la U maiuscola. Non si sa se questo non accade perché le donne sono sempre più aggressive (come dicono gli uomini) o, perché gli uomini non vogliono assumersi delle responsabilità (come dicono le donne).

Di fatto, sembra che mostrarsi ad un partner possa rendere più aggressivi o più impauriti rischiando di non incontrarsi mai.

Essere teneri può essere un desiderio che spinge l’uomo ad elevarsi, ad essere presente, ad ascoltare l’altro.

Una cosa sembra però certa: “La tenerezza è parte fondamentale dell’uomo e la sua espressione rende l’uomo più forte“.







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