Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
Gli uomini sono davvero incoerenti: reclamano le libertà che non hanno e non approfittano di quelle che già possiedono. Soren Kierkegaard
Viagra online

Sogni 1875-1931, Schnitzler, Freud, Bion – Letteratura, Cinema Psicoanalisi

category Psicologia Giuseppe Maria Silvio Ierace 10 Febbraio 2014 | 3,017 letture | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

L’autore di Doppio sogno (Traumnovelle), brillantemente riportato sullo schermo quale testamento spirituale da Stanley Kubrick (Eyes wide shut), aveva cominciato ad annotare le proprie produzioni oniriche già prima che la sua attività letteraria divenisse preminente rispetto a quella clinico-scientifica, con la rappresentazione teatrale della commedia Anatol (1893). Il dramma in tre atti, Liebelei, Arthur Schnitzler (1862-1931) lo scrive due anni dopo (1895), il monologo interiore del Leutnant Gustl nel 1901; successivamente, a destare scandalo fu il capolavoro Reigen (1903, Girotondo), segue Der Weg ins Freie (1907), poi Der junge Medardus e Das Tagebuch der Redegonda (1909), Das weite Land (1911), Professor Bernhardi (1912), Casanovas Heimfahrt (1918), Fräulein Else (1924). Traumnovelle è del ’26,  Spiel im Morgengrauen del ’27 e il romanzo Therese. Chronik eines Frauenlebens del ’28.

“Girotondo” (Reigen) ha avuto almeno sette riduzioni cinematografiche (1929 – New York Nights di Lewis Milestone, 1950 – La Ronde di Max Ophüls, 1964 – La Ronde di Roger Vadim, 1973 – Merry go round di Otto Schenk, 1984 – New York Nights di Simon Nuchtern, 2010 – Deseo di Antonio Zavala Kugler,  2011 – 360 di Fernando Meirelles), Liebelei, a dir poco, tre (1914 – Liebelei di August Blom, 1933 – Love story di Max Ophüls, 1958 – Christine di Pierre Gaspard-Huit); vanno poi annoverati: The affairs of Anatol di Cecil B. DeMille (1921), Der junge Medardus di Michael Curtiz (1923), Fräulein Else di Paul Czinner (1929), Daybreak (da Spiel im Morgengrauen) di Jacques Feyder (1931); Das weite land di Luc Bondy è del 1987, Le retour de Casanova (da Casanovas Heimfahrt)  di Edouard Niemans del 1992, infine Eyes wide shut (da Traumnovelle) di Stanley Kubrick (1999) e Das Tagebuch der Redegonda, diventato, nel 2012, “Menos que nada” di Carlos Gerbase.

Così come annota puntualmente i sogni al risveglio, il nostro autore prende appunti di tutti i film che vede, presta consulenze cinematografiche, segue personalmente le sceneggiature tratte da sue opere. Questa stretta cooperazione tra cinema e letteratura sembra accentuata dal carattere onirico di entrambi i media. Quando ci si siede dinanzi allo schermo è come sdraiarsi sul lettino dell’analista. S’inaugura un tempo virtuale, lasciando in  sospeso quello reale.

In The Myth of Analysis, James Hillman aveva parlato della “base poetica della mente”, qualche anno più tardi un teorico di quell’Apparatus cinematografico, in parte derivato dalla semiotica, in parte dalla psicoanalisi e dalla filosofia marxista, Jean Louis Baudry, in L’effet cinéma, avrebbe affiancato ai vari composti che iniziano per “Traum” (Traumdeutung, Traumdeuter, Traumnovelle, Traumtagebuch), un Traumfabrik, per le sale cinematografiche funzionanti come una sorta di “oniropolio” ove spacciare “allucinazioni artificiali”.

Wilfred Ruprecht Bion (1897-1979), che non trascurava nessuno degli aspetti sensoriali, digestivi, olfattivi, decide di non ricorrere all’espressione linguistica “punto di vista” e, per sottolineare questa funzione psichica dell’attività onirica, enuncia semplicemente una “maggiore capacità che il vertice visivo ha d’illuminare… un problema rispetto a quella di tutte le altre controparti mentali dei sensi” (Transformations, 1965).

Per la dottrina bioniana è verosimile che la psicopatologia scaturisca dall’incompletezza o dal fallimento del sogno. “Vuol dire che senza fantasie e senza sogni lei non ha strumenti per pensare e per risolvere i suoi problemi”, avrebbe letto al Simposio “The Psychology of Schizophrenia” del XVIII Congresso Internazionale di Psicoanalisi (London, 1953). Coscienza e inconscio funzionano simultaneamente, sostiene in Attention and Interpretation (1970), così come il principio del piacere e quello di realtà restano in equilibrata mediazione. Il pensiero inconscio assume appieno la funzione narrativa, anche qualora dovesse rimanere in sospensione su più verità, clinico-anamnestiche, storicamente ricostruttive, relazionali. Quasi come su quello cinematografico, sul “set” analitico, il “qui e ora” e il “lì e allora” determinano, e reciprocamente, subiscono degli inevitabili mutamenti.

L’inconscio non occupa un luogo, ma esercita una funzione, non più deposito, ma laboratorio. Il rimosso serve a formare il pensiero in sequenza. “Vedo immagini in movimento… che si srotolano davanti ai miei occhi”, scrisse Schnitzler in una nota al suo primo romanzo (Der Weg ins Freie, 1907).

Il punto di contatto tra Schnitzler e Bion è forse proprio questo: – scrivono Agnese Grieco e Vittorio Lingiardi nel saggio introduttivo (“Il sogno si fa vita”) ad Arthur Schnitzler Sogni 1875-1931 (a cura di Braunwarth P. M. e Lensing L. A., traduzione italiana di Fernanda Rosso Chioso, il Saggiatore, Milano 2013) -  l’inconscio, il sogno (di sonno o veglia che sia) sono l’officina in cui si producono, contemporaneamente, la vita e la sua narrazione”.

Il sogno non è relegato al sonno, ma si svolge continuamente nella nostra mente, quale risultato di operazioni della “funzione alfa” che metabolizza tutti i dati percettivo-sensoriali ricevuti. Gli stimoli pertanto vengono elaborati, ancor prima che la coscienza se ne accorga, dal filtro dell’inconscio che agisce da “barriera di contatto” tra “elementi beta”, provenienti dai sensi, e processi mentali. L’esperienza emotiva viene così riconfigurata in termini letteralmente “estetici”, nel vero e originario senso della parola (da aisthésis, sensazione), in modo tale  da renderla disponibile al vissuto e alla rievocazione.

 

Nel commentare le figure del Libro dei sogni di Federico Fellini (2008), Antonino Ferro legge il disegno del grande maestro del cinema italiano come “un derivato grafico del sogno della veglia operante sul sogno della notte”, che ritiene quindi una “poesia visiva della mente” addormentata (Tormenti di anime. Passioni, sintomi, sogni, 2010).

La “funzione alfa” mette a disposizione dell’elaborazione onirica un vocabolario emotivo che traduce in immagini e narrazioni visive quelle “finzioni archivistiche” emerse dalla trasformazione degli elementi beta. Il sogno, scrive infatti Bion in A Memoir of the Future, Book 2 The Past Presented (1977), “è una rappresentazione pittorica di ciò che è accaduto, espressa verbalmente. Quello che è davvero successo quando l’avete sognato non lo sappiamo. Tutti noi siamo intolleranti di ciò che non conosciamo e tentiamo disperatamente di sentire all’istante che è spiegabile, familiare”.

James S. Grotstein (A Beam of Intense Darkness: Wilfred Bion’s Legacy to Psychoanalysis, 2007) non nasconde che Bion abbia ampliato la teoria onirica di Sigmund Freud (1856-1939), inteso quale tentativo d’appagare desideri infantili rimossi, in modo da proteggere l’io dal farsi travolgere dagli istinti, e dunque metodo criptico di codificare (attraverso condensazione, spostamento, revisione secondaria e ricorso al simbolismo) scomode verità latenti e oscure, da interpretare per ristabilire quella “connessione che il lavoro onirico ha distrutto” (Freud Die Traumdeutung, 1899). Mentre il contributo bioniano consiste invece nell’idea geniale del “pensiero onirico dello stato di veglia” e di tutto quel lavorio ininterrotto “continuo, giorno e notte” (Bion, Cogitations, 1992).

Il lavoro onirico che conosciamo è soltanto un piccolo aspetto del sognare vero e proprio: quest’ultimo essendo un processo continuo, che appartiene alla vita della veglia e che è in azione durante tutte le ore di veglia, ma che di solito non è osservabile in quel periodo se non nel paziente psicoticoFreud dice che Aristotele afferma che il sogno è ‘il modo in cui la nostra psiche lavora durante lo stato di sonno’: io dico che è il modo in cui funziona quando è sveglia… Sono portato a credere, piuttosto, che sia stata la dipendenza della vita della veglia dai sogni ad essere misconosciuta e che essa sia, anzi, ancora più importante” (Bion, Cogitations, 1992).

Le quattro immagini esplicative del pensiero di Bion, proposte da Grotstein (nastro di Moebius, prospettiva reversibile, opposizione binaria, prospettiva binoculare), sembrano fuoriuscire dall’atmosfera del film di Kubrick ispirato a Traumnovelle.

Gli analisti – criticava Schnitzler – s’appellano continuamente, nella loro enunciazione e nei loro dogmi, all’interpretazione dei sogni, ma intraprendendo quella stessa interpretazione sulla base dei loro dogmi”. Per il nostro autore la differenza tra Traumnovelle e Traumdeutung sta proprio in questo non essere materiale cifrato da “interpretare”, bensì insostituibile elemento narrativo, proveniente da quel laboratorio dell’esistenza preposto a “raccontare”.

Un giudizio che appare condiviso da Ludwig J. J. Wittgenstein (1889-1951): “Nell’analisi freudiana il sogno viene per così dire smantellato. Esso perde completamente il suo primo significato…”. La nuova raffigurazione che se ne trae “può avere senso o anche no (ed essa rappresenterebbe il sogno sognato, mentre la prima immagine sarebbe ‘il pensiero latente’)… Come quando scrivendo, tu cerchi una parola e dici a un certo punto: ‘Eccola, è questa la parola che dice quello che volevo!’ Il tuo riconoscimento fa diventare quella parola la parola trovata, e quindi cercata” (1948). La soluzione, cioè quello che si è sognato, non privo di lacune e deformazioni, potrà allora essere individuato soltanto da chi ha elaborato quella narrazione, di cui è anche protagonista.

E qui la distanza tra letteratura e psicanalisi torna a riemergere nell’esclamazione di Flaubert: “Bovary c’est moi!”, mentre Freud più modestamente confessa di non conoscere abbastanza del desiderio femminile. In Fragments of an Analysis of a Case of Hysteria (1905), considera il caso di Dora (Ida Bauer) un trattamento fallito, anche per la sua stessa incomprensione del fenomeno del transfert. La scomparsa dei sintomi avverrà con il ritrovamento di vecchi scheletri negli armadi di casa, quando cioè sarà riconosciuta l’autenticità delle accuse rivolte da Dora al padre e alla coppia di amici di famiglia.

Dora m’è parsa come colei che resiste al sistema, quella che non può sopportare che la Famiglia e la società siano fondate sulla rimozione dei corpi delle donne, su corpi disprezzati, respinti, umiliati una volta che siano usati. – commenta Hélène Cixous, in Portrait de Dora (1976) – E questa ragazza che, come tutte le isteriche, era privata della possibilità di dire quello che provava, di avere la parola faccia a faccia o al telefono con il padre B. e il padre K., Freud, ecc., ha avuto quanto meno la forza di farlo sapere”.

Schnitzler si schiera apertamente dalla parte di Fräulein Else, scrive del desiderio delle donne come se fosse suo e, quando attacca la teoria dell’Edipo, la sminuisce: “Ciò che c’è di vero in questo è quasi una banalità. Che le prime impressioni sessuali si colleghino al primo essere dell’altro sesso con cui l’individuo entra in relazione, è naturale (Già qui è necessario richiamare l’attenzione sulla differenza tra sessualità ed erotismo)”.

Questa circostanza – aggiunge l’autore di Reigenè allora un aspetto del suo sviluppo come ogni altro, come la dentizione o la pubertà, e in tal modo perde il suo interesse. Solo in quanto fenomeno degenerativo il complesso di Edipo ha un significato psicologico, come ogni altra perversione; e anche di questa, come di ogni altra perversione, si trovano tracce anche negli uomini cosiddetti normali. Se si replica affermando che nessun uomo da questo punto di vista è normale, ciò che resta è solo un gioco di parole, giacché un’anomalia, di cui soffrono tutti gli uomini, non è più un’anomalia”.

 

Schnitzler era stato assistente di Charcot, la tesi di laurea in medicina l’aveva preparata sull’ipnosi e, molto probabilmente, anticipando la critica di Popper, avrebbe persino individuato l’errore di Freud in una riduttiva generalizzazione delle sue stesse teorie e in un’eccessiva attitudine interpretativa estesa a tal punto da inoltrarsi “in direzione dell’arbitrario”. In questo senso, “ogni spiegazione può essere lecita esattamente quanto il suo opposto… Anche il fatto che la psicoanalisi approdi così rapidamente nell’inconscio è una confessione della sua debolezza. Essa avverte che il conscio potrebbe disturbarla, e a volte persino confutarla… Cose assolutamente trascurabili vengono circondate da un falso alone d’importanza. Un uomo del tutto insignificante appare a se stesso interessante, il valore che viene attribuito persino ai suoi sogni lo esalta”.

L’atteggiamento freudiano non farebbe altro che compiacere l’ambizione degli stolti? In proposito, rispondendo all’intervista rilasciata a Christian Salmon, Milan Kundera è categorico avvertendo che, nel tentativo di decifrarlo, nessuno “sa” poi leggere Kafka per come merita. “Invece di lasciarsi trasportare dalla sua ineguagliabile immaginazione”, ci si perde nel labirinto delle metafore. Perché, concludeva: “Non si può capire l’arte, soprattutto quella moderna, se non si capisce che l’immaginazione è un valore di per sé. Novalis ne era cosciente quando elogiava i sogni”.

La posizione critica di Schnitzler è rivolta al rischio di banalizzazione della “vita dell’anima” , nonché di “deresponsabilizzazione dell’Io, agito dall’Es e minacciato dal Super-Io”.

Una suddivisione in coscienza, medioconscio e subconscio si avvicinerebbe maggiormente alla realtà scientifica. In generale si presta un’insufficiente attenzione al medioconscio. Da esso, che forma il campo più ampio della vita psichica e spirituale, gli elementi emergono incessantemente al conscio o precipitano nell’inconscio”. Il 16 giugno 1928 addirittura Schnitzler sogna questa nuova mappatura sotto forma di “una sorta di carta geografica che però, come pendant al mio diagramma, contiene una suddivisione della coscienza. Mi indica il conscio sotto specie di una porzione delimitata in giallo e blu (con fiumi e città), alla destra della quale c’è il subconsciodico che la carta non è giusta, – tra conscio e subconscio ci sono parecchi strati, passaggi graduali, subito dopo spiego come la lettura agisca sulla persona, in un certo modo su colui che ne gode ingenuamente, in altro modo sulla persona dall’atteggiamento critico, in ognuno le associazioni delle idee si muoverebbero in maniera diversa: nell’ingenuo dirigendosi verso avvenimenti dello stesso tipo ecc., nell’individuo critico soprattutto verso altri libri…”.

L’interpretazione non è più quella che l’autore fornisce esplicitamente: “spiegazione” e “lettura” alludono alla Traumdeutung, che era il libro di Freud che aveva “agito” su di lui, dapprima “ingenuamente”, ma che in sostanza lo aveva anche “traumatizzato”, come dottrina scientifica (e in fondo tra “Träume” sogno e “Trauma” trauma, in tedesco, c’è ben poca differenza); una volta divenuto critico, si era emancipato a “scrivere” lui stesso “altri libri”, intraprendendo decisamente una direzione diversa dagli “avvenimenti dello stesso tipo”, appunto la carriera letteraria.

 

Giuseppe M. S. Ierace

 

 

Bibliografia essenziale:

Argentieri S. e Sapori A. Freud a Hollywood, Nuova ERI, Torino 1988

Baudry J. L. L’effet cinéma, Albatros, Paris 1979

Beluffi M. Cinema d’arte, alienazione e psicoterapia, Il Mulino, Bologna 1969

Bion W. R. Notes on the theory of schizophrenia, International Journal of Psycho-Analysis, vol.35, 1954

Bion W. R. Transformations, William Heinemann, London 1965

Bion W. R. Attention and Interpretation, Tavistock Publications, London 1970

Bion W. R. A Memoir of the Future, Book 2 The Past Presented, Imago Editora, Rio de Janeiro 1977

Bion W. R. Cogitations, Karnac Books, London 1992

Cixous H. Portrait de Dora: La prise de l’école de Madhubaï, des femmes, Paris 1976

Fellini F. Libro dei sogni, Rizzoli, Milano 2008

Ferro A. Tormenti di anime. Passioni, sintomi, sogni, Raffaello Cortina, Milano 2010

Freud S. Die Traumdeutung, Franz Deuticke, Leipzig & Vienna 1899

Freud S. Fragment of an analysis of a case of hysteria, In Case Histories (Volume 1), Pelican Books, Harmondsworth 1977

Goodstein E. Behind the Poetic Fiction: Freud, Schnitzler and Feminine Subjectivity, Psychoanalysis and History, 6 (2), 201-223, 2004

Grotstein J. S. A Beam of Intense Darkness: Wilfred Bion’s Legacy to Psychoanalysis, Karnac Books, London 2007

Hillman J. The Myth of Analysis: Three Essays in Archetypal Psychology, Harper and Row, New York 1972

Ierace G. M. S. Cinema e psichiatria, Il medico d’Italia, XXV, 56, pag. 17, 9 settembre  1988

Musatti C. Scritti sul cinema (a cura di Dario F. Romano), Testo & immagine, Torino 2000

Salmon C. Milan Kundera, The Art of Fiction No. 81, The Paris Review, Summer 1984

Schnitzler A. Sogni 1875-1931, (a cura di Braunwarth P. M. e Lensing L. A., traduzione italiana di Rosso Chioso F., a cura di Grieco A.), il Saggiatore, Milano 2013

Thompson A. E. The Ending to Dora’s Story: Deutsch’s Footnote as Narrative, Psychoanalysis & Contemporary Thought, 13 (4), 509-534, 1990

Wittgenstein L. J. J. Vermischte Bemerkungen: Eine Auswahl aus dem Nachlass, (G.H. von Wright und H. Nyman hrsg.), Suhrkamp, Frankfurt am Main 1977

 







Lascia un Commento

*