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Relazioni in rete

category Psicologia Maria Antonietta Impedovo 26 Aprile 2009 | 3,579 letture | Stampa articolo |
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Oggi l’informazione, la conoscenza, la formazione passa dalla rete. La rete, progettata inizialmente per condividere dati e risultati tra gli scienziati o tra le organizzazioni militari, ha uno sviluppo continuo, tale da renderla  ogni giorno sempre più capillare e indispensabile.  Una finestra sul mondo a distanza di un clik. Tra tutte le esigenze che ci fanno affacciare su questo incredibile panorama, l’esigenza di relazione domina e sovrasta le altre necessità: milioni di persone si incontrano sullo “specchio magico” del monitor.

Il Sé in rete si conferma “dialogico”, secondo la definizione proposta dallo studioso Hermans (1996), immagine strettamente connessa con l’idea di Bakhtin (1981) secondo cui molteplici voci compongono la nostra identità, nei tanti ruoli sociali in cui siamo immersi.

L’elemento di incontro con l’Altro è il dialogo, permettendo all’identità di rinnovarsi continuamente in base agli interlocutori e ai molteplici contesti.

Quale esigenza spinge gli utenti della Rete a ricercarsi su uno schermo?

Una prima risposta parte dalla considerazione che la rete è un universo potenzialmente ricco di relazione: basta il login in un social network per trovare un utente in cerca di comunicazione. All’origine di tutti i nostri rapporti esiste questo bisogno imperioso di scambio, di contatto, di riconoscimento: “la comunicazione è una co-costruzione di senso, cioè un’attività congiunta tesa a plasmare un mondo di riferimento condiviso dalle persone che interagiscono.” (Mininni, 2000). I Newsgroup, i blog, le home page personali, i forum, le chat diventano magici luoghi virtuali, dove i bit diventano parole e le parole emozioni. In particolare le chat  diventano un laboratorio del Sé (Reid, 1991), dove immaginare, provare e sperimentare diverse possibilità di se stessi.

Quando la nostra relazione virtuale diventa significativa?

Una relazione è significativa quando, secondo il modello teorico proposto da Kelley e Thibaut

(1978), c’è una forte interdipendenza fra i partner per molto tempo, come nelle amicizie nate sui banchi di scuola o come nell’innamoramento. Un rapporto che diventa sempre più indispensabile, tanto che la relazione con l’altro secondo Rogers (1976) diventa la condizione base per costruire la propria felicità.

In rete la costruzione di una relazione può avviarsi nelle diverse forme ed assumere un carattere di importanza, ma ha bisogno di ancorarsi nel mondo reale per trovare la sua materialità. Per concludere, la rete ha esteso i nostri sensi offrendoci mille possibilità di incontri che,  come “semi in potenza”, bisogna riportare nel terreno fertile della realtà per farli sbocciare.

BIBLIOGRAFIA

Bakhtin, M. M. (1981). The Dialogic Imagination: Four Essays by M. M. Bakhtin. Austin, TX: University of Texas Press.

Hermans, H. J. M. (1996). Voicing the self: From information processing to dialogical interchange. Psychological Bulletin, 119, 31-50.

Kelley, H.H., Thibaut, J.W. (1978), Interpersonal relations: a theory of

interdependence, Wiley, New York.

Mininni, G. (2000), Psicologia del parlare comune, Bologna: il Mulino.

Reid E.M. (1991), Electropolis. Communication and Community on Internet Relay Chat, University of Melbourne.

Rogers, C. (1976), Gruppi di incontro, Roma: Astrolabio.

Informazioni sull’autrice:

Maria Antonietta Impedovo

Professione: Psicologa laureata in Psicologia dell’organizzazione e della comunicazione

Email: antonietta1209 [@] hotmail [.] com







2 Commenti a “Relazioni in rete”

  1. alfonso

    Io credo che la comunicazione in rete abbia senz’altro molteplici aspetti positivi .
    Penso però che il grande rischio che si corre, specialemnte tra i giovani che più adoperano questo mezzo di scambio, è confondere la forma della comunicazione ( esaltata da una comunicazione tecnologica, fondata sull’immediatanza e l’azzeramento delle distanze) con il contenuto della comunicazione, a mio avviso legato indissolubilmente al contatto effettivo tra le persone, ad una concezione umana( e non tecnica) dello spazio e del tempo, alla riflessione, all’emozione e ai sentimenti

  2. renzo

    …il mio stesso commento è una prova di come e di quanto sia “indispensabilmente” utile e positiva la rete. Questo commento, scritto oggi, 15 settembre 2011, si inserisce in uno spazio “condiviso” a distanza di tempo e di luoghi, entrando comunque in una dinamica interattiva di comunicazione a distanza …su uno stesso tema….in un certo contesto e con un certo registro comunicativo….! la riflessione che mi viene da fare è sul “passaggio di stato” che si attiva tra una relazione in rete ed una relazione… in presenza. La complessità ci porta spesso a semplificare i processi, ad accelerare e ad azzerare certi percorsi mentali, tra-lasciando…certe connessioni tra la semiotica e la semantica…tra-lasciando sempre più spesso gli scenari dei sensi e i sentieri della mente. La rete annulla tante di queste cose, il virtuale sempre più spesso si confonde con il reale, il successo di un percorso in rete tante volte “tradotto” in presenza non ha più un senso….e allora? direi quindi ” NSR.. non solo rete” provando a parlare in una “rete” fatta anche di “sguardi” di “timbri” di “colori” di “luci” e anche di …ombre.

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