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Psicologia evolutiva. Gli effetti psicologici della separazione sui figli

category Psicologia Margherita Scorpiniti 23 Gennaio 2016 | 2,753 letture | Stampa articolo |
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Introduzione

Lo sviluppo psicologico nell’età evolutiva è caratterizzato  da modificazioni fisiche, percettive, del linguaggio, sociali e morali. A periodi di rapida crescita accompagnata da turbe o squilibri, si alternano momenti di relativa calma e consolidamento. Trascorsi gli stadi di passaggio, il bambino ritrova un nuovo periodo di equilibrio. L’ambiente in cui egli nasce e cresce e le figure primarie di attaccamento (madre e padre) che si occupano di lui sono fondamentali per un pieno sviluppo armonico.

I suoi genitori e gli altri adulti di riferimento hanno il compito di aiutarlo e facilitarlo nel gestire

-con consapevolezza-  la massa di informazioni percettive ed emotive da cui rischia di essere travolto.

Un eventuale accumulo di esperienze negative causate da carenze fisiche ed affettive possono produrre comportamenti disfunzionali per il pieno sviluppo delle sue potenzialità.

In questo articolo si affrontano  gli effetti di un’esperienza molto intensa e a volte traumatica per tutta la famiglia: la separazione e il divorzio dei coniugi.

Le vicende che riguardano la crisi di coppia e poi la rottura definitiva tra i coniugi influenzano  lo sviluppo psicologico dei figli, in particolare nei casi di situazioni conflittuali.

Il figlio di una coppia in separazione sperimenta (in alcuni casi) un evento dannoso per il proprio sviluppo: non si limita a vivere con preoccupazione questo evento, ma introietta anche le dinamiche relazionali relative al comportamento dei suoi genitori.
Egli non è solo un semplice osservatore delle conseguenze della crisi dei suoi genitori, ma diventa presto parte di un “gioco “ familiare, in quanto chiamato ad assumersi ruoli differenti.
Se per proteggerlo si tenta di nascondere l’evento o si evitano spiegazioni, nonostante la presenza di un clima familiare che sottende la presenza di una forte crisi relazionale (di coppia), il silenzio attorno all’argomento può anche  facilitargli la comparsa di paure e angosce, come il pensiero di essere ad esempio abbandonato o di essere causa di conflitto.
Le ricerche che citeremo portano a rilevare che la  separazione genitoriale può essere meno traumatica per i figli, nei casi in cui mamma e papà riescono a dare continuità al legame parentale, sapendosi accordare nelle scelte e poi  rimanendo figure di coerente riferimento affettivo ed educativo.


Multifattoriali sono gli effetti della separazione sui minori e presentano due (qui sintetizzate) categorie di variabili:
-contestuali/familiari: la storia familiare, il cambiamento della struttura familiare, i disaccordi manifesti o latenti tra gli ex partner, la qualità del rapporto tra bambino e rispettivo genitore, la salute di ciascun genitore, pregresse esperienze di lutto, il contesto socio-culturale di appartenenza;
-psicologiche/individuali: l’età, il temperamento e la struttura di personalità del bambino, la capacità di recuperare un proprio equilibrio dopo le avversità (resilienza), il sesso, l’ordine di nascita.

Le ricerche nazionali e internazionali indicano che è la conflittualità dei genitori, più che la separazione in sé per sé, ad essere motivo di malessere nei figli. Aspetto importante è che nonostante la rottura della coniugalità permane la genitorialita: i membri della coppia anche se non più coniugi restano genitori ed è per questo motivo che devono rispettarsi e continuare a collaborare per un sano sviluppo psicologico dei figli.

Il bambino molto piccolo potrebbe far confusione tra la relazione coniugale e quella tra lui e i genitori, tanto che, vedendo i litigi tra i partners, potrebbe pensare che si stia rovinando anche il legame che questi hanno con lui.

Egli manca di strumenti cognitivi sufficienti  per elaborare la perdita e per comprendere le ragioni del cambiamento della struttura familiare. A volte può pensare di essere causa della crisi oppure può divenire vittima di tentativi di alleanza che ogni membro della coppia vorrebbe  instaurare con lui a scapito dell’altro.

Il coniuge che si separa è spesso preso da propri conflitti personali, pertanto, in alcuni momenti, rischia di mettere in secondo piano alcuni bisogni familiari.

Per il bambino che subisce la separazione, non è tanto questa in sé a produrre il maggior trauma, quanto le modalità con la quale essa viene affrontata dai suoi genitori.

Dalla letteratura su questo argomento, risulta che il bambino, all’interno di un percorso di separazione coniugale,  può assumere diversi ruoli:

-di  stabilizzatore/mediatore della conflittualità genitoriale;

- di caretaker (prendersi cura di ) nei confronti del genitore percepito come più fragile

(  facendo grossa fatica a prendersi il fardello della fragilità del genitore che accudisce);

-di “capro espiatorio” pur di mantenere unita la coppia genitoriale.

Questa ultima modalità è molto collegata al legame d’attaccamento ai genitori e alle modalità affettivo/educative adulte.

A seconda dell’età possono cambiare le risposte normali al traumatico evento della separazione.

Dai  o a tre anni il bambino può reagire con regressioni comportamentali, disturbi del comportamento, disfunzioni nel controllo sfinterico, suzione del pollice, etc..

Dai tre anni ai 6 i bambini possono apparire molto confusi. Qualcuno può sperare che i suoi familiari tornino insieme, qualcun altro può esprimersi con rabbia e aggressività verso i coetanei (morsi, calci, altro). Altri bambini possono manifestare regressione sul piano dell’autonomia.

Dai 6 ai 10 anni, di solito, prendono coscienza delle cause e conseguenze della separazione e reagiscono in vari modi (rabbia, tristezza, sintomi somatici.., difficoltà di apprendimento, rifiuto di andare a scuola..).

Dagli 11 ai 17 anni, i figli più grandi possono essere caricati della responsabilità per i fratelli più piccoli.

L’esperienza della separazione rimane per i figli un’esperienza complicata. Un lavoro pioneristico di Hetherington, Cox e Cox (1978) ha portato questi studiosi a sostenere che una famiglia integra , ma conflittuale, è più nociva per il figlio rispetto ad una situazione in cui la coppia genitoriale sia separata, ma stabile e serena. Secondo gli studi di Camara e Resnick, 1989, Hetherington, Stanley-Hagan e Anderson, 1989 nonché di Cherlin et al, 1991, gli effetti maggiormente deleteri per i figli derivano dai conflitti coniugali, anche dove non è presente la situazione di separazione.

Vi sarebbe un collegamento tra conflitto coniugale e rischio che i figli sviluppino problemi emotivo- comportamentali, minando la qualità della relazione genitori-figli (O’Brein, Margolin e John, 1995; Grych, 2005).

Emery (1982), in un suo articolo, ha evidenziato che se dopo il divorzio si riduce il conflitto tra i genitori, i figli ne traggono giovamento e il loro adattamento è migliore rispetto a quello di figli di genitori in cui persiste un rapporto conflittuale.

Per concludere, andiamo a vedere i risultati di una ricerca condotta da Mc. Dermott dell’University of Michigan School, presso un asilo privato, su un campione di 16 bambini dai 3 ai 5 anni i cui genitori stavano divorziando. Il consulente clinico psichiatrico ha osservato il comportamento dei bambini per 4 ore settimanali. Agli insegnanti è stato dato il compito di annotare i cambiamenti nell’arco del tempo più significativi in termini comportamentali(prima e dopo l’evento della separazione) durante il gioco libero tra bambini stessi. In sintesi emersero quattro tipologie di bambini: bambini tristi e arrabbiati, bambini distaccati e freddi, bambine pseudo adulte e bambini dal comportamento immutato(senza cambiamenti comportamentali).

I bambini “tristi e arrabbiati” si sono mostrati possessivi, irrequieti , violenti e hanno inflitto frequentemente morsi agli altri compagni.

Quelli tristi sono apparsi tendenti alla depressione e, verso il gioco, apparivano rassegnati e possessivi.

I bambini “distaccati e freddi” sono apparsi annoiati o distaccati nei confronti degli altri e delle attività, mentre cercavano continue rassicurazioni dalle maestre.

Durante il periodo del cambiamento dovuto alla separazione dei genitori, alcune bambine hanno agito come un adulto autoritario, sgridando i compagni, rimproverando, imponendo regole del gioco, etc.

.Lo studio di questo campione di bambini ha fatto rilevare come l’esperienza della separazione-divorzio, nell’età dai 3 ai 5 anni, possa comportare diverse reazioni psicologiche e comportamentali che fungono da predittori di disturbi psicologici durante l’età adolescenziale e adulta, se non si interviene con un sostegno psicologico mirato. Ovviamente tali ipotesi di sviluppo dei problemi psicologici successivi alla fascia d’età descritta, variano in base alle modalità con le quali i conflitti vengono affrontati dai genitori.

Negli ultimi anni si sostiene che il divorzio non debba essere considerato un evento improvviso e inaspettato, bensì un processo graduale i cui effetti possono essere individuati molto tempo prima che avvenga la vera e propria separazione dei coniugi e che, al contempo, abbia delle ripercussioni a lungo termine,  dal momento della separazione stessa (De Caro, 2005).

Proseguono le ricerche che dimostrano  che  il livello di conflitto tra i genitori  produca relativi danni ai figli più della separazione stessa. I relativi risultati  dovrebbero perciò invogliare i membri di quelle coppie in lite ormai da anni ad impegnarsi, per il bene presente e futuro dei loro bambini/ragazzi, a non coinvolgerli nelle loro  varie forme di  incomprensione reciproca.

Infatti, lì dove sono coinvolte persone in crescita, bisogna assicurare invece un clima di serenità e una presenza responsabile di entrambe le figure d’attaccamento, evitando dunque quelle esperienze negative (legate ai litigi) che  possono portare – nel tempo – a comportamenti disfunzionali per il pieno sviluppo delle potenzialità di chi è ancora nel delicato periodo dell’età evolutiva.

Riferimento bibliografico per citare questo articolo

 

Autore:

Scorpiniti Margherita (2015)

Gli effetti psicologici della separazione sui figli – Guidonia, 24 dicembre 2015

 

Sitografia:

E. Canavesi, L.Porta, (2012), Genitorialità e separazione,

http://www.elisacianipsicologa.it/files/Genitorialita-e-separazione—effetti-psicologici-della-separazione-sui-figli.pdf

Bibliografia:

H. Bee – Lo sviluppo del bambino – Zanichelli 1983

E. Crotti, A.Magni – Chi è mio figlio – Mondadori 2007

Autori Vari – L’infanzia a scuola – 1993

J. Bowlby – Una base sicura- Raffaello Cortina 1988

J. Piaget – Dal bambino all’adolescente: la costruzione del pensiero – La Nuova Italia 1969

D.W. Winnicott – Oggetti transazionali e fenomeni transazionali – Martinelli 1975

- I bambini e le loro madri – Raffaello Cortina 1987

G. Attili – Attaccamento e amore – Mulino 2004

S. Freud – Teorie sessuali dei bambini – in Opere, Boringhieri 1972

S. Montanari – I colori dell’adolescenza  – Edizioni Scientifiche Magi 1999

G. Pietropolli Charmet – Amici, compagni, complici – F. Angeli 2007

A. Polmonari – Gli adolescenti – Il mulino 2001

E. H. Erikson – Gioventù e crisi di identità – Armando 1974

 







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