Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
Le liti non durerebbero a lungo se il torto fosse solo da una parte. François De La Rochefoucauld
Viagra online

Psicologia collettiva

category Psicologia Laura Alberico 3 Agosto 2010 | 4,620 letture | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

“ La psicologia sociale studia i modi in cui i comportamenti, i pensieri e i sentimenti delle persone vengono influenzati dalla presenza reale o immaginaria di altre persone o altri gruppi” ( Allport)
Lo studio dei fenomeni collettivi risale alla fine del XIX secolo. In questo periodo storico ci furono grandi trasformazioni sociali come l’industrializzazione, l’inurbamento, le condizioni di miseria le rivolte e l’aumento della popolazione. Gli studi più importanti relativi ai fenomeni della psicologia collettiva furono quelli di Le Bon (1895), Sighele (1891), Tarde (1901) e Freud (1921). Lo psicologo e sociologo francese G. Le Bon sostiene che l’individuo, nell’ambito del gruppo allargato, subisce una radicale trasformazione e compie azioni che altrimenti non compirebbe, egli cioè perde il controllo di sé “Le folle non ragionano, accettano o rifiutano le idee nel loro complesso, non tollerano discussione e contraddizione, e le suggestioni che le dominano invadono l’intero campo della loro coscienza e tendono a trasformarsi immediatamente in azioni”. Le Bon parla di “ anima collettiva” che rende uniformi i comportamenti; gli individui diventano tutti uguali e accettano gli imperativi a loro indirizzati attraverso un meccanismo di “contagio” e di suggestione ( unità mentale delle folle). Secondo Le Bon esiste una condizione di inferiorità intellettuale delle folle rispetto agli individui che le compongono perché c’è una perdita di inibizione che può portare a comportamenti oggettivamente migliori o peggiori ( moralità delle folle). Il magistrato francese G. Tarde respinge l’interpretazione di Le Bon. Egli è convinto che nell’ambito del gruppo si conservano le differenze individuali e parla di “imitazione” e non di “contagio”. Freud sostiene che nella folla diminuisce il senso di responsabilità e razionalità e compaiono sentimenti di potenza e di omogeneità di comportamento ma, al contrario di Le Bon, sostiene che le pulsioni individuali non sono diverse da quelle preesistenti nel singolo individuo. Nel 1891 Sighele pubblica un’opera ( La folla delinquente) considerata tra i primi studi di psicologia collettiva in Europa. La folla, per Sighele, rappresenta una personalità unica ( come sosteneva anche Tarde) in quanto gli individui che ne fanno parte si annullano a causa di suggestione o contagio sociale. Alcune teorie sulla psicologia delle folle vengono riprese dalla psicologia sperimentale in epoca più recente. Zimbardo ( 1969) sostiene che nelle folle esiste una responsabilità diffusa, una deindividualizzazione e un comportamento impulsivo, irrazionale e regressivo. Diener (1976) afferma che il fenomeno della perdita della propria identità può portare a comportamenti diversi e non solo aggressivi, anche se il contesto influenza l’autoconsapevolezza e i riferimenti di regolazione interna dell’individuo ( valore e abitudini). Gli psicologi Johnson e Dowling (1979) sostengono che la diminuzione del principio di identità può anche dare luogo all’aumento del comportamento prosociale. Negli studi di Reicher (1984) si parla di “ identità sociale”cioè di una sorta di impronta collettiva alla quale gli individui si conformano in quanto membri di un gruppo, essi non perdono l’identità ma ne acquistano una nuova.







Lascia un Commento

*