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Perché c’è tanto odio nella nostra società

category Psicologia Nienteansia.it 6 Novembre 2014 | 1,430 letture | Stampa articolo |
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Scrivo questo articolo perché sono una persona molto sensibile alle ingiustizie e alla cattiveria umana. Quando mi trovo davanti un individuo che giudica e disprezza qualcosa, qualcuno o intere categorie di persone senza una ragione fondata, mi metto automaticamente a pensare. La mia non è soltanto curiosità scientifica, ma anche -credo- un tentativo subconscio di trovare una giustificazione alla cattiveria apparentemente ingiustificata che mi trovo a dover affrontare. La cattiveria mi fa paura.

Credo sia umano cercare delle spiegazioni anche ai comportamenti più deleteri, e le conseguenze disastrose di tale pratica le vediamo chiaramente quando predono forma nel sistema giudiziario. Si arriva così a giustificare l’atto più immondo e non è raro che i criminali la facciano franca proprio a causa del giustificazionismo tipico della società italiana. L’assassino diventa un disperato che non aveva altra scelta che uccidere, il ladro è invece colui/colei che vive in condizioni di estremo disagio e che si trova obbligato a sottrarre qualcosa a qualcun altro per poter sopravvivere.

Ciò che accade in questi contesti è molto semplice: l’attenzione si sposta dal crimine al criminale. Così facendo esso non viene più inquadrato come un delinquente ma piuttosto come una persona dotata di pregi, difetti e sentimenti. Il problema di fondo è che la giustizia dovrebbe valutare il crimine e non la persona, perché diversamente diviene possibile trovare una giustificazione a qualsiasi tipo di reato.

1 – In equilibrio instabile fra egoismo e paura

Torniamo però al tema principale di questo articolo: l’odio. Tante persone vivono in una costante situazione di invidia verso il prossimo. Non sempre sono consapevoli di essere invidiose, anzi direi che spesso non lo sono. Ma da cosa deriva l’invidia? L’essere umano è fondamentalmente egoista, infatti il suo istinto di sopravvivenza lo spinge ad accaparrarsi tutto quanto a discapito del prossimo. Volendo essere precisi dovremmo però parlare di egocentrismo, che di fatto costituisce un’estremizzazione dell’egoismo. Nella sua accezione primaria egoismo significa semplicemente <<amore per se stessi>>.

Un perfetto esempio di egoismo è rappresentato dai bambini, i quali vivono secondo natura e certamente non si accontentano dei propri giocattoli quando possono sottrarre un gioco a qualcun altro. Così qualcuno insegna loro che questo non va bene e che bisogna condividere tutto. Il bambino non comprende questo concetto ma ad un certo punto comincia a metterlo in pratica perché ha paura di ritorsioni da parte degli adulti. Crescendo può infine interiorizzare tale nobile insegnamento e farne uno stile di vita, ma temo che nella maggior parte dei casi continui a fingere di condividerlo per timore di incorrere in problemi. Eccoci dunque arrivati al primo concetto fondamentale del nostro discorso: la paura.

Lo società è regolata dalle leggi, e le leggi puniscono (o almeno così ci piace pensare) chi ruba e maltratta il prossimo. Esse esistono proprio perché alla base della vita c’è l’egoismo. Se non sentissimo il bisogno di soddisfare tutte le nostre esigenze individuali, e il nostro istinto ci portasse a preoccuparci innanzitutto di quelle altrui, credo proprio che non ci sarebbe bisogno di far presente che rubare è sbagliato. Non servirebbero punizioni per chi ruba poiché non esisterebbe il concetto di “proprietà privata”. Vivremmo un po’ come le formiche, che fanno tutto in funzione del gruppo e in pratica non esistono come singoli individui. Troviamo qui il secondo concetto fondamentale dell’articolo: l’egoismo.

2 – Modelli sociali inappropriati e appiattimento dell’individualità

Però le cose funzionano diversamente. Possediamo una nostra individualità e ci dobbiamo confrontare ogni giorno con gli altri esseri umani. Nella società sono presenti persone di ogni tipo, simpatiche e antipatiche, ricche e non, altruiste ed egoiste. Noi vediamo queste persone e ci confrontiamo continuamente con esse. Il problema di fondo è che esistono dei modelli di vita considerati più desiderabili di altri. Questo è palese e lo riscontriamo nelle scuole, per esempio. La scuola non cerca di scoprire e sviluppare le singole individualità dei bambini, ma al contrario opera con il fine di renderli tutti simili fra loro, sia nei pensieri che nei comportamenti. Alcuni vivono tutto ciò come una forzatura e si sentono incompresi dagli adulti che li circondano. Diciamo pure che la scuola è il primo esempio di vita in società che il bambino assapora. Non a caso sono molti coloro che vivono malissimo la scuola e che non vedono l’ora di concluderla per poi essere finalmente “liberi”.

3 – Il mancato rispetto della diversità produce sentimenti negativi

L’odio nasce nel momento in cui ci fanno sentire sbagliati, non abbastanza conformi ai modelli sociali che la società ha identificato come giusti e desiderabili. Si tratta di un odio inizialmente rivolto verso se stessi, verso la propria “diversità”, perché è così che finiscono per sentirsi molti individui fin da piccoli. Non avendo ancora un proprio carattere ben definito, cercano a forza di adattarsi ai modelli proposti dagli adulti e dalla società, ma al tempo stesso sentono che qualcosa non va come dovrebbe. Provano dunque un disagio interiore che non sanno spiegarsi, visto che tutti gli altri attorno a loro vivono nello stesso modo e in maniera apparentemente serena (ma sotto sotto…).

Che altro potrebbero fare, a questo punto, se non rivolgere le colpe di questa situazione verso se stessi? Quelli sbagliati devono essere per forza loro stessi, visto che gli altri sembrano stare bene. Ritroviamo nuovamente la paura. Paura di essere sbagliati, di non essere abbastanza buoni, di non essere abbastanza intelligenti; ma anche paura dei propri pensieri e delle proprie idee non convenzionali. In senso più ampio, paura della vita stessa.

Ci fanno temere noi stessi, gli altri, la vita. Nel mondo di un bambino ci sono i mostri, le streghe e l’uomo nero. Anche le fate e gli eroi, certo, ma solo perché qualcuno deve pur combattere i cattivi. Insomma si parte sempre dalla negatività per arrivare a definire cosa sia buono e giusto.

4 – Dall’odio verso se stessi all’odio generalizzato

Quando la persona, col passare degli anni, comincia a rendersi conto -spesso inconsciamente- che il suo malessere è causato dalla società e da chi ne governa i meccanismi, ecco che il disagio diventa disprezzo e odio generalizzato verso il sistema. Ci si rende conto, a questo punto, di quanto la propria esistenza sia fino a quel momento stata vissuta in maniera tendenzialmente passiva, più per accontentare gli altri che se stessi. Ed è proprio qui che la persona ottiene finalmente, e per la prima volta, la possibilità di scegliere il proprio destino. Può decidere se perseverare nel fare buon viso a cattivo gioco, seguendo gli schemi precostituiti della società, continuando altresì a vivere nell’insoddisfazione velata e latente, oppure scegliere più coraggiosamente di estraniarsi da questi meccanismi.

5 – Vittime o carnefici? Semplicemente ingranaggi del sistema

Direi che la maggior parte degli individui scelgono la prima strada, quella apparentemente più semplice. Queste sono esattamente le persone che promuovono odio ed ingiustizia all’interno della società. Decidendo, spesso in maniera del tutto passiva, di continuare a recitare la parte di un ingranaggio del sistema, il loro odio deve necessariamente trovare una nuova vittima. Sarebbe un controsenso per loro continuare a disprezzare il sistema del quale fanno parte, no? E perché, dunque, non rivolgere l’odio verso le altre vittime del sistema? Incolpandole magari del proprio malessere?

Ecco dunque che gli altri diventano il capro espiatorio del nostro egoismo perseverante. Coloro che mettono in atto questo gioco malsano contribuiscono ad alimentare la macchina perversa senza rendersene conto. Si auto-convincono che le responsabilità delle proprie miserie dipendano dal comportamento degli altri (vicini di casa, figure politiche ecc), quando invece questi ultimi non sono che ulteriori vittime-carnefici di un sistema che in pochi sanno riconoscere e affrontare.

Un vero e proprio circolo vizioso che alimenta l’odio e ne genera di nuovo. La sofferenza individuale viene proiettata sugli altri, i quali vengono dunque incolpati ingiustamente delle proprie mancanze, generando in risposta ulteriore malumore ed odio. Odio genera odio.

6 – Giusto e sbagliato: ma siamo proprio sicuri?

Tutto ciò avviene in maniera quasi completamente inconsapevole, tant’è che il disprezzo verso il prossimo ha alla base la certezza assoluta di essere nel giusto. O meglio si ha la presunzione di sapere con precisione cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, perché così ci è stato inculcato fin da piccoli, e ci si permette di giudicare chiunque sia diverso, anche solo apparentemente, da noi. E basta poco per essere considerati potenziali nemici, per esempio il condividere interessi e passioni non convenzionali. A volte si viene etichettati negativamente soltanto perché non si fa o non si possiede una cosa, per esempio perché non si ama quello che in Italia viene considerato lo sport per eccellenza (il calcio).

7 – Quando l’egoismo-egocentrismo viene alimentato dall’ignoranza e dalla paura

La presunzione di sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato in termini assoluti ha prodotto storicamente gli atti più disumani e crudeli di cui si abbia traccia. Quando i cristiani partivano per le crociate erano convinti di fare una cosa buona, tanto per proporre un esempio. Che cos’è questa, se non la massima espressione dell’egoismo umano? Si può arrivare ad essere talmente egoisti da credere che gli altri debbano essere uguali a noi in tutto e per tutto. Quando si arriva a fare del male al prossimo ritenendo di fare una cosa giusta, temo che l’egoismo abbia preso il sopravvento! Questa forma di egoismo è alimentata dalla paura. Se da un lato l’egoismo è perfettamente naturale ed utile alla sopravvivenza individuale, dall’altro la paura non ha alcuna qualità positiva quando viene svincolata dal controllo razionale. La paura fine a se stessa, motivata dunque dall’ignoranza, è insieme all’egoismo alla base dell’odio presente nella nostra società. Abbiamo ora tutti e tre gli elementi costituenti del nostro discorso: egoismo, ignoranza e paura. Il primo è naturale, le altre due sono prodotti della nostra mente.

8 – Perché ci riteniamo migliori degli altri? Forse perché non ci conosciamo a sufficienza?

Fortunatamente non tutti si lasciano sopraffare dall’egoismo, e stiamo parlando di coloro che si fanno un lungo esame di coscienza arrivando ad accettare il fatto di essere creature fallibili la cui esistenza non conta nulla nell’ordine generale delle cose. Diciamo che questi ultimi decidono consapevolmente di seguire il proprio egoismo. Seguirlo consapevolmente significa spostare il proprio fulcro d’interesse verso se stessi e quindi non più verso gli altri. Gli egoisti inconsapevoli sono concentrati su ciò che fanno gli altri, vivono la propria vita in funzione di quello che è giusto e sbagliato secondo la società, dimenticandosi però di se stessi e dei propri desideri. In sostanza vivono la vita in terza persona, slegati in gran parte da quelli che sono i reali bisogni interiori. Questa è una non-scelta, nel senso che non avviene alcuna rottura con il passato e si prosegue nella maniera che ci è stata inculcata fin dall’infanzia.

Gli egoisti inconsapevoli, ma potremmo chiamarli semplicemente inconsapevoli in quanto l’egoismo è presente in ognuno di noi, attribuiscono alla propria esistenza un’importanza enorme. Ritengono che la vita, quella degli esseri umani in particolare, sia qualcosa che va oltre la natura e che goda di regole esclusive rispetto alle altre forme di vita. Ci si sente dunque speciali, diversi da chiunque altro perché migliori, più intelligenti, più maturi, più forti, più belli e più importanti. Da questa concezione dell’esistenza può nascere soltanto invidia, è logico! Appena qualcuno sembra possedere qualcosa in più rispetto a noi, ovviamente secondo i canoni distorti della società, scatta l’invidia. E se quel qualcosa è troppo difficile da raggiungere, allora si opta per il disprezzo.

8 – Vorrei essere come te ma non ne ho il coraggio, e allora ti disprezzo

<<Chi disprezza compra>>, recita il detto! Di solito succede proprio così, difatti molto frequentemente l’odio nasconde una forma di attrazione/invidia verso qualcosa che in realtà si desidera o semplicemente si possiede a livello inconscio. Tuttavia la paura prende facilmente il sopravvento, vuoi perché sarebbe compromettente seguire i propri desideri, vuoi perché si teme di perdere la stima altrui. E così quello che sarebbe un desiderio si trasforma in odio verso coloro che hanno invece avuto il coraggio di seguire la propria coscienza. Amore e odio, attrazione e repulsione, desiderio e paura: la stessa cosa ma con nomi diversi.

10 – Egoismo verso se stessi ed egoismo verso gli altri

L’egoismo nasce dunque come istinto individuale e diventa deleterio nel momento in cui si trasforma in egocentrismo e viene proiettato sugli altri sotto forma di disprezzo, odio, invidia, possessività.

Inoltre l’egoismo inconsapevole promuove l’ignoranza. Ignorare significa non conoscere, e di conseguenza non capire. Per capire qualcuno dobbiamo conoscerlo almeno un pochino, no? Invece l’inconsapevole evita accuratamente di varcare la superficie delle cose in quanto sa perfettamente, a livello inconsapevole, che facendolo finirebbe per rendersi conto che il suo disprezzo è frutto soltanto di una non-conoscenza dei fatti.

Un classico e triste esempio di questo comportamento lo possiamo riscontrare nell’omofobia. Le persone che odiano (o meglio: hanno paura di) gli omosessuali e vorrebbero vederli sparire dalla faccia della terra. Poi magari nasce loro un figlio gay che dovrà reprimere parte della propria personalità per paura dei genitori, andando chiaramente incontro a disagi psichici di notevole portata. Non può nascere niente di buono dalla paura fine a se stessa! Il suo unico scopo è quello di essere compresa ed affrontata!

Gli egoisti consapevoli fanno invece una scelta attiva: decidono di spostare il fulcro della propria esistenza all’interno. Ecco che la vita prende una forma diversa, inizialmente più drammatica a causa del peso di una consapevolezza che tutti cercano continuamente di nascondere a se stessi e al prossimo, ma successivamente molto più serena e libera dai meccanismi malsani della società.

11 – L’unica certezza è quella che non vogliamo accettare

Se analizziamo la realtà con obiettività e lasciando da parte le nostre insicurezze e i nostri bisogni, ci rendiamo conto che non siamo poi così speciali. Siamo frutto di un mix di caos e darwinismo, nasciamo e moriamo come tutte le altre creature viventi, solo che possediamo una coscienza che ci è stata fornita senza il libretto di uso e manutenzione. E così ci inventiamo cose, oggetti, regole, concetti, preconcetti, paure e relative sicurezze. Perché tutto gira attorno alla certezza della morte, se ci pensate. Forse si tratta dell’unica vera certezza che abbiamo nella vita! Però non l’accettiamo perché ci fa paura, e così ci inventiamo nuove certezze che distraggano la nostra mente. Più siamo spaventati da questo argomento e più ci diamo da fare per non pensarci. Le persone che non temono la morte sono anche quelle che vivono più serenamente, con semplicità e senza bisogno di false illusioni.

La differenza principale tra un consapevole e un inconsapevole risiede nel modo in cui viene affrontata la certezza della morte. Gli inconsapevoli la vivono malissimo e cercano di evitare il pensiero spostando il centro della propria esistenza verso l’esterno, sulle altre persone e sugli oggetti. Cos’è il materialismo? L’opposto dello spiritualismo, direi! Chi teme la morte si aggrappa dunque alle cose materiali (e inanimate) poiché esse non muoiono e allontanano dalla mente il pensiero della fine. Allo stesso modo dare tanto peso a ciò che fanno gli altri anziché pensare ai fatti propri produce una funzione analoga. Si tratta sempre di un meccanismo di evitamento che aiuta a non pensare al proprio destino e alle proprie miserie individuali. In pratica si finisce per vivere con la paura di morire. Ora, crediamo veramente che dalla paura possa nascere qualcosa di positivo? No, infatti lo vediamo tutti i giorni nella società in cui viviamo dove tanta gente teme il prossimo, teme la vita stessa, agisce in maniera opportunistica e semina negatività.

12 – Quando l’egoismo genera positività

La persona consapevole, che rappresenta una minoranza rispetto al totale, non teme la morte. Sa che tutto è teso verso quella direzione e cerca quindi di vivere il suo tempo nel migliore dei modi, preoccupandosi di assecondare i propri desideri (egoismo salutare) ma senza voler togliere nulla al prossimo (egoismo prodotto dalla paura e dall’ignoranza). Al contrario di quello che molti credono io ritengo che la vita non sia una competizione, bensì una sorta di viaggio che segue strade diverse per giungere alla stessa meta. La cosa interessante da comprendere è che viaggiamo tutti nella stessa direzione, in particolar modo coloro che non accettano questo fatto.

C’è chi prende la strada più monotona e apparentemente esente da rischi (gli inconsapevoli), e chi sceglie il percorso più panoramico ed esplorativo (i consapevoli). Si tratta di scegliere se concentrarsi esclusivamente sulla meta (la fine della vita) o sul viaggio in sé (l’esistenza). L’esistenza può offrire tanti risvolti positivi se cerchiamo di essere egoisti nel modo salutare, ossia dedicandoci al nostro benessere individuale evitando di preoccuparci di cosa dovrebbero o non dovrebbero fare gli altri. A parer mio si ottengono risultati molto migliori comportandosi bene nel proprio piccolo piuttosto che criticando e giudicando continuamente ciò che fanno gli altri. Un piccolo esempio positivo può valere più di mille giudizi negativi, sempre secondo la mia modesta opinione. Si tratta della classica differenza tra il dire e il fare. Tutti molto bravi a criticare gli altri, ma non altrettanto illuminati nel dare l’esempio.

13 – Dentro e fuori, capire se stessi per vincere la paura

Perché se da un lato ci aspettiamo altruismo dagli altri, dall’altro siamo altrettanto propensi a vivere la nostra vita in maniera egoistica. Si tratta dunque di trovare il giusto equilibrio fra interno ed esterno, fra interiorità e condivisione. Se spostiamo troppo l’interesse verso gli altri finiamo per essere assaliti dall’odio, dall’invidia e dal materialismo. Se invece cerchiamo di interessarci di noi stessi prima di tutto, ci verrà più facile accettare anche la diversità, poiché ci renderemo conto che gli altri, proprio come noi, sono dotati di un’unicità che merita di essere rispettata.

In sintesi: egoismo, paura, ignoranza e coscienza

L’egoismo è un istinto naturale e non necessariamente deleterio. Lo diventa nel momento in cui viene proiettato sugli altri e alimentato dalla paura e dall’ignoranza. La paura trasforma l’egoismo in odio e l’ignoranza lo alimenta all’infinito. La buona notizia è che l’ignoranza e la paura possono essere curate attraverso l’utilizzo degli strumenti che la natura ci ha messo a disposizione, nella fattispecie la coscienza. Essa permette alle persone di informarsi, ascoltare e vedere le cose da punti di vista alternativi. Per poter fare tutto ciò bisogna tuttavia compiere una scelta, spesso non facile: liberarsi dei meccanismi perversi della società e dei modelli esistenziali inumani che essa ci propone continuamente, dall’infanzia sino alla vecchiaia.

 

 

Luca Govoni – www.nienteansia.it

 







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