Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
Quel che temiamo più di ogni cosa, ha una proterva tendenza a succedere realmente. Theodor W. Adorno
Viagra online

Per una somatopsicologia e una somatopsicodiagnostica

category Psicologia Sergio Scialanca 30 Novembre 2007 | 2,712 letture | Stampa articolo |
1 vote, average: 5.00 out of 51 vote, average: 5.00 out of 51 vote, average: 5.00 out of 51 vote, average: 5.00 out of 51 vote, average: 5.00 out of 5 (voti: 1 , media: 5.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Come afferma Federico Navarro, che ne è il fondatore, “la somatopsicodinamica viene proposta come alternativa alla psicosomatica che non elimina la dicotomia tra il corpo e la mente, poiché essa privilegia la mente e la rende responsabile dei disturbi somatici…

Noi consideriamo al contrario il soma e la psiche come una unità funzionale di cui le due parti devono essere in equilibrio energetico per assicurare una vera salute. Dal nostro punto di vista non ha quindi alcun senso parlare in termini di somatico o di psichico: ogni manifestazione dell’essere vivente è sempre l’espressione del funzionamento energetico che è alla base della vita…”

La somatopsicodinamica, nella visione navarriana è “un nuovo approccio alla patologia che indica la possibilità di una interpretazione originale”.

Una somatopsicologia è dunque un approccio all’essere umano inteso come unità soma-psiche, prima e al di là del manifestarsi di una patologia.

Nella concezione reichiana, cui Navarro si riferisce, il Vivente è energia biologica che si manifesta, in un continuum, – come soma e come psiche – a secondo dei diversi gradi di “densità” che essa assume. Vi è infatti una transizione tra l’aspetto energetico puro, sottile, massa-esente e la sua trasformazione in materia vivente, che Reich individuò nel bione; tanto che è possibile ritenere il soma come una momentanea condensazione di energia in forma organizzata funzionalmente (organismo). Al di là del considerare le scoperte di Reich sull’orgone (energia biologica) più o meno attendibili alla luce delle più recenti scoperte della fisica quantistica, per lo psicologo (che non è un fisico) ha grande importanza l’approccio che la visione reichiana propone, che è “di considerare il destino di questa energia, la sua distribuzione, la sua ripartizione, la sua economia, in relazione ai processi fisiologici, alla vita emozionale, all’equilibrio neuro-vegetativo e alla tensioni organiche” (G. P. Guasch). Per lo psicologo è un punto di vista unitario che apre orizzonti estremamente fecondi e fornisce chiavi di lettura al contempo più creative e più concrete.

Intanto, questa visione permette di descrivere un Uomo in assoluta e costante interazione con tutto il vivente, fin dalla sua vita embrionale e nel qui e ora, aprendo alla possibilità di vedere oltre gli aspetti meramente psicodinamici: la fisica dei sistemi biologici concepiti come “sistemi aperti lontani dall’equilibrio” di Ilya Prigogine viene in questo modo tradotta nel linguaggio della psicologia.

Poi consente di concepire la Vita come un flusso continuo, un divenire costante all’interno del quale l’individuo si colloca – dialetticamente – per necessità vitale (comunicazione energetica) in un processo che affida ad ognuno la responsabilità di essere funzionale al suo fluire e dunque in equilibrio “sano”. Non è un passaggio privo di conseguenze: il “benessere” non è più un diritto, ma diventa un dovere, il vivere, una gioiosa responsabilità in cui ognuno trova la sua collocazione e il suo “significato”. Non sfuggirà il valore sociale di una tale assunzione di responsabilità.
La visione somatopsicologica obbliga inoltre a concepire una zona fisica in cui – continuamente – l’energia si fa materia biologica e la materia biologica, energia. “Gli organismi viventi sono esempi di sistemi aperti: ricevono costantemente dal loro ambiente sia energia che materia, e allo stesso modo emettono tanto energia quanto materia. È per il fatto che le cose viventi sono sistemi aperti, con l’energia e la materia che li attraversano continuamente, che si possono permettere di creare e sostenere l’ordine [mediante fluttuazioni, nda].” (Heinberg).

Questa è una zona inesplorata. Solo una somato-psico-diagnostica può indagarla, agendo sia sulla materia biologica che sull’energia nelle sue manifestazioni, dato che – per definizione – è solo attraverso le sue manifestazioni che l’energia si rende visibile.

Una somato-psico-diagnostica potrà osservare come un individuo tende ad utilizzare l’energia e la materia “in arrivo” e in che modo tende a renderle. Le caratteristiche peculiari di questa opera di trasformazione, ove sia verificabile che esse tendono a ripetersi, potranno indicare una “caratterialità” in senso post-reichiano, e – ove questo processo di trasformazione sia connesso ad uno stato di disagio o di sofferenza – potrà individuare quale meccanismo li causa. Potrà suggerire interventi atti a modificare questo meccanismo e monitorare l’efficacia degli interventi con successive indagini.

Una somatopsicologia dovrà tener conto che i processi di trasformazione sono:

  1. vitali, e dunque imprescindibili;

  2. Incoscienti

e dovrà ritenere suo compito portarli alla coscienza degli individui attraverso una progressiva capacità di percepirsi: “Il contatto con se stesso determina lo stato di coscienza e bisogna sottolineare che questo stato viene acquisito grazie ai recettori proprio- ed etero-ricettivi nel meccanismo della percezione che diventa appercezione” (Navarro). Si tratta di conoscere se stessi per poter interagire in modo funzionale con gli altri. Va detto che l’interazione funzionale con gli altri (viventi), postulato dalla comunicazione energetica (1), non ha nulla di edonistico: il piacere che se ne ricava non è indotto, ma ne è una logica conseguenza, anch’essa funzionale. Il che apre molti spazi da indagare riguardo alle relazioni affettivamente significative e in particolare a quelle sessuo-affettive (2). Compito – anche questo – della somatopsicologia.

E’ dunque chiaro che il processo di crescita che può condurre a una presa di coscienza di se stessi, passa per la percezione degli avvenimenti fisiologici ed emozionali legati al sistema nervoso autonomo, o vegetativo (donde la definizione di “vegetoterapia”) e al progressivo apprendimento del

  • “come funziono in me”,
  • “come funziono in relazione agli altri uomini”,
  • “come funziono in relazione agli altri Viventi”.

Tale presa di coscienza è necessariamente una assunzione di responsabilità, prima verso se stessi e poi verso il sociale e oltre. E’ un processo verso una sorta di “coscienza ecologica profonda”, che non ha bisogno di un mentale se non per gli aspetti pratici dell’esistenza, e si affida invece all’intuizione cosciente, a una intelligenza del cuore che porta a vivere senza subire la vita.

  1. cfr Sergio Scialanca, La Comunicazione Energetica, IFeN
  2. cfr Sergio Scialanca, Comunicazione Energetica e comunicazione amorosa, IfeN






Lascia un Commento

*