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L’EMPATIA: UNO STRUMENTO PREZIOSO PER COMUNICARE MEGLIO!

category Psicologia Angelo Battista 14 Luglio 2008 | 26,624 letture | Stampa articolo |
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Oggi si parla sempre più spesso di “empatia”. In ogni ambiente lavorativo e non, ricorre con insistente e a volte fastidiosa frequenza tale termine. E il fastidio forse nasce dalla sensazione che la bella parola empatia venga usata a sproposito e senza alcuna cognizione di causa. Quindi, è lecito domandarsi se davvero se ne conosce il significato. Il concetto di empatia merita comunque alcune riflessioni, data l’importanza notevole che essa riveste in qualsiasi contesto comunicativo. Importanza che deriva dal fatto che oggi in una società perennemente in corsa contro il tempo e spesso in conflitto con se stessa, è l’ansia da prestazione l’unica vera “protagonista” a dominare la scena. Ansia di arrivare primi, ansia di fare sempre di più e meglio, ansia di avere tutto e subito. E così c’è veramente poco spazio per l’empatia. Che sembra, per chi la conosce e ancora la pratica, una cosa di altri tempi, troppo impegnativa e per “cervelli fini”, salvo poi a riempirsene elegantemente la bocca ad ogni piè sospinto.

Madre natura sembra aver fatto dono di questa importantissima qualità umana al gentil sesso. Sono loro, le donne, ad aver meglio compreso la sua valenza e il suo potere simbolico, e alcune di loro sono diventate ottime maestre nel gestire adeguatamente tale potere nel ruolo di madri, mogli, imprenditrici e donne manager. In tempi in cui scarseggiano sempre più le occasioni per vedersi, stare insieme, comunicare, scambiare idee e confrontarsi, complice internet e le tecnologie multimediali, che hanno reso la comunicazione faccia a faccia quasi un “optional” privilegiando chat e sms, i rapporti umani sono sempre meno profondi, più effimeri, superficiali e poco gratificanti. E questo accade dovunque, sul posto di lavoro, a scuola, in famiglia, per strada e più in generale nell’”universo comunicativo” cioè in quello spazio simbolico infinito e senza tempo dove la riflessione, l’ascolto, il dialogo e la consapevolezza di sé sembrano aver ceduto purtroppo il posto alla superficialità, al consumismo, al conflitto generalizzato e al degrado dei valori morali, eticamente fondati.

Il termine empatia deriva dal greco e identifica la capacità personale di “mettersi nei panni” degli altri, di calarsi nella loro realtà per comprenderne punti di vista, pensieri, sentimenti, emozioni e “pathos”. L’empatia è una forma intangibile, silenziosa, ma allo stesso tempo profonda, efficace e potente di comunicazione interpersonale, che non richiede necessariamente l’uso delle parole per rivelarsi o essere dimostrata. Infatti, può essere espressa anche attraverso il linguaggio del corpo. Dal punto di vista della prospettiva sociale, l’empatia è un’importante competenza emotiva grazie alla quale è possibile entrare più facilmente in sintonia con la persona con la quale si interagisce. Senza tuttavia che ciò implichi necessariamente la giustificazione a priori di un comportamento, l’accettazione incondizionata e senza riserve di un certo modo di fare, o la condivisione di un particolare stato d’animo. L’empatia può essere anche paragonata a un ponte a due vieinvisibile, che però permette di entrare in punta di piedi nel mondo dell’altro, di rimanervi il tempo necessario per comprendere motivazioni e intensità del suo vissuto emozionale, per poi ritornare ad essere se stessi, coerenti con la propria realtà esistenziale.

L’empatia si qualifica in qualsiasi ambito un’abilità sociale di fondamentale importanza, anzi si può dire che rappresenta uno degli strumenti basilari di una comunicazione interpersonale veramente efficace e gratificante. Che si manifesta con l’ascolto attivo, che diventa appunto empatico quando si è disposti ad uscire dai propri schemi mentali e a non tener conto degli interessi personali per considerare quelli dell’altro. Quando si è capaci di attraversare il suo “campo di esperienza” senza alcun pregiudizio, facendo proprie le aspettative di ascolto e di comprensione di chi ci sta di fronte. Nelle relazioni interpersonali l’empatia diventa così la principale e forse unica “chiave di accesso” ai sentimenti, agli stati d’animo, alle motivazioni e più in generale al mondo dell’altro. Grazie ad essa si può non solo afferrare il senso di ciò che afferma l’interlocutore, ma coglierne anche il significato più profondo sintonizzandosi sulla sua stessa “lunghezza d’onda” psico-emotiva.

Questo ci consente di amplificare la valenza del suo messaggio, di coglierne elementi impliciti e spesso non rivelati al di là del contenuto semantico della frase, e di comprendere la metacomunicazione, cioè quella parte veramente significativa del messaggio, espressa dal linguaggio del corpo, che è possibile decodificare proprio grazie all’ascolto empatico. Da ciò si deduce che in una comunicazione interpersonale efficace e funzionale al raggiungimento degli obiettivi insiti in un determinato contesto comunicativo, non basta soffermarsi solo su quello che si dice, bisogna saper andare oltre, dando adeguata rilevanza soprattutto al “come” (metacomunicazione). Che poi è il modo in cui ci si rivolge all’altro. E’ sempre opportuno analizzare quali elementi della comunicazione non verbale e paraverbale prevalgono (postura, gestualità, tensione muscolare, prossemica, mimica facciale, tono, timbro e volume della voce, lunghezza delle pause, ecc.), e soprattutto è importante capire con quale modalità di relazione (simmetrica o complementare) si gestisce o si intende gestire il rapporto con il proprio interlocutore.

Pertanto, l’empatia può essere considerata una forma strategica di comunicazione, uno strumento sofisticato di risonanza emozionale, una sorta di “radar emotivo” con cui captare e decodificare i segnali deboli della mente e del cuore, gli stati d’animo più profondi e i pensieri nascosti. Allora l’empatia assume il carattere di una dimensione relazionale profonda e autentica, per niente scontata, in grado di avvicinare due interlocutori e di produrre effetti positivi sul piano della comprensione reciproca. Empatia quindi come competenza distintiva irrinunciabile per qualsiasi ruolo professionale e sociale, ma in particolar modo per chi opera nell’ambito delle professioni di aiuto (medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, agenti di polizia penitenziaria, counselor, coach, ma anche più semplicemente genitori alle prese con i problemi del disagio giovanile dei propri figli). Ma è competenza oltremodo indispensabile e preziosa anche nel lavoro a contatto con clienti e pubblico.

Infatti, in ognuno dei suddetti ruoli, l’empatia fornisce informazioni utili per interpretare e a volte prevedere, al di à delle parole pronunciate e di quelle non dette, l’essenza, le intenzioni, i bisogni impliciti e le motivazioni più profonde di un comportamento passato, presente o futuro, altrimenti difficilmente comprensibile con la sola forza della logica e della ragione.

Così quando si parla di empatia, allora forse è bene riflettere e parlarne come preziosa abilità sociale, come competenza distintiva di livello superiore, come strumento sofisticato e potente per un’efficace e positiva gestione dei rapporti interpersonali e della comunicazione organizzativa. Qualcosa di utile a tutti indistintamente, da portare sempre con sé nella propria valigetta degli attrezzi per comunicare e vivere meglio!

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3 Commenti a “L’EMPATIA: UNO STRUMENTO PREZIOSO PER COMUNICARE MEGLIO!”

  1. selene

    Personalmente non trovo l\’empatia propriamente un dono considerato che a me porta a vivere i disagi e le sofferenze delle persone che amo! Se qualcuno è triste io provo tristezza e questa sensazione mi accompagna fintanto che quella persona vive questo stato d\’animo.

  2. alfonso

    commento a Selene del 27 marzo 2009:
    bloccarsi nell\\\’emozione, quando è tristezza o paura o rabbia, non è espressione di empatia ma, io credo, di compassione il che non è certo nulla di negativo, anzi, ma a volte non produce esiti nella relazione. L\\\’empatia, al contrario, è quel processo che trasforma la compassione in azione e dunque permette, lì dove le circostanze lasciano un minimo di spazio, di portare ristoro a chi è, invece, bloccato nell\\\’emozione.
    Sotto questo aspetto, allora, l\\\’empatia è veramente un dono sia per chi la vive che per chi ne è destinatario

  3. luciani cesare

    Ottima spiegazione.Un problema sul quale riflettere:perchè alcuni sono dotati di alta empatia,altri di bassa,altri…sembrano senza empatia,fatto grave perchè predispone all’indifferenza e alla crudeltà verso colui che soffre?:::Io credo di avere una medio-alta empatia e sono contento per questo:ho fatto per tanti anni l’insegnante e lo faccio tuttora (pensionato come volontario),mi rendo conto che è impossibile fare bene questo lavoro senza un buon grado di empatia,occorre dunque prevedere a livello educativo esercizi appositi per migliorare questa qualità (buone letture sono importantissime,così il teatro…)

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