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Il numero degli uomini che accettano la civiltà da ipocriti è infinitamente superiore a quello degli uomini veramente civili. Sigmund Freud
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Le basi neurobiologiche delle emozioni

category Psicologia Laura Alberico 30 Luglio 2009 | 9,074 letture | Stampa articolo |
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La costruzione sociale del cervello umano secondo Eisenberg dipende dalle esperienze ed è influenzato dalle “forze sociali”. Per sviluppare questo organo è necessario fare esperienze affettive, cognitive e relazionali. Nei primi due anni di vita le esperienze visive del bambino e in particolare il volto materno stimolano i primi contatti sociali ed emozionali. Lo sguardo rappresenta la forma di comunicazione più intensa nel secondo e terzo trimestre del primo anno di vita in cui il bambino stabilisce un legame molto forte con la madre (attaccamento); le aree cerebrali più attive sono quelle orbitali e prefrontali. Ciò distingue gli esseri umani dalle specie animali perché in questo fenomeno avviene un rispecchiamento o “mirroring” cioè una corrispondenza temporale ed affettiva reciproca del bambino e della madre che acquisiscono uno stato psicofisiologico simile (Beebe e Lachmann). I canali della comunicazione sono di tipo visivo, uditivo e tattile (movimento delle mani). Mediante lo sguardo, i gesti e le vocalizzazioni si stabilisce una comunicazione mediata in cui vengono trasmesse soprattutto le emozioni e il cervello della madre e del bambino sono in continua interazione. I neuroni specchio (mirror neurons) localizzati nella corteccia premotoria si attivano quando il soggetto compie l’azione ma anche quando la si osserva mentre è compiuta da altre persone. La scoperta di queste cellule aventi funzioni specifiche ha consentito di studiare l’apprendimento per imitazione che si sviluppa nel bambino. Nei primi due anni di vita si verifica una crescita accelerata del cervello e i comportamenti relazionali madre-figlio ( sguardi, gesti, vocalizzazioni) sono controllati dall’emisfero destro, infatti esso è dominante e più sviluppato di quello sinistro che inizierà ad attivarsi in una seconda fase con l’acquisizione del linguaggio. Secondo gli studi di M.S. Cazzaniga i due emisferi hanno funzioni diverse. Mentre l’emisfero destro si attiva nei processi emotivi e di sperimentazione il sinistro è sede della rappresentazione delle emozioni e all’espressione linguistica. In relazione al rapporto madre- figlio sono stati anche riscontrati nel bambino cambiamenti metabolici dovuti alla produzione di endorfine in condizioni di serenità e benessere.

Il sistema limbico, costituito da una rete di neuroni che collegano l’ipotalamo alla corteccia cerebrale, può considerarsi la parte viscerale del cervello, la sede delle emozioni e delle sensazioni e del meccanismo di regolazione delle stesse. In particolare questa area è responsabile nel bambino degli aspetti relativi a meccanismi di ricompensa-eccitamento e antagonismo-inibizione. L’amigdala che si trova nel sistema libico è una struttura antica dal punto di vista evolutivo, essa riceve le informazioni sensoriali dal talamo e controlla molte manifestazioni emotive come paura, rabbia e aggressività che vengono trasmesse ai diversi organi del corpo determinando le manifestazioni somatiche delle emozioni ( pallore dovuto alla paura o rossore per la vergogna). Le emozioni sono strettamente collegate alla memoria perché riescono a fissare avvenimenti e situazioni che altrimenti sarebbero dimenticati. Le situazioni di stress e traumi infantili lasciano tracce permanenti nell’adulto che manifesta, nel corso della sua vita, una forte reattività di fronte a particolari situazioni critiche che lo hanno coinvolto sul piano emozionale. Mediante la PET (positron emission tomography) è possibile evidenziare le aree cerebrali che si attivano durante le emozioni, quelle negative in particolare interessano le aree della corteccia parietale e prefrontale ma anche l’ippocampo e l’amigdala. Nelle situazioni di stress interagiscono le aree dell’asse ipotalamico-pituitario-surrenale. La parte midollare delle ghiandole surrenali produce il cortisolo, l’adrenalina e la noradrenalina; queste sostanze sono neurotrasmettitori che giocano un ruolo importante nella propagazione dell’impulso nervoso, esse svolgono funzione di regolazione a livello cellulare regolando il battito cardiaco, la pressione arteriosa e il metabolismo degli zuccheri e degli acidi grassi liberi. Gli studi su pazienti con lesioni all’amigdala hanno dimostrato come gli stessi non dimostravano reazioni emotive al ricordo di particolari situazioni che provocavano uno stato di paura. Le emozioni consentono all’individuo di ricordare ma spesso, se la condizione ansiogena è intensa, si verifica un blocco della memoria con incapacità di recuperare anche semplici informazioni. Nell’età adulta le esperienze personali accumulate durante la vita contribuiscono a controllare l’aspetto “vegetativo” delle emozioni, esse vengono rielaborate mediante l’attivazione di alcune aree della corteccia cerebrale che dal punto di vista filogenetico rappresenta la struttura nervosa più evoluta della specie umana.







1 Commento a “Le basi neurobiologiche delle emozioni”

  1. loridomi

    chiaramente espressi concetti risaputi, ma comunque utili

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