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La rimozione nel cervello: Alterazione della consapevolezza dopo lesione dell’emisfero destro

category Psicologia Claudio Francesco Bivacqua 28 Febbraio 2014 | 1,916 letture | Stampa articolo |
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Uno dei più ambiziosi ma irragiungibili obiettivi di Freud fu quello di spiegare attraverso i correlati neurobiologici le funzioni inconsce degli esseri umani. Oggi, grazie alle moderne tecnologie e al progresso neuroscientifico, dopo più di 100 anni dalla formulazione delle sue teorie possiamo in parte confermare quanto detto dallo psicoanalista viennese e indirizzare le future ricerche verso la comprensione di concetti quali inconscio, meccanismi di difesa e transfert.

Grazie al lavoro di importanti neuroscienziati e psicoanalisti che hanno trattato e descritto curiosi casi clinici, possiamo allora integrare i modelli astratti della psicologia dinamica con la pragmaticità  dei modelli neuroscientifici.

Un caso clinico che ha messo in luce il funzionamento della rimozione delle esperienze coscienti, riguarda una paziente del neuroscienziato indiano Ramachandran , il caso della signora M.

Questa paziente soffriva di una grava eminegligenza spaziale unilaterale (che porta a trascurare la parte sinistra dell’ambiente e del proprio corpo) e una profonda anosognosia ( la mancata consapevolezza dei propri deficit) causate da un ictus parieto-occipitale all’emisfero  destro.

La signora M, nonostante la  paralisi della parte sinistra del corpo, negava con insistenza tale deficit attribuendo l’immobilità del suo braccio alla mancata voglia di muoverlo.

Questi sintomi sono dovuti al mancato equilibrio di eccitabilità dei due emisferi, in cui l’emisfero destro, essendo lesionato non permette all’individuo di rivolgere l’attenzione al campo visivo controlesionale portando alla negazione della parte sinistra dell’ambiente e del corpo.

Durante una seduta di riabilitazione, il  dottor Ramachandran decise allora di indagare sui sintomi anosognosici e attraverso una stimolazione termica dell’apparato vestibolare (versando un po’ d’acqua fredda nell’orecchio sinistro della paziente) tentò di ristabilire momentaneamente l’equilibrio interemisferico,  dopo di che le ha domandato:

Dottor R: Si sente bene?

Signora M: Il mio orecchio è molto freddo ma a parte questo, sto bene.

Dottor R: Può usare le sue mani?

Signora M: posso usare il mio braccio destro ma non quello sinistro. Voglio muoverlo ma non si muove.

Dottor R: Signora M, da quanto tempo il suo braccio è stato paralizzato? E’ iniziato ora o in precedenza?

Signora M: E’ stato così da diversi giorni a questa parte.

 

(Tratto da Neuropsicoanalisi di Karen Solms-Solms)

 

Oltre a riconoscere la sua paralisi, la signora M sostiene di essere stata paralizzata tutto il tempo, questo dà  prova di una dissociazione dell’esperienza causata da un alterazione dell’eccitabilità interemisferica. Infatti dopo otto ore, quando l’effetto della stimolazione vestibolare fu terminato, il dottor Ramachandran le domandò

 

Dottor R: Signora M lei può alzare il braccio sinistro?

Signora M:

Dottor R: Questa mattina due dottori le hanno fatto qualcosa, ricorda?

Signora M. Sì, mi hanno messo dell’acqua molto fredda.

Dottor R: Si ricorda cosa le ha detto? Provi a ricordare

Signora M: Ho detto che entrambe le mie braccia erano a posto.

 

(Tratto da Neuropsicoanalisi di Karen Solms-Solms)

Questo caso clinico è un chiaro esempio di come le memorie possono essere selettivamente rimosse e riprese in situazioni in cui la consapevolezza è alterata. Nel caso di soggetti normali ciò viene causato da esperienze traumatiche in cui l’io  non permette  l’intrusione di tali contenuti per evitare vissuti emotivi troppo dolorosi e frustranti.

In questo caso clinico il meccanismo della rimozione avviene proprio perchè un’area cerebrale danneggiata non permette una normale consapevolezza della relazione  con il proprio corpo e di conseguenza la paziente fallisce il processo normale di lutto che porterebbe all’accettazione della paralisi. Invece il risultato di questa alterazione è  l’arricchimento della sua esperienza cosciente  di contenuti narcisistici escludendo quindi gli aspetti frustranti di sé stessa e dell’ambiente circostante.

Inoltre è curioso notare come l’informazione relativa alla paralisi veniva continuamente trasmessa al cervello cioè “ la negazione non preveniva la memorizzazione” ad un livello più profondo la paziente manteneva l’esperienza di paralisi ma l’io cosciente respingeva la realtà clinica.

L’area parieto-temporale dell’emisfero destro ha il compito di elaborare le informazioni relative a noi stessi e a ciò che ci circonda, a rivolgere l’attenzione ai nostri vissuti in relazione al nostro contesto, quando questo ponte di collegamento viene interrotto (come nel caso della signora M) la persona tende ad avere un funzionamento di tipo narcisistico che in situazioni gravi come in tali quadri clinici risulta essere nettamente evidente.

La paziente  utilizzava pervasivamente come meccanismo di difesa narcisistico la rimozione di esperienze frustranti una fra tutte la paralisi, la coscienza era protetta da questa dolorosissima verità e ciò le portava uno stato alterato di consapevolezza.

La riabilitazione prevede allora la disillusione progressiva di questa fantasia narcisistica e l’elaborazione della perdita di questa onnipotenza narcisistica, allora sorge spontaneo un classico dilemma di natura Socratica: Meglio sapere di non sapere?

 

 

Claudio Francesco Bivacqua, dottore in Psicologia Clinica-Neuropsicologia

Tel: 373/8510411

Email: claudiovs [@] hotmail [.] it

 

 

 

Bibliografia:

Kaplan-Solms K., Solms, M. (2000), Neuropsicoanalisi. Un’introduzione clinica alla neuropsicologia del profondo. R. Cortina, Milano, 2002

Ramachandran V.S. (1994), Phantom limbs, neglect syndromes, repressed memories, and Freudian psychology. International Review of Neurobiology, 37:291-333.

 







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