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La delusione del tradimento e l’illusione di coppia: una polarità significativa

category Psicologia Valerio Martinoni 2 Dicembre 2007 | 11,115 letture | Stampa articolo |
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Il concetto di polarità risale alle origine stesse della psichiatria e della psicologia e prima ancora alla filosofia orientale. Basti pensare al concetto del Tao, come una via di mezzo tra due entità opposte: lo Yang e lo Yin. Il taoismo era una forma di dualismo che riconosceva un equilibrio naturale nell’universo prodotto da forze contrastanti come la vita e la morte, il bene e il male, il giusto e sbagliato, ecc.. In Europa fu il filosofo greco Eraclito che scoprì il meccanismo che regola gli opposti. Egli lo definì “Enatiodrama”, una direzione che va in senso opposto, volendo con ciò significare che prima o poi ogni cosa tende al proprio opposto. Quindi i cambiamenti che avvengono in una direzione provocano dei cambiamenti corrispondenti nella direzione opposta, creando così un bilanciamento. Eraclito era profondamente consapevole del “conflitto” in cui si trovano le cose, senza il quale le connessioni fra gli opposti cesserebbero.

Un altro esempio in psicologia sul fenomeno delle polarità è la concezione dualistica di Jung. Egli sostenne che ciascuna qualità personale porta con sé un’uguale ed opposta qualità spesso nascosta alla coscienza, “Ombra”, ma con un’influenza ancora attiva sul comportamento. L’Ombra è la componente interiore della personalità che è stata repressa per mezzo di una forte resistenza. Essa rappresenta per Jung la sfera del potenziale non sviluppato. Tuttavia allo scopo di creare una tensione fra gli opposti, il contenuto represso deve essere reso cosciente. Senza di ciò risulta impossibile qualsiasi processo di cambiamento.

Il concetto junghiano di polarità è stato modificato successivamente dalla terapia della Gestalt. Quella che viene introdotta è la prospettiva che l’individuo rappresenta una sequenza infinita di polarità, anche organizzate in “coppie dinamicamente correlate” (Zerbetto, 1998) o “multilarità” (Zinker,1994). Ogni volta che una persona riconosce un aspetto di se stessa, la presenza della sua qualità polare è implicita. Ad esempio, se consideriamo la caratteristica dell’essere “riflessivo”, essa ci può apparire in primo piano, ma la sperimentiamo contro lo sfondo dell’essere “impulsivo”. Nella Terapia della Gestalt lo sfondo viene sempre considerato abbastanza potente da emergere come figura, se acquista energia. In riferimento a questo, Perls (1980) parlò di bisogni emergenti e sfuggenti.

Quando le polarità vengono identificate si presentano due possibilità: o si sostengono l’un l’altra e conducono all’integrazione, o emergono in opposizione fra loro e si congelano in un atteggiamento di mutua alienazione. Spesso il rapporto tra i due estremi della polarità è spesso come un’altalena: quando una estremità si trova in alto l’altra deve trovarsi in basso. L’estremità che si trova in alto risulta più consapevole, mentre l’altra lo è di meno. Infatti accade che certe polarità tendono ad essere più forti di altre e così portano ad un conflitto intrapsichico che si manifesta sia nell’individuo singolo sia nella relazione di coppia.

Ci sono parti del sé che la persona non sviluppa per lungo tempo per qualsivoglia ragione o semplicemente perché sviluppa altre parti. Il risultato è che certi tratti psicologici appaiono dominanti mentre altri rimangono nell’ombra.

Che cosa succede quando in una relazione a due ciascun partner vede nell’altro la parte di sé meno sviluppata? Vedere in qualcun altro una qualità che in sé è mancante può essere motivo di attrazione. Instaurare di conseguenza una relazione è come ottenere con facilità quelle parti meno sviluppate. In un primo momento i partners si possono sentire realizzati nella relazione a due: una magnifica sensazione che si può definire “innamoramento”. I partners si sentono “completi” e nello stare insieme come coppia formano una nuova “persona”. Tuttavia le cose cambiano dopo un po’ di tempo: quelle stesse caratteristiche che inizialmente un partner apprezzava nell’altro, iniziano ad essere valutate in modo diverso, diventando addirittura spiacevoli. Questo è un momento difficile che ogni relazione di coppia può vivere ed è necessario oltrepassarlo per poter evolvere. I partners dovrebbero staccare i loro occhi incollati l’uno sull’altro e riappropriarsi di quelle caratteristiche che hanno proiettato. Uno degli obiettivi che più premeva e Perls nel processo terapeutico era quello di far si che le persone si riappropriassero il più possibile delle proiezioni che avevano “messo” nell’ambiente. Le proiezioni sono i tratti che la persona non accetta in sé e che, per allontanarli o non sentirli pericolosi, attribuisce all’ambiente e agli altri. In questo modo la realtà risulta distorta e più si proietta più questa diviene sconosciuta nella sua vera essenza. Il lavoro sulle polarità e l’integrazione di esse permette quindi una libertà di scelta, di esperienza e di incontro autentico con l’Altro da sé.

Illusione – delusione

Per introdurre questa polarità significativa nel tema del tradimento vorrei partire da una frase di una mia paziente riportata in una delle prime sedute: “Mio marito è sempre stato sincero e leale… Non lo riconosco più”!. Questa signora, coniugata da più di venti anni, scopre improvvisamente il tradimento del proprio marito e cade in uno stato depressivo. Emerge così palesemente lo stato d’animo della delusione contrapposta all’illusione nella quale la paziente ha vissuto come in una nicchia di protezione dalla realtà. Spesso la persona tradita ha la possibilità di guardare, tuttavia non vede assolutamente nulla semplicemente perché nega l’evidenza. Nega per difendersi e si difende negando. Altre frasi del tipo: “Io lo conosco bene… Non ne sarebbe capace… E poi perché dovrebbe farlo?… Non ha motivi… Non capiterà mai” indicano come, a volte, si tende a vivere “come se” si conoscesse perfettamente l’altro e se stessi, come se si potesse sapere e prevedere tutto. La scoperta del tradimento ci fa capire improvvisamente come il mondo del partner non ruoti esclusivamente intorno al nostro e spesso non ne conosciamo nemmeno i confini. Viviamo in una sorta di bolla dorata che può scoppiare da un momento all’altro!

Nel rapporto di coppia è facile vedere il partner non per quello che è ma per come lo desideriamo vedere, illudendoci di vivere un rapporto autentico che invece diventa una prigione in cui i partners della coppia non esprimono loro stessi, ma incarnano dei ruoli, interpretano una parte che, a volte, non prevede la possibilità neppure di esprimere la propria insoddisfazione, rabbia e delusione, indipendentemente dalla causa che genera tale disagio. Questo perché esprimere sofferenza significherebbe, questo è il timore, dire all’altro che ha fallito nel compito di renderci felici, dire all’altro che egli non può essere il nostro mondo ed affermare questo significa deludere quel patto iniziale implicito che la coppia ha stipulato. Può accadere così che uno dei due partner si assuma l’onere di rompere questa dinamica e trasgredisca a quel patto di fiducia: tradisce.

Nel rapporto d’amore non proiettiamo sul partner solo quelle parti di noi che non amiamo ma anche le cose migliori, l’ideale di relazione perfetta, di partner fedele per tutta la vita, tutto il bene che concepiamo, il senso stesso che diamo alla nostra vita. Ecco dunque che il tradito non può più sostenere tale proiezione perché l’altro vi si è sottratto tradendo le sue aspettative. L’amato, che era visto in modo idealizzato, mostra ora solo la propria ombra.

La ferita che lascia il tradimento è difficile che si rimargini definitivamente perché lascia una sorta di delusione, di sorda lamentela. Classiche frasi che denunciano questo stato d’animo sono: “non sarà più come prima” “ Non ho più fiducia in lui/lei” ecc. Si evita in questo modo la possibilità di poter cambiare rimanendo ancorati ad un passato che non c’è più. Resta soltanto la delusione delle illusioni, quelle illusioni che richiamano ad un mondo infantile, alla ricerca di un Eden perduto ed irraggiungibile. Come afferma Zinker (1994): “…E’ bene che cadano le illusioni e quando ciò avviene non troviamo necessariamente solo un mondo depressivo da consumare. Più illusioni facciamo cadere e più vera vita ci può venire incontro, intensamente colorata di forti emozioni”.

BIBLIOGRAFIA

Ballabio, L. (1997). La coppia flessibile. Franco Angeli, Milano

Carotenuto, A. (1994). Amare Tradire. Bompiani, Milano

Hillman, J. (1999). Puer Aeternus. Adelphi ed., Milano

Perls, F.S. (1980). La terapia Gestaltica parola per parola. Astrolabio, Roma

Zerbetto, R. (1998). La Gestalt. Xenia ed., Milano

Zinker, J.C.(1994). In Search of Good Form. GICPress, Cleveland







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