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LA COPPIA E LA NASCITA DI UN FIGLIO

category Psicologia Maria Galantucci 11 Dicembre 2007 | 11,973 letture | Stampa articolo |
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Per la coppia la nascita di un figlio, soprattutto se desiderato, è un evento eccezionale, di straordinaria importanza.

Dopo nove mesi di attesa, magari neanche sereni, arriva il fatidico giorno.

Le dinamiche della coppia cambiano come cambiano i rapporti tra gli altri componenti della famiglia. Mai come in questo momento della loro vita una donna e un uomo ripensano ai loro genitori. E in modo particolare al rapporto con il proprio genitore omologo (dello stesso sesso).

Il primo proponimento che ci poniamo è quello di non fare gli stessi errori che pensiamo abbiano fatto i nostri genitori con noi. Salvo poi smentirci, alle prime difficoltà e capire che non esistono genitori perfetti; anzi, il ruolo di genitore diventa sempre più difficile, faticoso e coinvolgente.

Quando la coppia non riesce ad affrontare i problemi che gli si presentano giorno dopo giorno, entra in crisi: ci si accusa a vicenda di essere cambiati, di non riconoscersi più, di non aver più tempo disponibile l’uno per l’altra.

La possibilità che la coppia continui a funzionare come un insieme in questo periodo non disgregandosi a causa delle ansie e dei conflitti che all’interno di essa possono manifestarsi, riuscendo al contrario a contenerli e risolverli, dipende certamente dal livello di maturità che ciascuno dei partner è riuscito a raggiungere nel corso del suo sviluppo, dalle circostanze interne ed esterne della vita di coppia.

L’identità personale non è una realtà statistica ma dinamica. Essa si modifica nel continuo processo evolutivo della persona e nel rapporto con l’ambiente umano circostante il quale modificandosi a sua volta incessantemente, induce ognuno a continui adattamenti.

La persona priva di orientamento riesce con maggiore fatica tener dietro ai cambiamenti e percepisce il rapporto con gli altri pericoloso.

Accade anche che con l’arrivo del bambino venga sconvolto soprattutto l’impegno di lavoro dei genitori. Mentre i cambiamenti interni alla coppia si potrebbero riassorbire facilmente, l’ambiente dove si lavora comincia a dare segni di insofferenza.

La madre che allatta viene tempestata di richieste perché smetta e torni al lavoro al più presto, al padre difficilmente si concedono permessi perché aiuti la moglie. In questo modo la pressione psicologica sulla coppia raggiunge livelli altissimi, si tratta di una vera e propria violenza psicologica.

È vero che oggi si tende a valorizzare la gravidanza, ma sembra che dopo il parto tutto sia finito, ogni problema risolto. Invece è proprio in quel momento che la donna ha bisogno aiuto, di essere riconosciuta nel suo valore. Molte, per esempio, combattute tra il desiderio di restare con il figlio i primi anni di vita e quello di tornare subito al lavoro, scelgono la seconda soluzione anche quando non esistono problemi economici. Il motivo è che realisticamente, intuiscono che il loro valore è stabilito sulla base del lavoro che svolgono. E rinunciare alla propria occupazione vorrebbe dire ricoprire una posizione di serie B.

Esprimere al compagno queste sensazioni però, è spesso difficile, e l’immagine che si rimanda è quella di frustrazione, stanchezza inspiegabile, insoddisfazione che deludono e disorientano l’altro. Per questo molte neo mamme, dopo il primo periodo trascorso col neonato, riconoscono che tornare in ufficio è quasi un sollievo: la realtà è che spesso si è lasciate sole nel difficile compito di crescere un bambino. Ricadono sulle proprie spalle i problemi organizzativi: la madre nel pieno della sua depressione dopo il parto, si troverà ancora più sola, più carica di lavoro e di disperazione, non riuscendo a fare tutto ciò che vorrebbe e che sarebbe necessario.

Il passaggio da coppia a famiglia seria, determina cambiamenti davvero radicali: anche l’uomo come la donna, durante il percorso verso la “genitorialità”, affronta una serie di cambiamenti relativi al passaggio dalla posizione di figlio e marito a quella di padre.

L’uomo si trova anch’egli in una fase di sviluppo, a confronto con importanti cambiamenti che gli richiedono la destrutturazione del suo precedente equilibrio e un lavoro di riadattamento e di riorganizzazione.

La comprensione e la partecipazione del marito all’evento, giova allo stato psicologico della donna. Ma altrettanto importante e determinante è “poter” contare e non solo per un aiuto pratico, sulle rispettive famiglie d’origine: il punto di riferimento rappresentato dal rapporto d’amore primario con il genitore del medesimo sesso, permette non solo di guardare con più tranquillità agli imprevisti di una condizione del tutto nuova, ma anche di dare le giuste dimensioni a quello che succede.

La possibilità di utilizzare l’appoggio e il sostegno del partner e la capacità di coinvolgerlo e non escluderlo dall’esperienza è realizzabile attraverso l’elaborazione dei conflitti e delle angosce che il passaggio da un rapporto diadico a uno triadico comporta.

Inoltre tali conflitti possono risultare tanto più intensi quanto più il rapporto di coppia è impostato in modo che uno dei due partner giochi nei confronti dell’altro/a un ruolo genitoriale (surrogato del genitore omologo) soddisfacendo o meglio credendo di soddisfare così desideri simbiotici della partner o del partner.

La nascita di un figlio cambia improvvisamente la vita personale e quella di coppia: è un momento di grande smarrimento. Ma sappiamo che alla base dei rapporti primari c’è l’amore incondizionato e una volta imboccata la strada giusta, che è quella di vedere confermata la propria identità personale, attraverso il rapporto con il genitore omologo, è possibile affrontare, non senza difficoltà, tutte le problematiche riguardanti la vita con i propri figli e non solo con loro.

 

Dott.ssa Maria Galantucci







5 Commenti a “LA COPPIA E LA NASCITA DI UN FIGLIO”

  1. Daniele

    Buongiorno,

    Sono un neopapà di una bimba di 5 mesi, mia moglie dopo il parto è cabiata completamente, ero stato avvisato dagli amici che noi maschietti dopo la nascita del figlio “non esistiamo più” e stentavo a credere che potesse succedere a noi, invece sì noi non contiamo più nulla, o almeno io, nonostante mi dia da fare in mille modi per aiutare mia moglie nelle faccende, in cucina, a cambiare la bambina, a fare lavatrici, a farle il bagnetto, ad accudirla per far dormire mia moglie che non dorme mai, ma nonostante ciò, nonostante tutto quello che faccio oltre anche al mio lavoro che sto trascurando a causa di questi problemi, tutto quello che faccio non è mai abbastanza, o viene sempre attentamente studiato e criticato, oramai si litiga per qualunque cosa, ci sono sempre 1000 motivi per litigare, 1000 fraintendimenti, 100000 di regole da rispettare, mi sembra di vivere in una caserma, dove il maresciallo della situazione è mia moglie. Dimenticavo io e mia moglie siamo sposati da 8 anni e prima fidanzati 5 anni, era un rapporto consolidato e collaudato ma la bambina ha sconvolto qualche equilibrio o qualcosa nella testa di mia moglie che non capisco, io sono semre lo stesso ma sono veramente stanco di sentirmi accusare di non avere fatto questo o quell’altro, o essermi dimenticato questo o quell’altro, sono al 1000% da quando mi alzo a quando vado a dormire e quando mi alzo sono ancora più stanco di quando mi sono andato a letto, si è parlato di divorzio nelle varie discussioni, cosa che non era mai successa prima, vorrei davvero recuperare il rapporto con mia moglie ma non so cosa fare di più di questo.

  2. Susanna

    Ciao tutti.

    Sono la mamma di due bellissimi bambini che hanno 2 anni e mezzo e 1 anno. Attualmente io e mio marito stiamo passando una grave crisi coniugale. Lui è artigiano e io lavoro per lui ed il suo socio. Quando sono nati i bambini, io ho sempre lavorato sensa tregua, guardavo i bambini e la casa e faccevo tutto questo senza grande aiuto da parte sua perchè lui era troppo occupato. La fine settimana la ns. casa era sempre pieno di gente perchè altrimenti si annoiava e mi accusava di isolarmi e non accogliere bene la gente. Di domenica mi lasciava spesso sola perchè aveva dei hobby che non includeva la famiglia and diceva che dopo una settimana di lavoro doveva sfogarsi. Io ho allattato tutti due i bimbi e perciò non sono riuscita a uscire da sola con lui fino adesso quando hofinitodi allattare ma mi accusa di aver aspettato troppo tempo. Insomma, lui si sente solo e trascurato.
    Ed io, cosa potevo fare di più? La mia complicità con lui è diventato zero, lui non ha mai cercato di capire me. Non riesco ad abbattere il muro che lui ha costruito tra noi. Adesso ha gravi problemi di insonnia , rifiuta qualsiasi terapia, ha cambiato completamente carattere e mi dice di lasciarlo stare perchè non ne ha per nessuno! Io devo sempre aver pazienza e capire. Era troppo sperare di avere un complice, un partner ad aiutarmi ad allevare questi bimbi? Perchè sono rimasta sola e lui mi accusa invece di essere stata io a lasciarlo solo? Non capisco più niente.

  3. Daniele

    Ciao Susanna,

    Visto che il mio commento non ha ricevuto risposta da alcuno, proverò a risponderti io, visto che avvolte i migliori dottori siamo proprio noi stessi.

    Credo che i problemi risalgano a prima della nascita dei due figli, e la nascita di questi ultimi non ha fatto altro che portare alla luce ciò che era già latente nel carattere di tuo marito, probabilmente tuo marito è uno dei tanti uomini che vanno a farsi la partitella di pallone una volta alla settimana oppure vanno al bar tutte o quasi tutte le sere o hanno la passione del ciclismo o del calcio, io non sono così purtroppo o per fortuna, non dico che sia sbagliato ricavarsi ogni tanto i propri spazi ma fin quando lo si può fare. In certi periodi della ns vita di coppia accade che uno dei due sia oberato o dal lavoro o dai figli o da una sitazione particolarmente grave che assorbe il 99% del suo tempo, in quel caso il coniuge o come si dice ora il compagno, deve dedicarsi alla cura del partner più di prima, in modo da alleggerirlo almeno un poco del suo carico di stress psicologico e fisico.
    Rimangono comunque periodi difficili che mettono a dura prova il rapporto di coppia ma se li si affronta con complicità e con tenacia se ne esce più forti di prima, è necessario che tu, a mio parere, cerchi la collaborazione di tuo marito che tu gli spieghi la situazione, ricordati che voi donne siete in grado di cambiare gli uomini!!! , non avere paura sii ferma con lui affrontalo a viso aperto spiegandogli le tue ragioni, magari prenota una cena ad un ristorante e lascia i figli a qualcuno di fiducia e uscite una sera solo voi due, cerca di recuperare il rapporto con lui e parla con lui vedrai che piano piano capirà. Forse ha bisogno di essere scosso da te fai capire che ci tinei a lui diglielo, noi uomini siamo esseri semplici non fare tanti giri di parole, vai diretta al nocciolo del problema, e lasciagli un pò di tempo per assimilare ciò che gli hai detto, e poi torna alla carica, magari organizza una gita con lui e i tuoi figli per fare una passeggiata mangiare un gelato fagli capire che i figli non sono sempre un peso ma possono dare gioie che una partita di pallone o una serata al bar con gli amici non possono dare.

    Con affetto Daniele

    e in bocca al Lupo! (che non è tuo marito, forse è solo un orso che va svegliato dal letargo!)

  4. Susanna

    Ciao Daniele,

    vedo la tua risposta solo ora. Sono stata molto occupato in questi giorni.
    Ti ringrazio tanto per i tuoi consigli, certi avevo gia messo in pratica – il pranzo senza i bimbi, un giorno a sciare da soli…Io ho sempre sostenuto che non bisogna cambiare le persone. Forse questo è mio sbaglio. Ma ho provato a parlare con mio marito ma lui sembra contento di avere costruito un muro tra noi. Non ha voglia di comunicare con me. Ammette che non andiamo più d’accordo ma non ha voglia di capire perchè. Siamo insieme da quasi nove anni e prima dei bambini abbiamo sempre fatto tutto insieme. Eravamo un team, dinamica e grintosa. La nostra era una bellissima storia d’amore. Ma penso che lui non sente più niente per me. Non so perchè, non so cosa è sucesso ma è così. Non penso di avere possibilità.

    Invece, visto la tua disponibilità nei miei confronti, volevo cercare di spiegarti cosa sta succedendo a tua moglie così che tu puoi meglio comprenderla.
    Ti posso assicurare che non stai faccendo niente di sbagliato. Sei anche troppo premuroso e tua moglie è molto fortunata ad avere tutto il tuo aiuto. Ma lei sta passando un periodo molto particolare. La nascita del primo figlio sconvolge la donna molto di più di quello che si pensa. Dico il primo perchè al secondo si vede le cose in un’altra luce e si è più lucidi, ma il primo no. Per prima cosa c’è il senso di completa responsabilità per il piccolo/piccola. Abbiamo paura di sbagliare, di “rovinare” la sua vita. Vogliamo impostare tutto giusto perchè non vada niente di storto. Allora le 100000 regole. Le colpe che tua moglie ti da per non avere fatto bene le cose è solo il suo senso di inadeguatezza. Perchè per quanto brava che una mamma sia, pensa sempre di non avere fatto abbastanza o di poter avere fatto meglio. E poi una neomamma fa fatica a lasciare il figlio ad altri perchè pensa “ma se faccio fatica io a guardarlo, come fa un’altra persona a fare meglio di me!” e segretamente ha una paura folle che gli altri siano più bravi di lei. E così la paura di essere inadeguate sarebbe confermato. E poi c’è la grande stanchezza. Un ostetrica una volte mi ha detto che allattare è come andare a lavorare 12 ore al giorno, niente di meno e che non si dovrebbe avere altro da fare. Ma viviamo nel mondo reale e non sempre ci sono altre persone disponibili ad aiutarci. E percio la stanchezza si fa tanto sentire. Ma la cosa più sconvolgente è che quando nasce un bambino la vita di una donna per un periodo resta sospeso in aria! Il senso di isolamento è fortissimo. Tutto il mondo continua a girare ma tu sei ferma in un’altro mondo dove non puoi sotratti. La donna si sente in colpa perchè ama da morire il suo bambino ma è difficile vedere il resto del mondo continuare a girare e tu sei esclusa per un po’. Quando dici, Daniele, che tu sei sempre lo stesso è perchè non sei stato scaraventato fuori dal mondo. Tu vai a lavorare, ti bevi un caffè con un amico o un collega – la tua vita non è cambiata così tanto. Ma per tua moglie no. Per lei tutto questo è lontano. Io sono sicura che lei ama da morire stare con la sua bambina ma è duro essere escluso dal resto del mondo! Il mio consiglio è di dare tempo a tua moglie. Con il tempo la bimba cresce è tua moglie incomincerà a stare meglio. Dopo il primo anno di vita della bimba tua moglie sarà meno stanca, meno puntigliosa, e man mano che torna a riprendere sua vita, tornerà ad essere la persona che conosci. Vedrai che riconoscerà i sforzi che hai fatto per aiutarla. Ci vuole tempo, ma passerà prima che tu possa immaginare.
    Spero di esserti stato d’aiuto.

    Con affetto

    Susanna

  5. alice

    mi sento sola,con mio marito non sto piu’ bene ,mi tratta sempre male…tutto e’ iniziato con la nascita di nostro figlio… non ho amici,mi sono trasferita per lui e qui sono sola ho solo lui, non so piu’ che fare,non mi voglio separare,ma ogni volta che litighiamo,ovvero tutti i giorni,mi sento cosi’ giù,mi sembra la fine del mondo,non mi sento piu amata!!! non ho il coraggio di lasciarlo,forse ho paura di riniziare da capo,ma non mi fa piu vivere bene ,mi offende continuamente e pesantemente. abbiamo sempre litigato ma non così tanto, non sono piu positiva,sono stanca dei suoi sbalzi di umore,gli ho consigliato di farsi vedere da qualcuno,perche’ non e’ possibile essere sempre così arrabbiati…ma niente l ha presa peggio che meglio,che fare??? ogni giorno e’ sempre peggio ormai sono circa 7 mesi che va avanti questa situazione….

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