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L’interpretazione dei sogni

category Psicologia Giuseppe Maria Silvio Ierace 28 Maggio 2014 | 1,791 letture | Stampa articolo |
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La scrittura è stata impiegata da Sigmund Freud (1856-1939) come narrazione dei processi inconsci della psiche. Le sue verità, indimostrabili al di fuori della descrizione analitica, hanno assunto valenza pervasiva, dapprima nel lessico specialistico, dove fanno testo, e subito dopo nella cultura generale, invadendo financo il linguaggio quotidiano.

L’inclinazione alla prosa del padre della psicoanalisi non insiste tanto in una semplice padronanza della lingua, quanto nel riuscire a piegarla abilmente alle finalità interpretative del suo metodo. Questo stile sembra quindi formarsi nello stretto legame che si viene a stabilire tra le ricerche analitiche e la maniera di esporle. In ciò, anche la lingua tedesca pare gli sia venuta incontro, sostiene Walter Muschg (1898-1965), in Freud als Schrifsteller (1930).

La tesi è stata ripresa da François Roustang, al quale preme sottolineare in particolare le tipicità retoriche dell’autore viennese; lo fa prendendo di petto la versione originale del settimo capitolo della “Traumdeutung” (Du chapitre VII, 1977), in cui si sono andati concentrando i fondamenti metapsicologici dei processi onirici. Tale capitolo lo giudica quanto meno eccentrico, per via delle peculiarità comunicative in esso contenute. Le figure stilistiche che vi compaiono equivalgono a quelle già note agli analisti dei testi nelle consuete perizie linguistiche. Partono dalla riproposta d’una serie di parole in ordine inverso (chiasma) e dalla ripetizione, all’inizio d’un paragrafo, di certi termini posizionati alla fine del precedente (concatenazione), per giungere poi alla ripetizione ancora delle stesse parole a inizio e fine della medesima sezione (inclusione). L’esclusività freudiana sta però nell’iterazione di vocaboli che si trovano ai margini d’una parte per essere ripresi poi al centro d’un’altra. Questa figura viene definita “pericentro”, proprio per rimarcare come ciò che passa al fulcro proviene dalla periferia.

La presenza di queste figure stilistiche non è affatto casuale, bensì regolare e voluta, anzi meditata, nonché finalizzata alla migliore espressione del lavoro interpretativo sia dei sogni, sia delle nevrosi, precipuamente dell’isteria. In base alla visione unitaria della vita psichica, si applica la medesima procedura in ambiti differenti, con un ricorso frequente a immagini ed esempi.

Mentre Jean-Bertrand Lefèvre-Pontalis (1924-2013) ritiene il sogno un oggetto materno (“Entre le rêve et la douleur”, 1977), Freud parlava d’insondabilità del nucleo onirico quale ombelico d’un inestricabile groviglio. Eppure, il ritorno all’utero si manifesta già nel tentativo medesimo dell’analisi. Stanley E. Hyman (“The Tangled Bank: Darwin, Marx, Frazer and Freud as Imaginative Writers”, 1962) il ritorno alla genitrice lo intravede nelle immagini della natura, simboli d’un corpo femminile identificabile con quello della madre.

Uno dei primi lettori della “Traumdeutung” fu il figlio del filologo Theodor Gomperz, il quale si rivolse subito direttamente all’autore per denunciare la propria incapacità nell’applicare il metodo interpretativo espostovi. Freud gli rispose testualmente: “Se nell’interpretazione dei Suoi sogni incontra difficoltà così notevoli, e dunque dentro di Lei si sono sollevate resistenze così forti contro una serie di stimoli che si sono prodotti nella Sua psiche, istruirLa nell’interpretazione dei Suoi sogni equivale a farLe imboccare la strada dell’autoanalisi. Ma, una volta che abbia avuto inizio, l’autoanalisi non cessa subito, e forse Ella è occupato da lavori che non tollerano turbamenti e interruzioni. Se è in grado di superare questi pericoli e di perdonarmi l’indiscrezione, con cui dovrò frugare e investigare dentro di Lei, se può tollerare gli affetti penosi che forse dovrò risvegliare in Lei: insomma se intende rivolgere contro la Sua stessa intimità l’amore implacabile della verità proprio del filosofo, sarò ben lieto di fare, per Lei, la parte dell’Altro in questo lavoro” (Sigmund Freud Briefe 1873-1939, 1960).

Anagogicamente, questo dialogo quasi richiama, per certi versi, il racconto di David Foster Wallace (1962-2008) dei pesci che nuotano e incontrano un loro simile più anziano il quale, andando nella direzione opposta, li saluta chiedendo: “Com’è l’acqua?”. I pesci giovani aspettano ancora un po’, finché uno si interroga: “Che cavolo è l’acqua?”. This Is Water!

Presso la clinica Burghölzli di Zurigo, l’apprendimento della tecnica proposta da Freud viene accolta con entusiasmo e presto diventa un’esercitazione collettiva che coinvolge sia Carl Gustav Jung (1875-1961) che i coniugi Bleuler. Ciò che però gli svizzeri non riescono a conciliare tra questo sistema e la classica psicologia sperimentale è un’auspicabile sintesi che consenta l’applicazione del test dell’associazione di derivazione wundtiana, della scuola cioè di Wilhelm M. Wundt (1832-1920), nonché la medesima pratica d’associazione libera, formulata da Freud stesso quale nuova metodica diagnostica. Queste prove rientravano, per Eugen Bleuler (1857-1939), in un contesto scientifico d’indagine obiettiva del carattere, nella sua essenza di contenuti psichici comprendenti le esperienze passate e i desideri del presente proiettati nel futuro. Mentre il lavoro sui sogni avrebbe costituito una sorta di supplemento più soggettivo per l’ulteriore approfondimento di quanto le precedenti associazioni avessero messo in luce. Insomma Bleuler, quasi coetaneo di Freud, ma già Direttore del Burghölzli e cattedratico di Psichiatria all’Università di Zurigo, s’appassiona alla nuova teoria, ma non progredisce nell’autoanalisi, e soprattutto non è disposto ad assecondarla a tutti i costi.

È quanto accade in maniera molto più accentuata con i pazienti la cui cura psicoanalitica viene impostata sulla scorta della “Traumdeutung“. La resistenza all’analisi del sogno rientra nella dinamica transferale sotto forma d’energia contraria alle aspettative dell’analista. Nella seconda edizione del libro, l’autore ne tiene conto, definendo così i “sogni di contro-desiderio”. “Essi possono essere ricondotti in generale a due principi, uno dei quali non è stato ancora menzionato, sebbene svolga un grosso ruolo tanto nella vita quanto nei sogni degli esseri umani. Una delle forze motrici di questi sogni è il desiderio che io abbia torto. Essi si presentano regolarmente nel corso dei trattamenti, quando il paziente si trova in fase di resistenza nei miei confronti, e sono sicuro di provocare un sogno di questo tipo dopo aver esposto per la prima volta al malato la teoria del sogno come appagamento dei desiderio. Anzi mi aspetto che la stessa cosa capiti a qualcuno dei miei lettori: in sogno si negherà apposta un desiderio per appagare il desiderio che io abbia torto.” (Traumdeutung, edizione del 1909).

 

Prima di questa data le osservazioni cliniche sull’argomento circolavano sotto forma di lettere o comunicazioni personali, invece con la nascita di “Jahrbuch für psychoanalytische und psychopathologische Forschungen”, diretto da Bleuler e Freud e di cui Jung è segretario di redazione, si crea uno stato epistemico nel quale si raccolgono tutte le informazioni d’un collettivo che unisce l’asse austro-elvetico.

L’anno dopo i viennesi fonderanno una propria rivista, il “Zentralblatt für Psychoanalyse”, curata da Wilhelm Stekel (1868-1940) e Alfred Adler (1870-1937), con l’ambizioso progetto di costruire, con la raccolta dei dati sui sogni tipici, una sorta di dizionario da adibire a guida terapeutico-analitica. Tra le strategie delle due diverse direzioni emergono ben presto delle divergenze: da una parte il rigore scientifico degli primi, dall’altra un’accentuata tendenza alla “volgarizzazione” di Stekel.

In ogni caso, è lo stesso Freud ad ammettere, nella seduta del 28 aprile 1909 della Società Psicoanalitica di Vienna, la presenza di due importanti lacune nel testo della seconda edizione: la nozione del desiderio (rimosso), di cui il sogno è il soddisfacimento (mascherato), va meglio specificata, anche perché vi è carente la trattazione del ruolo della sessualità. “Troppo poca importanza è stata attribuita al simbolismo fisso dei sogni; di fatto, s’avvicina il tempo in cui sarà necessario e possibile scrivere un libro dei simboli dei sogni. Si è già iniziato a raccoglier materiale per un lavoro del genere e a chiarire il significato degli elementi ricorrenti, partendo dall’ipotesi che dove non si scopre niente, bisogna ipotizzare che ci sia qualcosa di sessuale”.

I sogni pubblicati da Stekel e Adler non sempre si adattano al teorema freudiano e lasciano spazio alla formulazione di altre ipotesi. Il primo scisma della storia psicoanalitica avrà a pretesto questo revisionismo adleriano. L’assioma di Adler (della “protesta virile” e dell’autonomia dell’aggressività diretta a fini di affermazione, di attacco o di difesa) verrà rifiutato nella successiva versione del sesto capitolo della “Traumdeutung“: “La raffigurazione per mezzo di simboli nel sogno. Altri sogni tipici”. Il testo di Freud è disposto ad accogliere collaborazioni a conferma della teoria del simbolismo sessuale, rifiutando decisamente, con la logica dell’autoinganno, ogni informazione suscettibile di contraddirla.

Il 14 febbraio 1911, arriva una critica più serrata circa l’incompiutezza del lavoro freudiano da parte di Jung, che a Zurigo gli ha dedicato un seminario: “…ho potuto constatare che l’incompletezza delle interpretazioni dei sogni principali citati a esempio è causa di fraintendimenti e in generale complica la comprensione agli allievi, poiché non riescono a immaginare che tipo di conflitti siano le fonti regolari dei sogni…”.

La teoria sessuale è successiva all’Interpretazione, che mantiene un’intenzionalità marcatamente espositiva, per cui Freud è costretto ad accettare l’appunto. “Lei ha sottolineato molto giustamente la lacuna che, a causa della spiegazione incompleta dei miei sogni, deriva nella comprensione del sogno, ma anche qui Lei ha dato già la motivazione inevitabile. Il lettore non merita che ci spogli oltre davanti a lui. Per questo non si può pretendere da un sogno più di quanto esso deve dare per lo scopo per cui è presentato; l’uno spiega la deformazione, l’altro il materiale infantile, il terzo l’appagamento del desiderio, e nessuno contemporaneamente tutto quanto si può pretendere dai sogni, proprio perché si tratta di miei sogni personali”.

Vent’anni dopo, a un’analoga osservazione sollevata da André Breton (1896-1966), il padre della psicoanalisi precisa: “… avrei dovuto sistematicamente scoprire il fondo segreto di tutta la serie di sogni riguardante i miei rapporti con mio padre, morto da poco. Ritengo che avevo il diritto di porre un limite all’inevitabile esibizione (come a una tendenza infantile superata!)”.

 

Le valutazioni junghiane provocarono il rimedio d’indurre l’autore a pensare a un trattato impersonale impostato sul materiale raccolto da Otto Rank (1884-1939), in ambito letterario e mitologico. Si tratta evidentemente d’una deviazione forzata onde elaborare nuove strategie di conferma della sua teoria. La produzione di Rank si limita però a due lunghe appendici al sesto capitolo della quarta edizione.

L’universalità dell’impostazione primitiva, Freud la vorrebbe dimostrare adesso soprattutto a proposito dei “sogni della morte di persone care”, in relazione al sogno prototipico dell’Edipo. La qual cosa non sarebbe potuta avvenire prima, in quanto era rimasto a lungo insoluto l’interrogativo circa la natura di ciò di cui il sogno sarebbe un soddisfacimento.

Dal momento che l’Edipo diventa lo Schibboleth della psicoanalisi freudiana, la famosa formula secondo cui il sogno si rivela un appagamento di desiderio viene sviluppata e modificata”. Nell’introduzione alla recente edizione de “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud (Einaudi, Torino 2012), Stefano Mistura individua il contrassegno del linguaggio psicoanalitico, che consente di distinguerlo da altri codici, proprio a questo punto dell’iter evolutivo della dottrina onirica.

Con la polemica sollevata nel 1914 dall’articolo “Per la storia del movimento psicoanalitico”, apparso sull’ultimo numero dello Jahrbuch, che vede Jung escluso dalla redazione, la rottura tra i due raggiunge il culmine. La scuola elvetica, con a capo Jung e Alphonse Maeder (1882- 1971), ritiene opportuno completare il lavoro analitico con una documentata sintesi operativa, mentre per Freud la specificità della sua opera risiede proprio in quel carattere collettivo e conflittuale che gli viene criticato per incoerenza e impersonalità.

Come sarebbe avvenuto per i Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), le spaccature epistemologiche prodottesi in una decina d’anni, a partire da Introduzione al narcisismo (1914), con Al di là del principio del piacere (1920) e L’Io e l’Es (1923), richiedono una necessaria ristrutturazione di tutta quanta la materia dottrinale.

Alla fine (ultima edizione del 1929), l’autocritica dell’autore, il quale, tutto sommato, ammette che l’organizzazione del testo non contribuisca a rendere più chiaro l’argomento, le aggiunte non rispecchino l’evoluzione della teoria psicoanalitica, e l’influenza del presente, della vita attuale, sia probabilmente maggiore di quella infantile sull’esperienza onirica, sembra ci restituiscano la consapevolezza dei limiti dell’opera freudiana.

Sulla scia dell’impronta che avrebbe voluto fornire Stekel, già nella Prefazione alla seconda edizione, si era rivolto alle “persone colte e desiderose di sapere”, in contrapposizione a quanto asserito alla fine del primo capitolo, dove riprende l’affermazione di Anatole France (1844-1924): “I dotti non sono curiosi”.

La tesi di fondo rimane trinitaria: il sogno corrisponde a un’attività psichica organizzata rispondente a delle leggi proprie; l’autoanalisi è in grado di trasformare il genere letterario dell’autobiografia coinvolgendo l’intero apparato psichico; nel lavoro intersoggettivo, l’esperienza transferale è imprescindibile.

 

L’idea di sottoporsi a un’autoanalisi sistematica era sorta dopo il sogno della notte che aveva fatto seguito ai funerali del padre. Il sospetto è che i sogni non siano privi di senso, e le difese poste in essere contro i ricordi siano equivalenti a quelli denunciati nell’isteria. Eppure, Freud rinnega la spiegazione eziologica della seduzione sessuale infantile.

Ciò gli consente d’aprire l’accesso alla tematica edipica. La tragedia sofoclea (Edipo Re) riprende una costrizione universale riconoscibile in ognuno di noi. Una realizzazione onirica trasferita nella realtà che suscita orrore e l’obbligatorietà della rimozione in modo da abbandonare definitivamente lo stato infantile.

Invece, in Eschilo, per esempio, i sogni della Regina dei Persiani e della Clitemnestra delle Coefore sembrano consonanti nel prendere l’iniziativa d’allontanare (apόtropos) la realtà del sogno che le ha turbate e che fatalmente le travolgerà.

Il corrispondente shakespeariano gli pare il Prince of Denmark. “L’opera è costruita sulle esitazioni di Amleto sul soddisfacimento del compito di vendetta che gli è stato assegnato; ma il testo non offre ragioni o motivi validi per tali esitazioni”. Il desiderio edipico per la madre e la colpa che ne deriva non sfocia in un’Orèsteia, perché gli impedisce d’uccidere Claudio, l’uomo che ha osato realizzare quanto inconsciamente egli stesso desiderava fare. Le Erinni quindi non lo perseguitano fino alla purificazione per poi trasformarsi in Eumenidi, in quanto Amleto si rende conto di non essere “meglio del peccatore che deve punire”. Ciò, insieme con l’avversione per la sessualità, articolata nella conversazione “monacale” con Ofelia (Amleto III, 1, 87–160), evitando l’induzione del rimo-r-so, gli consente di confrontarsi con il rimo-s-so.

Il meccanismo della rimozione Freud lo ricollega all’organico processo filogenetico di perdita di alcune sensazioni, in primis quelle olfattive, determinato dalla definitiva assunzione della stazione eretta. Ricordo ed effluvio vanno alla pari, nella memoria della fragranza della madeleine proustiana, e nel disgusto che concorre invece a distanziarlo dalla coscienza, quasi come se il preconscio non tollerasse i cattivi odori!

 

Alla tripartizione dell’apparato psichico segue la dinamica della censura.

Lo delude lo studio di Gustav Theodor Fechner (1801-1887), che, nel mettere in relazione il mondo dello spirito con quello della materia, lapalissianamente distingue il procedimento onirico dall’ambito psichico della veglia: se dormo non sono desto!

La spiegazione semplicistica, di tipo organico, polemizza con il senso da dare al sogno, secondo il gioco di rappresentazioni residuali della veglia, che di quel senso pure difetta. L’intelligibilità dell’operazione sta forse nella possibilità di sostituire un tipo di narrazione con un’altra, che abbia una propria semantica e sintassi, da mettere allora a paragone, come si fa con un testo originale a fronte. L’interpretazione procede verso la sempre maggiore intelligibilità, secondo l’analogia del rebus. Il ciclo di relazioni che prevede l’ambiguità mette in moto il meccanismo della progressiva chiarezza.

Dai residui “preistorici” di vita infantile, alla fonte originaria dell’inconscio, si diparte l’etiologia delle nevrosi e la procedura onirica. Ancòra ancorato ai suoi “neurotica” (il neologismo, impiegato nella lettera a Fliess, del 21 settembre 1897, con cui si riferiva al suo primo approccio ai fattori scatenanti la psicopatologia), Freud ipotizza che le nevrosi siano il risultato delle esperienze del periodo “preistorico”, come le immagini ricorrenti del sogno siano state viste e memorizzate proprio allora, in quanto la ripetizione di quanto accadde a quel tempo è già di per sé un appagamento di desiderio.

Nella trentunesima lezione dell’Introduzione alla psicoanalisi (Nuova serie, 1932), Freud paragona il rapporto dell’Io con l’Es a quello del cavaliere con il cavallo, che fornisce l’energia per la locomozione, mentre il cavaliere ne dovrebbe determinare la direzione, senonché succede che la meta del cavaliere venga ben presto sostituita dall’irruenza del cavallo. Questo “principio di Itzig” viene anticipato nella problematica della stesura della “Traumdeutung“. In Psicopatologia della vita quotidiana (1901), avrebbe affrontato il tema d’una certa “compiacenza del materiale linguistico” che consente a motivazioni inconsce di trovare espressione locale in varie forme dii errori, lapsus, gaffes, qui pro quo, che poi, consapevolmente, vanno ad alimentare le battute di spirito. Così sembra che la stesura, in autoanalisi, dell’originaria Interpretazione abbia accentuato questi rischi di mancato controllo, se questo problema lo solleva in una lettera del 7 luglio 1898 a Wilhelm Fliess (1887-1904), quasi a giustificarsi: “Mi è stato tutto dettato dall’inconscio, secondo il noto principio di Itzig, cavaliere della domenica: ‘Itzig, dove vai’ ‘Non chiederlo a me chiedilo al cavallo!’. Ogni volta che iniziavo un paragrafo, non sapevo come l’avrei terminato. Naturalmente non è stato scritto per essere letto…”.

L’idea generale ruota sempre attorno alla correlazione sogno, isteria, delirio acuto, in modo da porre agli estremi opposti la realtà e il piacere, inteso ancora come soddisfacimento del desiderio. Il 6 agosto 1899, a commento delle riserve di Fliess circa le indiscrezioni sull’intimità delle confessioni, si comporta quasi da Stregatto sornione con Alice nel paese delle meraviglie: Tutto dipende da dove volete arrivare! Per fare la frittata bisogna avere il coraggio di rompere le uova e la ricetta prevede un quanto basta di scrutare in se stessi e un pizzico di farsi rimproverare.

Il viaggio intrapreso è ormai divenuto un po’ racconto biografico, un po’ ricerca spirituale, con il proposito di trasformarsi nel manuale scientifico d’un percorso nell’inconscio, insomma un genere letterario nuovo che potrebbe appassionare i lettori non addetti ai lavori; questi ultimi invece si trovano dinanzi al prototipo d’ogni indagine di psicologia del profondo scaturita in assoluto dalla prima autoanalisi moderna.

 

Giuseppe M. S. Ierace

 

 

Bibliografia essenziale:

Breton A. Les vases communicants, Gallimard, Paris 1955

Britton C. Structuralist and poststructuralist psychoanalytic and Marxist theories, Cambridge History of Literary Criticism: From Formalism to Poststructuralism (Vol 8), Raman Seldon, Cambridge University Press, Cambridge 1995

Freud S. Briefe 1873-1939, ed E. L. Freud, Fischer, Frankfurt a. M. 1960

Freud S., Jung C.G. Briefwechsel, S. Fischer-Verlag, Frankfurt am Main 1974

Freud S. The Complete Letters to Wilhelm Fliess 1887–1904 (Jeffrey Moussaieff Masson, ed. and tr.), Harvard University Press, London 1985.

Freud S. L’interpretazione dei sogni (traduzione di Daniela Idra, introduzione di Stefano Mistura), Einaudi, Torino 2012

Hyman S. E. The Tangled Bank: Darwin, Marx, Frazer and Freud as Imaginative Writers, Atheneum, New York 1962

Ierace G. M. S. Sogni… letteratura, cinema, psicoanalisi, http://www.nienteansia.it/articoli-di-psicologia/psicologia/sogni-1875-1931-schnitzler-freud-bion-letteratura-cinema-psicoanalisi/8586/

Ierace G. M. S. La logica dell’inganno e dell’autoinganno…, http://www.nienteansia.it/articoli-di-psicologia/atri-argomenti/la-follia-degli-stolti-la-logica-dell’inganno-e-dell’autoinganno-nella-vita-umana/8641/

Muschg W. Freud als Schrifsteller, Die psychoanalytische Bewegung, II, 467-509, 1930

Numberg H. et Federn E. (éd. par) Les Premiers Psychanalystes. Minutes de la Societé psychanalytique de Vienne, Gallimard, Paris 1978

Pontalis J.-B. Entre le rêve et la douleur, Gallimard, Paris 1977

Roustang F. Du chapitre VII, Nouvelle Revue de Psychanalyse, XVI, 65-95, 1977

Wallace D. F. This Is Water: Some Thoughts, Delivered on a Significant Occasion, about Living a Compassionate Life, Little, Brown and Company, New York 2009

 







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