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L’autostima

category Psicologia Margherita Scorpiniti 17 Giugno 2015 | 2,189 letture | Stampa articolo |
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Per “autostima” si intende la considerazione che un individuo ha di sé stesso.

Le prime esperienze infantili influiscono sulla formazione dell’autostima e sulla percezione di sé in rapporto agli altri. Determinano il modo in cui verranno interpretate le successive esperienze. Per la psicoanalisi le primissime esperienze dell’individuo costituiscono la base di tutto quello che seguirà e il modo in cui egli percepirà gli eventi successivi. Il bambino vive queste prime esperienze in maniera caotica, confusionaria e cerca di dare un significato a ciò che avviene dentro e fuori di lui.

Secondo la psicoanalisi l’autostima è un sostegno di natura narcisistica che l’Io riceve dal Super-io, per cui il soggetto non teme punizioni o riprovazioni.

Fu James(1890) a dare una delle prime definizioni di autostima. La ritenne esito dei rapporti tra le aspettative che una persona si pone e gli effettivi risultati che ottiene nella realtà.

Il senso di autostima è legato all’opinione che gli adulti significativi hanno del bambino, ancora sprovvisto di un senso solido di identità. Negli anni successivi, gli atteggiamenti educativi parentali avranno grande valore nello sviluppo della personalità.

Mc Martin(1995) ha descritto quattro tipi di stile educativo, di cui quello “distaccato” è

caratterizzato da scarsa cura e attenzione e genera personalità caratterizzata da bassa autostima, insicurezza nell’attaccamento e aggressività, mentre lo stile “autorevole” combina calore affettivo e fermezza nelle regole, favorendo lo sviluppo di una personalità con buona autostima.

Nel periodo scolare, identificazione e sperimentazione (Erikson-1982) sono i due processi cruciali per la costruzione dell’identità, messi in atto dal ragazzo che si confronta con il parere del gruppo di appartenenza. L’autostima può essere più o meno positiva a seconda dei campi di esperienza e dei risultati in essi acquisiti.

Il rispetto per noi stessi, per i nostri bisogni, emozioni, aiuta ad entrare in un rapporto costruttivo con gli altri. E’ invece quando questo rispetto manca(bassa autostima) che il rapporto con gli altri ne viene influenzato. Colui che ha bassa autostima ricerca continuamente il consenso degli altri, ha scarso spirito di iniziativa, reazioni impulsive, stile passivo, altro..

Questi elementi contribuiscono a mantenere un basso livello di considerazione di Sé.

Chi ha bassa autostima  rischia di tendere verso manifestazioni impulsive di rabbia, con modalità di relazione aggressiva..

Il soggetto con bassa autostima rischia che qualcun altro prenda le decisioni al suo posto, decisioni che spetterebbero soltanto a lui.

L’autostima è una dimensione psicologica fondamentale nel processo di costruzione della personalità.

Come dimostrano i casi di bambini o adolescenti che, sebbene dotati o seguiti da persone attente e disponibili, hanno una scarsa immagine di sé, l’autostima non è il semplice risultato di fattori “esterni” o puramente oggettivi. Tutte le informazioni legate alla “riuscita” o all’ “accettazione” interpersonale vengono infatti reinterpretate dagli schemi cognitivi del bambino, dalla sua visione soggettiva della realtà e di se stesso. Bisogna dunque tenere conto anche dello “stile di pensiero”, la cui importanza nello sviluppo dell’autostima è sempre più rimarcata dalla ricerca scientifica.

Gli stili di pensiero sono i nostri “modi preferiti” di pensare, di usare le nostre abilità cognitive e metacognitive.

L’autostima ha anche un notevole impatto sulla salute. Infatti dopo i 60 anni l’autostima aiuta a rimanere in salute. A dirlo sono i ricercatori della Concordia University di Montreal, Canada, coordinati da Sarah Liu Carsten Wrosch, ricercatori presso il Centre for Research In Human Development.

Allo studio, pubblicato sulle pagine della rivista Psychoneuroendocrinology, hanno partecipato 147 soggetti con un’età uguale o superiore ai 60 anni. Ogni 24 mesi, per quattro anni, sono stati valutati parametri quali l’autostima, i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress e sintomi di tipo depressivo. Per valutare il livello di autostima sono state poste ai partecipanti varie domande. La piu’ importante ai fini della valutazione di questo paramentro è stata: “Ti senti utile?”            Sono stati inoltre presi in considerazione anche altri fattori quali le condizioni economiche, lo stato di salute, il fatto di essere coniugati o single.

Il team di studiosi guidati da Sarah Liu e Carsten Wrosch hanno esaminato come, in un soggetto anziano, l’autostima possa cambiare con il passare del tempo.

I risultati dimostrano che se l’autostima diminuisce, aumentano i livelli dell’ormone dello stress, il cortisolo e viceversa. Questa associazione è particolarmente evidente nei soggetti con una storia di depressione o di stress.

“Poichè l’autostima è associata a uno stato di benessere psicologico e fisico, riuscire a mantenerla alta  potrebbe aiutare a prevenire problemi di salute caratteristici della terza età.

Per questa ragione, l’obiettivo dovrebbe essere quello di mantenere alta l’autostima nel tempo prima che declini con gli anni” (Sarah Liu).

Gli studiosi della Concordia University sono  orientati a capire come l’autostima possa influenzare il sistema immunitario e quindi contribuire a garantire un invecchiamento in salute.

Chi ha bassa autostima e vive varie forme di insuccesso, può fare qualcosa?

Il livello di autostima può essere aumentato. Esistono infatti strategie in grado di aiutare a riconquistare la propria autostima, ma occorre anche lavorare sulle cause che l’hanno generata e le tentate soluzioni personali che spesso necessitano di essere cambiate.

 

Autrice: Dr.ssa Margherita Scorpiniti

Roma, 10 giugno,2015

 

Sitigrafia

http://www.italialongeva.it/

 

Articoli online

Il mondo interno del bambino: l’uso della fiaba per la ricerca di significato – A. Beretta, S.Vannucchi

 

Bibliografia

La mia autostima – Attività di sviluppo personale per una buona immagine di sé

Editore Centro Studi Erickson 2002

 

Migliorare l’autostima

Un approccio psicopedagogico per bambini e adolescenti

Alice W. PopeSusan McHaleW. Edward Craighead

 

 







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