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L’Ascolto nella società post – moderna

category Psicologia Alfonso Falanga 24 Agosto 2009 | 4,358 letture | Stampa articolo |
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Le variabili emotive, cognitive e linguistiche che orientano la comunicazione tra le persone non esauriscono i fattori da cui trae origine la sua complessità ed i suoi momenti di incomprensione e conflitto.

Ad essi si unisce un elemento che, oggi più che in altri tempi, non si può non considerare. Ci riferiamo alle connessioni esistenti tra il linguaggio che sostiene la relazione faccia a faccia e quello che appartiene, invece, alla comunicazione realizzata attraverso i media.

Il parlare in situazioni di co – presenza e simultaneità ripropone a volte gli schemi comportamentali e linguistici del comunicare a distanza fisica e temporale, una modalità espressiva che l’evoluzione tecnologica mediale permette con sempre più efficienza.

Si tratta di un sistema di trasmissione fondato su una co – presenza ed una contemporaneità che non richiede condivisione di spazi né la presenza di persone ed identità concrete.

Grazie agli attuali mezzi di comunicazione la società post – moderna è segnata da una riduzione delle distanze tale da alterare la concezione che l’individuo ha dello spazio inteso come materia che separa due entità una dall’altra (1).

Anche il tempo ha perso la sua abituale sequenzialità per diventare un continuo presente, un tempo, cioè, costantemente istantaneo .

La virtualità della rete telematica, inoltre, permette di esserci e di agire attraverso identità sempre diverse, anzi del tutto privi della percezione della propria e della altrui identità.

Il cyberspazio è il luogo privo di sostanza dove la persona in carne ed ossa si muove grazie al suo doppio virtuale e dove, degli altri, non avverte più la sostanza della carne e delle ossa bensì ne sente esclusivamente la virtualità.

A volte, in particolar modo per i più giovani, non è nemmeno più lecito parlare di doppio virtuale: lui, o lei, sono tutt’uno con il proprio avatar. Essi sono l’avatar, e tali sono gli altri con cui intessono relazioni virtuali ma sentite come tangibili.

Un filosofo francese, Philippe Breton, nell’esporre le sue idee riguardo ai moderni mezzi di comunicazione, sostiene:

” …il nuovo pensiero antropologico non è un pensiero umanistico e non pone l’uomo al centro dell’universo. La vita non è più nella biologia, bensì nella comunicazione”(2).

Questa affermazione, per quanto estrema, porta a riflettere sul fatto che nella società contemporanea la comunicazione rappresenta comunque un consolidato strumento di attuazione di istanze individuali e collettive.

Attraverso i media l’uomo moderno è costantemente collegato, connesso, con mondi virtuali da cui riceve informazioni spesso indispensabili alla realizzazione dei suoi obiettivi sociali e professionali ed è inserito in una rete di legami ( anche affettivi) che mai si rompe.

La sostanza dell’uomo moderno, come dichiara Breton, è fatta dunque di comunicazione. Questa trasformazione socio-culturale ed antropologica, a voler dare ascolto al filosofo francese, ha prodotto esiti positivi e negativi di cui oggi non se ne conosce ancora la portata.

Resta il fatto che i nuovi media pervadono sempre più la società in tutte le sue  dimensioni, con ciò rendendo necessario conoscerne, anche in modo non specialistico, meccanismi e significati dal momento che l’ambiente tecnologico in cui avvengono gli scambi agisce non solo sul comportamento del ricevente ma anche su quello dell’emittente.

Il metodo con cui il messaggio ha origine, infatti, deve tenere necessariamente conto delle qualità specifiche del destinatario: non è più un individuo che si ha di fronte nella sua concretezza corporea, come nella relazione faccia a faccia, non è un gruppo i cui membri interagiscono tra loro e condividono valori/ idee/ opinioni/ bisogni, non è un pubblico riunito in un preciso spazio fisico e in un dato tempo.

Il più delle volte, attraverso i nuovi media, ci si rivolge ad un insieme di individui indefinito per ampiezza, interessi e valori, competenza linguistica, età, genere ed estrazione sociale.

E’ un pubblico senza una precisa collocazione spaziale e temporale che abita la virtualità della rete telematica, fatto di identità tecnologiche, da soggetti che partecipano restando comunque ognuno al chiuso del proprio privato ed interloquendo non con persone ma con uno schermo ( la cosiddetta privatizzazione della socialità, secondo Manuel Castells).

L’attenzione posta sull’elemento tecnologico spesso offusca il valore dell’elemento umano.  Il destinatario della comunicazione, di qualsiasi forma di comunicazione, resta infatti la persona anche quando la sua corporeità  appare dissolta nella indeterminatezza del cyberspazio.

A volte chi comunica attraverso i nuovi media immagina di rivolgersi ad un’entità altra rispetto all’individuo, dimenticando che si tratta solo di nuove forme assunte dal fattore umano e dall’ambiente ( inteso come spazio-tempo) in cui esso si colloca.

L’utilizzo del mezzo tecnologico, in altre parole, rischia di deformare il significato della comunicazione, che è mettere in comune non solo dati ed informazioni ma anche pensieri, sentimenti, emozioni.

Resta confermato, infatti, che ogni tipo di messaggio, anche un asettico bip, ha origine da una mente umana e si rivolge ad una mente umana. Ogni impulso è sempre espressione di una storia i cui protagonisti sono individui, non entità tecnologiche, e si innesta  in un’altra storia fatta sempre di e da persone.

Queste nuove modalità percettive ed espressive orientano inevitabilmente il comportamento messo in atto nei molteplici aspetti della quotidianità concreta e la comunicazione, in particolar modo ascoltare l’altro, non possono non essere da esse condizionati.

Ascoltare non è l’esito di un’applicazione tecnica ma è un modo di porsi verso l’altro ( il diverso da noi, chi non appartiene alla nostra storia culturale e sociale) e di vedersi rispetto all’altro. Elementi, questi, che non possono essere esenti da condizionamenti da parte della virtualità tecnologica. Oggi a volte le relazioni umane sono segnate da una confusione tra concretezza ed immagine: si scambia la persona effettiva con una sua rappresentazione, come tale priva di sostanza.

In questo senso il porsi verso l’altro, fondamento dell’ascolto, rischia di essere privo di una chiara definizione di quest’ altro in quanto persona concreta.

L’ascolto consiste nel muoversi all’interno di una realtà anch’essa virtuale ma che non è un cyberspazio privo di riferimenti spazio- temporali  ed emotivo – cognitivi.

La dimensione dell’ascolto, al contrario, è abitata da emozioni, sentimenti, convinzioni ed eventi materiali concreti. Per il cyborg vale il principio del game over: tutto può ricominciare, nel bene e nel male. Nel mondo generato dall’ascolto ciò che accade avviene definitivamente ed in particolare per quanto riguarda la negatività: malattie, separazione, lutti, difficoltà economiche, estraneità sociale e culturale.

Ascoltare, se è così inteso, è altro rispetto alla simultaneità ed alla rapidità su cui si sostiene la comunicazione quotidiana, che avvenga o meno mediante strumenti tecnologici. E’ altro rispetto all’esprimersi fondato sulla velocità ( fine a sé stessa) e sulla forma che ha valore solo in quanto forma e non in relazione al suo contenuto. E’ altro se paragonato ad  una comunicazione che non si propone ma si impone attraverso il rapido susseguirsi di immagini indifferenziate, la quantità di decibel con cui sono inviati suoni e parole, l’occupare attraverso immagini / suoni / parole ogni spazio vuoto ed ogni tempo in ascolto.

L’Ascolto è un modo di comunicare diverso rispetto alla comunicazione ordinaria, quella che non prevede attese.

(1) L’azione sul sistema sensoriale umano non riguarda solo i nuovi media. Nel corso della storia ogni forma di tecnologia, particolarmente applicata ai mezzi  di comunicazione, ha sempre influenzato il modo in cui l’uomo ha percepito sé stesso, gli altri, il mondo. Cfr. Harold Innis, Marshall McLuhan, Derrick de Kerckove, Guy Debord,   Philippe Breton, Joshua Meyrowitz, Paul Virilio ed altri

(2)Philippe Breton : ” L’Utopia della comunicazione ” – Utet 1995

Alfonso Falanga

Consulente relazionale – Specializzato in Analisi Transazionale

mail: ascoltoecomunicazione [@] alice [.] it

web: xoomer.virgilio.it/ascoltoecomunicazione







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