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Il simbolo come condizione nel pensiero di Jung

category Psicologia Gian Marco Gregori 7 Gennaio 2008 | 6,203 letture | Stampa articolo |
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Il percorso che fa Jung per stabilire che alla base della condizione umana ci sia un’immensa produzione simbolica, nasce da un’attenta analisi del materiale onirico.

Jung si rese conto che la coscienza non è affatto immutabile e definita. La concezione del sogno come elemento esplicativo e momento significativo dell’individuo è legata alla produzione di simboli. Questi sono nell’uomo i contenuti soprattutto onirici. Il linguaggio dell’uomo è di per sé pieno di simboli. “Ciò che noi chiamiamo simbolo è un termine, un nome o anche una rappresentazione che può essere familiare nella vita di tutti i giorni e che tuttavia possiede connotati specifici oltre al suo significato ovvio e convenzionale.”

L’immagine simbolica implica uno spettro di conoscenza “inconscio” che va al dì la del concetto razionale di conoscenza dei segni. Ad esempio, una fede religiosa “oltrepassa l’orizzonte della comprensione umana. Noi ricorriamo all’uso di termini simbolici per rappresentare concetti che ci è difficile definire o comprendere completamente.”

Ancor prima di comprendere i sogni come aspetti simbolici di un Io che parla dal di sotto della soglia di coscienza, Jung era convinto che elementi inconsci riaffiorassero dall’inconscio come una specie di fenomeno riflesso.

L’uomo moderno junghiano che sia introverso o estroverso si riconosce in due distinti aspetti che fanno parte rispettivamente della parte inconscia e conscia, determinando una dualità che riflette una coesistenza di due personalità all’interno dello stesso individuo.

Secondo Jung negare l’inconscio significa “misoneismo” cioè la paura del nuovo e dello sconosciuto.

I simboli onirici si distinguono da quelli fisici per la loro varietà. Invece di concentrarsi sulle libere associazioni, Jung intendeva interpretare i sogni mediante il loro materiale disponibile ed immediato.

Si passa da un’indagine libera a zig zag freudiana ad un’indagine circolare il cui centro è rappresentato dall’immagine del sogno. I sogni non hanno una struttura spazio-temporale regolare e coerente, piuttosto sono immagini confabulate e spesso contraddittorie.

Il fatto che essi non abbiano senso nella logica cosciente può indurci a non prenderli in considerazione. Particolari concetti consci possono avere aspetti subliminali, cioè ”radici pressoché invisibili di nostri pensieri consci[…] Le immagini che si producono nei sogni sono molto più pittoresche e vivide dei concetti e delle esperienze che rappresentano le loro controparti a livello di coscienza.”

Jung era convinto che la funzione onirica fosse una riparazione del normale stato psicologico, un modo per ristabilire l’equilibrio psichico totale. Rispetto ai simboli è necessario soffermarsi sul fatto che essi non sono unicamente materiale onirico ma possono essere anche un pensieri, sentimenti o azioni. Inoltre essi non sono unicamente individuali ma anche collettivi come le immagini religiose o mitologiche. Infine i simboli sia a livello individuale che collettivo possono essere materiali o culturali: “i primi originano dai contenuti della psiche e rappresentano un numero enorme di variazioni sulle immagini archetipiche. I simboli culturali sono quelli impiegati per esprimere verità eterne e che compaiono tuttora in molte religioni.”

Gian Marco Gregori

C.G Jung, L’uomo e i suoi simboli, TEA, Milano, 1992.







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