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Il grido di aiuto della nostra psiche

category Psicologia Silvia Piantanida 30 Novembre 2011 | 2,564 letture | Stampa articolo |
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Il corpo si difende dalle aggressioni degli agenti esterni (influenza, virus, batteri) mettendo in campo il sistema immunitario, infatti la febbre ha l’intento di espellere l’ospite indesiderato.

Allo stesso modo la psiche ha analoghi meccanismi per difendersi – detti Meccanismi di difesa- dal proprio mondo interno (generatore di impulsi, pensieri, idee), e dalle possibili aggressioni del mondo esterno.

Il corpo è il nucleo fondamentale della vita psichica, è inscindibile dalla mente.

Si può parlare di un sistema mente-corpo che viene ad esempio brutalmente attaccato quando si è in presenza di un evento traumatico, e del successivo sviluppo del Disturbo Post Traumatico da Stress.

I meccanismi di difesa come succede per le Fobie entrano in gioco quando si avverte Angoscia davanti al possibile contatto con l’oggetto temuto; qui i meccanismi per difendersi dall’esperienza angosciosa sono lo spostamento e l’evitamento (evitano l’insorgere dell’ansia o, al più la riducono e se questa barriera difensiva sta per cedere, la formazione di un sintomo fisico viene in soccorso dei meccanismi di difesa). I meccanismi di difesa sono inconsci, involontari e automatici.

E’ proprio da questa definizione che è possibile tracciare un confine tra meccanismi di difesa “sani” e patologici: i primi a differenza di quelli ‘patologici’ hanno maggior valore adattivo per la persona, il loro impiego è di breve durata, perchè il loro uso è limitato nel tempo.

I meccanismi di difesa “sani” investono aree isolate e circoscritte del comportamento, non limitano le potenzialità della personalità. Le comuni dimenticanze (non mi ricordo un nome!!) che si verificano nella quotidianità sono esempi di rimozione non patologica.

Ora vediamo nello specifico alcuni di essi.

La rimozione è un processo inconscio e automatico attraverso il quale gli impulsi provocati dall’angoscia, i pensieri, le fantasie, i sentimenti o i ricordi ad essi associati sono esclusi dalla consapevolezza (è il caso delle amnesie da trauma o dell’allontanamento inspiegabile dal proprio domicilio).

La conversione è quel processo attraverso cui un impulso rimosso e proibito viene simultaneamente tenuto fuori dalla consapevolezza ed espresso sotto forma di sintomo (quel dolore misterioso).

L’inibizione è la diminuzione o la perdita, prodottasi a livello involontario e inconscio della motivazione necessaria per impegnarsi in una certa attività, allo scopo di evitare l’angoscia connessa a impulsi inaccettabili e disconosciuti (fobia sociale).

La razionalizzazione è un tentativo di dare una spiegazione razionale di un comportamento che è irrazionale, motivato da impulsi inconsci o dalle difese contro tali impulsi. Il suo uso è frequente nella vita di tutti i giorni, ma quando è utilizzato senza un intento conscio, cioè in maniera consapevole diventa un meccanismo di difesa patologico.

La regressione vuol dire un ritorno automatico e involontario a precedenti modi di funzionamento, si verifica quando la persona si trova, nel presente di fronte a situazioni di indecisione o frustranti. Il ritorno simbolico agli anni dell’infanzia permette alla persona di evitare le avversità attuali e di viverle come se non fossero ancora accadute.

La proiezione è l’attribuzione automatica e inconscia dei personali atteggiamenti e impulsi disconosciuti (non voluti) ad altre persone. Se viene utilizzata con continuità, cioè come modalità abituale per affrontare la propria vita, la proiezione diventa una pericolosa anticamera del disturbo psicotico.

 

Sono in crisi: aiuto dottore!!!

Si tende a considerare ogni periodo di crisi -per crisi intendo un cambiamento nella nostra routine quotidiana anche un cambiamento conseguente a un lieto evento-, sotto una visione negativa ( come qualcosa di distruttivo!) e a una sua medicalizzazione (es. tranquillanti, sonniferi..).

La vita si impone come un continuo passaggio da una precedente situazione di equilibrio psicologico a un altro, reso necessario con il progressivo ampliarsi dell’esperienza di vita, es. il passaggio dall’infanzia alla preadolescenza/adolescenza.

Così perché non provare a considerare la crisi come un momento per migliorarsi, un’opportunità di crescita e di maturazione.

Crescere sulla propria sofferenza, utilizzare tutto quello che accade o è accaduto durante la crisi per capire se stessi e il personale modo di reagire, cercando di reinserire tutti gli elementi di ‘fragilità’ in una analisi del sé e dei propri rapporti sociali.

La ‘guarigione’ esige la comprensione delle dinamiche sottese alla crisi con conseguente revisione degli schemi o comportamenti inadeguati alla comprensione della realtà che hanno condotto alla crisi e al loro superamento.

Vivere la crisi come continuità con una sua intrinseca valenza positiva da cercare e scoprire, anziché come frattura esistenziale.

 

Roma 28 Novembre 2011

Dott. Silvia Piantanida







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