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Il fenomeno del mancato ricordo: “…La parola sulla punta della lingua”

category Psicologia Mario Di Nunzio 13 Febbraio 2015 | 1,535 letture | Stampa articolo |
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Ti è capitato di essere certo di conoscere il nome di una persona, di un oggetto o di un luogo, ma di non riuscire a ricordarlo? Questo fenomeno è comune a tutti ed è noto comeTip-of-the-tongue (TOT) o fenomeno “della parola sulla punta della lingua“.

A molte persone capita di non ricordare il nome di qualcuno, un vocabolo o una parola.

Capita  in momenti  imprevisti, quando meno vorremmo che accada.

Come quando capita di incontrare un conoscente o una persona che conosciamo benissimo e non ricordiamo il suo nome.

L’amico, o conoscente, ci saluta con molta cordialità, chiamandoci per nome.  Rispondiamo  anche noi con altrettanta cordialità, ma non riusciamo a ricordare il suo nome.  Che figura !

Eppure questa  persona la conosciamo benissimo:  ma, in questo momento, ci sfugge il suo nome.

Cominciamo una lotta con noi stessi:  una ricerca affannosa  fra i  nomi della nostra memoria, a  frugare affannosamente fra i nomi che ci sembrano assomigliare.

Tutto questa ricerca in breve tempo, mentre incrociamo  il nostro amico che in questo momento ci sfugge  il nome.

Una  ricerca affannosa contro il tempo,  prima che  la persona va via, mentre siamo enormemente  addolorati di non poter ricambiare il saluto, riconoscendo il suo nome – che poi è anche il riconoscimento  totale di quella persona.

“ Ahh ! Ciaooo.  Come va ? Sì, stiamo tutti bene in  famiglia… Grazie.  E voi ?….”.

Mentre parliamo, e ci torturiamo nella ricerca di quel nome che abbiamo‘ sulla punta della lingua’, scannerizziamo  affannosamente la mente.

Ricordiamo  alcune  lettere  del nome, alcune vocali, alcune sillabe.  Eppure nonostante lo sforzo e la sensazione della familiarità del  nome,  questo ci sfugge.   Sentiamo di averlo lì, a portata di ricordo, eppure ci sfugge.  Che rabbia!

Cominciamo ad elencare, nella nostra mente, altri nomi propri di persona. Ma non è quello.

Ad esempio, mettiamo che il nome da ricordare è  “ Alessandro”.

Ricordiamo solo che nella parola sono presenti le lettere ‘ an’. In quel momento scannerizziamo e confrontiamo i nomi  che assomigliano.

“ Antonio? No, non è, mi pare che  il suo nome  non  è meno comune di Antonio. …E’ un nome più lungo.    ‘ An’ ….. ‘an’.   ‘ Che diamine  di nome è !…Eppure l’ ho qui, sulla punta della lingua. Che figuraccia! ”

Il nostro amico, ormai, è andato via.  La ricerca  affannosa  non ha  dato frutto. Rimane un sentimento  di  frustrazione  e anche un po’di preoccupazione. In realtà ci stiamo  accorgendo che qualcosa  non va negli ultimi tempi.   Il problema si sta estendendo. Lo stesso fenomeno accade anche quando teniamo una conferenza  e quando siamo in riunione.

Vitaccia cavallina  mi scappa sempre  la parolina “  era uno slogan pubblicitario  di  tanti anni fa,  ma che ora calza a pennello col nostro problema. Ci sfugge  il termine esatto.  Pur avendolo a portata  di mano, ricordiamo alcuni frammenti, ma non  la parola intera.

E’ una sorta di agnosia per le parole.

L’agnosia è un disturbo  neurologico  riguardante l’ incapacità di riconoscere  oggetti, volti , colori  ecc.

Perché accade questo?

Tutto il nome, con le immagini, ricordi, sensazioni e altro,  sono trascritte  su un foglio, fatto a pezzettini e memorizzati, inviati in varie zone del cervello, anche nell’ altro emisfero  cerebrale. La parola sembra quasi sia suddivisa in sillabe.

Esaminiamo  il funzionamento della mente con un paragone col Computer.

Una ricerca  su Internet senza alcun aiuto è un’ impresa impossibile.  Abbiamo bisogno di un Motore di Ricerca. Immettiamo una parola e il computer analizza tutti i termini, documenti e siti  correlati con la parola immessa.

Il cervello lavora in maniera bifase, ossia in modo identico ad una carta bancomat.

Sulla carta di credito è memorizzata metà informazione. Per accedere al conto bisogna immettere  un numero riconosciuto dalla carta e che va a completare l’informazione.

Il conto ha in memoria un numero di X  caselle. Quando viene immesso il numero che completa quella casella è OK.

Nel cervello, per ogni elemento si conserva una traccia nella memoria centrale e altri dati nelle specifiche memorie sensoriali.

Un’ importante funzione dell’ elaboratore centrale è il RICONOSCIMENTO.

Questo vale anche quando si impara una lingua straniera o stiamo conoscendo cose nuove. Il cervello fa continuamente un lavoro di analisi e confronto.  Si chiede: ‘Questa cosa (parola,informazione,immagine) la conosco? L’ ho già vista prima? E’ meglio dare un’occhiata in archivio’.

Dà un comando di ricerca e come risposta ottiene una serie di informazioni attinenti. Il responso arriva dal confronto e la sovrapposizione delle tracce possedute nel computer centrale e quelle che che arrivano dalle memorie delle altre zone del cervello.
La suddivisione dell’ informazione e la doppia memorizzazione rende più celere il lavoro dell’ elaboratore centrale. Il sistema si ingolferebbe con tutti i dati sensoriali fra i piedi.

In ogni occasione il computer cerebrale, ha a disposizione diverse informazioni attinenti di quello che sta facendo, come una memoria cache di un computer.

Quando l’elaboratore centrale, ha bisogno di quella data parola, richiama il nome e tutto ciò che lo riguarda.

Quando si agisce con una certa fretta, ossia quando cerchiamo immediatamente il nome di questa  persona, il confronto diventa impreciso perché sono diversi i dati da comparare, da accostare e corrispondere. La rapidità dell’oscillazione del confronto fa intravedere la vicinanza del nome cercato, si accende una, due o più caselle, ma il sistema è sotto pressione e il dato non viene afferrato.

Può capitare di recuperare all’improvviso un nome quando ormai avevamo rinunciato a cercarlo: avviene questo perché la nostra mente ha continuato con più tranquillità a lavorare inconsciamente su quel problema.

Un suggerimento pratico per recuperare la parola ‘sulla punta della lingua’ è quello di agire con calma.  La fretta e la tensione rende il sistema inefficiente.

Mi racconta un paziente che un giorno si trovava nella condizione di non ricordare il nome di una sua amica appena incontrata. Era un nome comune che chissà quante volte l’ aveva pronunciato.             L’ amica era a lui conosciutissima, eppure gli sfuggiva il nome. Finito l’ incontro, si fece dire il nome a sua moglie. Ella schernendolo le ricordò che il nome era ‘Piera’.Allora lui immaginò la sua amica che trasportava una grossa pietra.

Questo espediente gli permise di non dimenticare più quel nome.

L’uso delle tecniche di memorizzazione aiuta a ridurre la frequenza dei T.O.T. oTip-of-the-tongue, o fenomeno “della parola sulla punta della lingua“.

La calma e l’immagazzinamento di un’informazione con tecniche che aiutano, è un processo utile alla memoria, rende l’informazione stessa facilmente recuperabile in ogni momento.







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