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Golem e rudimenti psicanalitici del Super-Io

category Psicologia Massimo Lanzaro 9 Maggio 2013 | 1,717 letture | Stampa articolo |
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Secondo una leggenda ebraica, chi viene a conoscenza della kabbalah può fabbricare un golem, un gigante di argilla forte e ubbidiente, che può essere usato come servo, impiegato per svolgere lavori pesanti. Il Golem era dotato di una straordinaria forza e resistenza ed eseguiva alla lettera gli ordini del suo creatore di cui diventava una specie di schiavo, tuttavia era incapace di pensare, di parlare e di provare qualsiasi tipo di emozione perché era privo di un’anima e nessuna magia fatta dall’uomo sarebbe stata in grado di fornirgliela.

Il Super Ego (originale tedesco Über-Ich), secondo la teoria freudiana, è una delle tre istanze intrapsichiche che compongono il modello strutturale dell’apparato psichico ed è quella che, secondo lo stesso Freud, si origina dalla interiorizzazione dei codici di comportamento: comandi, divieti, ingiunzioni, schemi di valore (bene/male; giusto/sbagliato; buono/cattivo) che il bambino attua all’interno del rapporto con la coppia dei genitori.

Il Super-Ego è costituito da un insieme eterogeneo di modelli comportamentali e rappresenta un ipotetico ideale verso cui il soggetto tende con il suo comportamento. «È una sorta di censore che giudica gli atti e i desideri dell’uomo».

Attraverso un “sovraccarico” – per così dire – di tale istanza si determina un meccanismo che porta alla frantumazione dell’Io ed alla sua successiva modificazione, in quanto vengono da esso assimilati modelli derivanti da imposizioni altrui. Il Super-Ego, infatti, scaturisce dal bagaglio culturale e formativo acquisito sin dall’infanzia dai genitori ed in seguito da altri eventuali educatori. Se quindi, da una parte, tale sfera riveste una funzione positiva, limitando idesideri e le pulsioni umane, dall’altra, causa invece un senso continuo di oppressione e di non appagamento.

Si narra che nel XVI secolo un mago europeo, il rabbino Jehuda Löw ben Bezalel di Praga, cominciò a creare golem per servirsene come servi, plasmandoli nell’argilla e risvegliandoli scrivendo sulla loro fronte la parola “verità” (in ebraico [emet]). C’era però un inconveniente: i golem così creati diventavano sempre più grandi, finché era impossibile servirsene: il mago decideva di tanto in tanto di disfarsi dei golem più grandi, trasformando la parola sulla loro fronte in “morte” (in ebraico [met]); ma un giorno perse il controllo di un gigante, che cominciò a distruggere tutto ciò che incontrava. ?Altri raccontano che un certo Baal Shem, di nome Rabbi Elias, costruì in Polonia un Golem che crebbe a tal punto che il rabbino non potè più arrivare alla sua fronte e cancellare la prima lettera. Allora escogitò questo espediente: nella sua qualità di servitore il Golem doveva togliergli gli stivali; pensava infatti di poter cancellare la lettera dalla fronte quando il Golem si fosse chinato, e così accadde effettivamente; ma quando il Golem divenne nuovamente argilla, tutto il suo peso cadde sul rabbino seduto sulla panca e lo schiacciò.

Azzardo l’ipotesi che la storia del rabbino Jehuda Löw ben Bezalel sia una metafora di distruttività etero-diretta di un Super io sovraccarico (il golem sparava sulla folla). Quello del Rabbi Elias è invece simbolo di distruttività auto-diretta: collassa su se stesso e travolge, schiaccia l’Io.

Vorrei ora infine traslare la metafora dal personale al collettivo. Il dilagare del bisogno di spiritualità, che si traduce nell’enorme diffusione di pratiche religiose e meditative tradizionali e nuove, sette di vario genere, uso di sostanze o di situazioni particolarmente stressanti per ricercare l’accesso a stati di coscienza fuori dall’ordinario, è una caratteristica molto evidente della società contemporanea. Forse risponde all’esigenza di far fronte alla vacuità e mancanza di significato delle relazioni d’uso, promosse in modo violento dal consumismo esasperato e con tutte le sofisticate, talora apertamente perverse, tecniche di propaganda del Mercato e della Tecnologia, i nuovi Golem. Tutto ciò espone gli individui al rischio grave di non saper differenziare l’autenticità del percorso formativo, proposto dalla psicoanalisi e dalle pratiche meditative sostenute da metodi ben collaudati, dalla illusoria ricerca di false realizzazioni in esperienze di esaltazione visionaria, indotta da gruppi e sette, più o meno satanici, o da eccitamenti variamente provocati. A ciò va aggiunto il fatto, spesso sottovalutato, che viviamo, ci piaccia o no, in un mondo condizionato da millenni di religioni, sempre in guerra tra loro, con l’inevitabile conseguenza di non poter discriminare in ciascuna di esse la dimensione dell’autenticità da quella dell’inautenticità, quella della mistica da quella del potere .

 







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