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Fiducia idealizzata e sfiducia globale

category Psicologia Annalisa Barbier 12 Ottobre 2012 | 2,150 letture | Stampa articolo |
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Purtroppo, con quanta frequenza la fiducia diventa sfiducia, la pace arma la guerra, la serenità diventa paranoia e i rapporti finiscono in cenere.

Rapporti di amicizia, di amore o di colleganza non importa.

Di fronte al crollo verticale della “fiducia” nell’altro non v’è salvezza: nel 90% dei casi la relazione è compromessa e destinata a subire un’infelice evoluzione, solitamente attraversando fasi di diffidenza, dubbio ed allontanamento crescenti, fino all’inevitabile conclusione.

Ma perché, se tutti consideriamo la fiducia così importante nella costruzione e nel mantenimento di ogni rapporto, inevitabilmente succede qualcosa per cui proprio questo pilastro vacilla fino a crollare? Tirandosi dietro delusione e dolore?

Delle due l’una: o siamo tutti efferati traditori di fiducie altrui, o la fiducia è un concetto che va rigorosamente ed immediatamente  rivisto e ridefinito.

Escluderei la prima opzione per il semplice motivo che spesso si tradisce l’altrui fiducia involontariamente  e certamente senza intenzione, ma semplicemente perchè si è sé stessi – e ci teniamo ad essere noi stessi, giusto?

Rimane la seconda ipotesi, la più interessante:

IL CONCETTO DI FIDUCIA VA RIVISTO, RIDEFINITO, RE-INSEGNATO

MA COS’E LA FIDUCIA?


  • Affidamento che si fa su qualcuno o qualcosa; attesa ottimistica di qualcosa: avere f. in se stessi; credito, stima. (Sabatini-Coletti)
  • Ragionevole speranza che qualcuno corrisponda alle aspettative. (Devoto-Oli)

Queste sono soltanto un paio di definizioni tratte da due dei più noti dizionari della lingua italiana ma, se consulterete le definizioni contenute in altri dizionari, noterete che  due elementi tendono a ripetersi accomunandole:  la presenza – nella definizione - del concetto di attesa (più o meno ottimistica) e di aspettativa e di quello quello di corrispondenza da parte dell’altro.

Quindi – stando al significato raccolto nei dizionari -  la fiducia  è definita dalla presenza di due condizioni:

  1. Da una parte un sentimento di ATTESA ed ASPETTATIVA
  2. Dall’altra il SODDISFACIMENTO o la delusione di tale sentimento da parte dell’altro

Come dire che la fiducia si basa  sul fatto che un altro corrisponda e soddisfi le nostre aspettative ed i nostri bisogni.  Che bello. Fantastico. Irresistibilmente infantile: e vissero tutti felici e contenti.

Esiste una sorta di scollamento cognitivo tra il concetto idealizzato di fiducia che consideriamo come punto di riferimento soggettivo e la realtà, che tale aspettativa non riesce proprio a soddisfare; è come se nel proprio intimo sistema di significati ognuno di noi cullasse un’idea di fiducia basata su aspettative irrealistiche, destinata a scontrarsi con una realtà che da queste è ben distante. Come è naturale che sia.

Si continua quindi a soffrire perché l’altro (amico, partner, fratello, genitore…) non risponde come vorremmo alle nostre aspettative. Si comporta come vorremmo non facesse. Non ci dà abbastanza di ciò che desideriamo. O fa qualcosa che non condividiamo.

…La lista è lunga…

Non si potrà venirne a capo finché non si inserirà nella riflessione l’idea di compassione e di considerazione per l’altro. Un altro che è anche esso portatore di bisogni, paure, desideri e significati. Un altro che persegue la felicità ed il piacere e rifugge il dolore. Proprio come facciamo noi.

Se consideriamo l’altra persona non più come individuo  responsabile del soddisfacimento dei nostri bisogni e delle nostre aspettative, ma semplicemente come un individuo che cerca anche esso di essere felice e di evitare la sofferenza ed il dolore, potremmo comprendere molte cose; potremmo addirittura smettere di  sentirci infelici, insoddisfatti e negletti, per considerare invece i bisogni e le paure che sono dall’altra parte senza per questo vedere sminuite le nostre.

Fare questo sarebbe un salto concettuale di enorme importanza, un capovolgimento di prospettiva in grado di apportare arricchimento di significato in ogni relazione e certamente, in grado di far crescere in noi un profondo senso di rispetto ed apertura verso gli altri. E anche di stimolare un più equilibrato e costruttivo senso di responsabilità

È nella ridefinizione dei nostri bisogni in relazione ai bisogni dell’altro che alberga il senso profondo della libertà; e comprendere questo – al di là della paura e della delusione –  è certamente un grande passo verso l’autonomia di sentire e di essere e verso una emotività stabile ed equilibrata.

Slegata finalmente dalle pastoie di una dolorosa  dipendenza dall’altro nella convinzione che debba  colmare i nostri vuoti, calmare le nostre paure e soddisfare i nostri bisogni.

 







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