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Fare squadra : premesse, fattibilità, obiettivi – 1

category Psicologia Alfonso Falanga 31 Marzo 2012 | 2,386 letture | Stampa articolo |
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Un orientamento linguistico molto diffuso indica in “ fare squadra “ un atteggiamento sinergico indispensabile, in un collettivo, nei momenti di crisi o come prevenzione alla crisi.

Quest’espressione ormai si è trasferita dall’ambito sportivo a tutti quei settori economici e sociali sottoposti a sollecitazioni, interne o esterne, forti. Prevale, tra questi, il sistema aziendale ma anche intere collettività socio-culturali sono chiamate, oggi più che mai, a  “ fare squadra “ per fronteggiare profondi squilibri economici e valoriali.

Il significato immediato di quest’espressione è facilmente intuibile: in dati momenti critici tutti i membri del collettivo accantonano ogni particolarismo per orientare le proprie forze, invece, verso il bene comune.

Se la meta è chiaramente definita lo sono meno le premesse alla sua realizzazione ed il grado di fattibilità del prevalere dell’obiettivo generale sugli scopi individuali.

Riflettere su tali interrogativi evita che “ fare squadra “ resti nulla più che uno slogan di facile presa ma privo di sostanza. Tale riflessione può avere inizio dal considerare che se la dinamica in oggetto appartiene ai gruppi allora è bene circoscrivere il significato di “ gruppo “.

Senza addentrarci in argomentazioni più spiccatamente sociologiche ci basti qui indicare nella meta condivisa e nell’alto grado di interazione tra i suoi membri gli elementi che distinguono il gruppo da altre tipologie di collettivi quali, ad esempio, pubblico e folla.

La nostra attenzione si concentra in particolar modo sulla seconda caratteristica ossia l’intensità, e la continuità, degli scambi verbali e non verbali tra coloro, pochi o molti che siano, che appartengono al gruppo. Interazioni che in genere ed in gran parte hanno come obiettivo finale la realizzazione della meta condivisa.

Il gruppo, perciò, ha bisogno di canali di comunicazione ben “ oliati “ e sempre aperti.

Tale apertura va ancora di più sostenuta nel momenti di crisi sia che questa abbia origini esogene sia che nasca dall’interno a causa, ad esempio, proprio di un deficit di comunicazione.

 

“ Canali ben oliati e sempre aperti “ non significa “ parlare “ e, nei momenti di crisi, parlare di più.

La comunicazione in momenti di crisi non trae la sua efficacia da fattori quantitativi bensì dalla disponibilità, e capacità, di ogni membro di orientare le energie emotive / cognitive / comportamentali verso gli aspetti concreti della crisi invece che, ad esempio, logorarsi nella ricerca del “ colpevole “, vero o presunto che sia.

“ Fare squadra “ vuol dire essere concentrati sul presente e proiettarsi verso il futuro piuttosto che stare sì nel presente ma con lo sguardo rivolto indietro. Significa anche avere il coraggio di rivedere le mete collettive quando queste risultino non più congrue rispetto ai mutamenti ambientali.

 

Questi atteggiamenti positivi e propositivi non sorgono spontaneamente nel gruppo. Non rappresentano certo una sorta di automatismo bensì sono l’esito di un buon esercizio della leadership.

Un passo avanti, perciò, verso la comprensione del significato di “ fare squadra “ è riflettere su chi è il leader di un gruppo e come viene realizzata una efficace leadership di gruppo.

 

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Alfonso Falanga

Formatore e Counselor

http://www.comunicascolto.com







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