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Ci sono persone che sono state considerate coraggiose perché avevano troppa paura per scappare. Thomas Fuller
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Donne, mamme, mogli..sole. (Come l’indagine aiuti il Counselor a comprendere l’altro)

category Psicologia Alessandro Lungarini 2 Dicembre 2007 | 4,736 letture | Stampa articolo |
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Mi sono imbattuto in diversi articoli circa il disagio femminile scaturito della solitudine, ma uno più di tutti mi ha dato da pensare a ciò che nel counseling è l’obbiettivo del Colloquio, l’Indagine, quello della dottoressa Manuela Trinci, psicologa psicoterapeuta infantile: “La Mamma è una sola… ed è sola”. Tutti noi siamo cresciuti ascoltando fiabe. Chi ha più o meno la mia età, ha ancora nella mente l’eco dei ritornelli di “Mille ce n’è…” che ci introducevano all’incantato mondo delle fiabe, le quali avevano inevitabilmente un lieto fine. Non ci soffermavamo mai a pensare alle inconcepibili cose che in esse avvenivano perché solo più tardi ci sarebbero sembrate tali. Malvagità del genere non potevano far scattare nella mente di un bambino la fatidica domanda: “perché tutta questa cattiveria?”.
Ma poteva la mamma di Cappuccetto Rosso affibbiargli un cestino e mandarla da sola nel bosco dicendogli non più di un “non abbandonare la strada maestra” ?

Tralasciando il modo in cui questi bimbi sappiano ritrovare con le loro sole forze vie di uscite frutto del trascendere i propri limiti ed ottimo sfruttamento delle proprie potenzialità, obbiettivo da sempre, del counseling e del coaching, una domanda nasce spontanea:- Ma che razza di mamma farebbe una cosa del genere? E che dire di quei genitori che abbandonano Pollicino ed i suoi fratelli per poter continuare a sopravvivere loro a svantaggio dei propri cuccioli?
Insomma in che razza di famiglia sono mai capitati Hans e Gretel, Pollicino e i suoi fratelli, e la stessa Cappuccetto Rosso?

Possiamo darci probabilmente la prima e la più scontata delle risposte: “Siamo in presenza della scelleratezza più crudele!”.
Ma tale risposta ad una più attenta analisi potrebbe essere paragonato in fin dei conti a fermarci al “coniglio bianco” estratto dal cilindro di un prestigiatore. Ci deve essere sicuramente dell’altro lì dentro se ci trova posto comodamente un coniglio!..ed io voglio vederlo.
Perché quei personaggi sono spinti a tali comportamenti? Uno dei punti focali e basilari del counseling non a caso è l’indagine, un colloquio volto alla scoperta o alla ricostruzione del mondo interiore dell’altro, della scala dei suoi valori o ancora della sua filosofia di vita. Volgendo lo sguardo al di là dei meri e opinabili comportamenti della persona che abbiamo davanti, potremmo scoprire nuovi punti di vista o nuove forme per quegli stessi atteggiamenti che ci consentono ora di valutarli in modo del tutto diverso nel caso specifico occorre trascendere la scelleratezza affibiata con molta facilità per scoprire magari che la signora Mantello Rosso, mamma di Cappuccetto è in piena crisi esistenziale, non in grado ormai di discernere la destra dalla sinistra, sposa forse di un boscaiolo alcolista e violento e probabile madre di una figlia pestifera e irrispettosa. O ancora che il suo vissuto sia stato tale da “insegnargli” strategie di sopravvivenza poco ortodosse, ma che gli hanno consentito di soddisfare il primo dei fabbisogni del genere umano, “sopravvivere”.

Possono esistere rabbie e rancori nella mente materna, di colei che per principio e comodità siamo abituati a considerare buona, disponibile e preoccupata solo del bene dei propri figli?Il concetto archetipo della madre celeste o celestiale, devota esclusivamente al bene dei figli e della famiglia è un concetto trasmesso culturalmente nei secoli e giunge alla mente del bambino di oggi e uomo del domani in modo inalterato. Lungi dal piccolo il considerare che la madre, come scrive Manuela Trinci, viene grossolanamente usata, il suo serbatoio di energie individuato, forzato e svuotato con puntigliosa regolarità da bambini che vanno per la loro strada e che si lamentano. Non c’è pietà, non un ringraziamento esplicito, le vie di mezzo sono escluse, perché il compito principale del bambino piccolo è sopravvivere. La madre, quindi, per quanto amorosa, è per naturale conseguenza quella che inconsciamente ha più motivi per odiarlo, “schiavizzata” e “vampirizzata” com’è dalle sue incessanti richieste, in uno sfibrante servizio a tempo pieno, in una dedizione che la cultura vuole assoluta, e apparentemente senza contropartita, perché i bambini sanno che il mondo è tutto per loro e si regolano di conseguenza! Anzi c’è da dire che spesso anche i padri poco discostano il loro atteggiamento da quello dei figli e come loro tendono a conservare il concetto archetipo della moglie e madre fedele e devota, tanto da credere non esiste per la sua donna nessuno meglio di lui.., non può farne a meno per la differenza addirittura biologico-mentale che lo rende così diverso dal pensare-essere d’una donna.
Ricordo come fosse ora il caos che provocò in una seduta di gruppo in cui partecipavo come terapista esterno, la mia affermazione “ La vita non è tutta rosa è fiori!”.
Il gruppo era formato da studenti di counseling al primo anno e molti non avevano ancora alcuna intenzione di comprendere che successivamente avrebbero dovuto porsi di fronte “al disagio” dei loro clienti che traeva origine proprio da una vita che di rose e di fiori ne vedeva o voleva vederne proprio pochi.
Il più di quei ragazzi, preferiva continuare a cullarsi su nobili concetti di fratellanza universale e cosmica che pervade “il mondo alternativo” e tipici della concezione New Age del mondo che, anche seppur apprezzabili trovano poco riscontro in un mondo che per competitività ed esigenze appare più simile ad una savana, dimora di prede e predatori in cui di naturale c’è solo la legge per la sopravvivenza, ove l’uomo di oggi spesso è privo di strumenti che gli consentano la serenità.
La realtà è che nessuno di noi può sottrarsi ai normali meccanismi di difesa e conservazione del proprio nucleo e del proprio essere a cui la natura ci assoggetta per il rispetto delle pulsioni primordiali (Affermati, Conservati, Prosegui la specie), per cui le Mamme o Mogli, alla fine, esauste, che non si divertono più , hanno sentimenti difficili da decodificare, ambivalenze che poco le legano a un idealizzazione dell’amore materno che provoca in molte madri l’incapacità di accettare momenti di stanchezza, di irritazione, di insofferenza, a volte anche di collera e di aggressività nel confronti di chi le sfrutta, senza sentirsi in colpa (dott. Manuela Trinci), da qui l’autodifesa e spesso la necessità di soddisfare forse la più antica delle necessità, “il sentirsi amati”, apprezzati, accolti e ciò può avvenire in ogni direzione, sino laddove si superano dei segni, giungendo ad un punto di non ritorno ovvero alla disgregazione della famiglia stessa con una freddezza che può apparire a volte sorprendente. Fortuna vuole che molte delle madri e donne e mogli credano come prima cosa che: “Una parola al momento opportuno fa giustizia di tutti quanti i rancori”. Scriveva Winnicot, “sono convinto, per dirla in termini pratici, che sia utile far toccare con mano alle madri i loro risentimenti, anche i più aspri, questo aiuta a sollevare la coltre della solitudine consentendogli, non più idealizzate, di odiare a volte senza mai farla pagare”. ”Ci sono persone che rimangono colpite quando scoprono che un neonato non suscita in loro solo sentimenti d¹amore” affermava Winnicott. Invece è importante sapere che anche l’aggressività è una componente dell’amore materno, da sempre”. Per questo forse è necessario rendere tangibile nelle fiabe una tale dualità sentimentale dell’aspetto genitoriale femminile, sperando in un lieto fine almeno in quel magico mondo.Ma come qualcuno sostiene, le fiabe finiscono sempre con “..e tutti vissero felici e contenti”, mai nessuno si è soffermato a raccontare la vita successiva, perché si viva un futuro sereno, non basta la purezza dell’infanzia occorre anche che ci sia armonia nella vita nei personaggi….però bisogna prima raggiungerla…

Alessandro Lungarini


Bibliografia:
Articolo L’Unità del 27/5/2005 – Manuela Trinci
Di mamma ce n’è una sola … ed è sola – da Vita di donna (http://www.vitadidonna.it)
Winnicott Donald Woods. Sulla natura umana. Cortina Raffaello
Winnicott Donald Woods. Sviluppo affettivo e ambiente. Armando ed.







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