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Distacchi difficili

category Psicologia Laura Intiso 20 Febbraio 2012 | 3,807 letture | Stampa articolo |
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Cattivi pensieri che risuonano su un eco di parole mai dette, di cose mai fatte, di accuse e rimproveri, di imperdonabili sbagli, di rimpianti e di rimorsi.

La rabbia che accompagna la fine di una relazione ci divora, ci sentiamo falliti, vediamo bruciare con ardore le nostre aspettative, i nostri progetti di vita. La delusione e il senso di colpa che spesso ci portiamo dentro alimenta un’incontrollabile rimugino che sembra non darci mai tregua. Ma ciò che si nasconde dietro la perdita del proprio “oggetto d’amore” è la paura della solitudine.

Le separazioni e i distacchi a volte sono violenti, altre volte pacifici, ma sono in ogni caso particolarmente difficili da accettare e da superare. Nonostante ciò, questi eventi sono inevitabili nella nostra vita e dobbiamo essere in grado di affrontarli.

La separazione è una delle prime esperienze della vita umana, poiché è legata al distacco del feto dal corpo della madre. L’angoscia di abbandono appare già nel bambino piccolissimo, quando si rende conto di non essere più un tutt’uno con la madre. I bimbi urlano e piangono quando si allontana la figura materna, perché temono che non torni più. Infatti, la pulsione a stringere e mantenere relazioni emotive è scritta nel nostro patrimonio genetico.

Questo sentimento primordiale ci accompagna per tutta la nostra esistenza e ci fa reagire in modo più o meno violento di fronte ad una perdita che può essere vissuta come un”lutto”, una minaccia per il proprio sé e per la propria esistenza.

Ma perché alcune persone hanno molta difficoltà a superare una separazione, una perdita, o un distacco, mentre altre riescono ad accettare e ad affrontare questi eventi con più facilità?

La risposta va ricercata nel tipo di attaccamento che questi individui hanno instaurato con la figura materna (o di riferimento) durante l’infanzia. L’attaccamento rappresenta l’insieme di comportamenti, pensieri, emozioni orientate alla ricerca della vicinanza, del conforto e della protezione da parte di una figura privilegiata e rappresenta una funzione cruciale nella costruzione dell’identità personale.

Gli schemi interiorizzati dal bambino piccolissimo agiscono inconsapevolmente nell’età adulta e creano le aspettative sul soddisfacimento del proprio bisogno di protezione, vicinanza, affetto.

Gli individui che hanno sviluppato un attaccamento di tipo sicuro, che hanno quindi vissuto esperienze di conforto, protezione, empatia, sono in grado di affrontare una separazione e di gestire le proprie emozioni. Il distacco non viene visto come una minaccia al proprio sé, ma come un’esperienza ineluttabile.

Al contrario, le persone che hanno interiorizzato uno stile di attaccamento insicuro, evitante o disorganizzato, sviluppano una forte ansia durante la separazione, poiché hanno bisogno del patner per mantenere la propria identità stabile e per regolare le proprie emozioni.

Essi vivono la separazione come un abbandono, non solo come perdita dell’altro ma anche come perdita di sé. Il distacco quindi, dove non c’è stata un’esperienza di attaccamento sicuro, può creare dei disagi psichici come la depressione, le fobie, gli attacchi di panico fino ai casi più estremi che conducono ai delitti passionali.

Eppure le separazioni rappresentano un momento particolare per accrescere noi stessi, per creare una nuova immagine, un nuovo spazio dentro di noi. Un valido aiuto nel superare questa fase di transizione consiste nel trovare nuovi stimoli, nel dirigere tutte le energie verso un nuovo obiettivo e nel circondarsi di persone positive.

E’ necessario ricostruire la fiducia in se stessi e nei legami e solo la consapevolezza di sé come essere umano in continuo divenire può portare ad accettare il distacco e a guardare il futuro

 

Laura Intiso
Psicoterapeuta Cognitiva – Sessuologa Clinica
Milano
E-mail: lauraintiso [@] gmail [.] com







4 Commenti a “Distacchi difficili”

  1. Ronnie

    Ciao Laura,

    effettivamente leggendo la tua analisi mi vengono in mente alcuni amici o conoscenti che non riescono mai a staccarsi dal passato e a sto punto mi piacerebbe vedere che tipo di rapporto hanno con la loro madre.

    Anzi mi sa che d’ora in poi dorò conoscere prima la madre e poi decidere se avere un legame con questa persona :-)

    Bell’articolo.

  2. Fabrizio Ferri

    Ciao Laura,
    effettivamente leggendo la tua analisi mi vengono in mente alcune amiche o conoscenti che non riescono mai a staccarsi dal passato e a sto punto mi piacerebbe vedere che tipo di rapporto hanno con il loro padre.
    Anzi mi sa che d’ora in poi dovrò conoscere prima il padre e poi decidere se avere un legame con questa persona :-D

  3. Guido

    Ciao, confidenzialente ti esprimo il mio pensiero dicendoti che l’articolo ha una base analitica distaccata dall’Essere. E’ pur vero che ogni distacco è doloroso, ma nel caso specifico di quello affettivo-relazionale c’è stata la creazione strutturale della personalità, che si disintegra con il venir meno, specialmente nel caso della rottura della famiglia per colpa o scelta imposta all’altro partner. Ne deriva per l’altro un compito immane di rinascita e ristrutturazione dai frammenti di ciò che rimane e del proprio Essere, non facile e molto spesso improbabile!. Cordialità.Guido

  4. Roberta

    La lettura dell’articolo mi ha fatto piangere. Mi riconosco in queste persone che non riescono ad accettare il distacco e lo vivono come una perdita della propria identità.
    Le cose che dici nell’articolo mi hanno dato modo di riflettere su alcuni meccanismi della mia famiglia d’origine. E’ affascinante pensare che ci sia qualcosa che abbiamo dimenticato o a cui non abbiamo mai pensato che interferisce nel nostro modo di rapportarci con gli altri. Comprendendo questo la nostra attenzione si sposta, almeno momentaneamente, su qualcos’altro, e ci permette di capire come questa sofferenza non sia una colpa da dare a colui che ci lascia, perchè su di lui proiettiamo una ferita mai guarita, un ricordo doloroso e lontano.
    Grazie quindi per avermi permesso di fare queste riflessioni e di capire qualcosa su di me.

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