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Comunicare in situazioni di crisi ( conclusione )

category Psicologia Alfonso Falanga 6 Ottobre 2011 | 2,103 letture | Stampa articolo |
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Da quanto abbiamo espresso fin qui risulta che, dal nostro punto di vista, quando sperimentiamo un’emozione forte, sia essa rabbia o paura oppure tristezza, possiamo porci due quesiti derivanti da punti di vista diversi rispetto al medesimo evento:

a) Qual è la storia dell’evento emotivo? ( ad esempio, come mai una persona ha paura di parlare in pubblico ? … vale a dire, come si colloca questa emozione nella storia psicologica e sociale della persona ? );

b) Dato il fatto emotivo, quell’individuo come può, a partire da esso, agire conformemente ai suoi obiettivi personali, professionali, sociali? ( per stare nell’esempio: quali strategie cognitive e comportamentali ha modo di adottare quella persona per parlare comunque in pubblico realizzando, in modo mediamente soddisfacente, le sue mete ? ).

 

Come abbiamo già sottolineato, rispondere al primo interrogativo è un compito che, in quanto Counselor, non ci appartiene.

Il secondo, al contrario, può rappresentare contenuto e meta di un percorso di Counseling.

Il che vuol dire proporre alla persona un lavoro di ri-orientamento in merito agli obiettivi a cui tende quando mette in atto quel comportamento il cui esito è poi l’emozione forte e bloccante. Nell’esempio citato, significa sollecitare la persona a chiedersi quali sono gli obiettivi manifesti e non manifesti che si pone quando parla in pubblico.

E’ bene precisare che per obiettivi non manifesti non si intende nulla che abbia a che fare con l’inconsapevolezza e l’inconscio. Si intendono, invece, quelle mete che non fanno parte dell’accordo sociale : la persona, ad esempio, parla in pubblico per trasmettere alla platea informazioni su un dato argomento. Questo è l’accordo sociale ossia la ragione per cui le persone sono lì ad ascoltare.

Le mete non manifeste, in simile circostanza, ad esempio possono essere :

volere lasciare all’uditorio un buon ricordo di sé in quanto professionista e/o persona;

suscitare interesse nell’uditorio su quanto si dice;

convincere l’uditorio che quanto si dice corrisponda a vero, che sia per loro essenziale, ecc;

stupire.

 

Ci accorgiamo facilmente che, in tal caso, siamo di fronte ad una sorta di escalation che va da un obiettivo legittimo ( volere fare bella figura con l’uditorio ) ad altri che possono risultare fonte di delusione, demotivazione, stati d’animo e pensieri negativi ( convincere, stupire ). Risultano tali in quanto, nella realtà, la platea non si stupirà né si convincerà. Nella migliore delle ipotesi si mostrerà interessata o incuriosita da quanto dice il relatore e, sempre nel migliore dei casi, conserverà di lui/lei un buon ricordo in termini professionali e personali.

Questi sono obiettivi non manifesti e legittimi rispetto ai quali il relatore ha capacità di azione. Vale a dire che se l’uditorio non si mostrerà interessato certamente tale esito indesiderato ( ma non imprevisto ) produrrà in lui/lei rabbia o paura oppure tristezza ( più probabilmente un mix di tutte e tre le emozioni ). Saranno però stati d’animo che, pur se non negati, avranno facoltà di essere tradotti in eventi positivi: la rabbia potrà diventare assertività, la paura attenzione e la tristezza un punto di partenza per riprogrammare il futuro. Non più stati d’animo bloccanti, insomma, ma stimoli ad agire.

La persona, dunque, non sarà proiettata verso il passato ( la ricerca dell’origine ) bensì guarderà al futuro ( che posso fare da adesso in poi? ).

Superato il momento iniziale, infatti, momento non in quanto breve ma perché avente inizio e fine, il relatore potrà domandarsi cosa fare affinché la prossima volta riesca ad interessare l’uditorio: lavorare sul proprio non verbale, ad esempio, oppure rivedere la struttura dell’intervento o ancora approfondire la conoscenza che ha degli argomenti trattati. Meglio ancora, potrà agire su tutti questi aspetti insieme. Avrà facoltà, insomma, di prendersi cura di sé e dell’uditorio ( anche se ancora “ futuro “ ) che è altro rispetto a “ curare “ e tantomeno a “ guarire “.

Lo stesso relatore, al contrario, quali possibilità ha rispetto alla mancanza di stupore da parte di coloro a cui si rivolge? Cosa potrà mai fare se al termine della sua presentazione non riceverà applausi? Non gli resterà che rinunciare o insistere ossia non fare più quello che ha fatto fino a quel momento o farlo di più, con più energia, per più tempo.

Con quali esiti? Probabilmente i medesimi, sia in termini sociali che emotivi e cognitivi.

 

La riformulazione degli obiettivi è riconducibile anche all’esperienza degli Insegnanti utilizzata poc’anzi come riferimento così come, generalmente, ad ogni evento critico almeno nell’accezione che abbiamo dato in questa sede al termine “ crisi “.

Il Docente che si porrà mete “ salvifiche “ nei confronti dell’alunno “ difficile “, ad esempio, andrà probabilmente incontro a rabbia e frustrazione.

 

Il circuito vizioso del “ Di chi è la colpa? “, il Triangolo Drammatico e l’astensione, risposte paradossali alle situazioni di crisi, possono dunque essere superate mediante una revisione degli obiettivi non manifesti e, spesso, anche manifesti del comportamento adottato.

Riformulazione delle mete e riformulazione emotiva sono da intendersi, perciò, come due percorsi mai separati anzi impossibili uno senza l’altro e che costituiscono, insieme, la modalità d’azione adeguata in situazioni di crisi.

Ricordiamo, però, che a volte la ricerca dell’origine permette alla persona di non agire sentendosi, però, a posto con la coscienza . “ Ci sto provando ma non ci riesco “, si dirà, mentre va avanti ma con lo sguardo rivolto all’indietro.

Optare per le riformulazioni da noi proposte implica invece azione ed assunzione di responsabilità per quel che si è fatto e per quel che si farà.

Solo se siamo disposti a farci carico effettivamente dei nostri comportamenti, senza cioè fuorvianti sensi di colpa né proiezioni all’esterno, potremo dare risposte adeguate alla crisi.

 

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Alfonso Falanga

Counselor e Formatore

Consulente della Comunicazione specializzato in Analisi Transazionale

www.comunicascolto.com

info [@] comunicascolto [.] com

 







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