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Comunicare in situazioni di crisi – 1° parte

category Psicologia Alfonso Falanga 6 Settembre 2011 | 2,562 letture | Stampa articolo |
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La parola che da un po’ di tempo viene maggiormente pronunciata o scritta è  crisi.

Accade sui giornali, in Tv, nelle discussioni tra esperti così come tra la cosiddetta  gente comune.

La si usa non solo a proposito di soldi ma anche dei valori, della famiglia, dei rapporti interpersonali in genere.

L’avvento di una crisi, qualsiasi ne sia la natura, determina un ribaltamento, o quanto meno una messa in  discussione, degli standard comportamentali.

Gestire e superare la crisi,  dunque, richiede l’elaborazione di nuove risposte ai nuovi stimoli ambientali generalmente imprevisti, o non – visti, ed indesiderati.

Tale risultato non è rapido né facilmente realizzabile né tantomeno sicuramente realizzabile nonostante gli sforzi compiuti in proposito. Non basta volere, insomma, per avere o fare.

Mettere in atto comportamenti originali ed adeguati al mutamento del contesto, infatti, inevitabilmente necessita che la persona assuma un nuovo punto di vista su sé, gli altri, l’ambiente relazionale in genere. Un obiettivo, perciò, ambizioso quanto necessario da porsi e da raggiungere che impegna l’individuo nell’attivazione di ogni sua risorsa emotiva, cognitiva e comportamentale

Gli ambiti sociali e privati che possono essere interessati da una crisi, ed i fattori che la determinano, generalmente sono

-         Professione:

perdita del lavoro;

passaggio da una mansione all’altra all’interno della stessa azienda;

trasferimento da un’azienda all’altra mantenendo il ruolo o modificandolo;

fenomeni di mobbing;

difficoltà espressive in gruppo ( es. durante le riunioni);

deficit di assertività nel dare regole ( es. per team manager) e nel sostenere un colloquio di lavoro ( da parte del candidato ).

 

-         Famiglia :

fattori economici ( es. perdita del lavoro da parte del capofamiglia ) e fisici ( es. malattia di uno dei suoi membri );

lutto;

separazione tra i coniugi;

trasferimento in altra città di un genitore o di un figlio o dell’intero nucleo familiare ( es. per motivi di studio o di lavoro );

mutamento dell’assetto familiare ( es. uno dei figli si sposa ).

 

-         Studio :

passaggio dalle scuole superiori all’università;

cambio di facoltà;

difficoltà espressive durante gli esami;

approssimarsi della tesi e sostegno della tesi.

 

 

 

 

 

-         Sport :

demotivazione ( individuale o dell’intero team ) a seguito di un insuccesso;

demotivazione ( individuale o dell’intero team ) dopo un successo;

deficit di assertività nel dare regole ( da parte del team manager );

difficoltà di uno o più atleti nell’aderire alle regole del gruppo;

demotivazione di un membro del team, o dell’intero collettivo, per cambio del team manager;

 

-         Sociale :

difficoltà ad inserirsi in gruppo ( in genere o in un nuovo collettivo a seguito, ad esempio, di un trasferimento da una città all’altra ).

 

Tale classificazione non è certo esaustiva ma risulta sufficiente ad evidenziare, e ad approfondire, l’argomento in oggetto.

 

Le diverse dinamiche segnalate hanno tra loro un elemento in comune e cioè un cambiamento imposto. La persona sente di dovere sottostare ad un mutamento della realtà e conseguentemente anche comportamentale (dunque delle sue abitudini ), non scelto e percepisce, inoltre, fortemente alterate le sue cognizioni spazio – temporali.

Da una parte tempo e spazio si contraggono: tutto pare che avvenga più rapidamente del solito  e, d’altra parte, queste stesse dimensioni sembrano dilatarsi ( ad esempio si è più stanchi fisicamente e mentalmente, dunque ci si percepisce più lenti e a volte lo si è di fatto).

L’evento critico, insomma, viene vissuto come lo spartiacque tra un prima ormai perso definitivamente ( e percepito come migliore rispetto all’attualità ) ed un adesso non voluto e privo di prospettive.

 

Definite anche se sinteticamente le circostanze socio – relazionali a cui si riferisce il nostro discorso, chiediamoci che cosa accade alla comunicazione in tempo di crisi. Vale a dire proviamo a riflettere su quali cambiamenti avvengono nel modo in cui le persone coinvolte nell’evento critico agiscono tra loro e sugli esiti, in termini sia emotivi che intellettivi e sociali, tali alterazioni producono.

Prima di cominciare, però, distinguiamo due versanti del problema che possono condensarsi concettualmente e linguisticamente come comunicare la crisi e comunicare nella crisi.

Il primo tipo è di competenza dell’esercizio della leadership qualsiasi sia la sua natura ( organizzativa, aziendale, familiare, sociale, ecc ). Riguarda la circostanza in cui il leader ufficializza, nel gruppo ed al gruppo, il cambiamento. Ne definisce le origini, la natura, lo spessore e indica le nuove direttive comportamentali destinate a condurre il collettivo oltre la crisi. Il che non significa  indicare come evitare la crisi bensì, al contrario, come viverla.

Tale argomento sarà oggetto di successivi approfondimenti.

Queste note vogliono, invece, concentrarsi sul secondo aspetto e cioè cosa accade alla comunicazione interpersonale nella crisi.

 

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Alfonso Falanga

Consulente della Comunicazione specializzato in Analisi Transazionale

Counselor e Formatore

info [@] comunicascolto [.] com

http://www.comunicascolto.com







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