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Breve storia dell’angoscia secondo una prospettiva psicodinamica classica

category Psicologia Gian Marco Gregori 10 Aprile 2008 | 6,461 letture | Stampa articolo |
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Si ritiene in psicopatologia che il sintomo “angoscia” vada a coesistere insieme ad altri sintomi all’interno di varie costellazioni nevrotiche nonchè nei disturbi di personalità, negli stati limite e nelle psicosi, dove l’angoscia è tale da scatenare il delirio come difesa di un Io destrutturato.E’ utile fare una distinzione tra ansia ed angoscia dal punto di vista clinico visto che spesso vengono associate in quanto presentano una sintomatologia fisica simile.

L’ansia è uno stato generale di costante attivazione psichica e preoccupazione eccessiva spesso accompagnata da disturbi neurovegetativi.

Pertanto l’ansia risulta essere fisiologica tanto quanto lo stress nella misura in cui non diventi eccessiva e sviluppi una cascata di sintomi fisici e psicosomatici tali da invalidare il corso normale della vita del soggetto L’angoscia si manifesta come uno stato affettivo spiacevole accompagnato da sintomi fisici caratteristici a carico dell’apparato e respiratorio(dispnea, pallore, accelerazione del polso e del battito cardiaco ecc.).. L’angoscia, dal punto di vista descrittivo è una costante sensazione di paura, spesso una sensazione catastrofica insensata che provoca seri ed importanti disturbi dell’adattamento. Essa si presenta subdolamente spesso in relazione ad un disturbo d’ansia generalizzato[1] o ad una sua espressione intensa .

Freud[2] inquadrò l’angoscia come “segnale di allarme” che metteva in guardia l’Io contro l’incedere di un pericolo, al fine di attivare le difese del soggetto.

M. Klein[3] successivamente, da un punto di vista strettamente psicanalitico,cercò di dare una distinzione tra l’angoscia persecutoria e quella depressiva. La prima è in relazione ad un senso di annullamento del proprio Sé; la seconda rappresenta la fantasia del danno inflitto agli oggetti interni ed esterni dagli impulsi distruttivi del soggetto.

Secondo Waldhorn[4] l’angoscia è una delle tante variabili dell’ansia. L’autore sostiene che diversi tipi di ansia producano risposte complesse e differenti da individuo a individuo.

L’angoscia appartiene al gruppo di sentimenti o emozioni che ha maggiormente interessato i filosofi.

Kierkegaard associa l’idea di scelta all’angoscia. Sarebbe la tentazione tra il male e il bene a generarla. Inoltre il filosofo pensava che l’assenza di essa la generasse come un ciclo vizioso, in sostanza l’assenza d’angoscia era la pretesa dell’uomo a disconoscerla favorendone la crescita.

Heidegger pensava che l’angoscia fosse il sentimento fondamentale. Solo grazie ad essa si poteva inquadrare la dimensione autentica da quella in autentica. Egli fece una distinzione tra angoscia e paura. Il timore infatti riguarderebbe singole situazioni, mentre l’angoscia riguarderebbe un mondo più complesso “o l’essere nel suo complesso che ci si svela, angosciandoci. Non siamo angosciati a proposito di qualcosa di particolare ma a proposito dell’essere in generale. Ciò che opprime nell’angoscia è l’assenza di familiarità, il sentimento di estraneità e, con esso, il dileguarsi delle cose.”[5]

L’angoscia per il rimorso e il senso di colpa visto sotto una prospettiva storica hanno radici antiche e fu proprio Freud a teorizzarne una genesi.

Secondo l’autore nell’evoluzione delle società ci fu un passo decisivo in cui i fratelli, all’interno di una stessa comunità si ribellano al padre padrone uccidendolo e divorandolo. Questa sorta di cannibalismo non fu altro che una spinta ad identificarsi col padre incorporandone una parte. In seguito, quando l’odio fu soddisfatto l’affetto per il padre, un tempo rimosso, riemerse per suscitare dei forti sensi di colpa.

“Il padre morto acquistò quindi un potere anche maggiore di quello che aveva avuto in vita; i fratelli rinunciarono a cogliere i frutti del loro crimine, astenendosi dall’avere contatti sessuali con le donne dell’orda. Da qui nacque il tabù dell’incesto e l’istituzione dell’esogamia”[6].

Secondo Lacan[7] l’angoscia si situa nel nostro corpo. Essa viene dal sospetto di “essere ridotti al nostro corpo”. “Una paura della paura”.

Per Bowlby[8] l’angoscia è una risposta alla separazione o alla minaccia di separazione dalla madre o da un agente le cure materne, o, in seguito, nella vita adulta, da una figura d’attaccamento importante. Il sentimento del lutto è un caso particolare di angoscia di separazione.

In psichiatria l’angoscia è la sensazione psico-fisica di essere tormentati da una preoccupazione non ben identificata,sentirsi presi in una morsa, spesso con senso di costrizione precordiale,il cosiddetto bolo isterico,sul versante somatico. Nella clinica prima ancora di una psicoterapia si agevola il paziente allentando la morsa del sintomo con l’uso di farmaci indicati come le benzodiazepine o gli antidepressivi di ultima generazione.[9]



[1] In clinica detto GAD, si veda per approfondimenti DSM IV-TR.
[2] Freud S., “Inibizione, sintomo angoscia”, in Opere, vol x, Boringhieri, Torino 1978.
[3] Klein, M.(1948), “Sulla teoria dell’angoscia e del senso di colpa”, in Scritti 1921 – 1958, Boringhieri, Torino 1978.
[4] Waldhorn H.F.,”Assessment of Analysability: Technical and Theretical Observation”, The Psyco- Anal, XXIX, 4,1960, p.478.
[5] Grinberg Leon, Colpa e depressione, Astrolabio, Roma, 1990
[6] Ibidem
[7] Lacan J. (1974) La terza. La psicoanalisi, 1993,
[8] Rayner Eric, Gli indipendenti nella psicoanalisi britannica, Raffello Cortina, Milano, 1995.
[9] Per approfondimenti si veda il link erichfromm.it, Grinberg Leon, Colpa e depressione, Astrolabio, Roma 1990.







2 Commenti a “Breve storia dell’angoscia secondo una prospettiva psicodinamica classica”

  1. mya

    Approvo questa teoria di Lacan, io al solo pensiero di stare da sola mi viene un agitazione! perchè so che mi arriverà lui ” IL PANICO.” MONICA

  2. silvia

    anch io appovo questa teoria,a volte mi faccio prendere dal panico(capita quando devo aprire la porta di casa,ho come la sensazione che arrivi qualcuno che mi vuole fare del male fisico)e molto spesso ho paura di affrontare le situazioni,mi sembra di nn esserne all altezza anche se le persone vicine a me dicono che sono brava e responsabile,ho come dei sensi di colpa continui. con il tempo questi momenti si stanno affievolendo ma quando arrivano sono difficili da superare. Forse chiedo troppo a me stessa. silvia

    da ragazza sono stata vittima di prese in giro da parte dei compagni di classe,frose tutto ruota attorno a questi episodi.

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