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Sono più le persone disposte a morire per degli ideali, che quelle disposte a vivere per essi. H. Hesse
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Neuro-programmazione digitale applicata – Primo caso trattato dal dott. Stefano Limontini

category Programmazione neurolinguistica Elia Tropeano 2 Dicembre 2007 | 3,417 letture | Stampa articolo |
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Ero di turno in pronto soccorso. Giunge alla mia osservazione la sig.ra C.M. (1967 in Venezuela). Entra in ambulatorio seduta in carrozzina, con un atteggiamento molto sofferente, occhi lucidi, sguardo perso. Riferisce di essersi svegliata regolarmente, ma appena alzata dal letto avverte la comparsa di vertigini violente con nausea e vomito. Non riuscendo a stare in piedi è costretta a rimettersi a letto. Passa circa un”ora e riprovando ad alzarsi, compaiono di nuovo le vertigini ancora più violente e sempre accompagnate da nausea e vomito. Mentre racconta la sua storia, osservo con attenzione i movimenti dei suoi occhi. A questo punto la faccio sdraiare sul lettino e le metto la mia mano dx sul suo torace e cerco di entrare in sintonia con la sua respirazione. Aspetto un paio di minuti e, nel frattempo mi faccio raccontare ancora cosa è successo e il motivo per cui viene in pronto soccorso. Quando mi accorgo che è perfettamente rilassata le chiedo di dirmi qual”è, secondo lei, la causa del suo problema e lei comincia a raccontarmi di essere stata aggredita sul lavoro da un collega con cui stava litigando furiosamente. Mentre inizia a raccontare la sua storia le tocco ripetutamente il braccio dx con il mia mano sinistra e si rilassata ulteriormente all’istante. Noto, dal movimento dei suoi occhi che tutti i sistemi V, A e C sono rappresentati, ma il V è manifestato sia a sin che a dx. Entro nei particolari della storia e mi faccio dire cosa esattamente ricorda e cosa le dia fastidio. In effetti, l’immagine dell’aggressore, enorme su di lei, è la cosa che scatena una crisi vertiginosa e la terrorizza al punto di scoppiare a piangere dicendo che non sarebbe mai più andata a lavorare in quel posto. Le chiedo se riesce ad immaginare di rimpicciolire l”immagine del suo aggressore e di allontanarla piano piano. Ci riesce, e dice di stare meglio.

Non contento, gliela faccio rimpicciolire e allontanare ancora di più. Sta ancora meglio, ma nel dirmelo, per qualche istante gli occhi guardano ancora in alto a dx. A questo punto le chiedo di immaginarsi seduta al cinema e di rivedere proiettata sullo schermo tutta la scena dall’inizio alla fine e di riavvolgere la pellicola all’indietro il più velocemente possibile. Non le ho detto esplicitamente di entrare nel film per associarsi, ma forse lo ha fatto automaticamente. In effetti, dopo, le chiedo di rivedere la scena e gli occhi, questa volta, sono sempre a sin e rappresentati in tutti i sistemi. Riferisce di stare bene e in assenza di sintomatologia. Le chiedo quindi di tornare fra noi e di prendersi il tempo che vuole per farlo. Entro un minuto si sveglia, si stiracchia stupita e riferisce che sta benissimo e chiede cosa è successo. Il suo volto è sereno. Le chiedo quando va a lavorare il prossimo turno e lei, sicura di se, afferma: domani mattina dottore. L”infermiera che ha assistito a tutta la scena è esterrefatta e incredula!!! Io ho la pelle d”oca dappertutto, ma sono entusiasta. ….alla prossima!! Un abbraccio. Stefano.
Complimenti! Non avrei saputo far di meglio. A proposito, come avresti affrontato una simile situazione senza l”ausilio della metodica che hai descritto? A presto da Elia

Non avrei fatto altro che inviarla in consulenza otorinolaringoiatrica. Lo specialista avrebbe consigliato un farmaco che si chiama Torecan da prendere al bisogno in quanto aiuta a togliere le vertigini. Ovviamente, ad un primo esame obiettivo, non trovando la causa delle vertigini, le avrebbe richiesto una marea di esami specialistici da fare nei prossimi giorni. Esami che sarebbero stati tutti negativi, per cui la sig.ra era condannata a vita a prendere supposte di Torecan tutte le volte che aveva crisi senza mai sapere la causa del problema.







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