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Neuro-etimologia

category Programmazione neurolinguistica Elia Tropeano 2 Dicembre 2007 | 3,069 letture | Stampa articolo |
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L’indagine sul significato delle parole, da un punto di vista neuro-etimologico, cioè da una fonte più ricca ed attendibile, rivela che molti vocaboli hanno un senso più specifico di quello che abitualmente si è portati a recepire. Molti termini, infatti, ritraggono funzioni di uno o entrambi gli emisferi cerebrali. Il termine ‘astrazione’, ad esempio, raffigura il processo di costruzione di suoni, immagini e sensazioni che si sviluppa nell’emisfero sinistro del nostro cervello. ‘Apprendimento’, invece, è una parola che indica un procedimento che è stato trasferito nell’emisfero destro, un qualcosa che è stato appreso, memorizzato e divenuto automatico. La parola ‘capire’ è una funzione dell’emisfero sinistro o, volendo, di entrambi gli emisferi. Infatti, la sua nominalizzazione ‘comprensione’, può essere intesa come una funzione dell’emisfero destro perché esiste anche una comprensione inconsapevole delle cose per l’inaccessibilità a certi livelli di memoria. Un termine che ci ha destato curiosità è ‘rielaborazione’. Che cosa potrà rappresentare una parola del genere? Dopo averla denominalizzata otteniamo ‘rielaborare’, un verbo associato a cancellazione: rielaborare che cosa? Nel manuale di Neuro-programmazione digitale “Terapie istantanee”, Pitgora Editrice – 2004 Bologna, abbiamo usato la parola ‘elaborazione’, con l’intento di rappresentare l’atto della costruzione, da parte dell’emisfero sinistro, di esperienze, idee o informazioni, ma non abbiamo aggiunto, che queste, se non arrivino in modo celere al destinatario, cioè all’emisfero destro, saranno dimenticate. Non si spiega, comunque, l’aggiunta del prefisso ‘ri ’. Rielaborare vuol dire elaborare nuovamente o elaborare più volte, ma a quale scopo? Forse chi elabora più volte aumenta le capacità d’elaborazione? Probabilmente la rielaborazione rappresenta l’atto d’arrivo in memoria delle informazioni elaborate o costruite nell’emisfero sinistro.

Le informazioni sono rielaborate per fare un confronto con quelle di prima elaborazione, un controllo, attraverso un sistema rappresentazionale, per stabilire che il materiale trasferito nell’emisfero destro sia fedele all’originale, conforme a quello elaborato, in modo da garantire che nessuna informazione sia persa durante il trasferimento. Che cosa dire delle parole ‘analisi’ e ‘sintesi’? Trasformando le nominalizzazioni in verbi otteniamo “analizzare” e “sintetizzare” e probabilmente si tratta di due processi che avvengono nell’emisfero sinistro. Analizzare qualcosa potrebbe richiedere una certa elaborazione. Ma perché sintetizzarle? Presumibilmente, le cose stanno in questo modo: il materiale o le informazioni pervenute nell’emisfero sinistro, prima di essere inviate nel destro, sono sottoposte ad analisi; inoltre c’è bisogno di effettuare il salvataggio (la sintesi delle informazioni) in modo da evitare, in caso di mancato invio, la perdita di tutto il materiale analizzato. La sintesi potrebbe rappresentare un mezzo d’identificazione e di ricerca di enunciazioni o programmi da poco elaborati (non dimentichiamo che a livello dell’emisfero sinistro ci troviamo a memoria zero). Facciamo un esempio: ci è venuta una buona idea, ne facciamo immediatamente la sintesi in modo da poterla recuperare in caso dovessimo dimenticarla. Per sperare di recuperare idee, informazioni o dati, da poco elaborarti, ma persi a causa di una mancata sintesi, dovremmo sederci nuovamente sulla stessa poltrona, ricordare qualcosa di specifico che avevamo pensato prima di sederci… L‘individualizzazione dell’insegnamento è una doppia nominalizzazione. Già una sola nominalizzazione ha un significato diverso per ognuno di noi, figuriamocene due! In ogni modo, dopo aver denominalizzato il prima termine, otteniamo il verbo “individualizzare”, ma a quale processo si riferisce? Coniugando il verbo individualizzare otteniamo: io individualizzo, tu individualizzi, egli individualizza, ecc. otteniamo qualcosa di poco logico. Ci interessammo a questa parola alcuni anni fa perché non riuscivamo a trovarla sul vocabolario. La scovammo sul dizionario di francese ‘individualizer’ e, in quella lingua, probabilmente, il termine corrisponde qualche particolare processo o rapporto. Attualmente, in quasi tutti i vocabolari rinveniamo la parola “individualizzare”, ma a quale processo logico si riferisce? I vocaboli ‘conoscere’ e ‘sapere’ in inglese sono tradotte in una sola parola: ‘know’. In questa lingua “sapere” e “conoscere” rappresentano lo stesso processo, mentre in italiano sono due cose abbastanza diverse e non indicano le stesse esperienze. In inglese sapere qualcosa corrisponde a conoscerla e conoscere qualcosa vuol dire saperla. In italiano, sapere qualcosa non implica automaticamente che la si debba conoscere, cioè conosciamo cose senza sapere di saperlo. Queste affermazioni coincidono con i processi sensoriali sottesi all’emisfero non dominante, i processi di memorizzazione e la sua accessibilità. Conosciamo molte cose, ma non sempre ne siamo a conoscenza diretta; o meglio: sappiamo molte cose, ma non ne siamo coscienti. Per fare un esempio, le persone non sempre sono a conoscenza del vantaggio secondario di un loro comportamento. Per essere più precisi, durante le investigazioni ipnotiche emergono delle conoscenze di cui la persona non è consapevole, quindi, il significato più giusto è da attribuire alla lingua italiana.







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