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Guarigione rapida delle fobie – seconda parte

category Programmazione neurolinguistica Elia Tropeano 2 Dicembre 2007 | 2,569 letture | Stampa articolo |
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Nel febbraio 2007, sperimentai la tecnica per la guarigione rapida delle fobie, su una ragazza di 25 anni affetta da aracnofobia. Invitai la giovane a pensare ad un ragno e lo immaginò senza difficoltà. Le spiegai che un fobico sarebbe rimasto terrorizzato al solo pensiero del ragno, pertanto la sua non era una fobia, ma una paura. Allora, raccontò che non molto tempo fa, mentre viaggiava, in auto, col fidanzato, vide sbucare dal cruscotto un ragno, si spaventò a tal punto da tentare di aprire la portiera e lanciarsi fuori dall’auto in corsa, ma l’intervento tempestivo del compagno le fece evitare il peggio. Un episodio simile lo visse lo scorso anno, sempre in macchina, per una cimice.
A quel punto sembrava chiaro che non era tanto il ragno a terrorizzare la donna, ma la violenta reazione nei confronti degli insetti. Le feci usare, quindi, la triplice dissociazione visivo/cenestesica che si usa per le fobie di una certa gravità.
La triplice dissociazione consiste nell’immaginare di trovarsi nella sala proiezione di un cinema e osservare se stessi seduto in platea che guarda il film dell’episodio traumatico vissuto. Il film comincia con una immagine fissa, in bianco e nero, di se stessi (dissociazione) in un momento precedente l’esperienza dolorosa, un momento in cui ci si sente al sicuro. Parte il filmato e si vede sempre se stessi (dissociazione), in bianco e nero, durante l’evento spiacevole. La pellicola termina con una immagine fissa in bianco e nero di se stessi (dissociazione) alla fine dell’esperienza traumatica, in un momento immediatamente successivo, in cui tutto e finito e ci si sente nuovamente al sicuro. A questo punto si diventa protagonisti della storia immaginando di trovarsi al posto dell’ultimo fotogramma (associazione); si osserva l’ambiente circostante, questa volta a colori, si sentono i suoni e si avvertono le sensazioni. Improvvisamente la pellicola si mette a girare velocemente alla rovescia, quindi, essendo protagonisti, si è costretti a muoversi velocemente al contrario, dalla fine all’inizio, cioè dall’ultimo fotogramma al primo, il tutto in un paio di secondi. Si vedono i propri piedi muoversi al contrario e le cose alla rovescia, proprio come un film proiettato all’indietro.
Il giorno successivo la ragazza volle incontrarmi per far sapere che era felice, che la tecnica aveva funzionato e che riusciva perfino ad immaginare un ragno che le camminava sul braccio, ovviamente, senza mostrare alcun segno di paura.

Ho provato, qualche volta, ad usare la metodica per telefono, ma non ha dato risultati. Non so se si possono eliminare tutte le fobie, ma una cosa che ho notato è che durante l’esecuzione del compito, non bisogna spostare gli occhi in basso a destra, soprattutto nella prima parte dell’esercizio, perché vuol dire che ci si sta associando all’esperienza traumatica. Non si devono spostare nemmeno gli occhi in basso a sinistra perché vuol dire che ci si sta guidando con il dialogo interno e non si possiede una strategia per eseguire le istruzioni. E’ necessario tenere gli occhi fissi e lo sguardo verso un punto indefinito dello spazio. Per usare da soli la metodica serve il dialogo interno e ciò non è molto compatibile con la struttura della tecnica in oggetto. Provare, comunque, non costa nulla, anche perché qualcuno afferma di essere riuscito curarsi da solo.

Se non si ricordi l’esperienza che ha originato la fobia?

Alcuni autori consigliano di usare la triplice dissociazione su tre esperienze fobiche in ordine temporale, dalla più vecchia alla più nuova, ma io ho provato con una sola, e a caso, e la tecnica ha funzionato lo stesso.

Semplificazione della metodica.
A noi interessa sapere se la rappresentazione che scatena l’angoscia sia un’immagine fissa o un filmato. Se il problema è causato da un’immagine fissa, si procede, ad esempio, così:
A: Allontana l’immagine e fammi sapere se ti senti meglio o peggio.
B: Meglio!
A: Allontanala ancora di più e rimpiccioliscila. Va meglio o peggio?
B: Ancora meglio!
A: Adesso illuminala.
B: Peggio!
A: Allora, falla diventare scura
B: Non ci riesco!
A: Bisogna trovare una submodalità critica per riuscirci. Se l’immagine è in bianco e nero,
la trasformi a colori e viceversa.
B: Adesso è più buia e va meglio.
A: Allontanala sempre di più, sempre più piccola e sempre più buia, il tutto in modo graduale.
B: Fatto!
A: Ripensa al problema!
B: Non ci riesco.
A: Ok! fammi sapere come andrà nei prossimi giorni.

Nel caso si tratti di un filmato, basta far rivedere la scena dalla fine all’inizio. Le semplificazioni del procedimento funzionano su una certa percentuale di soggetti, comunque alta. La stessa tecnica si può usare per qualsiasi problema clinico o psicologico. Provate e discutiamo i risultati.







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