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Non vi fu mai un grande ingegno senza un po’ di pazzia. Lucio Anneo Seneca
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Didattica Inversa

category Programmazione neurolinguistica Elia Tropeano 2 Dicembre 2007 | 3,173 letture | Stampa articolo |
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Per far apprendere la lettura ad un bambino, alle prese con l’istituzione scolastica, non è necessario cominciare dalle lettere dell’alfabeto, poi le sillabe ed infine le parole. Personalmente adotto il sistema inverso, faccio prima imparare le parole e poi le lettere, (le sillabe non le prendo in considerazione per una questione di complessità) il contrario del metodo maggiormente in uso. Non ho mai insegnato nelle scuole elementari e materne, perché sono un docente di scuola media, ma da quando sono sorti gli Istituti comprensivi (materne , elementari e medie) ho avuto l’occasione di fare delle dimostrazione anche in queste classi inferiori.
All’inizio della mia carriera, lavoravo come insegnante di sostegno, non avevo la specializzazione e coprivo un posto vacante. Comunque, conoscevo la PNL,  e non era da poco.
I miei primi due alunni furono: una ragazza con la sindrome di Down, che frequentava la prima media, e un ragazzo affetto dal “piccolo male”, di seconda media.
Prima di iniziare a operare con loro, alcuni esperti, che li seguivano da tempo, mi mostrarono le capacità dei ragazzi, erano presenti anche una collega di sostegno e la Preside della scuola. Cominciarono con l’alunna Down. Presero un libro di scuola elementare, le mostrarono il titolo di un brano e la invitarono a leggere. L’allieva lesse: “A S A C”, mi spiegarono, quindi … , che non era in grado di leggere.

Presi una matita che si trovava sul banco, la misi nella mano destra all’allieva e la invitai a leggere nuovamente, questa volta lesse “ C A S A “. Tolsi la matita dalla mano destra e gliela porsi nella mano sinistra, ripeté: “A S A C”. Gli esperti non replicarono circa il mio gesto, la Preside emise due parole in modo soffocato: “Mio Dio!”. Spiegai ai presenti che l’allieva leggeva le parole alla rovescia.
Spostai nuovamente la matita nella sua mano destra e lesse: C A S A, poi in quella sinistra e riferì : ”A S A C ” . Infine, presi un’altra matita in modo che una si trovasse nella mano destra e l’altra in quella sinistra e iniziò, finalmente a leggere nel modo corretto. Gli esperti non chiesero ulteriori chiarimenti, io non replicai  e la presentazione terminò.
Il ragazzo, invece, oltre ad essere dislessico, disgrafico e incapace di operare con semplici calcoli, ripetutamente torceva le mani, sollevava gli occhi in alto a destra e scuoteva involontariamente la testa. Invitai, allora, i suoi genitori a scuola, ci recammo in un aula vuota e aspettai che l’alunno ripetesse i gesti coatti. Non attesi molto, e non appena ripeté il comportamento, lo imitai con una perfezione tale da lasciare sbalorditi i genitori stessi. Mi ero allenato per una settimana di fronte allo specchio. Il ragazzo cercò di rispondere al mio gesto, ma io lo ripetei con maggior perfezione e dopo un po’ non fu più in grado di gesticolare, il contorcimento scomparve e per sempre.
Ai genitori, stupefatti, spiegai che si trattava di una recita di polarità, un mezzo per eliminare certe coazioni comportamentali.
La lettura sillabica è diversa dalla dislessia ( quest’ultima, in termini tecnici, trattasi di un circuito a due punti tra uno stadio auditivo digitale esterno e uno cenestesico interno) e  si manifesta quando il lettore di fronte alle parole restringe automaticamente le pupille, fino a guardare le singole sillabe. In questo caso, chiedo al soggetto di guardare contemporaneamente la prima e l’ultima lettera di una parola, in modo da ampliare il campo visivo, e, istantaneamente, la lettura sillabica si trasforma in lettura scorrevole.







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