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L'uomo che non coltiva l'abitudine di pensare perde il più grande piacere della vita. Thomas Alva Edison
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IL LIMITE, COME ANTIDOTO ALLA PAURA PATOLOGICA

category Psicologia Maria Grazia Antinori 29 Giugno 2009 | Stampa articolo |
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Il termine -paura- appare sempre più spesso sui quotidiani e soprattutto  nel linguaggio comune, l’ansia, l’inquietudine si legano ad oggetti diversi quali la crisi economica, la pandemia, le modificazioni climatiche, ecc. La paura accompagna  spesso i racconti dei pazienti in psicoterapia, espressa od implicita, associata alle emozioni, al trascorrere del tempo, al panico, alle malattie reali o immaginarie.

L’emozione della paura, individuale e collettiva  giustificata da un evento ambientale, è un prezioso strumento di adattamento, infatti lo stato d’allarme attiva l’organismo, rendendolo vigile e pronto a rispondere ad ogni evenienza e necessità. Il timore può trasformarsi in zavorra disfunzionale quando non è motivato da un pericolo esterno, ma piuttosto da una preoccupazione interiore, un conflitto inconscio  proiettato su oggetti esterni.

La forte preoccupazione  per qualcosa, a prescindere dal cosa, può essere così intensa da paralizzare, rendere le persone  fragili ed inermi, inibendone il  pensiero e la creatività. La paura  può intensificare la dipendenza e l’attesa di soluzioni esterne, atteggiamenti  che incrementano la chiusura e la  diffidenza.

Una chiave interpretativa condivisa da voci molti diverse tra loro, è quella di riconoscere il pericolo derivante dalla diffusione e generalizzazione della paura.

In Italia, ad esempio, il Cardinale di Milano Tettamanzi,  descrive  la sua città come  smarrita e piena di paura per la perdita di certezze e di valori condivisi, pur mantenendo salda  la speranza che il sentimento della  paura, possa trasformarsi in energia positiva.

Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti, parlando al Cairo ad una grande platea araba e mussulmana, ha riconosciuto gli errori commessi nelle recenti scelte politiche dettate dal terrore innescato dall’attentato contro le torri gemelle dell’11 settembre: “La paura e la rabbia che quegli attentati hanno scatenato sono state comprensibili, ma in alcuni casi ci hanno spinto ad agire in modo contrario ai nostri stessi ideali”. ( Continua … )

Chiedere aiuto

category Psicoterapia Giorgia Aloisio 29 Giugno 2009 | Stampa articolo |
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Noi terapeuti di orientamento psicodinamico, nella maggior parte dei casi, abbiamo dovuto percorrere un cammino terapeutico, prima ancora di iniziare la nostra professione. Questo percorso può essere stato a volte fortemente desiderato e cercato, altre volte meno. In ogni caso, ad un certo punto il percorso intrapreso ha iniziato ad essere guidato dalla motivazione legata agli studi effettuati ed all’obiettivo di diventare terapeuti.

Vero è che non sempre noi terapeuti ci rendiamo conto della difficoltà che le persone incontrano prima di chiedere una consultazione psicologica. Eppure si tratta di un momento fondamentale, che giocherà un ruolo di primo piano sulle scelte future del soggetto e sull’eventuale cammino psicologico.

Quando una persona decide di consultare uno psicologo, ciò avviene perché un vecchio equilibrio che prima funzionava, ora non regge più (E. Gilliéron): il soggetto non può più appoggiarsi a nessun tipo di appiglio e prova la sensazione che non ci siano più vie d’uscita. La psicoterapia, dunque, può assumere anche l’aspetto dell’”ultima spiaggia”, l’ultimo doloroso ed incerto tentativo di dare (forse) pace alla propria inquietudine. A volte questo percorso ci viene suggerito da un amico, da un familiare, altre volte dal medico curante: altre ancora siamo noi stessi a sentirne l’esigenza. La ricerca può assumere allora diverse sfumature: ci sentiamo imbarazzati per la nostra “insolita” richiesta, possiamo provare senso di colpa perché forse quei problemi “non esistono, ed in ogni caso avremmo dovuto risolverli da soli”, possiamo sentirci confusi sulla stessa richiesta che esplicitiamo, né sappiamo con precisione cosa ci aspetterà. Non ci rendiamo nemmeno conto che intorno a noi già molte persone hanno intrapreso questo cammino, e che probabilmente molte altre ne potrebbero trarre giovamento qualora decidessero di intraprenderlo.

Iniziare un percorso di questo genere significa spesso, per la persona che ne fa richiesta, entrare in un mondo sconosciuto: vicino alla realtà medica, ma allo stesso tempo ben differenziato da questo, con i suoi propri rituali, modalità, metodologie. ( Continua … )

L’effetto di Vielle sulla risposta sessuale femminile in donne normali

category Atri argomenti Dott.ssa Monica Cappello 25 Giugno 2009 | Stampa articolo |
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Premessa

Vielle è un dispositivo dalla forma di un copridito che è stato creato per aumentare la stimolazione clitoridea, quando indossato su un dito.

Lo scopo della nostra ricerca è quello di ripetere su un campione di donne italiane, lo studio condotto in Inghilterra da A. Riley e E. Riley, i quali hanno verificato l’uso di Vielle sulla risposta sessuale di donne volontarie.

Sebbene alcune donne presentino una sola disfunzione sessuale, la maggioranza (70%) ha una combinazione di disturbi del desiderio sessuale, dell’eccitamento e dell’orgasmo (Talakoub, 2002).

Sebbene ci sia un interesse crescente nella ricerca dell’eziologia organica per tali sintomi sessuali ed approcci farmacologici per alleviarli, il trattamento più utilizzato nelle disfunzioni sessuali femminili continua ad essere la terapia sessuale. La masturbazione diretta è una componente della maggior parte dei programmi di terapia sessuale per le donne. Questa si è dimostrata efficace nel combattere l’anorgasmia (Lobitz e Lo Piccolo, 1972; Riley e Riley, 1978) e può essere utile nel trattamento del desiderio sessuale ipoattivo (Hurlbert, 1993). Questo probabilmente perché l’attività sessuale che si conclude con l’orgasmo, ha un effetto rinforzante più alto, conducendo la donna ad impegnarsi di più nell’attività sessuale.

L’uso di vibratori è spesso utilizzato nei programmi di masturbazione diretta per le donne (Riley e Riley, 1978). Sebbene i moderni vibratori siano meno rumorosi ed importuni delle versioni precedenti, la loro accettazione non è universale, specialmente nelle donne che chiedono aiuto per difficoltà sessuali. Per questo motivo, Vielle è stato creato come uno strumento per incrementare la stimolazione clitoridea. Esso assomiglia a un copridito con dei noduli particolari, è composto da PVC e si indossa su un dito durante la stimolazione digitale del clitoride o di altre strutture genitali. ( Continua … )

Empatia e Simpatia: alcuni ingredienti delle relazioni umane

category Psicologia Alfonso Falanga 24 Giugno 2009 | Stampa articolo |
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Le relazioni umane sono fondate, o così dovrebbe essere, sull’empatia.

La parola empatia, la cui etimologia conduce al significato di passione/ sofferenza, è utilizzata in vari campi della conoscenza: dalle scienze naturali alla medicina, dalla psicoanalisi all’arte così come è spesso chiamata in causa per denotare la qualità delle relazioni interpersonali ( affettive, professionali, sociali).

Empatia rimanda al rapporto tra  individui quando essi si trasmettono l’un l’altro contenuti emozionali e  non solo idee e valori. Il termine indica l’incontro tra due o più soggettività che restano tali pur se, proprio attraverso la relazione, si trasformano acquistando, l’una dall’altra, nuove risorse emotive e cognitive.

Il concetto di empatia è legato, più che ad altri, al nome di Carl Rogers, uno psicologo statunitense che elaborò la cosiddetta terapia centrata sul cliente o terapia non direttiva .

Rogers intendeva dire che l’esperienza narrata dalle persone non è da interpretare o spiegare bensì è da comprendere.

Interpretare, infatti, è un processo cognitivo che ha origine da ciò che si sa e da ciò che si è: significa, dunque, attribuire all’oggetto dell’osservazione un senso che deriva dalla propria esperienza e su di essa si poggia in misura preponderante.

Spiegare è, invece, cercare in ciò che si vede e si sente una concatenazione causa – effetto. E’ trovare l’origine dell’evento. Si tratta di un processo fondato sul distacco emotivo soggetto – oggetto tipico del metodo scientifico, però poco adeguato ad intendere quanto accade nell’agire umano che si realizza  al contrario in un ambiente pervaso da una moltitudine di variabili meno controllabili rispetto a quelle che abitano il laboratorio dello scienziato fisico e naturale (anche gli scienziati sociali si avvalgono spesso di laboratori artificiali nel tentativo di assimilare lo studio del comportamento umano a quello degli eventi fisici ). ( Continua … )

Giuliana Galante

category Gli autori Giuliana Galante 21 Giugno 2009 | Stampa articolo |
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Musicoterapeuta

Via B. Lamberti, 16
41012 Carpi (MO)
C.F. GLNGLN80E59F206S

Servizio privato
su appuntamento:

Presso Istituto MEME,
Via Rainusso, 144
Modena

Info: 3476655657

giulygala [@] tiscali [.] it

( Continua … )

Contesti e interventi nella prospettiva Bio-Psico-Culturale

category Psicoterapia Giuliana Galante 21 Giugno 2009 | Stampa articolo |
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Il termine contesto trova le più antiche radici nell’esperienza del tessere, e del farsi tessitore dei fili con-tessuti  che creano una trama.

Questa visione del “contesto” va letta tenendo in considerazione la prospettiva della complessità, per cui il concetto in sé implica, su  livelli distinti di unitarietà autonomia, il riconoscimento della centralità del soggetto  rispetto a un tessuto che lo avvolge.

Il  cambiamento delle premesse epistemologiche in terapia del 1989, avvenuto in ambito metodologico grazie all’opera di Gregory Bateson, non ha avuto solo un riscontro dal punto di vista normativo, ma è stato pienamente riconosciuto in ambito psichiatrico e terapeutico, anche all’interno delle Artiterapie.

Alla base della nascita dell’approccio Bio-Psico-Culturale (o Sociale) ha contribuito un articolo di  George L. Angel, noto psichiatra americano, pubblicato originariamente su Science nel 1977.

In questo breve ma fondamentale lavoro, Engel proponeva di superare l’imperante modello medico classico, che privilegiava gli aspetti biologici della malattia, per costruire un nuovo modello di medicina, da lui definito bio-psico-culturale.

Il modello era inizialmente in netto contrasto con la scienza medica, che ha solide basi nelle scienze biologiche, e che per definire i meccanismi delle malattie e pianificare nuovi trattamenti dispone di risorse tecnologiche al suo servizio.

Tale sconvolgimento della psichiatria portò una netta scissione di opinioni, tra esperti del settore.

Una parte del mondo della psichiatria era orientata all’esclusione della stessa dal campo della medicina, mentre l’altra voleva aderire al “modello medico” e limitarne il campo di intervento ai disordini comportamentali conseguenti a disfunzioni cerebrali. ( Continua … )