IL LIMITE, COME ANTIDOTO ALLA PAURA PATOLOGICA
Il termine -paura- appare sempre più spesso sui quotidiani e soprattutto nel linguaggio comune, l’ansia, l’inquietudine si legano ad oggetti diversi quali la crisi economica, la pandemia, le modificazioni climatiche, ecc. La paura accompagna spesso i racconti dei pazienti in psicoterapia, espressa od implicita, associata alle emozioni, al trascorrere del tempo, al panico, alle malattie reali o immaginarie.
L’emozione della paura, individuale e collettiva giustificata da un evento ambientale, è un prezioso strumento di adattamento, infatti lo stato d’allarme attiva l’organismo, rendendolo vigile e pronto a rispondere ad ogni evenienza e necessità. Il timore può trasformarsi in zavorra disfunzionale quando non è motivato da un pericolo esterno, ma piuttosto da una preoccupazione interiore, un conflitto inconscio proiettato su oggetti esterni.
La forte preoccupazione per qualcosa, a prescindere dal cosa, può essere così intensa da paralizzare, rendere le persone fragili ed inermi, inibendone il pensiero e la creatività. La paura può intensificare la dipendenza e l’attesa di soluzioni esterne, atteggiamenti che incrementano la chiusura e la diffidenza.
Una chiave interpretativa condivisa da voci molti diverse tra loro, è quella di riconoscere il pericolo derivante dalla diffusione e generalizzazione della paura.
In Italia, ad esempio, il Cardinale di Milano Tettamanzi, descrive la sua città come smarrita e piena di paura per la perdita di certezze e di valori condivisi, pur mantenendo salda la speranza che il sentimento della paura, possa trasformarsi in energia positiva.
Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti, parlando al Cairo ad una grande platea araba e mussulmana, ha riconosciuto gli errori commessi nelle recenti scelte politiche dettate dal terrore innescato dall’attentato contro le torri gemelle dell’11 settembre: “La paura e la rabbia che quegli attentati hanno scatenato sono state comprensibili, ma in alcuni casi ci hanno spinto ad agire in modo contrario ai nostri stessi ideali”. ( Continua … )






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